Conversazione in Sicilia

Di

3.8
(2003)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8817059757 | Isbn-13: 9788817059756 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
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  • 3

    La spinta a soffrire, oltre che per se stessi, "per il mondo che è offeso"; l'urgenza di "altri doveri", di "nuovi doveri": da un mare per il resto alquanto ermetico, sono messaggi in bottiglia suffic ...continua

    La spinta a soffrire, oltre che per se stessi, "per il mondo che è offeso"; l'urgenza di "altri doveri", di "nuovi doveri": da un mare per il resto alquanto ermetico, sono messaggi in bottiglia sufficientemente chiari, spiaggiati nel 1941.

    ha scritto il 

  • 4

    Assocerò sempre questo romanzo breve al mio recente viaggio, e alla mia scoperta dell'umanità come una vasta moltitudine, un mare che respira: una goccia è persa, due gocce possono muovere il mare int ...continua

    Assocerò sempre questo romanzo breve al mio recente viaggio, e alla mia scoperta dell'umanità come una vasta moltitudine, un mare che respira: una goccia è persa, due gocce possono muovere il mare intero. Conversazioni in una Sicilia a scartamento ridotto, ma ad altissima velocità spirituale, in un'atmosfera di sogno che è però doppia realtà (due volte reale), tutti i contrari convergono in muri chiusi a chiave, ma in fondo una chiave facile. Morale anti-fa demodé, ma Chiunque di fronte a una tale ingiustizia avrebbe impugnato la penna per lasciare un segno del tutto opposto. Grazie Elio(t), per avermi fatto scoprire l'Assoluto come contemporaneo negare e affermare ogni cosa, un relativismo non nichilista, ma pieno di tutto, perchè ogni cosa ha tutto in sé. Il passato e il presente sono la stessa cosa, il fratello di Silvestro Ferrauto nello stesso momento, che è sempre presente, gioca con lui divertendosi a sette anni e muore soldato, squarciato e dilaniato sulla neve.

    ha scritto il 

  • 4

    Vittorini che non ha bisogno di tè e Madeleine per ricordare; Vittorini che racconta ed è un ricordo. Lo si ama per come fa propria quella "Leggerezza" calviniana che deve ancora venire, per come spic ...continua

    Vittorini che non ha bisogno di tè e Madeleine per ricordare; Vittorini che racconta ed è un ricordo. Lo si ama per come fa propria quella "Leggerezza" calviniana che deve ancora venire, per come spicca grandi salti dalle nere tombe del suo secolo fin su alle cose impalpabili di questo mondo, quelle che si ammucchiano tutte in aria al riparo dalla gravità degli uomini.
    Un gran viaggio.

    ha scritto il 

  • 5

    La vicenda si svolge in Sicilia, in diverse località fra la costa e le montagne, ma, come sottolineato dallo stesso Vittorini nella nota finale, l’ambientazione non ha alcuna importanza per lo svolgim ...continua

    La vicenda si svolge in Sicilia, in diverse località fra la costa e le montagne, ma, come sottolineato dallo stesso Vittorini nella nota finale, l’ambientazione non ha alcuna importanza per lo svolgimento del libro.
Il romanzo è scritto in prima persona, come cronaca autobiografica del viaggio compiuto da un uomo nei luoghi della propria infanzia, ma il narratore si sofferma soprattutto sui pensieri, le emozioni, le sensazioni suggeritegli dagli incontri che fa, creando un’atmosfera surreale e a volte onirica.
Il linguaggio è piuttosto semplice, volutamente surreale, ritrae più l’interiorità del protagonista che le situazioni descritte. 
Il protagonista, un giovane “in preda ad astratti furori”, sofferente per “il genere umano perduto” ma incapace di qualsiasi coinvolgimento nella realtà, sfiduciato, passivo, infelice, pessimista, riceve una lettera dal padre che gli dice di aver lasciato la madre e lo prega di averne cura. Allora decide di farle visita, prende il treno torna nella natia Sicilia; “Conversazione in Sicilia” è appunto la narrazione di questo viaggio, degli incontri del giovane con i personaggi più svariati, dal “Gran Lombardo” ai siciliani che lo prendono per americano, dalla madre piena di rancore verso il padre donnaiolo ma piena di fraterna solidarietà per i malati che assiste all’arrotino che “soffre per il dolore del mondo offeso”, fino alla scoperta della tragica morte in guerra del fratello e al ritorno del padre. Ma, come dice il titolo, il romanzo è soprattutto una “conversazione” del protagonista con la madre e con gli altri siciliani, un disperato tentativo di comprendere e far comprendere agli altri quanto il mondo sia “offeso”, quanto sia “più genere umano il genere umano dei morti di fame”.
Vittorini riporta nella surreale narrazione di questo viaggio una profonda coscienza di umanità, la coscienza della vanità del dolore a cui il genere umano e il mondo intero sono sottoposti dalla guerra, dalla fame, dalla malattia; i siciliani descritti da Vittorini sono semplici, si accontentano della realtà senza cercare sovrastrutture, ma colgono, su invito del protagonista la loro fratellanza con i derelitti di ogni provenienza, in nome della comune appartenenza al “genere umano dei morti di fame”. Altre interpretazioni rileggono il romanzo in chiave totalmente allegorica: Vittorini avrebbe descritto l’Italia fascista e i suoi personaggi nei panni dei siciliani in modo oscuro per non incorrere nella censura.

