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Contro il metodo

Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza

By Paul K. Feyerabend

(356)

| Paperback | 9788807817014

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Book Description

Lo studio della storia della scienza dimostra che l'applicazione delle norme inventate dagli epistemologi avrebbe inibito e reso impossibile lo sviluppo scientifico: l'esempio di Galileo e della sua lotta a favore del copernicanesimo dimostra che in Continue

Lo studio della storia della scienza dimostra che l'applicazione delle norme inventate dagli epistemologi avrebbe inibito e reso impossibile lo sviluppo scientifico: l'esempio di Galileo e della sua lotta a favore del copernicanesimo dimostra che in tale fase cruciale della storia della scienza hanno avuto un'importanza determinante qualità non certo genuinamente scientifiche, come la fantasia, l'astuzia, la retorica e la propaganda, e che la scienza non avrebbe potuto progredire se in varie circostanze la ragione non fosse stata ridotta al silenzio. In polemica con Popper e Lakatos, per Feyerabend il progresso intellettuale richiede che inventiva e creatività non vengano inibite ma possano svilupparsi e manifestarsi senza freni.

18 Reviews

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    *** This comment contains spoilers! ***

    (Rileggendo, per tributargli la mia tesi triennale...)

    «Dobbiamo dunque concludere che, all'interno della scienza, la ragione non può e non dovrebbe dominare tutto e che spesso dev'essere sconfitta, o eliminata, a favore di altre istanze. Non esiste neppure una regola che rimanga valida in tutte l ...(continue)

    «Dobbiamo dunque concludere che, all'interno della scienza, la ragione non può e non dovrebbe dominare tutto e che spesso dev'essere sconfitta, o eliminata, a favore di altre istanze. Non esiste neppure una regola che rimanga valida in tutte le circostanze e non c'è nulla a cui si possa far sempre appello.
    Ora, dobbiamo ricordare che questa conclusione è stata tratta dalla condizione che la scienza, quale la conosciamo oggi, rimanga immutata e che si permetta ai procedimenti che essa usa di determinare anche il futuro sviluppo. Dato che la scienza esiste la ragione non può essere universale e l'irrazionalità non può essere esclusa. Questo carattere peculiare dello sviluppo della scienza costituisce un forte elemento a sostegno di un'epistemologia anarchica. Ma la scienza non è sacrosanta. […] Esistono miti, esistono i dogmi della teologia, esiste la metafisica, e ci sono molti altri modi di costruire una concezione del mondo. È chiaro che uno scambio fecondo fra la scienza e tali concezioni del mondo “non scientifiche” avrà bisogno dell'anarchismo ancora più di quanto ne ha bisogno la scienza. L'anarchismo è quindi non soltanto possibile, ma necessario tanto per il progresso interno della scienza quanto per lo sviluppo della nostra cultura nel suo complesso.
    E la Ragione si unisce infine alla sorte di tutti quegli altri mostri astratti come l'Obbligo, il Dovere, la Morale, la Verità e i loro predecessori più concreti, gli Dèi, che furono usati un tempo per incutere timore nell'uomo e per limitare il libero e felice sviluppo: svanisce...»
    (CM, p.147)

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    Ersill said on Apr 24, 2012 | Add your feedback

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    ...il 68 arriva anche nella filosofia della scienza. Le più grandi scoperte sceintifiche sarebbero avvenute non seguendo il preteso metodo scientifico ma rompendo le regole con forti elementi intuitivi. ....noi italiani l'abbiamo sempre saputo!

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    Giovanni Caporale said on Sep 16, 2011 | Add your feedback

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    *** This comment contains spoilers! ***

    Mille modi per essere liberi nell'era delle ideologie.

    La Giangiacomo Feltrinelli Editore di Milano accolse a quattro anni dalla pubblicazione presso NBL l’idea di portare nel nostro Paese uno dei maggiori casi della letteratura filosofica internazionale. L’autore, convogliato in quarte nozze con una don ...(continue)

