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Conversazione in Sicilia

Di

3.8
(1973)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8817059757 | Isbn-13: 9788817059756 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Travel

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Descrizione del libro
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  • 4

    Assocerò sempre questo romanzo breve al mio recente viaggio, e alla mia scoperta dell'umanità come una vasta moltitudine, un mare che respira: una goccia è persa, due gocce possono muovere il mare int ...continua

    Assocerò sempre questo romanzo breve al mio recente viaggio, e alla mia scoperta dell'umanità come una vasta moltitudine, un mare che respira: una goccia è persa, due gocce possono muovere il mare intero. Conversazioni in una Sicilia a scartamento ridotto, ma ad altissima velocità spirituale, in un'atmosfera di sogno che è però doppia realtà (due volte reale), tutti i contrari convergono in muri chiusi a chiave, ma in fondo una chiave facile. Morale anti-fa demodé, ma Chiunque di fronte a una tale ingiustizia avrebbe impugnato la penna per lasciare un segno del tutto opposto. Grazie Elio(t), per avermi fatto scoprire l'Assoluto come contemporaneo negare e affermare ogni cosa, un relativismo non nichilista, ma pieno di tutto, perchè ogni cosa ha tutto in sé. Il passato e il presente sono la stessa cosa, il fratello di Silvestro Ferrauto nello stesso momento, che è sempre presente gioca con lui divertendosi a sette anni e muore soldato, squarciato e dilaniato sulla neve.

    ha scritto il 

  • 4

    Vittorini che non ha bisogno di tè e Madeleine per ricordare; Vittorini che racconta ed è un ricordo. Lo si ama per come fa propria quella "Leggerezza" calviniana che deve ancora venire, per come spic ...continua

    Vittorini che non ha bisogno di tè e Madeleine per ricordare; Vittorini che racconta ed è un ricordo. Lo si ama per come fa propria quella "Leggerezza" calviniana che deve ancora venire, per come spicca grandi salti dalle nere tombe del suo secolo fin su alle cose impalpabili di questo mondo, quelle che si ammucchiano tutte in aria al riparo dalla gravità degli uomini.
    Un gran viaggio.

    ha scritto il 

  • 5

    La vicenda si svolge in Sicilia, in diverse località fra la costa e le montagne, ma, come sottolineato dallo stesso Vittorini nella nota finale, l’ambientazione non ha alcuna importanza per lo svolgim ...continua

    La vicenda si svolge in Sicilia, in diverse località fra la costa e le montagne, ma, come sottolineato dallo stesso Vittorini nella nota finale, l’ambientazione non ha alcuna importanza per lo svolgimento del libro.
Il romanzo è scritto in prima persona, come cronaca autobiografica del viaggio compiuto da un uomo nei luoghi della propria infanzia, ma il narratore si sofferma soprattutto sui pensieri, le emozioni, le sensazioni suggeritegli dagli incontri che fa, creando un’atmosfera surreale e a volte onirica.
Il linguaggio è piuttosto semplice, volutamente surreale, ritrae più l’interiorità del protagonista che le situazioni descritte. 
Il protagonista, un giovane “in preda ad astratti furori”, sofferente per “il genere umano perduto” ma incapace di qualsiasi coinvolgimento nella realtà, sfiduciato, passivo, infelice, pessimista, riceve una lettera dal padre che gli dice di aver lasciato la madre e lo prega di averne cura. Allora decide di farle visita, prende il treno torna nella natia Sicilia; “Conversazione in Sicilia” è appunto la narrazione di questo viaggio, degli incontri del giovane con i personaggi più svariati, dal “Gran Lombardo” ai siciliani che lo prendono per americano, dalla madre piena di rancore verso il padre donnaiolo ma piena di fraterna solidarietà per i malati che assiste all’arrotino che “soffre per il dolore del mondo offeso”, fino alla scoperta della tragica morte in guerra del fratello e al ritorno del padre. Ma, come dice il titolo, il romanzo è soprattutto una “conversazione” del protagonista con la madre e con gli altri siciliani, un disperato tentativo di comprendere e far comprendere agli altri quanto il mondo sia “offeso”, quanto sia “più genere umano il genere umano dei morti di fame”.
Vittorini riporta nella surreale narrazione di questo viaggio una profonda coscienza di umanità, la coscienza della vanità del dolore a cui il genere umano e il mondo intero sono sottoposti dalla guerra, dalla fame, dalla malattia; i siciliani descritti da Vittorini sono semplici, si accontentano della realtà senza cercare sovrastrutture, ma colgono, su invito del protagonista la loro fratellanza con i derelitti di ogni provenienza, in nome della comune appartenenza al “genere umano dei morti di fame”. Altre interpretazioni rileggono il romanzo in chiave totalmente allegorica: Vittorini avrebbe descritto l’Italia fascista e i suoi personaggi nei panni dei siciliani in modo oscuro per non incorrere nella censura.

