Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Contro la comunicazione

Di

Editore: Einaudi

3.7
(109)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 118 | Formato: Altri

Isbn-10: 8806168207 | Isbn-13: 9788806168209 | Data di pubblicazione: 

Genere: Philosophy , Social Science

Ti piace Contro la comunicazione?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Si tratta di un pamphlet contro la comunicazione massmediatica e i suoieffetti deleteri nella cultura, nella politica e nell'arte. Essa sembratrasformare l'inconcludenza e la confusione da fattori di debolezza in provedi forza; inoltre, nel suo rivolgersi direttamente al pubblico, saltando tuttele mediazioni essa ha un'apparenza democratica, ma è in realtà una forzaturache omologa ogni differenza. Il volume si interroga sulle origini, suidispositivi e sulla dinamica della comunicazione di massa, individuandoun'alternativa a questo tipo di modello comunicativo in un'economia dei benisimbolici che, pur restando vicina ai bisogni, non sia vittima del guadagnoimmediato e del successo ad ogni costo.
Ordina per
  • 0

    Essere E non Essere

    Abbastanza prima che i tipici, italici bloggers, pentiti possessori di una laurea in scienze della comunicazione, cominciassero incoerentemente sputare veleno contro la loro stessa facoltà. In post che ne testimoniavano, contemporaneamente, abilità critiche e compiaciuto livore contro lo stesso p ...continua

    Abbastanza prima che i tipici, italici bloggers, pentiti possessori di una laurea in scienze della comunicazione, cominciassero incoerentemente sputare veleno contro la loro stessa facoltà. In post che ne testimoniavano, contemporaneamente, abilità critiche e compiaciuto livore contro lo stesso percorso formativo che gli permetteva tali analisi.
    Dimostrando, tra l'altro, che Perniola e le affinità paradossali che scova e sottolinea in guerra, comunicazione e follia sono assolutamente ragionevoli.
    Prima che lo stigma e il ridicolo diventassero atteggiamenti grevi e popolari contro facoltà che solo in italia si potevano ancora definire umanistiche. Prima che noi tutti cominciassimo a pestare le tastiere lottando con i tag e i metatag, in network costruiti da autentici esperti della comunicazione, la cui comprensione del semplicistico, contemporaneo bisogno di apparire e scomparire nel caos universale, aveva reso milionari.
    Per inciso, solo degli imbelli penserebbero che nel momento di massima esplosione della chiacchiera futile, dell'idiozia, del cattivo gusto, delle immagini e dei contenuti auto prodotti, una facoltà dal (supponente) nome di scienze della comunicazione possa essere fuori dal tempo.
    Noi siamo europei, purtroppo, non americani. Blasè, dobbiamo pensare di collocarci intellettualmente al di sopra di fenomeni in corso, dimenticando che, svecchiata l'università, fucilati gli ultimi residui del pensiero di sinistra, esiliati i dinosauri, potremmo essere noi a fare pacchi di soldi con le nuove tecnologie, le manie della folla, sfruttando concetti utili come ad esempio l"herd mentality" e l'"information cascade" e non facendoci imbambolare da parolai paleolitici. Fare soldi, noi, non sarebbe male. Non uno stronzetto semi autistico che ha fatto dei suoi deficit in social skills un'arma di distruzione di massa, e gira in ciabatte e si presenta a wall street in maglietta, per dimostrare che lui i code dress non li segue, li programma in un miliardo di persone. O un grasso bastardo che probabilmente non ha mai sentito parlare della scuola di Francoforte e che ha messo su dei server in nuova zelanda, fregando niente meno che l'FBI.
    Se comunque volete continuare a fare gli aristocratici del pensiero e farvi incu*are da chi non ha simili manie e vi falcia via il grano come un prato inglese, "Contro la comunicazione" è il libro che fà per voi. Eco, Debord, Derrida,Lacan, la comunicazione globale come fenomeno psicotico di dissoluzione di ogni contenuto, la freudiana negazione, in una nuova veste internettiana, come costante fantasma karmico di ogni affermazione nel disordinato tutto-e-il-contrario-di-tutto; e nuovi simpatici e fondati motivi per deridere chi ha fatto scienze della comunicazione in italia.
    Perchè all'estero sanno che esiste una cosa che si chiama informatica.
    Un libro amabile, intelligente, pieno di belle idee e di riferimenti interessanti, ma senza una riga di php.

    ha scritto il 

  • 3

    questo breve pamphlet si compone di due parti, una contro la comunicazione e l'altra in favore dell'estetica.
    lineare e decisamente condivisibile l'impianto accusatorio mosso alla comunicazione massmediatica, colpevole di non creare conoscenza, ma, al contrario, di svuotare le idee ed i fat ...continua

    questo breve pamphlet si compone di due parti, una contro la comunicazione e l'altra in favore dell'estetica.
    lineare e decisamente condivisibile l'impianto accusatorio mosso alla comunicazione massmediatica, colpevole di non creare conoscenza, ma, al contrario, di svuotare le idee ed i fatti del loro significato procedendo ad un'omologazione del pensiero, degli eventi e degli uomini ed alla cancellazione della memoria e della morale.
    affascinante, seppur complessa, la proposta, alternativa, di affidarsi all'estetica ed al "disinteresse interessato" per resistere alla comunicazione, ma la realizzazione pratica di tale processo risulta nebulosa, vaga, enigmatica e l'intera tesi appare zoppa.

