Copenaghen

Opera teatrale in due atti

Di

Editore: Sironi (Galápagos: un arcipelago di rappresentazioni della scienza)

4.2
(88)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8851801169 | Isbn-13: 9788851801168 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Filippo Ottoni , Maria Teresa Petruzzi ; Curatore: Martha Fabbri ; Prefazione: Gianni Zanarini

Disponibile anche come: Altri

Genere: Storia , Scienza & Natura

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Descrizione del libro
«HEISENBERG: Adesso siamo tutti morti e sepolti, certo, e il mondo di me ricorda soltanto due cose. Una è il principio di indeterminazione, e l'altra è la mia misteriosa visita a Niels Bohr a Copenaghen nel 1941.L'indeterminazione la capiscono tutti. O credono di capirla. Nessuno capisce il mio viaggio a Copenaghen. Quante e quante volte l'ho spiegato. Allo stesso Bohr, e a Margrethe. A quelli che mi interrogavano e agli agenti dei servizi segreti, ai giornalisti e agli storici. E più spiegavo, più profonda si faceva l'incertezza. Bene, farò volentieri un altro tentativo.»

Siamo a Copenaghen, nell’autunno del 1941: la Danimarca è occupata dall’esercito nazista e Hitler è alla ricerca dell’arma definitiva. Il fisico Werner Heisenberg, a capo del progetto nucleare tedesco, fa visita al suo antico maestro, il danese Niels Bohr. I due premi Nobel, un tempo amici, sono ora divisi dalla guerra.

Heisenberg vuole coinvolgere Bohr nelle ricerche sulla costruzione della bomba atomica in Germania? Oppure cerca consigli su come sottrarsi a un compito tanto drammatico? O, ancora, mira a raccogliere informazioni sullo stato di un eventuale progetto alleato? Nella ricostruzione di Michael Frayn l’unica testimone del colloquio è la moglie di Bohr, Margrethe.

Mescolando sapientemente gli ingredienti della drammaturgia alla storia della meccanica quantistica, Frayn costruisce un’avvincente pièce teatrale intorno a un episodio – e alla figura di Heisenberg – che ancora divide gli storici della scienza. L’autore parte dall’indeterminazione della storia e dei moventi delle persone per spingersi a indagare, attraverso il confronto appassionato tra i tre protagonisti, i temi dell’etica scientifica e del rapporto fra scienza e potere.

Copenaghen viene rappresentata nei teatri di tutto il mondo dal 1998 ed è ormai un classico della scienza a teatro. I critici l’hanno paragonata a Vita di Galileo di Bertolt Brecht e a I fisici di Friedrich Dürrenmatt; gli storici della scienza al Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo.

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  • 4

    Particolarissima (e non semplice) opera teatrale di Frayn ("Rumori fuori scena", per intenderci), in cui il principio quantistico dell'indeterminazione diventa base della sceneggiatura.
    L'incontro fra ...continua

    Particolarissima (e non semplice) opera teatrale di Frayn ("Rumori fuori scena", per intenderci), in cui il principio quantistico dell'indeterminazione diventa base della sceneggiatura.
    L'incontro fra Bohr e Heisenberg, realmente avvenuto a Copenaghen nel 1941 e ancora avvolto in una cortina di mistero per quello che riguarda i contenuti, è spunto per riflessioni sulla Fisica e sull'Etica.
    Molto interessante.

    ha scritto il 

  • 5

    Pièce teatrale a sfondo scientifico e morale uscita nel 1998 e rappresentata con grande successo.

    Nel 1941 Werner Heisenberg viaggia dalla Germania nazista alla Danimarca occupata per parlare con il s ...continua

    Pièce teatrale a sfondo scientifico e morale uscita nel 1998 e rappresentata con grande successo.

    Nel 1941 Werner Heisenberg viaggia dalla Germania nazista alla Danimarca occupata per parlare con il suo vecchio collega e maestro Niels Bohr. Cosa si dissero i due mostri sacri della fisica? Negli anni in cui la guerra mondiale spingeva verso la realizzazione di un'arma atomica e la fisica nucleare faceva passi da gigante i due scienziati potevano parlare del comportamento delle particelle come di risentimenti personali, di politica come di accademia, di ricordi come di tradimenti, di scrupoli come di proposte di collaborazione o offerte di lasciapassare.

    Frayn, documentatissimo, mette in pentola tutto questo delineando inoltre un parallelo tra le teorie fisiche (l'indeterminazione su tutte) e il comportamento dei personaggi, che come elettroni vagano attorno agli argomenti lasciando intendere solo un pezzo di verità alla volta.