    La Giangiacomo Feltrinelli Editore di Milano accolse a quattro anni dalla pubblicazione presso NBL l’idea di portare nel nostro Paese uno dei maggiori casi della letteratura filosofica internazionale. L’autore, convogliato in quarte nozze con una donna italiana e ormai paralizzato da qualche tempo, è uno dei più eclettici filosofi. Viennese, studente di storia, sociologia, astronomia e logica (come recita il retro del piccolo volume italiano), giunse a Londra alla School of Economics con l’intenzione di proseguire la sua carriera a fianco di Ludwig Wittgenstein (l’incubo di ogni studente odierno di un corso di laurea in filosofia, per il suo stile ricco ed ermetico). Per sua sfortuna – come ammesso dal diretto interessato – finì per essere l’assistente del maggiore esperto di epistemologia e filosofia della scienza allora vivente: Karl Raimund Popper (cui il caso giocò il brutto scherzo di portarselo via, quasi vent’anni fa, il giorno stesso dell’attrice hard Moana Pozzi, con la conseguente nascita di storie ironiche di facile immaginazione dietro la dipartita del filosofo). In realtà, il vero rammarico di Feyerabend fu di dovere abbandonare la sicura carriera teatrale come aiuto regia di un “certo” Bertolt Brecht. Di là dalle note di colore, se durante il primo periodo della sua carriera fu parzialmente etichettato come il cane da guardia di Popper, pare certo che il lettore, avaro di storia della filosofia, si farà ancora meraviglia del tono di “Against the Method”.
    Le molte competenze di Feyerabend si esprimono in un lavoro tradotto egregiamente nella nostra lingua, la cui scorrevolezza e facilità di lettura non richiedono di essere affrontato da chi già possiede nozioni sullo sviluppo della filosofia della scienza del XX secolo. Le molte note nel testo, l’attenzione storica dell’autore, consentono di entrare in contatto con gli elementi essenziali necessari. Chiaramente, ciò non nega che la ricchezza delle formulazioni di Feyerabend è meglio apprezzata dall’esperto, ma il filosofo austriaco traduce la sua carica dialettica (ammirata personalmente anche dall’allora giovane studente di fisica Lee Smolin) in un libro chiaro e trascinante, grazie ad un’esposizione che segue la stessa pratica espositiva universitaria dell’autore. Per l’appunto, Feyerabend era solito sviluppare le sue lezioni scrivendo una frase sul proprio quaderno e quindi estendere completamente i contenuti della stessa. Tale metodo resta appunto invariato: i diciotto capitoli, che compongono le 252 pagine dell’opera, sono titolati da brevi frasi che riassumono il contenuto del testo; da cui procede lo sviluppo argomentativo, ove s’incrocia alla discussione storico-scientifica, le scienze sociali, la storia dell’arte, le scienze politiche ecc. La capacità di procedere nell’argomentazione per mezzo dell’incrocio contemporaneo dei dati interdisciplinari ha similarità in autori come Wittgenstein e Nietzsche, cui forse in maniera forzata può essere paragonato tale lavoro (si pensi a uno scritto come “Genealogia della Morale”). Allo stesso modo del filosofo tedesco, Feyerabend affianca la necessità di guardare ai fenomeni (in questo caso quelli scientifici) secondo un punto di vista maggiormente critico rispetto al razionalismo di matrice illuminista, giungendo al risultato che il contenuto di ragione è un epifenomeno non caratteristico dello stesso sviluppo conoscitivo (una sovrastruttura). L’analisi della vicenda galileiana – centrale nel testo - si disegna come il risultato di un’impostazione solo apparentemente metodologica che nasconde al suo interno forti abilità nella retorica più avanzata, nel marketing, nella capacità di distorcere i dati a proprio piacimento pur di sorreggere la propria tesi (capitolo 11). Non è difficile qui notare una somiglianza con il processo descritto da Nietzsche e racchiuso nel concetto di ‘maschera’. In effetti, la storia della scienza moderna si sviluppa in Feyerabend più grazie alla capacità degli autori di padroneggiare l’anamnesi platonica, la capacità d’introdurre il contenuto più originale facendo credere al lettore che nulla sia cambiato.
    Chiaramente il testo non si riduce a questi elementi. Per l’appunto, lo scopo principale è quello di mostrare al lettore che per quanto il filosofo della scienza e lo scienziato vogliano persuaderci che è un metodo correttamente applicato a sostenere il progresso scientifico, tale sentenza appare non molto diversa da una sentenza rassicurante, da fare invidia al migliore dei politicanti. Come indicato nella buona prefazione curata da Giulio Giorello più che una critica alla metodologia tout court, Feyerabend contrasta l’idea che vi sia una sola e unica soluzione al problema della conoscenza. L’impresa scientifica, vista dal punto di vista del suo reale sviluppo, è più ricca di quanto l’empirista, il razionalista e il falsificazionista conceda esplicitamente. Feyerabend invita a ricordare che essa, al pari di ogni altra forma culturale umana, è essenzialmente una prospettiva ideologica d’indagine della vita, con i suoi pro e i suoi contro. Come tale non è separabile da passioni, ideologie, desideri, volontà, frustrazioni, i cui membri accettano (convinti o meno) un quadro di riferimento tale da imporre cosa possa essere inferito e cosa non è lecito dire. Lo scienziato reale agisce quindi non spogliandosi del proprio abito quotidiano (come persino la fenomenologia husserliana ipotizza), ma portando se stesso all’interno del laboratorio di ricerca.