    ha scritto il 

  • 4

    Libello al vetriolo scritto da uno dei maggiori studiosi italiani di estetica, che contrappone, appunto, l'estetica (basata sul logos, e quindi fonte di conoscenza) alla comunicazione, pratica del tutto priva di fondamenta, e dunque pura maschera del vaniloquio frivolo o autoritario: la < ...continua

    Libello al vetriolo scritto da uno dei maggiori studiosi italiani di estetica, che contrappone, appunto, l'estetica (basata sul logos, e quindi fonte di conoscenza) alla comunicazione, pratica del tutto priva di fondamenta, e dunque pura maschera del vaniloquio frivolo o autoritario: la pars destruens è particolarmente gustosa, e al termine d'essa si arriva a concludere che scienza della comunicazione (che è addirittura il nome d'una facoltà universitaria) sarebbe in realtà una pura contradictio in adiecto. Il saggio è fatto, naturalmente, per piacere a chi, come il sottoscritto, del puro comunicare ha sempre diffidato, e per far inalberare chi, viceversa, di comunicazione campa in un modo o nell'altro: sarebbe interessante però sentire che cosa costui sia capace di rispondere alle puntuali obiezioni di Perniola.

    ha scritto il 

  • 5

    Ecco cosa ci propongono i media: disfacimento totale della conoscenza e della cultura. Sapevamo già che molti preferiscono guardare la De Filippi anzichè Piero Angela, ma in questo libro troviamo una profonda analisi del fenomeno massmediatico che ogni giorno ci vorrebbe tutti più simili tra di n ...continua

    Ecco cosa ci propongono i media: disfacimento totale della conoscenza e della cultura. Sapevamo già che molti preferiscono guardare la De Filippi anzichè Piero Angela, ma in questo libro troviamo una profonda analisi del fenomeno massmediatico che ogni giorno ci vorrebbe tutti più simili tra di noi. Siamo piccole pedine da manipolare meglio, poichè un solo individuo pensa la stessa cosa degli altri restanti milioni.
    La comunicazione non dà scelta.

    ha scritto il 

  • 1

    Non definisce la comunicazione, ci si gira intorno con un collage di posizioni autorevoli e di semplificazioni madornali. E poi fa lo stesso con l'estetica.

    ha scritto il 

  • 3

    Contro la comunicazione (massmediatica) intesa come contrario della conoscenza. Il rimedio? L'estetica. Pur rivalutandolo dopo una seconda lettura, ancora non mi convince del tutto. Sicuramente meglio la prima parte (contro la comunicazione) che la seconda (a favore dell'estetica). L'argomento ce ...continua

    Contro la comunicazione (massmediatica) intesa come contrario della conoscenza. Il rimedio? L'estetica. Pur rivalutandolo dopo una seconda lettura, ancora non mi convince del tutto. Sicuramente meglio la prima parte (contro la comunicazione) che la seconda (a favore dell'estetica). L'argomento certo non è dei più facili da sviscerare in un centinaio di pagine, quindi basta non aspettarsi un manualetto didattico o totalmente esplicativo, e tutto sommato non si rimarrà delusi.

    ha scritto il 

  • 3

    Conosci il tuo nemico

    e poi combattilo con intelligenza, eleganza, incisività e maestria.
    Ecco cos'è questo saggio di Perniola.
    La lettura non è semplice, si presuppone una certa preparazione di filosofia, ma è talmente interessante che un po' di fatica ci può stare.
    La comunicazione come deviazione ...continua

    e poi combattilo con intelligenza, eleganza, incisività e maestria.
    Ecco cos'è questo saggio di Perniola.
    La lettura non è semplice, si presuppone una certa preparazione di filosofia, ma è talmente interessante che un po' di fatica ci può stare.
    La comunicazione come deviazione aberrante che ridicolizza e salta le mediazioni autorevoli, in nome di uno spontaneismo che altro non è che cialtroneria, nella migliore delle ipotesi.
    La prima parte è interamente dedicata a una declinazione degli ambiti in cui la comunicazione si è insediata, alla spiegazione del suo emergere e trionfare, a smascherare una serie di luoghi comuni [comunicazione e new economy, ad esempio, non sono in alcun modo prossime tra loro: "Mentre la new economy è connessionista, reticolare e progettuale, la comunicazione è vitalistica, istantanea e subitanea."].
    La seconda parte individua nell'Estetica, lo strumento per arginare questa marea.
    Ritrovo, in uno dei paragrafi, la sfida del dono insieme a Estetica e disinteresse, concetti importanti nella definizione della rete contemporanea e in quella del futuro, e ritrovo, infine, nella parte conclusiva, e del tutto inaspettatamente, l'antidoto più potente: Italo Calvino e le sue Lezioni Americane.
    "La via d'uscita è quella messa in opera da Calvino, una specie di metaarguzia che non si limita a dislocare gli opposti all'interno di un comune orizzonte concettuale, ma oltrepassa i suoi confini, ponendosi in alternativa nei confronti della comunicazione" [...]

    ha scritto il 

  • 5

    provocatorio

    l'unico problema è che il bue dice cornuto all'asino ovvero non sputare sul piatto ove mangi in altre parole rinuncia alla tua cattedra universitaria e buttati nella mischia per dare un senso alla tua battaglia!!!

    ha scritto il