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Contro il giorno

Di

Editore: Rizzoli

4.2
(119)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1127 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8817025801 | Isbn-13: 9788817025805 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Massimo Bocchiola

Genere: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un altro grande Pynchon, anche se un po' meno grande. Rispetto ai suoi lavori più riusciti, quello che manca è la quantità più che la qualità. Perché se è vero che certe pagine e certe personaggi sono Pynchon ai massimi livelli, a volte manca la "mole" che caratterizza L'arcobaleno della gravità ...continua

    Un altro grande Pynchon, anche se un po' meno grande. Rispetto ai suoi lavori più riusciti, quello che manca è la quantità più che la qualità. Perché se è vero che certe pagine e certe personaggi sono Pynchon ai massimi livelli, a volte manca la "mole" che caratterizza L'arcobaleno della gravità o Mason & Dixon, l'impressione di essere di fronte ad una continua fucina di idee perfette, dove ogni spunto, ogni personaggio e ogni episodio sono migliori di quello che lo ha preceduto. Qua, purtroppo, ogni tre grandi personaggi, ce ne è uno meno riuscito; ogni tre episodi per scrivere i quali qualunque altro scrittore darebbe la mano destra, ce ne è uno più noiosetto e meno memorabile.
    Rimane però intatta la capacità di Pynchon di stupirmi, di rispettare in qualche modo quelle che sono le mie aspettative. Trovo che qualunque altro autore, anche di fronte ad una grande idea, debba fare i conti col trasportarla dal mondo delle idee alla realtà della pagina, rendendola qualcosa di diverso dal fascino di pancia che mi ha suscito nel momento in cui ne ho scoperto l'esistenza. Con Pynchon no: lui smussa gli angoli e sfoca i confini, lasciandomi una sensazione di perfezione fiabesca.

    ha scritto il 

  • 5

    Un Dostojevskji postmoderno.

    Ho finito "Contro il giorno" di Thomas Pynchon, millecentoventisette pagine di storie, storia, filosofia, matematica, viaggi, guerre, politica, fisica relativistica e meccanica quantistica, luce e onde d'urto meccaniche, anarchia, rivoluzione industriale, sindacalismo, eserciti e battaglie, Itali ...continua

    Ho finito "Contro il giorno" di Thomas Pynchon, millecentoventisette pagine di storie, storia, filosofia, matematica, viaggi, guerre, politica, fisica relativistica e meccanica quantistica, luce e onde d'urto meccaniche, anarchia, rivoluzione industriale, sindacalismo, eserciti e battaglie, Italia, Francia, Austria, Polonia, Illinois, Messico, Colorado, donne, terroristi, algebristi e analisti, neopitagorici e neoplatonici, affascinanti matematiche e algebriste tensoriali lesbiche, le Alpi e la laguna veneta, Trieste e Denver, Parigi e Vienna. Dostojevskji, Eco, Joyce, Calvino.
    La saga della famiglia Webb.
    Mi mancherà la compagnia di Yashmeen e Dally e Estrella, di Reef, Frank, Kit e Lake.
    Un Dostojevskji postmoderno. Stessa energia, stesso pathos, stessi tormenti dell'anima in un mondo a cavallo tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX che somiglia incredibilmente al nostro.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo fiume, a tratti faticoso da leggere ma dal quale non sono riuscito a staccarmi.
    Alcuni personaggi, come la famiglia di minatori anarchici e bombaroli, ti entrano dentro, altri molto meno.
    Un'avventura da provare.

    ha scritto il 

  • 2

    terribilmente prolisso, noioso, volgare, diverte in rarissime occasioni, non commuove, appartiene all'insopportabile genere "esibizionismo di cultura fine a se stesso che richiederebbe per essere compreso anni di studio delle più varie discipline dello scibile"

    ha scritto il 

  • 3

    Atterro dal rocambolesco viaggio sull'areonave "Inconvenience" con non poche perplessità. Ma, prima di enumerarle, premetto di essere una lettrice in grado di digerire l'indigeribile, aperta a ogni forma di sperimentalismo, entusiasta di fronte ai tomi che superano le 1000 pagine, pronta ad accet ...continua

