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Contact

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Publisher: Orbit

4.1
(485)

Language:English | Number of Pages: 432 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , Portuguese , French , Polish , Dutch , German

Isbn-10: 1857235800 | Isbn-13: 9781857235807 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Audio Cassette , School & Library Binding , Others

Category: Fiction & Literature , Science & Nature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 2

    Abbastanza deludente, il film mi era piaciuto abbastanza, ma questo libro l'ho trovato prolisso e noioso... Anche la parte "centrale" è trattata in maniera approssimativa...

    said on 

  • 4

    Insomma

    Il "problema" di questo libro risiede nel fatto che il vero e proprio decollo artistico e scientifico della narrazione avviene nelle ultime 90 pagine, su quasi 400 totali. Qui un tripudio di riflessioni scientifiche, filosofiche e teologiche davvero memorabili.


    Prima, a parer mio, il libro ...continue

    Il "problema" di questo libro risiede nel fatto che il vero e proprio decollo artistico e scientifico della narrazione avviene nelle ultime 90 pagine, su quasi 400 totali. Qui un tripudio di riflessioni scientifiche, filosofiche e teologiche davvero memorabili.

    Prima, a parer mio, il libro è lento, la narrazione stanca e non brilla per originalità.

    said on 

  • 3

    A tratti..

    ... scontato. Troppo semplice il confronto tra religione e scienza. Inoltre inserire randomaticamente nozioni scientifiche e religiose non giova alla lettura. Seconda parte più accattivante ma niente più.

    said on 

  • 5

    Contact è un libro di genere indefinito dal quale è stato tratto l'omonimo film di fantascienza di R. Zemeckis con la bravissima Jodie Foster, che ho visto diverse volte e trovato molto bello. Tuttavia il libro, come spesso accade, è superiore al film in quanto a contenuti, mentre il film comunqu ...continue

    Contact è un libro di genere indefinito dal quale è stato tratto l'omonimo film di fantascienza di R. Zemeckis con la bravissima Jodie Foster, che ho visto diverse volte e trovato molto bello. Tuttavia il libro, come spesso accade, è superiore al film in quanto a contenuti, mentre il film comunque merita per via della strepitosa realizzazione visiva.

    Ho scritto che è di genere indefinito, sebbene si possa comodamente dire che è un libro di fantascienza, ma è un'etichetta di comodo, appunto, intanto perché di "fanta" c'è veramente poco e in secondo luogo perché la storia porta con sé tante riflessioni filosofiche e religiose veramente feconde di implicazioni, sia sul piano personale che su quello civile.

    Sagan era, infatti, prima di tutto un vero astronomo, uno scienziato coinvolto nel progetto SETI (la ricerca dell'intelligenza extra-terrestre tramite i radiotelescopi) e magnifico divulgatore scientifico e solo in ultima istanza un narratore. Per qualcuno questo potrebbe essere evidente nella stesura del romanzo, che spesso contiene spiegazioni relativamente dettagliate; per me, che sono un'appassionata di questi argomenti, una gran parte di queste nozioni era già nota. Per chi è del tutto a digiuno di astronomia e fisica e matematica le spiegazioni potrebbero non essere sufficienti o chiare. Purtroppo la materia è così complessa che è impossibile operare una via di mezzo tra la sintesi e la comprensione perfetta.

    Pensate che S. Hawking, il più famoso astronomo vivente, cita spesso le ipotesi di Sagan descritte in questo romanzo come plausibili scientificamente per il viaggio nello spaziotempo!

    La cosa più affascinante di questo romanzo e in generale della materia è la reazione dell'umanità all'eventuale scoperta di vita intelligente nell'universo. Se la maggior parte delle persone è pronta ad ammettere che essa debba, statisticamente, esistere, questa non è una consapevolezza ma una convinzione accademica, per così dire. Se venisse provato lo sconvolgimento sarebbe molto grande: le religioni, le filosofie, la stessa storia del mondo verrebbero radicalmente messe in discussione: ci importerebbe davvero delle guerre napoleoniche di fronte ad un'immensità di storie dell'universo? (storie, usi, costumi, forme, flore, faune, tecnologie).

