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Contro il fanatismo

Di

Editore: Feltrinelli (Super UE)

4.0
(495)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 78 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Svedese , Francese , Norvegese

Isbn-10: 8807840421 | Isbn-13: 9788807840425 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: E. Loewenthal

Disponibile anche come: Tascabile economico , eBook

Genere: Philosophy , Political , Social Science

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Descrizione del libro
"Come curare un fanatico? Inseguire un pugno di fanatici su per le montagne dell'Afghanistan è una cosa. Lottare contro il fanatismo è un'altra, completamente diversa. L'attuale crisi mondiale in Medio Oriente o in Israelee Palestina non discende dai valori dell'Islam. Non è da imputarsi, come dicono certi razzisti, alla mentalità araba. Ha invece a che fare con l'antica lotta fra fanatismo e pragmatismo. Fra fanatismo e pluralismo. Fra fanatismo e tolleranza. Il fanatismo nasce molto prima dell'Islam, del cristianesimo, del giudaismo. Viene prima di qualsiasi stato, governo o sistema politico. Prima di qualsiasi ideologia o credo. Disgraziatamente, il fanatismo è una componente sempre presente nella natura umana, è un gene del male." (Amos Oz)
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  • 5

    " Dove siamo integerrimi non cresce alcun fiore”.

    Beh, insomma, non potrò certo affermare che l'università della (mia) terza età non mi apra nuovi orizzonti: a parte le pile di manuali con cui mi drogo di nozionismo estremo, ogni tanto mi si propone ...continua

    Beh, insomma, non potrò certo affermare che l'università della (mia) terza età non mi apra nuovi orizzonti: a parte le pile di manuali con cui mi drogo di nozionismo estremo, ogni tanto mi si propone un testo che mi entra dentro, mi cambia impercettibilmente, mi rende più grande, più ricca, più bella, perchè mi ha avvicinato alla Bellezza. Ecco, questo librettino ha questo pregio.
    Conosciamo tutti, per sommi capi, la questione israelo-palestinese e tendiamo a propendere per l'una o l'altra parte: a trovare dei cattivi, dei violenti, dei prepotenti che usurpano territori, che uccidono gente inerme, che affamano bambini innocenti. Amos Oz, scrittore israeliano, si pone al di sopra di questa tendenza a prendere le parti e con un linguaggio piacevole e autoironico (oltre che con grande equilibrio) ci parla di due popoli che sono due vittime, ci parla di nazioni che hanno lo stesso diritto di esistere, ci parla di comunanze e non di differenze.

    Si è detto che Oz è troppo filo palestinese per essere amato dagli israeliani, ma non abbastanza da essere considerato amico dai palestinesi, e ora capisco perchè: la sua idea di compromesso, termine che nelle sue parole acquista eleganza, spessore e profonda dignità, è difficile da accettare per chi è cresciuto a pane e odio. Ma il suo discorso, che nella terza parte si riferisce in particolar modo alla questione israelo-palestinese, nella parte centrale si stacca da quei territori così lontani e si avvicina al nostro mondo, al nostro quotidiano, al nostro modo di relazionarci con gli altri e ci offre una lezione importante sul tema del fanatismo, termine che è facile identificare col terrorista di turno che si fa saltare in aria. Eh no, il fanatismo ha natura subdola e si nasconde dietro un bel sorriso, un bel discorso, un bel vestito, magari etichettato "se ti informi almeno puoi decidere in autonomia - informati da me, però, che ne so un sacco" (parlo per recentissima esperienza personale).