    ha scritto il 

  • 2

    Mai capito cosa ci sia di tanto eccezionale in Conversazione. C'è, vero, una atmosfera di odori, poco scontata,ricostruita in colori e sapori che affondano nel ventre di una Sicilia sconosciuta, con e ...continua

    Mai capito cosa ci sia di tanto eccezionale in Conversazione. C'è, vero, una atmosfera di odori, poco scontata,ricostruita in colori e sapori che affondano nel ventre di una Sicilia sconosciuta, con echi arabeschi. Ma finisce qui. Perché Vittorini, scrittore davvero sopravvalutato, rende la sua scrittura astratta macchinosa, ripetitiva (volutamente) ma rischiando la monotonia, infarcendo di simbolismi che vorrebbero dire tutto e alla fine non dicono niente la quantità di personaggi: di cui si salvano i ritratti femminili, a tratti straordinari. Decisamente un romanzo più importante che bello. Come il suo autore.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo davvero significativo.
    Il protagonista, Silvestro, torna in Sicilia dopo essere emigrato quindici anni prima e incontra una serie di personaggi, tra cui la madre, il tutto simbolo di un ritorn ...continua

    Romanzo davvero significativo.
    Il protagonista, Silvestro, torna in Sicilia dopo essere emigrato quindici anni prima e incontra una serie di personaggi, tra cui la madre, il tutto simbolo di un ritorno alle proprie origini e acquisizione della consapevolezza del dolore sofferto dal genere umano.
    Pagine di alta letteratura e poesia pura.

    ha scritto il 

  • 4

    Non so valutarlo in maniera spassionata, l'ho letto perché parte del programma di un mio esame universitario e quindi l'ho "studiato", utilizzando una prospettiva molto oggettiva e attenta. Non so com ...continua

    Non so valutarlo in maniera spassionata, l'ho letto perché parte del programma di un mio esame universitario e quindi l'ho "studiato", utilizzando una prospettiva molto oggettiva e attenta. Non so come l'avrei recepito con una lettura effettuata in maniera più leggera e di svago.
    In ogni caso, Vittorini è una figura di intellettuale che stimo profondamente e Conversazione è stato per lui uno dei libri più importanti e che considerava migliori, e quindi la mia recensione non può che essere positiva.
    Lo stile di Vittorini mi piace molto, perché pur essendo sempre chiaro e semplice, è estremamente poetico e musicale, sempre curatissimo nel minimo dettaglio.
    Alcuni capitoli sono delle vere chicche, su tutti il primo, con quegli "astratti furori" e quella "quiete nella non speranza" che è un male che affligge anche molte persone vicine a me.
    La madre è un personaggio fortissimo, i dialoghi con lei sono assolutamente i più spassosi, oltre che fonte di riflessione. Non posso che stimarla profondamente per quella scenetta a proposito delle "api-regine" corteggiate dal marito:

    "(...)le trattava sempre da regine. Era un uomo gentile".
    (...) "E questo era male?" - dissi io.
    E mia madre: "Il male era che le trattava da regine, non da sporche vacche. E che dava loro a intendere chissà cosa. Questo era il male. Io non potevo guardarle dall'alto in basso".