    La questione religiosa è quella alla quale non si sfugge per nessun motivo, e a mio modo di vedere la scienza non ci ha ancora "liberati" dall'idea di un Dio-Logos (Logos in greco signifca simultaneamente "ragione-parola-calcolo", una definizione perfetta per una mente creatrice che ha ordinato tutto matematicamente); tutte le teorie che hanno raccolto prove inconfutabili portano verso una singolarità creatrice; un Dio certamente diverso da quello delle religioni, ma un Dio. Il problema è affrontato in maniera originale anche in questo libro.

    A proposito di Dio, Sagan diceva « Un ateo deve sapere molto di più di quello che so io. Un ateo è qualcuno che sa che Dio non esiste. Secondo alcune definizioni, l'ateismo è molto stupido. » Io trovo questa frase molto veritiera. L'ateismo è una fede come la religione, perché crede fermamente ciò che non può provare. L'agnosticismo è la scelta scientifica migliore, perché sospende il giudizio e si nutre di quello scetticismo (naturalmente scetticismo nei confronti di entrambe le posizioni!) che è il nutrimento della vera scienza.

    Il libro è comunque ben scritto, i personaggi sono interessanti e molto, molto umani. Purtroppo risente in qualche particolare dell'epoca in cui è stato scritto (pre smantellamento dell'URSS), ma, considerato il gelo di questi giorni tra Russia e USA non si può dire che sia del tutto fuori strada.

    Io ne consiglio la lettura, prima, e poi la visione del film.

    said on 

  • 4

    Un romanzo bellissimo. Fantascienza pura di qualita' che non disdegna il confronto con la religione (molto bello il duello fra la scienziata atea e il religioso quasi fanatico dato che segue un botta e risposta molto ben documentato, da ambo le parti).
    La parte centrale e' un po' lenta e poco int ...continue

    Un romanzo bellissimo. Fantascienza pura di qualita' che non disdegna il confronto con la religione (molto bello il duello fra la scienziata atea e il religioso quasi fanatico dato che segue un botta e risposta molto ben documentato, da ambo le parti). La parte centrale e' un po' lenta e poco interessante, vero e' che serve a delineare la situazione ed i personaggi ma tende ad essere troppo lenta e rischia di far perdere il ritmo. Finale molto ben realizzato e con la giusta dose di fantasia e scarsa visione umana

    said on 

  • 4

    Ex scientia religio

    Contact è un libro scritto da uno degli ultimi romantici, da un sognatore in grande. Contact è un libro che ti fa sorridere coi suoi attimi di sognante leggerezza politica - la storia del primo first gentleman d'America, per esempio - e che ti ricorda, ogni secondo che passa, che in quanto essere ...continue

    Contact è un libro scritto da uno degli ultimi romantici, da un sognatore in grande. Contact è un libro che ti fa sorridere coi suoi attimi di sognante leggerezza politica - la storia del primo first gentleman d'America, per esempio - e che ti ricorda, ogni secondo che passa, che in quanto essere umano tu conti zero. Tu conti zero. Però il modo con cui Sagan ti sbatte in faccia continuamente questa verità non è sfacciato né frustrante: è il modo in cui te lo farebbe capire un bambino. Intriso di gioco, di stupore, di curiosità, di fiducia verso l'adulto. Dove l'adulto è l'alieno, dove il gioco è la scienza e dove lo stupore e la curiosità sono stupore e curiosità. Poco altro da dire se non che la mezza pagina di nota finale vale da sola quanto tutto il resto del libro.

    said on 

  • 4

    "Non Ci fosse Nessuno Lassù.... Sarebbe Davvero Uno Spreco Di Spazio”

    Siamo soli nell'universo?.....
    Astronomo famoso, autore di libri di divulgazione scientifica e coproduttore del film che gli è dedicato Carl Sagan risponde di no.