    Il risultato è che la scienza si sviluppa con lo stesso grado di complessità della vita umana. Data questa premessa occorre liberarsi dalle ideologie scientiste e approcciarsi alla cultura secondo un atteggiamento che Feyerabend battezza ‘anarchismo metodologico’ o ‘dadaista’: «Un dadaista è convinto che la vita merita di essere vissuta solo quando si cominciano a prendere le cose allegramente e quando si eliminano dal proprio linguaggio i significati profondi ma ormai un po’ frusti che esso ha accumulato nei secoli (“ricerca della verità”; “difesa della giustizia”; “impegno appassionato” ecc. ecc.)». In realtà, una prima distinzione va fatta fra i risultati esprimibili da tale atteggiamento e da quelli che il razionalista dogmatico vorrebbe imporre con i suoi precetti. Questi sono definiti criticamente nella parte dedicata all’analisi del pensiero del collega Imre Lakatos. Proprio il nome dell’altro grande filosofo della scienza consente di dire che quello che il lettore può leggere è in realtà deviato rispetto al piano originale dell’opera: “Contro il metodo” era pensato come lavoro a quattro mani, con Lakatos a contrastare le idee di Feyerabend e viceversa, ma la morte improvvisa di Lakatos ha impedito il realizzarsi di tale progetto (ora ipoteticamente ricostruito nel volume “Pro e Contro il metodo” edito da Cortina).
    Veniamo all’argomentazione tenuta dall’autore, sfogliandola nelle linee generali. Secondo Feyerabend, seguire esplicitamente la proposta di Lakatos (i suoi standard) equivale ad atteggiarsi in maniera reazionaria rispetto alla libertà della scienza: il punto essenziale è quello di considerare la scienza moderna come l’unico modello di riferimento di valutazione della scienza stessa, con l’identica prospettiva di demarcazione già sviluppata da Popper. Lakatos non dimostra, però, la giustezza di questi standard e simultaneamente permette da un lato l’imporsi di forme coercitive di conoscenza, dall’altro favorisce un’impostazione scientista, più che scientifica, della conoscenza. Tale critica apre un altro fronte, non sempre apprezzato nel lavoro di Feyerabend. L’estrema convinzione che la scienza sia un’operazione umana fallibile coerentemente deve portare all’idea che le differenti forme di sapere sviluppatesi nella storia dell’uomo sono sullo stesso identico piano, godendo tutte di limiti e vantaggi. Non è credibile sostenere preventivamente l’inutilità del sapere magico, artistico, intuitivo ai fini del processo conoscitivo. Quello che Feyerabend teme è che alla scienza si sostituisca l’ideologia scientifica di considerarsi l’unica forma corretta di sapere. Secondo un’impostazione liberale di un auto-controllo fra i poteri, Feyerabend rivaluta in questa direzione il ruolo svolto da enti come lo Stato e la Chiesa nel contrasto diretto o indiretto alla pratica, da conseguire attraverso la piena separazione delle aree d’influenza. La Scienza, in sostanza, ha sviluppato progressivamente se stessa in forme naturali contorte che la rendono indistinguibile dalle altre forme dottrinali (religione, politica). Ciò è il contenuto reale di tale disciplina. Dovere dei cittadini diventa quello di essere consapevoli di ciò che le differenti forme di sapere propongono e scegliere consapevolmente la prospettiva ideologica con cui analizzare il mondo, ricordando che «la scienza non ha autorità maggiore di quanto ne abbia una qualsiasi altra forma di vita». Tutto questo è tracciato negli ultimi capitoli dall’analisi dell’incommensurabilità fra teorie, fondamentale nell’economia del pensiero di Feyerabend assieme all’analisi dell’uso delle ipotesi ad hoc. Il lungo e complesso capitolo 17 propone l’argomentazione per cui differenti teorie possono non risultare comparabili (sono per ciò dette ‘incommensurabili’). Questo fatto si deve essenzialmente alla rivoluzione dei significati che ciascuna teoria porta con sé, che rende automaticamente impossibile un lavoro di traduzione trasparente di una teoria precedente in quella nuova, ma uno solo deformato. Il contenuto più antico è generalmente fagocitato, abolito o sospeso dalla nuova teoria, così da rendere impossibile paragonare i contenuti, mentre rimane in piedi la possibilità di confutare le teorie in gioco attraverso la scoperta di contraddizioni interne, comunque deboli. Da questo discende in primo che nel momento in cui si discutono due teorie, non sono i singoli elementi a essere giudicati, ma l’intero corpo; in secondo, che è sensato favorire la proliferazione teorica piuttosto che bollarne una o più di queste come inutili (nessuno possiede infatti uno standard non ideologico per decidere la soppressione di una prospettiva rispetto all’altra); in terzo, questo giustifica appunto l’abbandonare definitivamente l’immagine della scienza tipica del senso comune. Le differenze fra lo scienziato e il prete si assottigliano così al punto che la scienza non è altro che “la forma più aggressiva e la più dogmatica istituzione religiosa”. Un risultato identico a quello cui giunse Nietzsche al momento di contestare il principio di causa-effetto (nei Frammenti Postumi) e il concetto di ‘verità’.
    In conclusione, se Feyerabend trova (forse) una risposta alle domande di Kierkegaard, la possibilità che la scienza di oggi abbia prodotto un mostro tale da indebolire il nostro ‘essere umani’, questa è che la scienza deve comunque condividere quello spirito libero e giocoso (Wittengstein) della vita, garantendo innanzitutto la piena partecipazione democratica alla sua impresa e abbandonando il proprio piedistallo (e qui torna in mente Nietzsche con la sua critica ad avere ucciso Dio lasciandone però il trono intatto). Un richiamo finale che ritorna all’incipit del lavoro a tollerare e a garantire l’esplosione delle differenze: “Anything goes!”. Tutto va bene.