    In generale, nonostante verso la fine si perda un po' nella vaghezza e nella nebbia, il mio giudizio è altamente positivo, sicuramente anche grazie ai molti saggi critici e le spiegazioni sentite a riguardo.

    ha scritto il 

  • 0

    "In fondo non piangevo nemmeno; ricordavo; e il ricordo aveva quest'apparenza di pianto agli occhi altrui"

    Piccolo manoscritto infilato in una bottiglia, affidato al mare (alla pietosa inclemenza dell'acqua e del sale, ai travolgenti vortici del tempo), ambientato in una Sicilia favolosa, reale ed irreale ...continua

    Piccolo manoscritto infilato in una bottiglia, affidato al mare (alla pietosa inclemenza dell'acqua e del sale, ai travolgenti vortici del tempo), ambientato in una Sicilia favolosa, reale ed irreale al tempo stesso, parte distaccata di un universo in rovina, Conversazione in Sicilia è documento criptico e prezioso (per quelle vene pulsanti di poesia che lo attraversano).
    C'è la ferocia delle idee urlate con rabbiosa, disperata convinzione, in esso, intrecciata alla velata malinconia del ricordo. In una luce livida, ghiacciata avanza il triste corteo di Vittorini, un seguito disordinato di uomini e donne miserevoli (ma l'umanità è più forte e più autentica in coloro che soffrono, che vivono nella polvere e sudano lacrime e sangue), di soldati bambini (morti ancor prima di aver vissuto) che si tengono in vita fischiando, danzando e recitando Shakespeare, attraverso le poche tappe di una via crucis di coscienza e scoperta, all'ombra dei corvi, per meglio sopportare la propria parte del grande dolore del mondo offeso.

    ha scritto il 

  • 0

    enigmatico ..

    .. a dir poco. Nel 1941 in Italia doveva essere un ufo proveniente dalla Francia esistenzialista o giù di lì, oggi ha il sapore profetico di una Agota Kristof, uno still life con fichi d'india e lupi ...continua

    .. a dir poco. Nel 1941 in Italia doveva essere un ufo proveniente dalla Francia esistenzialista o giù di lì, oggi ha il sapore profetico di una Agota Kristof, uno still life con fichi d'india e lupini

    ha scritto il 

  • 4

    “Conversazione in Sicilia” si conclude con una “Nota”, con la quale Vittorini dissuade il lettore dal considerare “questa Conversazione” un racconto realistico e, in tal senso, lo avvisa che “Ad evita ...continua