    Atterro dal rocambolesco viaggio sull'areonave "Inconvenience" con non poche perplessità. Ma, prima di enumerarle, premetto di essere una lettrice in grado di digerire l'indigeribile, aperta a ogni forma di sperimentalismo, entusiasta di fronte ai tomi che superano le 1000 pagine, pronta ad accettare qualsiasi patto di verosimiglianza con lo scrittore. Non sta qui il punto, proprio per niente.
    Bilocazione. Nel romanzo se ne parla parecchio, come delle ipotetiche dimensioni ulteriori, mondi paralleli, macchine del tempo. Marchingegni meccanici o spirituali che spostano la vita altrove, nello spazio e nel tempo. Ecco, è come se il romanzo stesso sfuggisse alle sue pagine, si dislocasse altrove, fino a lasciare il lettore (o meglio me, in questo caso) con un senso di non compiuta sazietà.
    I temi affrontati o suggeriti dalle pagine sono moltissimi: storici, filosofici, scientifici... Troppi forse? Sta di fatto che non sono riuscita ad affezionarmi alle rivoluzioni anarchiche o alle diatribe matematiche, agli intrighi spionistici o ai risvolti fantascientifici. Tutto preso, sbattuto, ritirato, ripreso, estenuato, lasciato. E la schiera numerosa dei personaggi è rimasta come una folla di sagome di cartone, senza profondità.
    Prendiamo la scienza, il ricorso a man bassa che Pynchon fa a teorie reali, il modo in cui le maneggia. Si passa dall'estremo specialismo - ma sul grado di correttezza ho qualche dubbio, per esempio in relazione ai quaternioni - a un utilizzo meramente metaforico. Entrambe scelte legittime ma contraddittorie entro lo stesso libro.
    Insomma, non ci sono riuscita: non sono entrata nel testo, non mi ha conquistato, ho continuato a guardarlo di sottecchi come un amico simpatico, sì, ma che fa sempre scherzi. Troppi, fino a diventare fastidioso...

    ha scritto il 

  • 5

    Godurioso.
    Pieno, pienissimo, denso.
    Avrei voluto riportare qui una serie di brani, ma sarebbe stato difficile fermarsi.
    Un romanzo incredibile. Ci sono alcuni discorsi sugli anarchici che mi hanno fatto commuovere, e considerazioni sui rapporti umani che mi hanno folgorata.
    ...continua

    Godurioso.
    Pieno, pienissimo, denso.
    Avrei voluto riportare qui una serie di brani, ma sarebbe stato difficile fermarsi.
    Un romanzo incredibile. Ci sono alcuni discorsi sugli anarchici che mi hanno fatto commuovere, e considerazioni sui rapporti umani che mi hanno folgorata.
    E poi c'è l'ironia, la commozione, una trama incredibile, i viaggi in tutta Europa, l'Italia di Venezia e Torino vista con occhi stralunati e un sacco di altro.
    Di tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    L'allegra Apocalisse

    Dal diario di Bordo

    @-@
    Pagina 361. Quarto giorno di navigazione. Riusciranno i nostri eroi, nella fattispecie la nostra eroica navigatrice qui scrivente, a scendere dalla Inconvenience (tze), non troppo frullati, e soprattutto a scendere davvero?

    ___

    Ho faticat ...continua

    Dal diario di Bordo

    @-@
    Pagina 361. Quarto giorno di navigazione. Riusciranno i nostri eroi, nella fattispecie la nostra eroica navigatrice qui scrivente, a scendere dalla Inconvenience (tze), non troppo frullati, e soprattutto a scendere davvero?

    ___

    Ho faticato un poco ad entrate dentro questo libro, il mio primo Pynchon, non riuscivo a capire dove volesse condurmi questo aerovolante dal nome sibillino, Inconvenience. Sono salita, mi sono fatta trasportare e man mano ho capito che contava il viaggio in sé, farsi condurre in questo giro verso varie latitudini, varie pieghe del tempo oltre che dello spazio, dal Far West alla Manciuria, Venezia o Londra o Yale.
    Attraverso i molti luoghi, i moltissimi personaggi, si delinea poco a poco l'idea portante attorno a cui tutto ruota, personaggi luoghi ed epoche: il mondo come lo conosciamo sta correndo verso l'apocalisse, sia essa apocalisse nucleare o sociale o ecologica o un'apocalisse immaginaria venuta da un'immaginata arma quaternionica proveniente dal futuro, l'umanità sta correndo verso il baratro. Pynchon ci dice questo senso di fine mondo – che è collettivo e individuale, i suoi personaggi sono tutti in fuga da qualcuno o da qualcosa, fosse anche soltanto nel tentativo di domare l'irrequietezza ansiosa altresì chiamata vita – con fare scherzoso da film Western o da fumetto, o con tono intenso da Pulp Fiction, ma lo ripete senza sosta. In quest'apocalisse annunciata, a cui nessuno può sfuggire, non c'è tuttavia disperazione né sterile annichilimento, ma direi piuttosto la volontà di viverle contro, magari opponendole l'utopia di un'ideale anarchico, romantico, come un piccolo Davide che abbatta a suon di bombe il mostro inenarrabile che è l'idea stessa del Capitalismo già al suo sorgere.(cfr discorso del Capitalista malvagio per eccellenza Scardsale Vibe, pag. 1040-41). Ed è contro il capitalismo disumano e ingiusto che i protagonisti principali – i bombaroli anarchici che compongono la famiglia Traverse - contro le ingiustizie e le gabbie del giorno che tutti i personaggi lottano.