    ha scritto il 

  • 2

    Mai capito cosa ci sia di tanto eccezionale in Conversazione. C'è, vero, una atmosfera di odori, poco scontata,ricostruita in colori e sapori che affondano nel ventre di una Sicilia sconosciuta, con e ...continua

    Mai capito cosa ci sia di tanto eccezionale in Conversazione. C'è, vero, una atmosfera di odori, poco scontata,ricostruita in colori e sapori che affondano nel ventre di una Sicilia sconosciuta, con echi arabeschi. Ma finisce qui. Perché Vittorini, scrittore davvero sopravvalutato, rende la sua scrittura astratta macchinosa, ripetitiva (volutamente) ma rischiando la monotonia, infarcendo di simbolismi che vorrebbero dire tutto e alla fine non dicono niente la quantità di personaggi: di cui si salvano i ritratti femminili, a tratti straordinari. Decisamente un romanzo più importante che bello. Come il suo autore.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo davvero significativo.
    Il protagonista, Silvestro, torna in Sicilia dopo essere emigrato quindici anni prima e incontra una serie di personaggi, tra cui la madre, il tutto simbolo di un ritorn ...continua

    Romanzo davvero significativo.
    Il protagonista, Silvestro, torna in Sicilia dopo essere emigrato quindici anni prima e incontra una serie di personaggi, tra cui la madre, il tutto simbolo di un ritorno alle proprie origini e acquisizione della consapevolezza del dolore sofferto dal genere umano.
    Pagine di alta letteratura e poesia pura.

    ha scritto il 

  • 4

    Non so valutarlo in maniera spassionata, l'ho letto perché parte del programma di un mio esame universitario e quindi l'ho "studiato", utilizzando una prospettiva molto oggettiva e attenta. Non so com ...continua

    Non so valutarlo in maniera spassionata, l'ho letto perché parte del programma di un mio esame universitario e quindi l'ho "studiato", utilizzando una prospettiva molto oggettiva e attenta. Non so come l'avrei recepito con una lettura effettuata in maniera più leggera e di svago.
    In ogni caso, Vittorini è una figura di intellettuale che stimo profondamente e Conversazione è stato per lui uno dei libri più importanti e che considerava migliori, e quindi la mia recensione non può che essere positiva.
    Lo stile di Vittorini mi piace molto, perché pur essendo sempre chiaro e semplice, è estremamente poetico e musicale, sempre curatissimo nel minimo dettaglio.
    Alcuni capitoli sono delle vere chicche, su tutti il primo, con quegli "astratti furori" e quella "quiete nella non speranza" che è un male che affligge anche molte persone vicine a me.
    La madre è un personaggio fortissimo, i dialoghi con lei sono assolutamente i più spassosi, oltre che fonte di riflessione. Non posso che stimarla profondamente per quella scenetta a proposito delle "api-regine" corteggiate dal marito:

    "(...)le trattava sempre da regine. Era un uomo gentile".
    (...) "E questo era male?" - dissi io.
    E mia madre: "Il male era che le trattava da regine, non da sporche vacche. E che dava loro a intendere chissà cosa. Questo era il male. Io non potevo guardarle dall'alto in basso".

    In generale, nonostante verso la fine si perda un po' nella vaghezza e nella nebbia, il mio giudizio è altamente positivo, sicuramente anche grazie ai molti saggi critici e le spiegazioni sentite a riguardo.

    ha scritto il 

  • 0

    "In fondo non piangevo nemmeno; ricordavo; e il ricordo aveva quest'apparenza di pianto agli occhi altrui"

    Piccolo manoscritto infilato in una bottiglia, affidato al mare (alla pietosa inclemenza dell'acqua e del sale, ai travolgenti vortici del tempo), ambientato in una Sicilia favolosa, reale ed irreale ...continua

    Piccolo manoscritto infilato in una bottiglia, affidato al mare (alla pietosa inclemenza dell'acqua e del sale, ai travolgenti vortici del tempo), ambientato in una Sicilia favolosa, reale ed irreale al tempo stesso, parte distaccata di un universo in rovina, Conversazione in Sicilia è documento criptico e prezioso (per quelle vene pulsanti di poesia che lo attraversano).
    C'è la ferocia delle idee urlate con rabbiosa, disperata convinzione, in esso, intrecciata alla velata malinconia del ricordo. In una luce livida, ghiacciata avanza il triste corteo di Vittorini, un seguito disordinato di uomini e donne miserevoli (ma l'umanità è più forte e più autentica in coloro che soffrono, che vivono nella polvere e sudano lacrime e sangue), di soldati bambini (morti ancor prima di aver vissuto) che si tengono in vita fischiando, danzando e recitando Shakespeare, attraverso le poche tappe di una via crucis di coscienza e scoperta, all'ombra dei corvi, per meglio sopportare la propria parte del grande dolore del mondo offeso.

    ha scritto il 

  • 0

    enigmatico ..

    .. a dir poco. Nel 1941 in Italia doveva essere un ufo proveniente dalla Francia esistenzialista o giù di lì, oggi ha il sapore profetico di una Agota Kristof, uno still life con fichi d'india e lupi ...continua

    .. a dir poco. Nel 1941 in Italia doveva essere un ufo proveniente dalla Francia esistenzialista o giù di lì, oggi ha il sapore profetico di una Agota Kristof, uno still life con fichi d'india e lupini

    ha scritto il 

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