Controcorrente

La Biblioteca di Repubblica. Ottocento, 37

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

3.7
(1651)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Indiano (Hindi) , Catalano

Isbn-10: 8889145374 | Isbn-13: 9788889145371 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giovanna Coccetti ; Prefazione: Agnese Silvestri

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Un misticismo inquieto misto a un simbolismo intriso di sinistre visioni, diede vita a quel “romanzo senza trama” che fu riconosciuto come il manifesto del Decadentismo: nell’eccentrico isolamento del protagonista, disposto a raggiungere e oltrepassare i confini della ragione, vi è, infatti, tutta l’esigenza della fuga dalla realtà che fu propria di un’intera epoca. Con “Controcorrente” il nuovo modo di fare letteratura inaugurato da Baudelaire trovò piena espressione, per affermare una volta per tutte che “l’inverosimile non è sempre, nel mondo, un’eccezione".
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    Una vera enciclopedia del decandentismo, ci sono pagine e pagine fatte di cataloghi di ricercatezze in grado di restituire l'ebbrezza del protagonista, oppure le complesse sfumature di sensazioni da l ...continua

    Una vera enciclopedia del decandentismo, ci sono pagine e pagine fatte di cataloghi di ricercatezze in grado di restituire l'ebbrezza del protagonista, oppure le complesse sfumature di sensazioni da lui ricercate, o ancora la sua lucida follia.
    Letto nell'edizione BUR. La traduzione di Sbarbaro (Garzanti) ho provato a leggerla, ed è elegante, ma ho optato per qualcosa di più scorrevole, e con un titolo (A ritroso) e una copertina (una Wunderkammer) più affascinanti.

    ha scritto il 

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    Le radici della Ricerca proustiana sono tutte qui, in questo volumetto che racconta la vita decadente e artificiosa vita di un nobilotto nauseato dalla vanità di tutto. L'unicità di questo romanzo che ...continua

    Le radici della Ricerca proustiana sono tutte qui, in questo volumetto che racconta la vita decadente e artificiosa vita di un nobilotto nauseato dalla vanità di tutto. L'unicità di questo romanzo che si ribella contro i dettami del naturalismo francese non è tanto la trama quanto la preziosità delle descrizioni, simbolo letterario e punto di fuga della decadenza. Splendido, crudele, nauseante, artificioso: un libro da affiancare a Dorian Gray.

    ha scritto il 

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    Incompreso

    Decadentismo, estetismo, dandysmo. Parole che pronuncia solo chi non ha letto questo libro o chi non lo ha capito! Pochi anche all'epoca in cui fu pubblicato per la prima volta questo libro lo compres ...continua

    Decadentismo, estetismo, dandysmo. Parole che pronuncia solo chi non ha letto questo libro o chi non lo ha capito! Pochi anche all'epoca in cui fu pubblicato per la prima volta questo libro lo compresero a fondo.

    Quando nel 1884 pubblicò à rebours (Controcorrente) lo scrittore Barbey d’Aurevilly riferì a Huysmans quanto aveva detto a Baudelaire a proposito dei suoi Les fleurs du mal: “Dopo Les fleurs du mal non le resta logicamente che la bocca di una pistola o i piedi della croce. Baudelaire ha scelto i piedi della croce”. Li sceglierà anche l’autore di à rebours?” Lo stesso Huysmans ammise che d'Aurevilly fu uno dei pochi ad aver compreso il suo libro.

    ha scritto il 

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    Non avrei potuto scegliere un periodo migliore per iniziare la lettura di questo libro: l'estate.
    Non essendo affatto un amante della stagione, mi sono ritrovato ben presto, fin dai primi segni dell'a ...continua