    Un libro utopico nella sua speranza di una possibile forma di umana giustizia, scanzonato, romantico a suo modo, anarchico e anticapitalistico, divertentissimo e istrionico a un tempo, un libro che contiene molti libri (spy story, racconto di viaggio, di fantascienza e molto altro). Parlando di quaternioni e matematici pazzi, di sciamani ute e otzovisti, della teoria spettrale di Hilbert o di come si salva una maionese impazzita, Pynchon ci parla del nostro presente e futuro, assurdo, ingiusto, irredimibile. Senza salvezza dunque? Può darsi sì, ma non per questo da non percorrere in allegria, consapevolezza e in balìa di una vitalissima, rigenerante utopia, che regali almeno l'illusione di perseguire un poco di umana giustizia.

    E, lettore, non ti dirò che in queste 1127 pagine non ce ne sia nessuna che non mi abbia un filo annoiata o annichilita o..., ma subito dopo il picco si innalzava come un grafico di Piazza Affari dalla sera alla mattina, e quindi per media e per istinto non posso non insignirlo di cinque stelle sfolgoranti.

    ha scritto il 

  • 5

    Scellerato, esagerato, schizofrenico.
    Pynchon sceglie l'inverosimile per spiegare più punti di vista del simile e del vero, approfittando del gran caos politico e sociale degli anni che precedettero la prima guerra mondiale e la formazione degli Stati Uniti d'America. Non si azzarda a inser ...continua

    Scellerato, esagerato, schizofrenico.
    Pynchon sceglie l'inverosimile per spiegare più punti di vista del simile e del vero, approfittando del gran caos politico e sociale degli anni che precedettero la prima guerra mondiale e la formazione degli Stati Uniti d'America. Non si azzarda a inserire il Far East e il Giappone, nel calderone geopolitico in cui innesta la saga dei Traverse e i suoi derivati, ma per il resto ci dà dentro per costringere il lettore a ripassare un bel pò di storia, di matematica, di fisica.
    Gli idealisti? Uccisi, come Webb Traverse, o messi in disparte, come Tesla. La terza via moralmente accettabile è quella dell'investigatore Lew Basnight, unico personaggio un pò stereotipato, e dedito al compromesso quasi italico, o quella campata fra le nuvole di Miles Rideeout, che però si prende una bella rivincita su la scienza esatta arrivando più in là di tutti nel'uso del tempo e dei suoi misteri.
    Con l'avvertenza di copiare il grande Cormac in Meridiano di sangue ( ad inizio di ogni capitolo, tre righe a matita con il riassunto del capitolo medesimo. Credetemi, aiuterà...), un romanzo che destabilizza il lettore costringendolo a riflettere, criticare, alzarsi in piedi e protestare. Pynchon non è un Maestro della parola come un Wallace o un Mc Carthy, ma nei dialoghi è insuperabile. Non ce n'è uno realmente replicabile, eppure tutti funzionano. I personaggi parlano come in dei fumetti, le cose accadono per coincidenze o irragonevolezze. D'altronde, c'è ragione nel macello politico che sta contaminando Europa e Nuovo continente? No, e allora perchè i singoli dovrebbero essere bravi, sapienti, credibili? L'allegra brigata dei compari del Caso, preposta a vegliare sul mondo, cerca di fare quello che può, ma anche loro hanno le loro gatte da pelare, con gli sconfinanti. Le scienze pure trovano il modo di diventare focolaio di risse, spionaggio e amoralità, e appena la matematica e la fisica tentano di spiegare razionalmente il vecchio quesito di "Dove sono e dove sto andando", scoppia un vero e gigantesco casino.
    La città ideale? Sotto la sabbia, da cercare tutta la vita, e senza speranza.
    La realtà? visibile solo con il purissimo Spato d'Islanda, ma tagliato in dodici facce. Ovvero, industrialmente irriproducibile.
    La convivenza? Perfino a due è pura follia etica, a meno che non ci si affidi all'integrale di una fotografia, come alla fine succede a Kit Traverse.
    Se volete un libro da leggere mezz'ora al giorno, lasciate perdere.
    Se volete un libro da farvi battere i pugni sul tavolo, questo è quello giusto.
    P.S. Nota di colore.
    Nelle ultime cento pagine compaiono 4 refusi e addirittura uno scambio di persona. Traduttore e correttori di bozze, verso la fine, erano esausti quanto i lettori...

    ha scritto il 

  • 5

    Dal Diario di Bordo ( apocrifo) di nave Inconvenience.