    “Conversazione in Sicilia” si conclude con una “Nota”, con la quale Vittorini dissuade il lettore dal considerare “questa Conversazione” un racconto realistico e, in tal senso, lo avvisa che “Ad evitare equivoci o fraintendimenti, come il protagonista di questa Conversazione non è autobiografico, così la Sicilia che lo inquadra e accompagna è solo per avventura Sicilia; solo perchè il nome Sicilia mi suona meglio del nome Persia o Venezuela.”. Sebbene questa “Nota” avesse lo scopo di “dissimulare” l' ispirazione antifascista contenuta in “Conversazione”, tentando con quell'evocazione “irrealistica” di allontanare dal romanzo il sospetto di avere un fine di denuncia politica che era la necessità originaria che aveva spinto Vittorini a scriverlo – cosa che peraltro non servì allo scopo dato che poco dopo la sua uscita, avvenuta nel '41, ne fu vietata la pubblicazione in Italia proprio perchè ritenuto un testo antifascista – tuttavia questa “Nota” contiene un valore che va al di là di questo aspetto contingente. Quelle parole non sono infatti estranee alla natura di “Conversazione”, bensì ci parlano proprio della sua natura più profonda che rende ancor oggi vivo questo romanzo. Nel suggerirne una lettura fuori dal tempo e dallo spazio esse evocano quella dimensione metanarrativa e metastorica che è assolutamente presente in “Conversazione”, la quale emancipa il romanzo dai suoi risvolti e dai suoi aspetti realistici e storici, pur in esso presenti, e lo innalza a un livello squisitamente letterario, in quanto costruzione di un “mondo” narrativo ed esistenziale i cui echi e le cui risonanze sono rimaste assolutamente intatte. Vi è infatti in “Conversazione in Sicilia” una dimensione evocativa e fantastica che trascende la realtà e la simbolizza fissandola in immagini e figure in cui si incarnano condizioni e significati perenni che si incastonano in un universo immaginario e mitico. “Conversazione” è un romanzo che dà continue suggestioni perchè tutto, anche il già noto e già visto, si fa scoperta di se stesso. Le cose si spostano in un'altra dimensione e affondano nel fascino di una lontananza in cui tutto è sospeso e misterioso: “<<Ma guarda, sono da mia madre>>, pensai di nuovo, e lo trovavo improvviso, esserci, come improvviso ci si ritrova in un punto della memoria, e altrettanto favoloso, e credevo di essere entrato a viaggiare in una quarta dimensione. Pareva che non ci fosse stato nulla, o solo un sogno, un intermezzo d'animo...e che l'essere là fosse effetto...d'un movimento della mia memoria, non del mio corpo”. Così dice Silvestro, il protagonista - alias dello stesso Vittorini - nel descrivere l'arrivo presso la madre, al temine di quel viaggio che l'ha condotto da Milano in Sicilia. E in quelle parole che raccontano quel senso di stupore e di scoperta che è un cifra permanente del romanzo, trova posto un concentrato dei temi presenti in “Conversazione”: la memoria e il sogno, il viaggio che da fisico si fa mentale, il sentirsi trasportati in una dimensione altra, favolosa e interiore che si nutre dei ricordi e nello steso tempo li osserva e li rivive, trovando in essi allusioni a nuovi e segreti significati. E' quella dimensione onirica che fa apparire il viaggio di Silvestro e gli incontri che egli fa come se avvenissero in un mondo fatto di spiriti e fantasmi, che si materializzano per annunciare ed enunciare le loro verità e le loro storie, le quali sono dette e rappresentate come se provenissero da un altrove che dà loro un senso epico e le fa diventare come pronunciate in nome e a nome del genere umano. La realtà resta certo la matrice di quest'opera, ma essa è trasfigurata da Vittorini per condurre una ricognizione su quell' umanità offesa e su quel dolore del mondo che lo spettro visuale della Sicilia amplifica ed esalta ma che sono condizioni proprie di quel genere umano perduto che sin dall'incipit viene evocato e, a suo modo, invocato: “Io ero, quell'inverno in preda ad astratti furori;...furori, in qualche modo, per il genere umano perduto”. I nuclei ideologici all'origine di “Conversazione” si convertono quindi in categorie morali e assumono un valore etico che va oltre il momento storicamente determinato in cui l'opera nacque, alludendo ad una universalità e generalità della condizione umana. E facendo emergere i potenziali significati universali, la letteratura stessa, in questo quadro, nel suo farsi “protesta” assume il valore della “possibilità” da contrapporre alla realtà. Come un cantastorie che illustra i quadri del suo cartellone e con essi dialoga, anzi “conversa” - essendo, come ebbe a dire Calvino, tutto il romanzo, un “romanzo di conversazione” - Vittorini nel “suo viaggio” che è come una discesa oltreterrena, incontra e crea una miriade di personaggi simbolo, latori di significati e di messaggi. Già sul traghetto su cui Silvestro attraversa lo Stretto vi è l'ingresso in una sorta di “città dolente”, nel trovarsi di fronte quell'umanità immobile e silenziosa a cui – egli dice - “sorridevo loro e loro mi guardavano senza