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Contro ogni speranza

22 anni nel gulag delle Americhe dal fondo delle carceri di Fidel Castro

Di

Editore: Spirali

4.3
(4)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8877708077 | Isbn-13: 9788877708076 | Data di pubblicazione: 

Curatore: R. Sonaglia

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Descrizione del libro
Il 28 dicembre 1960 Armando Valladares, un giovane impiegato cubano, viene arrestato dagli agenti della polizia politica perché accusato di essere un "controrivoluzionario": uscirà di prigione ventidue anni dopo. Questo libro è il racconto dell'inferno in cui egli ha vissuto e la storia di c0me un uomo sia riuscito a sopravvivere alle peggiori sevizie senza mai perdere la speranza, per quanto infondata potesse apparirgli.
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    Contro ogni speranza - di Francesco Paludetto

    Abbiamo sentito degli stermini nella russia comunista. Ci hanno raccontato degli stermini nella Cina Di Mao Tze Tung. Forse non sappiamo nulla della Cambogia, con i Kmher rossi, ma sicuramente conosciamo la storia vietnamita, anche se forse un po’… “americanata” attraverso i film. Ma chi ha mai s ...continua

    Abbiamo sentito degli stermini nella russia comunista. Ci hanno raccontato degli stermini nella Cina Di Mao Tze Tung. Forse non sappiamo nulla della Cambogia, con i Kmher rossi, ma sicuramente conosciamo la storia vietnamita, anche se forse un po’… “americanata” attraverso i film. Ma chi ha mai sentito parlare di Cuba? La storia dei missili nucleari provenienti dall’URSS che hanno paralizzato popolazioni con il terrore di una guerra nucleare forse è conosciuta. Ma è successo anche qualcos’altro. Prima. Armando Valladares era una persona come tante. Lavorava per lo Stato (dipendente del Ministero delle Comunicazioni), era un bravo cittadino e un cristiano praticante. Un giorno alcuni poliziotti arrivarono a casa sua con un mandato di perquisizione. Dopo essersi assicurato che non era armato (cosa che invece avevano sostenuto i mandanti) cercarono in tutta la casa, senza trovare nulla di sospetto. “Lo portiamo via per un rapido interrogatorio, le garantisco che lo riaccompagneremo noi fra un’ora” disse il capo alla povera madre, già avanti con l’età. La madre e la sorella lo aspettarono, ma lui non è più tornato. Accusa: controrivoluzionario. Prove: nessuna. Pena: 30 anni di carcere (o ergastolo, non viene citato nel libro). Motivo: i cristiani sono contrari alla rivoluzione, quindi controrivoluzionari e pertanto pericolosi (inoltre fu accusato di innumerevoli crimini tra cui sabotaggio, ma di cui non si aveva alcuna prova: quando chiese dove avesse effettuato i sabotaggi, nessuno fu in grado di rispondergli). Dopo che fu incarcerato dissero alla stampa che era un agente della CIA e vennero organizzate manifestazioni che chiedavano la sua morte. Fece il giro delle prigioni cubane, ma non in ottanta giorni, come forse sperava. Impiegò 22 anni. Dopo alcuni difficili mesi di carcere, cominciarono a proporgli la riabilitazione: doveva accettare il comunismo e tutte le idee. Lo Stato non poteva accettare che ci fossero prigionieri politici, e infatti la notizia non fu mai confermata dal governo, per cui tentarono in ogni modo di far accettare il comunismo ai detenuti. E proprio in tutti i modi… Ma lui non cedette mai. Sottoposto assieme a migliaia di compatrioti a torture inaudite, decise di mantenere salda la sua fede fino alla fine (racconta di come il suo rapporto con Dio sia riuscito a salvarlo e a renderlo deciso a mantenere i suoi ideali). Ma per noi, che abitiamo in case riscaldate, con l’acqua corrente e anche calda (depurata, si può bere anche dal rubinetto), letti comodi con lenzuola sempre pulite e profumate, vestiti belli lavati dalla lavatrice e bagni con tutti i confort, forse non riusciamo a immaginare neanche le condizioni di vita di quegli uomini: non poveracci, perchè un’umanità come quella è dfficile trovarla nel nostro mondo. Lasciato marcire in camere talmente affollate che non ci stavano tutti sdraiati, senza finestre, lasciati nudi per gran parte del tempo, anche (specialmente) in inverno, senza potersi lavare, con vermi e ratti che, affamati, affollavano le fogne e, spinti dalla fame, giungevano ad attacare i detenuti. Acqua razionata (un litro al giorno per bere e lavarsi, difatti non si lavavano) e cibo assolutamente insufficiente e di qualità… non adatta: venivano serviti cibi destinati agli allevamenti oppure scaduti, cotti male in condizioni igieniche terribili. Cosa faremmo noi se trovassimo un topo nella minestra? E questo non è ancora nulla in confronto alle azioni volte a convincere i detenuti politici (quelli che rifiutavano la rivoluzione, senza aver commesso crimini particolari) ad accettare la riabilitazione. Soldati armati di baionette, fili elettrici (senza copertura…) bastoni e fucili, catene e quant’altro, quando avevano voglia (oppure quando veniva imposto loro da psicologi che studiavano le reazioni dei detenuti) aprivano una cella e picchiavano il detenuto, finchè questi sveniva. Dopo i pestaggi, solo i più gravi venivano curati. I prigionieri erano lasciati in condizioni tali da vivere sul filo della morte. Poi torture, quelle sperimentate dai comunisti dell’URSS e poi trasmesse ai compagni cubani, in particolare psicologiche: cose che costarono parecchi suicidi e gravi danni celebrali (una delle varie “cose” era quella di mettere prigionieri nelle stesse celle di pazzi, in modo che impazzissero anche loro, e che chiedessero così la riabilitazione, oppure il fatto di simulare l’arrivo dei soldati per il pestaggio, senza che poi entrassero nella cella per davvero, il che provocava terrore contino nei prigionieri, che prima o poi, speravano gli aguzzini, sarebbero capitolati). L’unica arma dei detenuti era lo sciopero della fame: numerose volte Valladares ricorse a questo espediente, arrivando così a fare uno sciopero di 46 giorni (forzato: dopo alcuni giorni gli negarono gli alimenti), dopo il quale fu costretto alla sedia a rotelle. Anche un suo amico, dopo averne intrapreso uno, fu privato del cibo: fu lasciato morire di fame, cosa che accadde dopo 56 giorni. Molte altre cose ancora più terribili sono narrate in questo libro, cose che purtroppo erano già accadute durante Nazismo e Fascismo, e poi con il Comunismo in modo ancora più evidente. Per sapere di più conviene leggerlo. E’ un po’ lungo, ma ne vale la pena. Ma una persona mi faceva poi riflettere riguardo a una cosa. Come mai sono successe queste cose? Che cosa ha portato alla formazione di organizzazioni (se si possono definire così) volte a reprimere uno o tanti pensieri diversi dall’organizzazione stessa? E’ abbastanza evidente come tutto nasca principalmente nel Novecento (cosa non del tutto vera: basti pensare al caso della rivolta della Vandea, in cui una popolazione fu quasi completamente sterminata durante la rivoluzione francese, per il fatto di non averla accolta). Che cosa c’era prima, che cosa ha portato a tali nefandezze? Vorrei cercare di renderlo chiaro in un prossimo articolo, sperando che possa giungere presto!

    ha scritto il