    27 maggio 2011 - Navighiamo ancora.
    Non sappiamo dove siamo, se sulla Terra o su una delle infinite AltreTerre.
    Nell'andirivieni cui ci costringono le nostre missioni abbiamo smesso da decenni di chiederci dove siamo esattamente.
    Anzi non ci chiediamo neanche più Quando siamo!< ...continua

    27 maggio 2011 - Navighiamo ancora.
    Non sappiamo dove siamo, se sulla Terra o su una delle infinite AltreTerre.
    Nell'andirivieni cui ci costringono le nostre missioni abbiamo smesso da decenni di chiederci dove siamo esattamente.
    Anzi non ci chiediamo neanche più Quando siamo!
    Le nostre avventure non vengono più pubblicate da molto tempo, pare che il gusto del pubblico sia cambiato, può darsi.
    Nonostante questo noi siamo ancora qui, sopra le vostre teste , sopra le teste di qualcuno che non ci vede più, non con gli occhi almeno.
    Certi Passeggeri Temporanei ci dicono che laggiù, tra lampi, tuoni, missili, aerei, bombe, e piogge di rane, ogni tanto, qualcuno, ha la sensazione di vedere sopra di se un'ombra, un pensiero, una risata, un abbaiare, ecco quelli siamo noi dell'Inconvenience.
    Succede soprattutto ai passeggeri di una linea aerea che dalla West Coast raggiunge Honolulu, ma non saprei il perchè.
    Io non sono qui dall'inizio, solo da una trentina d'anni, se questa indicazione ha senso per voi.
    Una sera uscivo dal cinema di periferia dopo aver visto "Giù La testa" , canticchiavo Scion Scion quando ho visto uno strano cane tutto solo e mi sono messo a seguirlo nella notte invernale milanese.
    Camminavo guardando in basso e così ho sbattuto la testa contro qualcosa di duro, molto duro e mentre cascavo per terra con gli occhi al cielo ho visto un ombra enorme che sembrava la chiglia di una nave sospesa nella nebbia!
    Incredibile vero?
    Alla Bovisa poi!
    Com'è come non è, sono stato arruolato nell'equipaggio con metodi degni della Royal Navy settecentesca, ma mi trovo bene quassù, e anche quando andiamo giù, sottoterra non è malaccio, tranne la sabbia, certo.
    Un Passeggero Temporaneo mi ha detto che su una delle Terre è stato pubblicato un libro in cui ci siamo anche noi dell'Inconvenience, e che a certi è piaciuto.
    Ohhh, mica parlo delle delle nostre storie di viaggio, dico un libro serio, di oltre mille pagine.
    Roba tosta con mille personaggi, diecimila storie, centomila scene di sesso, un milione di attentati, dieci milioni di spie!
    Sembra sia stato scritto da un grande autore, un "Anarchico", che non so bene cosa significhi.
    Ma a Voi pare possibile?

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel libro senza dubbio. Capiamoci è un libro a tratti irritante, in molti punti commovente, lo stile è quello di Pynchon, ossia trame ultra complesse, limite reale-surreale altamente relativo e tutto quello che fa amare o odiare questo scrittore. L'idea del libro è davvero originale e mi è pia ...continua

    Un bel libro senza dubbio. Capiamoci è un libro a tratti irritante, in molti punti commovente, lo stile è quello di Pynchon, ossia trame ultra complesse, limite reale-surreale altamente relativo e tutto quello che fa amare o odiare questo scrittore. L'idea del libro è davvero originale e mi è piaciuto molto il contesto politico dell'anarchismo in cui nasce la storia (anche se quest'aspetto si perde man mano che si va avanti): solo lui poteva mischiare anarchici e matematici, spy-story e western, epopea americana e sensibilità mittleuropea in questo modo. Personalmente ho amato moltissimo la prima parte e alcuni personaggi, il libro è veramente molto lungo e secondo me la parte più di spionaggio (semplificando!) sfilaccia molto la trama e la tensione della prima parte, aggiungendo quelle 200-300 pagine in più che stancano e tolgono una stella nella mia valutazione.
    In ogni caso chi salirà sulla Inconvenience non dovrebbe pentirsi (sopratutto i fan di Pynchon, tra i quali non sono sicuro di annoverarmi): qui davvero il viaggio vale più della meta. Lunga vita a Webb Traverse

    ha scritto il 

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