    Ne è convinta anche l'astronoma Ellie Arroway la protagonista del libro una specie di eroina dominata dalla passione intellet ...continue

    Siamo soli nell'universo?..... Astronomo famoso, autore di libri di divulgazione scientifica e coproduttore del film che gli è dedicato Carl Sagan risponde di no.

    Ne è convinta anche l'astronoma Ellie Arroway la protagonista del libro una specie di eroina dominata dalla passione intellettuale per la scoperta scientifica .

    Dopo un prologo molto bello sulla sua infanzia, l'azione si svolge in tre tempi: l'inizio dell'ascolto dello spazio galattico, l'arrivo del "messaggio" della stella Vega ed infine il lancio dell'astronave. Fantascienza, ma a tratti anche opera che pone quesiti sul problema della fede oggi.

    E mi viene in mente anche di dire un esempio di libro “acustico”, quasi da ascoltare leggendolo, più che immaginarne le sequenze. Come disse qualcuno...“esprime l’incapacità dell’uomo di visualizzare ciò che è ignoto"..

    Molto bello

    said on 

  • 4

    Milestone

    There is a peculiar intersection where science fiction meets aliens, and they meet proper science. There must be a milestone somewhere there, pointing such intersection, and that milestone is indeed Contact I guess.
    Plus, it is very well written by a recognized master as Carl Sagan.
    Plus, it mak ...continue

    There is a peculiar intersection where science fiction meets aliens, and they meet proper science. There must be a milestone somewhere there, pointing such intersection, and that milestone is indeed Contact I guess. Plus, it is very well written by a recognized master as Carl Sagan. Plus, it makes you really think, far more than you'd expect from a science ficion book.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Il problema del Logos

    Avevo già visto e apprezzato il film di Robert Zemeckis, ma la storia originale di Carl Sagan è ben superiore: descrive un “primo contatto” tra umani ed alieni e ne esplora le conseguenze politiche e teologiche. La protagonista, astronoma che partecipa al progetto SETI, capta un messaggio radio p ...continue

    Avevo già visto e apprezzato il film di Robert Zemeckis, ma la storia originale di Carl Sagan è ben superiore: descrive un “primo contatto” tra umani ed alieni e ne esplora le conseguenze politiche e teologiche. La protagonista, astronoma che partecipa al progetto SETI, capta un messaggio radio proveniente dallo spazio che non può essere casuale, perché è una successione ordinata e smisuratamente lunga di numeri primi. L’ordine implica razionalità, intelligenza, intenzionalità, logos: è un messaggio alieno. (già, ma come si fa ad avere la sicurezza assoluta su base puramente razionale? ricordiamoci La biblioteca di Babele…) Una volta decifrato il contenuto informativo del messaggio, emerge dapprima una riproduzione del filmato di Adolf Hitler all’apertura delle Olimpiadi del ‘36 – il che genera comprensibile sconcerto, e che gli alieni sono nazisti?, ma c’è una spiegazione ragionevole – e poi una serie di istruzioni tecniche per costruire una macchina, si suppone una sorta di astronave per raggiungere gli alieni. L’umanità, con varie forme di choc culturale (rifiuto entusiasmo diffidenza etc.) segue le istruzioni e costruisce la macchina, e … contatto.