    "Ritengo che l’essenza del fanatismo stia nel desiderio di costringere gli altri a cambiare. Quell’inclinazione comune a rendere migliore il tuo vicino, educare il tuo coniuge, programmare tuo figlio, raddrizzare tuo fratello, piuttosto che lasciarli vivere. Il fanatico è la creatura più disinteressata che ci sia. Il fanatico è un grande altruista. (…) Vuole salvarti l’anima, vuole redimerti, vuole affrancarti dal peccato, dall’errore, dal fumo …”

    La sua ricetta contro il fanatismo può sembrare semplicistica se la si avvicina alle immagini di morte e devastazione che vediamo in televisione, eppure credo che da parte di uno scrittore sia un invito onesto, da mettere in pratica nel nostro quotidiano, senza la pretesa di essere LA soluzione di tutti i guai del mondo: mettiamoci più spesso nei panni dell'altro e capiremo meglio l'altrui sofferenza, ridiamo più spesso di noi stessi e smontiamo la nostra stessa rigidità e intolleranza, consideriamo l'opzione del compromesso come possibile strumento per essere felici, rinunciando alla pretesa di avere sempre ragione...e coltiviamo la bellezza dentro e attorno a noi.

    Non credo di essere riuscita a spiegare l'importanza di questo piccolo libro, ma sono convinta che dovrebbe essere letto, riletto, straletto...soprattutto a scuola o spegnendo l'audio di quelle trasmissioni televisive dove l'intolleranza e il fanatismo vengono urlati e fomentati.

    Per concludere, un saluto al docente che ha capito che il suo libro mi è piaciuto meno di questo e non mi ha dato il voto che meritavo. Lo lascio al suo integerrimo narcisismo e regalo cinque stellone polpose al mago (di) Oz.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi aspettavo un saggio pesante e noioso.
    E invece tratta temi attuali e importanti con grande leggerezza (ma non superficialità) e ironia.
    Oz afferma che il fanatismo comincia in casa, in famiglia. E ...continua

    Mi aspettavo un saggio pesante e noioso.
    E invece tratta temi attuali e importanti con grande leggerezza (ma non superficialità) e ironia.
    Oz afferma che il fanatismo comincia in casa, in famiglia. E l'unica cura è fatta da: immaginazione, letteratura e senso dell'umorismo.
    Da leggere e da regalare!

    ha scritto il 

  • 4

    Amo Amos Oz, mi piace la sua faccia appena sbozzata nel legno d'ulivo, mi piace la sua intelligenza, mi piace il suo modo di porsi al pubblico, mi piace il suo modo di raccontare; così non lo commento ...continua

    Amo Amos Oz, mi piace la sua faccia appena sbozzata nel legno d'ulivo, mi piace la sua intelligenza, mi piace il suo modo di porsi al pubblico, mi piace il suo modo di raccontare; così non lo commento, non lo voglio commentare, preferisco citarlo estraendo da questo libro una storiella che mi rappresenta.
    «Ora mi torna in mente una vecchia storiella, dove uno dei personaggi – ovviamente siamo a Gerusalemme e dove sennò – è seduto in un piccolo caffè e c'è una persona anziana seduta vicino a lui, così i due cominciano a chiacchierare. E poi salta fuori che il vecchio è Dio in persona. D'accordo, il personaggio non ci crede subito lì per lì, però grazie ad alcuni indizi si convince che è seduto al tavolino con Dio. Ha una domanda da fargli, ovviamente molto pressante. Dice: "Caro Dio, per favore dimmi una volta per tutte, chi possiede la vera fede? I cattolici o i protestanti o forse gli ebrei o magari i musulmani? Chi possiede la vera fede?". Allora Dio, in questa storia, risponde: "A dirti la verità, figlio mio, non sono religioso, non lo sono mai stato, la religione nemmeno mi interessa"»

    ha scritto il 

  • 3

    Sono indecisa.

