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Contro la comunicazione

By Mario Perniola

(286)

| Others | 9788806168209

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Book Description

Si tratta di un pamphlet contro la comunicazione massmediatica e i suoieffetti deleteri nella cultura, nella politica e nell'arte. Essa sembratrasformare l'inconcludenza e la confusione da fattori di debolezza in provedi forza; inoltre, nel suo rivol Continue

Si tratta di un pamphlet contro la comunicazione massmediatica e i suoieffetti deleteri nella cultura, nella politica e nell'arte. Essa sembratrasformare l'inconcludenza e la confusione da fattori di debolezza in provedi forza; inoltre, nel suo rivolgersi direttamente al pubblico, saltando tuttele mediazioni essa ha un'apparenza democratica, ma è in realtà una forzaturache omologa ogni differenza. Il volume si interroga sulle origini, suidispositivi e sulla dinamica della comunicazione di massa, individuandoun'alternativa a questo tipo di modello comunicativo in un'economia dei benisimbolici che, pur restando vicina ai bisogni, non sia vittima del guadagnoimmediato e del successo ad ogni costo.

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    Essere E non Essere

    Abbastanza prima che i tipici, italici bloggers, pentiti possessori di una laurea in scienze della comunicazione, cominciassero incoerentemente sputare veleno contro la loro stessa facoltà. In post che ne testimoniavano, contemporaneamente, abilità c ...(continue)

    Abbastanza prima che i tipici, italici bloggers, pentiti possessori di una laurea in scienze della comunicazione, cominciassero incoerentemente sputare veleno contro la loro stessa facoltà. In post che ne testimoniavano, contemporaneamente, abilità critiche e compiaciuto livore contro lo stesso percorso formativo che gli permetteva tali analisi.
    Dimostrando, tra l'altro, che Perniola e le affinità paradossali che scova e sottolinea in guerra, comunicazione e follia sono assolutamente ragionevoli.
    Prima che lo stigma e il ridicolo diventassero atteggiamenti grevi e popolari contro facoltà che solo in italia si potevano ancora definire umanistiche. Prima che noi tutti cominciassimo a pestare le tastiere lottando con i tag e i metatag, in network costruiti da autentici esperti della comunicazione, la cui comprensione del semplicistico, contemporaneo bisogno di apparire e scomparire nel caos universale, aveva reso milionari.
    Per inciso, solo degli imbelli penserebbero che nel momento di massima esplosione della chiacchiera futile, dell'idiozia, del cattivo gusto, delle immagini e dei contenuti auto prodotti, una facoltà dal (supponente) nome di scienze della comunicazione possa essere fuori dal tempo.
    Noi siamo europei, purtroppo, non americani. Blasè, dobbiamo pensare di collocarci intellettualmente al di sopra di fenomeni in corso, dimenticando che, svecchiata l'università, fucilati gli ultimi residui del pensiero di sinistra, esiliati i dinosauri, potremmo essere noi a fare pacchi di soldi con le nuove tecnologie, le manie della folla, sfruttando concetti utili come ad esempio l"herd mentality" e l'"information cascade" e non facendoci imbambolare da parolai paleolitici. Fare soldi, noi, non sarebbe male. Non uno stronzetto semi autistico che ha fatto dei suoi deficit in social skills un'arma di distruzione di massa, e gira in ciabatte e si presenta a wall street in maglietta, per dimostrare che lui i code dress non li segue, li programma in un miliardo di persone. O un grasso bastardo che probabilmente non ha mai sentito parlare della scuola di Francoforte e che ha messo su dei server in nuova zelanda, fregando niente meno che l'FBI.
    Se comunque volete continuare a fare gli aristocratici del pensiero e farvi incu*are da chi non ha simili manie e vi falcia via il grano come un prato inglese, "Contro la comunicazione" è il libro che fà per voi. Eco, Debord, Derrida,Lacan, la comunicazione globale come fenomeno psicotico di dissoluzione di ogni contenuto, la freudiana negazione, in una nuova veste internettiana, come costante fantasma karmico di ogni affermazione nel disordinato tutto-e-il-contrario-di-tutto; e nuovi simpatici e fondati motivi per deridere chi ha fatto scienze della comunicazione in italia.
    Perchè all'estero sanno che esiste una cosa che si chiama informatica.
    Un libro amabile, intelligente, pieno di belle idee e di riferimenti interessanti, ma senza una riga di php.