    Il libro è stato pubblicato nel 1985 e l’autore immaginava che all’inizio del terzo millennio ci sarebbe ancora stato il comunismo, e descrive la relazione conflittuale tra istanze scientifiche e istanze politiche (guerra fredda, diffidenza tra scienziati e militari, etc.) in termini abbastanza comuni in questo tipo di letteratura ante 1989. Questa parte è stata pressoché omessa nel film del 1997. (uno degli scienziati sovietici, godendosi le libertà americane, sfoggia un distintivo goliardico universitario che dice “pregate per il sesso”; “lo sfoggiava persino alle riunioni scientifiche e quando gliene si chiedeva la ragione, soleva dire: Nel vostro paese, è offensivo soltanto in un modo. Nel mio, invece, è offensivo in due modi indipendenti”; LOL) Molto più attuale è invece l’aspetto teologico. Carl Sagan professava quel che io chiamerei un agnosticismo aperto, e su wikipedia gli è attribuita la frase “Un ateo deve sapere molto di più di quello che so io. Un ateo è qualcuno che sa che Dio non esiste. Quello che alcuni chiamano ateismo è molto stupido”. Questo ci aiuta a capire il filo religioso della storia: la protagonista Ellie Arroway, teoricamente agnostica e praticamente atea, con molta antipatia verso la religione (in parte dovuta al suo dolore profondo per aver perso l’amatissimo padre da bambina e aver visto la madre risposarsi con un odioso bigottone), si trova a discutere delle implicazioni religiose del messaggio alieno con una coppia di predicatori cristiani che riassumono le diversità d’atteggiamento dell’opinione pubblica religiosa. Uno è un becero fondamentalista che sembra la summa dell’ignoranza arrogante e fideista, e con la sua opposizione ostinata alla scienza e al messaggio (ovviamente trappola del demonio) svolge in pratica la funzione narrativa di far fare bella figura all’altro predicatore, Palmer Joss, assai più pacato e ragionevole, con cui la protagonista instaura un rapporto di crescente stima. In tutte le loro discussioni la posizione di Ellie rimane religiosamente scettica: non nego in astratto la possibilità che Dio esista, ma non ci credo finché non lo vedo; voglio prove certe e tangibili, non mi fido di niente che non possa controllare con i miei occhi.

    Ma insomma, qual è questo contatto? Viene costruita la macchina. Cinque persone tra cui Ellie vengono scelte come equipaggio e l’attivano. Si apre una specie di tunnel dimensionale e la macchina “viaggia” fino a raggiungere quella che sembra una spiaggia tropicale, di chissà dove o chissà quando, dove appaiono finalmente gli alieni, ciascuno dei quali assume la forma di una persona significativa per uno dei viaggiatori. Ovviamente per Ellie è suo padre, che lei abbraccia con infinita gioia e gratitudine – e pazienza se quello non è proprio lui ma piuttosto la materializzazione del ricordo e dell’amore estratti dal cervello di lei, la scena è commovente e se Ellie non fa la puntigliosa a noi lettori va bene così. Gli alieni rispondono a un sacco di domande dei viaggiatori, per poi rimandarli indietro colmi di gioia e speranza. I cinque tornano sulla Terra, già assaporando la gloria e le implicazioni scientifiche, e … sorpresa. Per coloro che hanno visto la macchina dall’esterno, non è successo niente. I cinque sono entrati; hanno passato circa venti minuti là dentro; e poi sono usciti. Basta. La videocamera che avevano portato non ha registrato niente. Per i cinque è passato più di un giorno, per gli altri meno di mezz’ora. Ellie ipotizza di essere stata rimandata indietro nel tempo, ma è appunto una supposizione. Non possono provare empiricamente. Non possono spiegare razionalmente. Possono solo sperare di essere creduti da coloro che li hanno mandati, i leader politici e scientifici, i pezzi grossi che hanno costruito quel costosissimo giocattolo dal valore approssimativo di 2.000.000.000.000.000.000,00 $ per ricavarne solo una bella storiella. Non ci credono. I cinque vengono accusati di essersi inventati tutto, di far parte di un piccolo complotto accademico-industriale che ha falsificato il messaggio un po’ per la gloria, un po’ per il profitto della costruzione della macchina, un po’ per allontanare l’incubo della guerra mondiale dando ai due poli della guerra fredda un obiettivo comune su cui lavorare assieme. Per non perdere la faccia i governi mondiali mettono tutto a tacere, raccontando all’opinione pubblica che c’è stato un piccolo guasto e che riproveranno ad azionare la macchina quando l’avranno capita meglio; e minacciano i cinque di detenzione a vita se violeranno il segreto imposto. E cosa fanno questi cinque, questi scienziati, che conoscono una verità che non possono provare scientificamente? Beh, se ne fregano del segreto militare, delle intimidazioni e tutto quanto. Perché la verità è più importante. " “Non importa quello che ci dicono di fare. L’importante è che siamo vivi. In seguito, racconteremo la nostra storia – noi cinque – in maniera discreta, naturalmente. Da principio, soltanto a coloro in cui abbiamo fiducia. Ma quelle persone la racconteranno ad altre. La storia si diffonderà. Non ci sarà modo di fermarla.”" Ebbene, se questa non è una catechesi universale, ci si avvicina molto. Non è quello che è successo con il cristianesimo? Persone che hanno fatto un’esperienza straordinaria e l’hanno raccontata ad altre persone, e queste altre persone ad altre ancora, e ancora, e ancora, e la storia si diffonde inarrestabile e cambia letteralmente il mondo. È la catena della fiducia.