    Provo sentimenti contrastanti per questo scritto. In alcune parti l'ho trovato illuminante (vedi: la sua idea di 'compromesso'), in altre mi ci sono trovata in totale disaccordo (vedi: la sua concezio ...continua

    Provo sentimenti contrastanti per questo scritto. In alcune parti l'ho trovato illuminante (vedi: la sua idea di 'compromesso'), in altre mi ci sono trovata in totale disaccordo (vedi: la sua concezione di 'tradimento'). Dovrò leggere altro di questa persona.

    ha scritto il 

  • 5

    “«Caro Dio, per favore dimmi una volta per tutte, chi possiede la vera fede? I cattolici o i protestanti o forse gli ebrei o magari i musulmani? Chi possiede la vera fede?». Allora Dio, in questa stor ...continua

    “«Caro Dio, per favore dimmi una volta per tutte, chi possiede la vera fede? I cattolici o i protestanti o forse gli ebrei o magari i musulmani? Chi possiede la vera fede?». Allora Dio, in questa storia, risponde: «A dirti la verità, figlio mio, non sono religioso, non lo sono mai stato, la religione nemmeno m’interessa».”

    ha scritto il 

  • 5

    Acuto, intelligente, ricco di spunti per una seria riflessione sull'importanza del compromesso che in troppi scenari di guerra è stato sostituito ipocritamente con la tregua tra le parti belligeranti, ...continua

    Acuto, intelligente, ricco di spunti per una seria riflessione sull'importanza del compromesso che in troppi scenari di guerra è stato sostituito ipocritamente con la tregua tra le parti belligeranti, le une cieche sulle ragioni degli altri. Lo consiglierei ai giovani. Dal mio punto di vista il senso del libro andrebbe forse contestualizzato.

    ha scritto il 

  • 1

    non mi è piaciuto questo libro non per il modo in cui è scritto o per il tipo di narrazione di Oz, ma perché non mi sono trovato con le sue idee. Innanzi tutto a mio parere Oz confonde il fanatismo co ...continua

    non mi è piaciuto questo libro non per il modo in cui è scritto o per il tipo di narrazione di Oz, ma perché non mi sono trovato con le sue idee. Innanzi tutto a mio parere Oz confonde il fanatismo con l'ideologia, cioè sul fatto che ogni persone è quello che è perché ha delle proprie idee, idee che anche se radicali/fanatiche fanno parte della persona stessa e a meno che non procurino danni ho dolore ad altre persone, fanatiche o no che siano non necessariamente sono dannose nei confronti di chi ci circonda. Anzi ogni creazione fuori dalle righe o comunque innovativa è stata fatta proprio grazie a quello che lui chiama fanatismo, cioè la ricerca ossessiva per un qualcosa o per un ideale. Inoltre nel basso della mia ignoranza non credo che la guerra tra arabi e ebrei sia da giustificare solo o principalmente col fanatismo, ma col fatto che le persone per propria natura sono egoiste o comunque privilegiano i loro interessi a discapito di altri creando in maniera artificiosa un perché delle loro azioni e a mio modesto parere la via per la pace non è eliminare il fanatismo (cosa impossibile a mio avviso), ma sacrificare i propri interessi per il bene comune. Naturalmente è logico che molti fanatici a causa delle loro idee fanno e hanno fatto del male, ma a mio parere tutto questo è comunque dovuto a una forma di egoismo e prevaricazione del proprio pensiero sugli altri. Inoltre anche l'ignoranza svolge un ruolo fondamentale, alle volte per cause culturali e alle volte per convenienza. Naturalmente il kamikaze è sì un fanatico, ma anche una persona manipolata che non ha avuto la possibilità di sviluppare un proprio pensiero,una persona manipolata al solo scopo di creare un'uomo non pensante, ma solo un mezzo per arrivare ai propri scopi. Quindi a mio parere il tutto non si può racchiudere in una sola parola che è FANATISMO.

    ha scritto il 

  • 4

    Tratto da tre interventi dello scrittore israeliano all'Università di Tubinga, Germania. Il tema è il fanatismo, nel conflitto israeliano palestinese ma anche in generale. La soluzione? Il compromesso ...continua

    Tratto da tre interventi dello scrittore israeliano all'Università di Tubinga, Germania. Il tema è il fanatismo, nel conflitto israeliano palestinese ma anche in generale. La soluzione? Il compromesso. Utile riflessione per chi pensa di avere facili ricette per i problemi del mondo...

    ha scritto il 

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