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    zio said on Jul 12, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    questo breve pamphlet si compone di due parti, una contro la comunicazione e l'altra in favore dell'estetica.
    lineare e decisamente condivisibile l'impianto accusatorio mosso alla comunicazione massmediatica, colpevole di non creare conoscenza, ma, a ...(continue)

    questo breve pamphlet si compone di due parti, una contro la comunicazione e l'altra in favore dell'estetica.
    lineare e decisamente condivisibile l'impianto accusatorio mosso alla comunicazione massmediatica, colpevole di non creare conoscenza, ma, al contrario, di svuotare le idee ed i fatti del loro significato procedendo ad un'omologazione del pensiero, degli eventi e degli uomini ed alla cancellazione della memoria e della morale.
    affascinante, seppur complessa, la proposta, alternativa, di affidarsi all'estetica ed al "disinteresse interessato" per resistere alla comunicazione, ma la realizzazione pratica di tale processo risulta nebulosa, vaga, enigmatica e l'intera tesi appare zoppa.

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    Marco said on Oct 11, 2011 | Add your feedback

  • 12 people find this helpful

    Libello al vetriolo scritto da uno dei maggiori studiosi italiani di estetica, che contrappone, appunto, l'estetica (basata sul logos, e quindi fonte di conoscenza) alla comunicazione, pratica del tutto priva di fondamenta, e dunque pura masc ...(continue)

    Libello al vetriolo scritto da uno dei maggiori studiosi italiani di estetica, che contrappone, appunto, l'estetica (basata sul logos, e quindi fonte di conoscenza) alla comunicazione, pratica del tutto priva di fondamenta, e dunque pura maschera del vaniloquio frivolo o autoritario: la pars destruens è particolarmente gustosa, e al termine d'essa si arriva a concludere che scienza della comunicazione (che è addirittura il nome d'una facoltà universitaria) sarebbe in realtà una pura contradictio in adiecto. Il saggio è fatto, naturalmente, per piacere a chi, come il sottoscritto, del puro comunicare ha sempre diffidato, e per far inalberare chi, viceversa, di comunicazione campa in un modo o nell'altro: sarebbe interessante però sentire che cosa costui sia capace di rispondere alle puntuali obiezioni di Perniola.

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    Asclepiade said on Jan 17, 2011 | Add your feedback

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    Ecco cosa ci propongono i media: disfacimento totale della conoscenza e della cultura. Sapevamo già che molti preferiscono guardare la De Filippi anzichè Piero Angela, ma in questo libro troviamo una profonda analisi del fenomeno massmediatico che og ...(continue)

    Ecco cosa ci propongono i media: disfacimento totale della conoscenza e della cultura. Sapevamo già che molti preferiscono guardare la De Filippi anzichè Piero Angela, ma in questo libro troviamo una profonda analisi del fenomeno massmediatico che ogni giorno ci vorrebbe tutti più simili tra di noi. Siamo piccole pedine da manipolare meglio, poichè un solo individuo pensa la stessa cosa degli altri restanti milioni.
    La comunicazione non dà scelta.

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    Angiefloyd said on Nov 14, 2009 | Add your feedback

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    Non definisce la comunicazione, ci si gira intorno con un collage di posizioni autorevoli e di semplificazioni madornali. E poi fa lo stesso con l'estetica.

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    dv said on Jun 6, 2009 | Add your feedback

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    concordo

    a furia di comunicare non si pensa più, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti (quelli che usano ancora il cervello e non il telecomando)

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    luigi said on Dec 10, 2008 | Add your feedback

Book Details

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  • Others 118 Pages
  • ISBN-10: 8806168207
  • ISBN-13: 9788806168209
  • Publisher: Einaudi
  • Publish date: 2004-01-01
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