    Non avrei potuto scegliere un periodo migliore per iniziare la lettura di questo libro: l'estate.
    Non essendo affatto un amante della stagione, mi sono ritrovato ben presto, fin dai primi segni dell'alzarsi delle temperature, a seguire l'esempio di Des Esseintes, rinchiudendomi dentro casa.
    Inutile dire che nonostante il totale disprezzo del protagonista nei confronti di qualsiasi cosa si trovi al di fuori della sua dimora, sia giunto io stesso talvolta a simpatizzare con il suo stato d'animo. Più volte durante la lettura sono giunto ad autodiagnosticarmi una nevrosi.
    Iniziato pensando a momenti di leggere un'opera che avrebbe narrato la vita di un ossessivo interior designer di fine ottocento, mi sono trovato di fronte fin dalla prima pagina ad atmosfere così cupe e ad un personalità di una tale cattiveria e misantropia, come non ne avevo mai trovate nemmeno tra i romanzi più o meno smaccatamente gotici di inizio secolo.
    La lettura, che non credo si possa definire esattamente incalzante, alterna abilmente momenti di stasi, in cui Des Esseintes si dilunga per pagine in monologhi interiori sul giusto accostamento dei colori della tappezzeria in base alla luce diurna o notturna, o ancora, denigrando almeno tre quarti della letteratura latina, a momenti più fluidi che catturano l'attenzione del lettore per mezzo dei ricordi o di brevi squarci di vita ormai appartenenti al passato del protagonista. Come giustamente si confà ad un nevrotico solitario dai gusti estremamente raffinati e specifici, i ragionamenti e le riflessioni sull'arte, sul secolo a lui contemporaneo, sulla società e sulla natura si sprecano. Un romanzo dove quindi non accade nulla di effettivo, se non nella testa di Des Esseintes.
    Eppure nonostante tutti i suoi sforzi nel voler mettere in atto il suo piano satanico di ricreare la natura per mezzo dell'artificio, non è la superiorità del suo intelletto su di essa a regnare sovrana tra le mura di casa, bensì l'inevitabile noia insostenibile che ne consegue. In questo senso il libro di Huysmans è quindi ancora attualissimo nel parlare della difficoltà di varcare la soglia di casa, fuori dalla quale a giudicare da Des Esseintes imperversano solamente il crimine, la furbizia e la stupidità umana, ma nel fare questo funge anche da antidoto, nel momento in cui questo decadente per eccellenza è costretto ad accettare la sconfitta.

    ha scritto il 

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    mumble mumble... il mio civismo... lascio attaccato emule anche se non ho voglia di scaricare un cazzo... così gli altri possono scaricare da me... un gesto nobile. oltre alla musica adesso metto in l ...continua

    mumble mumble... il mio civismo... lascio attaccato emule anche se non ho voglia di scaricare un cazzo... così gli altri possono scaricare da me... un gesto nobile. oltre alla musica adesso metto in loop anche i vecchi video, tipo quello della sony, con tutte le palline colorate che rimbalzano... quando l'ho visto per la prima volta ho sentito una specie di contentezza...
    qualcosa di strano avviene... non sono poi immutabile... alcun metallo resiste al combinato di tempo e pressione... io credo di stare diventando molto buono.
    fortuna che domani la vista degli umani mi farà tornare la rabbia e così potrò campare un'altra settimana senza che mi commuovano i fanali, le disgrazie lontane e collettive, gli accordi di settima, i cani...
    nella notte, chissà perchè, mi sono sognato che dirigevo un call center... era un sogno molto americano, con le persone che mi si rivolgevano fiduciose... c'erano moltissime cose non dette, che però io capivo lo stesso... lo capivo da come muovevano le sopracciglia... e fuori dal balcone stava un tizio ad annaffiare le piante col tubo di plastica verde...
    pure la colonna sonora del sogno era americana, un folk accattivante, malinconico, con l'occazionale impennata... la mia vista scorreva sulla fila dei visi incuffiati, nella luce verde chiaro... ognuno pareva dare il meglio... la mia vista non era umana ma scorreva dritta, come una cinepresa sul carrello... dalle facce emanava l'etica stessa, facile etica. la doppia etica del di... interferenza... bada al tuo posto altrimenti finirai a fare il bidello, in molise... bada...
    mormoravano tutti quanti i ragazzi con le cuffie, saliva un grande mormorio di partecipazione... poi la vista cambiava direzione e si muoveva come attraverso gli oggetti, le pareti dei cubicoli e dei muri... fino a me. al centro. della stanza stavo io e un server nero, grosso come un armadio, con una sola lucina rossa. pure il server faceva le fusa... pareva una vecchia stufa... io sogno raramente cose piacevoli... ma perchè un call center...
    in quei momenti ero persino in grado di simpatizzare cogli informatici, con quelli che sognano il mondo della grande comunicazione... ma questo solo perchè nel call center la natura umana era azzerata, purificata... nessuno lì dentro pareva pensare troppo, nessuno rideva forte... eppure non erano macchine, più simili a cani... tanti disinteressati cani prodigio, fatui e chiacchierini... non uomini... si, la rivoluzione informatica sarebbe splendida se stesse in mano ai cani... devo proporlo a qualcuno, dare i computer ai cani...
    anche io, per esempio, se avessi un cane... ma io ce l'ho...
    ehi fuffy... fuuuuffy... perchè questo cane di merda non obbedisce, eh? fufiiiii...
    vieni qua! ah, fai lo sforesto... guarda che ti do fuoco, mica mi appauro...
    tu non sai con chi stai parlando, fuffio. tu... TU HAI PRESO DI PETTO L'UOMO SBAGLIATO!
    huhuuuuu... fuuuuuuffy... MWAHAHAHHA! altro che ciappi! ciappi il cazzo! ho qui una cateeeena... vieni vieni vieniiii...

    ha scritto il 

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