sorridere”. E, di quell'umanità, ne è simbolo l' uomo delle arance, con le sue arance invendibili, che ne incarna l'afflizione ma, soprattutto, quel senso impotente di offesa che da muto si fa nel corso del romanzo lamento forte e ripetuto fino ad ergersi come un valore, carico di dolore e sofferenza ma, al tempo stesso, alto e solenne, il cui destino accomuna l' ”umano genere”. E tenendo sempre sullo sfondo l'idea e l'alone di questa umanità dolente Vittorini “inventa” dei personaggi emblema portatori di pronunce per un ipotetico riscatto. A partire dalla figura del Gran Lombardo, coscienza pulita e rappresentante di un'umanità fiera che aspira alla libertà e che invoca “nuovi, altri doveri” per gli uomini. Ma i personaggi a cui è affidato tale compito: un arrotino, un sellaio, un mercante di panni, pur nei loro diversi modi di reclamare ed aspirare a un mondo migliore: come rivolta, come coscienza idealistica e accorata del mondo offeso, come anelito alla purificazione, riveleranno la loro incapacità in quanto incapacità di qualsiasi possibilità di redenzione e di salvezza, affondando la loro innocenza nella “squallida nudità senza terra del vino”. Ma il viaggio di Silvestro non sarà solo un viaggio nella sua coscienza e della sua coscienza, ma sarà anche un viaggio nell'universo interiore dell'infanzia, divenendone rivisitazione e, attraverso una serie di esperienze rituali e di echi “avventurosi”, penetreranno nel tempo ricordato una molteplicità di acquisizioni che inizieranno Silvestro a una sorta di ri-nascita. Lo spazio narrativo in cui ciò si concentra è nell'incontro e nel tempo con la madre, in cui convive il tempo dell'esperienza in atto e quello della memoria, in uno scambio che sovrappone i due piani così che Concezione è insieme la madre dell'infanzia di Silvestro e quella di ora, “due volte reale”. In questo modo Vittorini oltrepassa la possibile staticità del mito del Ritorno alla Madre e dà al personaggio una complessità di significati assumendo esso ora gli attributi della maternità, ora quelli della nuzialità, ora quelli della femminilità. Dai suoi racconti e dalle sue parole Concezione si rivela agli occhi di Silvestro “madre e donna” ed egli ne intuisce la sua plurima identità: “Troppa ricchezza aveva lei in sé di madre per essere stata solo una moglie” fino a riceverne conferma in quel suo raccontare, “ma non rossa, non vergognata”, dei suoi trascorsi con quel viandante a cui aveva offerto pane, acqua ed “altro”. E, in forza di quella femminilità, ella eserciterà sul figlio un ruolo arcaico di iniziatrice, di madre padrona, portandolo ad assistere al suo “giro delle iniezioni” alle donne del paese in cui si consumerà la residua innocenza dell'infanzia, in un'ennesima riproposizione dello schema, ricorrente in “Conversazione”, che vede i personaggi al servizio dei loro potenziali significati universali. In tal senso le narrazioni in “Conversazione” sono sempre parte di un'esplorazione, di una ricerca, che è lirica e poetica nel linguaggio e polisensica nei significati. E' poetico il linguaggio di “Conversazione” non solo perchè utilizza ampiamente gli strumenti della poesia come la ripetizione che dà il ritmo alla narrazione ma, soprattutto, perchè con la loro ripetizione enfatizza le parole, isolandole nella loro asciutta essenzialità e circondandole di silenzio e di non detto. Ma forse quello che è stato ed è l'aspetto di maggiore significato di “Conversazione in Sicilia” è la sua carica e il suo contenuto demistificatorio. Pur in un contesto narrativo e linguistico che trasferisce personaggi e dialoghi su un piano di irreale fissità, collocandoli su uno sfondo mitico, “Conversazione in Sicilia” è un testo profondamente antiretorico e antiidealistico. Se da una parte Silvestro acquisirà, alla fine del suo viaggio, una pluralità di acquisizioni e un'accresciuta consapevolezza del mondo egli però si arricchirà non di illusioni, né di false speranze: “Questa fu la mia conversazione in Sicilia, durata tre giorni e le notti relative, finita com'era cominciata”, dirà, in tal senso, nell' epilogo Silvestro. Il percorso di Silvestro è in sè un percorso di maturazione e, per questo, “Conversazione” può anche essere considerato un romanzo di formazione, ma ciò nel segno dell'assenza di alcuna facile verità o possibile punto di arrivo se non, appunto, quello di smitizzare il mondo e rivelarne gli inganni e i non detti. E, in questa chiave, il famoso “ehm”, ripetutamente pronunciato nel finale dal soldato morto (in cui Silvestro riconoscerà suo fratello Liborio), il quale si insedierà in Silvestro mentre questi è intento a descrivere con voluta retorica la bellezza insita nell' “ignuda donna di bronzo del monumento” alla gloria, costringendo Silvestro a ripetere quell'"ehm” dice, nel non detto e nel non dicibile di quell'”ehm” che è parola “suggellata”, tutta l'assurdità dei falsi miti di cui la morte in guerra e la relativa gloria ne sono uno dei più tragici e più dolorosi.

    ha scritto il 

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