    Poi c'è la questione del pi greco. L’alieno con le sembianze di suo padre aveva confidato a Ellie un segreto: anche loro hanno trovato un Messaggio mandato da qualcun altro. Però questo è nella matematica, nel pi greco, nel rapporto tra la circonferenza di un cerchio e il suo diametro: una divisione che non ha mai fine, in un numero infinito di cifre. E tuttavia, se continui la divisione abbastanza a lungo, dice l’alieno, “succede qualcosa. Le cifre che variavano a caso spariscono, e per un tempo incredibilmente lungo non ci sono altro che unità e zeri. E il numero di unità e zeri che si susseguono è uguale al prodotto di undici numeri primi.” “Mi stai dicendo che c’è un messaggio in undici dimensioni celato in profondità all’interno del pi greco? Qualcuno nell’universo comunica con… la matematica? Ma… dammi una mano, sto davvero facendo fatica a capirti. La matematica non è arbitraria. Intendo dire che il pi deve avere lo stesso valore dovunque. Come si può nascondere un messaggio all’interno del pi? Fa parte della struttura dell’universo.” “Esattamente”. Tornata sulla Terra, costretta al silenzio ufficiale sulla sua esperienza, Ellie riprogramma uno dei computer del progetto SETI per cercare anomalie statistiche nelle cifre del pi greco, e infine – proprio nel momento preciso in cui fa un’importante scoperta personale su suo padre, che qui non rivelo – trova ciò che stava cercando: L’anomalia si manifestava con maggiore evidenza nell’aritmetica a base 11, dove poteva essere trascritta interamente come zeri e unità. Confrontato con quello che era stato ricevuto da Vega, questo poteva essere al massimo un messaggio semplice, ma la sua rilevanza statistica era notevole. Il programma riuniva le cifre in un percorso di scansione quadrato, una quantità uguale da un capo all’altro e sotto. La prima riga era una fila ininterrotta di zeri, da sinistra a destra. La seconda riga mostrava un solo uno, esattamente al centro, con zeri ai lati, a sinistra e a destra. Dopo alcune altre righe, si era formato un inequivocabile arco, composto di unità. La semplice figura geometrica era stata costruita rapidamente, riga per riga, autoriflessiva, ricca di promesse. Emerse l’ultima riga della figura, tutti zeri tranne un solitario uno al centro. La linea susseguente era soltanto di zeri, parte della cornice. Celato negli schemi che si alternavano di cifre, profondamente all’interno del numero trascendente, c’era un cerchio perfetto, dalla forma tracciata da unità in un campo di zeri. L’universo era stato creato intenzionalmente, diceva il cerchio. In qualunque galassia ci si trovi, si prende la circonferenza di un cerchio, la si divide per il suo diametro, si fa un calcolo abbastanza accurato e si scopre un miracolo: un altro cerchio, disegnato chilometri più in giù della virgola decimale. Proseguendo, ci sarebbero stati messaggi più ricchi. Non importa l’aspetto che si ha, o di che cosa si è fatti o da dove si proviene. Finché si vive in questo universo, e si possiede un modesto talento per la matematica, prima o poi la si troverà. E già qui. E all’interno di tutto. Non si è obbligati a lasciare il proprio pianeta per trovarla. Nella struttura dello spazio e nella natura della materia, come in una grande opera d’arte, c’è, scritta in piccolo, la firma dell’artista. Sopravanzando gli uomini, gli dei e i demoni, includendo i Guardiani e i Costruttori dei tunnel, c’è un’intelligenza che precede l’universo. Insomma, Logos. Ora, questo finale è molto affascinante, direi poetico, perché esprime l’anelito di un vero scienziato agnostico: uno che non si accontenta del suo non sapere come stato