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    Bellerophontes said on Aug 29, 2011 | 1 feedback

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    citato spesso e magari poco letto per via del titolo molto fortunato (destino infelice di molti libri con titolo molto fortunato). da leggere e da tenere in biblioteca possibilmente accanto al discorso di cartesio (come diceva giorello a lezione, in ...(continue)

    citato spesso e magari poco letto per via del titolo molto fortunato (destino infelice di molti libri con titolo molto fortunato). da leggere e da tenere in biblioteca possibilmente accanto al discorso di cartesio (come diceva giorello a lezione, in realtà l'introduzione a tre opere - destino molto felice per l'introduzione in questo caso)

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    lgalli said on Jun 8, 2011 | Add your feedback

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    Titolo seducente, ma...

    Feyerabend esagera!
    La scienza, è vero, come ogni sistema tende ad irrigidirsi sulle sue posizioni, a diventare dogmatica e a trasformarsi così in un'antiscienza conservatrice, che omologa e appiattisce la creatività di pensiero irregimentandola in u ...(continue)

    Feyerabend esagera!
    La scienza, è vero, come ogni sistema tende ad irrigidirsi sulle sue posizioni, a diventare dogmatica e a trasformarsi così in un'antiscienza conservatrice, che omologa e appiattisce la creatività di pensiero irregimentandola in un determinato metodo.
    Allora benvenuto il caos, inteso come creatività senza confini, come grimaldello che può scardinare questo sistema asfittico e ridare linfa ad una razionalità ormai inaridita, ma benvenuto anche il pensiero poetico, che, come direbbe Montale, ci fa scoprire "la maglia che non tiene".
    Da qui però affermare l'utilità di sostenere qualunque teoria, anche la più bislacca, senza nessun fondamento empirico (perché in fondo anche i fatti possono mentire...) diventa pericoloso.
    È giustificato allora anche il negazionismo?
    Sono giustificati quei medici che propongono pseudo-cure alternative contro il cancro e che così fanno morire i pazienti?
    L'apice Feyerabend lo raggiunge però nel capitolo finale, quando si lamenta della mancata separazione fra scienza e chiesa, ritenendo una violenza contro la libertà individuale il fatto che a scuola sia imposto l'insegnamento di materie scientifiche al posto della della magia e dei miti.
    Per carità, nei miti c'è sicuramente un fondo di verità che non è stato preso in giusta considerazione e che merita sicuramente un maggiore studio. Ma condannare l'insegnamento della storia?
    La scienza non detiene sicuramente la verità assoluta, anzi, è giusto sottoporla a continue critiche e revisioni, ma mi pare esagerato parlarne in termini di "favola".
    Ad ogni modo è una lettura da addetti ai lavori, non molto divulgativa, richiede quindi un certo background scientifico e/o filosofico.

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    Fenikso said on May 2, 2011 | Add your feedback

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    <<La scienza è un impresa essenzialmente anarchica: l'anarchismo teorico è più aperto a incoraggiare il progresso che non le sue alternative fondate sulla legge e sull'ordine.>>
    Il libro, attraverso una riesamina della storia della scienz ...(continue)

    <<La scienza è un impresa essenzialmente anarchica: l'anarchismo teorico è più aperto a incoraggiare il progresso che non le sue alternative fondate sulla legge e sull'ordine.>>
    Il libro, attraverso una riesamina della storia della scienza e delle epistemologie di Lakatos e Popper, dimostra tale frase dal punto di vista storico e razionale.

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    Runix said on Jul 12, 2010 | Add your feedback

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Page 123 , 36 , 23 , 147 , 146 , 240