    Il linguaggio scientifico c'è, ma più di una volta è una vera commozione umana che emerge dalle parole di questi tre spettri (c'è anche la moglie di Bohr) che pur attaccati alle proprie passioni e alle proprie vite forse hanno potuto decidere delle sorti dell'umanità.

    ha scritto il 

  • 3

    "La matematica diventa una cosa molto strana se applicata alle persone. Uno più uno può dare così tanti risultati diversi..." (p. 45)

    "E quando tutti i nostri occhi saranno chiusi, quando anche i fant ...continua

    "La matematica diventa una cosa molto strana se applicata alle persone. Uno più uno può dare così tanti risultati diversi..." (p. 45)

    "E quando tutti i nostri occhi saranno chiusi, quando anche i fantasmi saranno scomparsi, che cosa rimarrà del nostro beneamato mondo? Del nostro devastato e disonorato e beneamato mondo?" (p. 107)

    ha scritto il 

  • 4

    E i quanti stanno a guardare (sottotitolo: il dissenso di Copenaghen)

    Una storia quantica. Non tanto nel senso che parla di quanti (se ne parla, ma si parla più di bomba atomica e di filosofia) ma piuttosto nel senso che applica al mondo macro (e al mondo storico) una v ...continua

    Una storia quantica. Non tanto nel senso che parla di quanti (se ne parla, ma si parla più di bomba atomica e di filosofia) ma piuttosto nel senso che applica al mondo macro (e al mondo storico) una versione della meccanica quantistica che sfiorando la teoria dei multiversi sembra escludere che il collasso quantico possa mai avvenire.

    Alla base vi è un fatto storico mai del tutto chiarito: un incontro tra Heisenberg e Bohr a Copenaghen - la stessa città del consenso “sincretico” che consolidò le basi della meccanica quantistica - nel 1942. Cosa si dissero, quali erano le intenzioni di Heisenberg e come si situava l’incontro nel quadro del programma nucleare tedesco (e della futura partecipazione di Bohr a quello americano)?
    Nonostante la presenza di un osservatore (la moglie di Bohr), il collasso quantico non si produce: le verità coesistono e il gatto è vivo e morto.
    Un testo teatrale ben costruito, ben congegnato e ben strutturato, perfettamente inquadrato nel contesto scientifico dell’epoca ed in una cornice storica rigorosa.

    ha scritto il 

  • 4

    molto bello,
    è il testo di un'opera teatrale, la messa in scena del famoso incontro tra Heisemberg, fisico tedesco protagonista nella ricerca sul nucleare nella Germania di Hitler, e il suo ex maestro ...continua

    molto bello,
    è il testo di un'opera teatrale, la messa in scena del famoso incontro tra Heisemberg, fisico tedesco protagonista nella ricerca sul nucleare nella Germania di Hitler, e il suo ex maestro Bohr, di origini ebraiche nella Danimarca occupata.
    Cosa si dissero i due nell'incontro è ancora un mistero, l'autore suggerisce alcune ipotesi, mescolando storia e riflessioni scientifiche e filosofiche; mescolando l'indeterminazione della meccanica quantistica con l'indeterminazione delle volontà e delle situazioni.
    Sarebbe bello vederlo in teatro.

    ha scritto il 

  • 5

    Heisenberg: - Ma nel frattempo, in questa preziosissima frazione di tempo, qualcosa c'è. Gli alberi di Faelled Park. Gammertingen e Biberach e Mindelheim. I nostri figli e i figli dei nostri figli. Sa ...continua

    Heisenberg: - Ma nel frattempo, in questa preziosissima frazione di tempo, qualcosa c'è. Gli alberi di Faelled Park. Gammertingen e Biberach e Mindelheim. I nostri figli e i figli dei nostri figli. Salvati, forse, da quell'unico breve istante a Copenaghen. Da un qualche evento che non sarà mai esattamente individuato o definito. Da quel nucleo finale di indeterminazione che sta nel cuore delle cose.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei migliori libri sulla scienza che abbia mai letto, in grado di svelare il lato umano di due tra i più importanti uomini che hanno cambiato la visione del mondo che ci circonda nel corso del '90 ...continua

    Uno dei migliori libri sulla scienza che abbia mai letto, in grado di svelare il lato umano di due tra i più importanti uomini che hanno cambiato la visione del mondo che ci circonda nel corso del '900. Quest'opera teatrale restituisce a chi rimane all'esterno del mondo scientifico la dimensione del tormento, dell'ansia, delle paure che sono state affrontate dai fondatori della teoria atomica moderna nel momento in cui hanno preso coscienza della possibilità di usare la smisurata energia contenuta nell'Uranio per scopi bellici. E più in generale restituisce l'indeterminazione, questa forse la parola centrale di tutta l'opera, di uno scienziato davanti ad un dilemma morale tra i più inestricabili della storia.
    Non solo, tutta la struttura e l'impianto dialettico sono un tentativo di applicare le teorie quantistiche di interazione tra le particelle e l'incertezza sulle misure all'interazione dialettica tra le persone. La difficoltà storica di ricostruire un breve dialogo così centrale per gli sviluppi finali della seconda guerra mondiale diventa quasi una prova che una ricostruzione storica accurata di un evento sia quasi impossibile. La sensazione è che lo scontro di idee, anche solo tra due persone, non sia ricostruibile in maniera oggettiva, anche sapendo le esatte parole pronunciate: queste non sono altro che uno dei possibili modi in cui i due pensieri scontrandosi sono collassati in una osservabile misurabile, il dialogo tra i due. Anche gli storici, ricostruendo le idee dietro a tale dialogo trovano valori che sono influenzati dall'osservatore, rendendo la ricostruzione non obiettiva.
    Raramente ho riletto un libro non appena averlo finito, in questo caso spinto ad avere subito una seconda rilettura più approfondita, anche nell'ottica dell'ottimo post scriptum dell'autore.

    ha scritto il 

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