definitivo, ma in quanto scienziato vuole sapere davvero. Però solleva un paio di questioni interessanti. Anzitutto non sarebbe davvero una prova matematica dell’esistenza di Dio, perché in un numero infinito di cifre può presentarsi, letteralmente, un’infinità di combinazioni. E ogni combinazione è equiprobabile all’altra, anche quelle che a noi sembrano significative. Se giochi al superenalotto ed esce la successione 4-8-15-16-23-43, all’appassionato di LOST questo sembrerà una coincidenza straordinaria, ma in realtà quella combinazione di numeri ha assolutamente la stessa possibilità di uscita di ogni altra. Nella Biblioteca di Babele ogni libro, ogni frase, ogni parola è casuale. Oh tempo le tue piramidi non è più significativo di dhcmrlchtdj. Insomma, se si trovasse il “cerchio dentro il cerchio”, non sarebbe ancora un argomento risolutivo. Anche perché, ragionando da credente: ma se Dio voleva davvero dare la prova inconfutabile per impedire l’ateismo, perché metterla così complicata? Dividere il cerchio per il diametro fino alla decimiliardesima cifra o giù di lì? Non dico che non possa averlo farlo, magari per divertimento (Dio ha più senso dell’ironia di quanto generalmente gliene attribuiscono), ma se voleva essere evidente aveva mille altri modi. Non penso che Dio voglia essere evidente. Penso che voglia stare in penombra. Poi c’è il problema dell’onnipotenza razionale. Dio potrebbe sul serio modificare il valore del pi greco, o comunque deciderlo arbitrariamente? Per quel che ne so, Dio potrebbe anche aver creato altri universi dove le costanti fisiche sono diverse. La luce va 100.000 km al secondo, l’idrogeno ha due elettroni anziché uno, eccetera. Potrebbero anche esistere universi dove la struttura della materia è completamente differente, non esiste nessun atomo ma qualche altra cosa, e potrebbero esistere in questo o altri universi forme di vita basate su biologie radicalmente aliene dalla nostra (e io lo spero fortemente). E’ la discrezionalità di Dio e non possiamo immaginare limiti. Ma la matematica è razionale e Dio è razionale, anzi è proprio lui la razionalità (Logos); perciò non può contraddirla, non per un limite alla sua onnipotenza ma per la coerenza della sua natura. Dio potrebbe creare un universo dove 1+1=3? Io penso di no. Ma è una domanda spinosa.

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  • 5

    Poesia / Poetry

    "Poesia pura", intendo nel significato così profondo del contenuto di questo romanzo, scritto da un tecnico e nonostante tutto uno dei più famosi (e colti) DIScreditori della teoria UFO e affini. Il film, per chi non l'ha visto, è una versione più edulcorata.
    Se non avete mai pensato a come potre ...continue

    "Poesia pura", intendo nel significato così profondo del contenuto di questo romanzo, scritto da un tecnico e nonostante tutto uno dei più famosi (e colti) DIScreditori della teoria UFO e affini. Il film, per chi non l'ha visto, è una versione più edulcorata. Se non avete mai pensato a come potrebbe essere il "primo contatto", questo libro descrive a mio avviso l'immagine più veritiera grazie a una trama intrigante e credibile.

    "Pure Poetry", I mean so deep in meaning and content of this novel, written by a scientist and nevertheless one of the most famous (and educated) "man against" UFOs and related theory. The movie, for those who did not see it, is a watered down version. If you have never thought about how "first contact" could be, this book describes, in my opinion the most truthful image through an intriguing and believable plot.

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