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Corto Sconto

La guida di Corto Maltese alla Venezia nascosta

Di ,,

Editore: Rizzoli (Lizard)

4.3
(105)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8817033081 | Isbn-13: 9788817033084 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Genere: Travel

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Descrizione del libro
Hugo Pratt non ha mai fatto mistero di considerare Venezia il centro del mondo. E Venezia trionfa, tra bellezza e mistero, grazie a questa guida unica nel suo genere. Con più di cinquecento disegni, otto cartine e ricco di indirizzi utili, "Corto Sconto" è uno strumento semplice e alla portata di tutti, anche di chi non è un appassionato di Corto Maltese. Un'inconsueta e imperdibile guida turistica su Venezia. Sette itinerari pieni di disegni, di fantasia e di consigli pratici attraverso capolavori da scoprire, cortili e pietre ricche di storia, fiabe e leggende da conoscere, ma anche osterie, ristoranti e posti "giusti" per bere, mangiare o, semplicemente, gustare un'atmosfera o uno stato d'animo in una Venezia appartata, magica, "nascosta". La Venezia di Corto Maltese. Hugo Pratt amava passeggiare con gli amici alla costante ricerca di luoghi nascosti, al di fuori dei classici itinerari del turismo di massa. "Corto Sconto", titolo che gioca con l'espressione veneziana "corte sconta" che indica una corte nascosta, una piazzetta al riparo dallo sguardo indiscreto del forestiero, guida il visitatore in un'esperienza indimenticabile, un modo di conoscere una città lontano da caos e turisti, il tutto con un sottofondo di storia e di magia.
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  • 3

    Interessanti itinerari veneziani e allora perché solo 3 stelle?
    Ne togliamo una perché a volte sembra che l'associazione ristoratori abbia dato un contributo generoso.
    Ne togliamo un'altra perché le guide dovrebbero avere la caratteristica della precisione e invece a volte le informazioni non son ...continua

    Interessanti itinerari veneziani e allora perché solo 3 stelle? Ne togliamo una perché a volte sembra che l'associazione ristoratori abbia dato un contributo generoso. Ne togliamo un'altra perché le guide dovrebbero avere la caratteristica della precisione e invece a volte le informazioni non sono così precise; per fare qualche esempio (ed io non sono un venezianologo): pag. 101, il pittore Ippolito Caffi diventa Califfi; pag. 136, si fa confusione tra catari e templari; l'assedio di Montségur (ultima roccaforte catara e non templare) è del 1244; la soppressione dei templari ed il rogo sul quale arsero vivi l'ultimo Maestro Jacques de Molay e Geoffrey de Charnay è del 1314. pag. 179, si parla di impiego sistematico della disinfestazione già nel 1500, quando la parola stessa è stata impiegata la prima volta in Italia nel 1928. Infine a volte anche la scrittura e un po' tirata via.

    ha scritto il 

  • 5

    La mia guida preferita! In assoluto la migliore anche rispetto ad altre città!! Che divertimento girare con Corto Maltese, che avventura continua seguire il suo senso della scoperta e dello smarrimento...del viaggiare!

    ha scritto il 

  • 3

    una bella guida di venezia che pero' non mantiene cio' che prometteva. Da una guida sui luoghi di Corto Maltese ci si aspettavano il sogno e la poesia, ma risultano assenti. Molte informazioni, note ben curate, ma niente di piu'. Aggiungiamo una certa autoreferenzialita' per cui nel libro non ci ...continua

    una bella guida di venezia che pero' non mantiene cio' che prometteva. Da una guida sui luoghi di Corto Maltese ci si aspettavano il sogno e la poesia, ma risultano assenti. Molte informazioni, note ben curate, ma niente di piu'. Aggiungiamo una certa autoreferenzialita' per cui nel libro non ci sono le biografie di personaggio e autore. Peccato!

    ha scritto il 

  • 5

    Consiglio prezioso di un amico, una guida innovativa ad alcuni angoli nascosti della più bella città del mondo. Dalle storie veneziane del Corto Maltese di Hugo Pratt.

    ha scritto il 

  • 5

    In apparenza una guida turistica, in realtà un piccolo gioiello per visitare Venezia.


    Anche solo leggendo le descrizioni dei percorsi, mai banali e spesso fuori dai circuiti turistici, si immagina il fascino misterioso e decadente della laguna e della sua città. Le descrizioni sono imprezi ...continua

    In apparenza una guida turistica, in realtà un piccolo gioiello per visitare Venezia.

    Anche solo leggendo le descrizioni dei percorsi, mai banali e spesso fuori dai circuiti turistici, si immagina il fascino misterioso e decadente della laguna e della sua città. Le descrizioni sono impreziosite, compendio indispensabile, dagli splendidi disegni di Hugo Pratt e da numerose note sui personaggi e sulle leggende che ci si parano davanti quando seguiamo gli itinerari proposti.

    Molto interessanti anche le indicazioni dei ristoranti, dei punti di sosta ove fermarsi... ma con l'avviso di non farlo tanto spesso quanto suggerito! L'invito a fermarsi a prendere un bicchiere di buon vino è tentatore, ma si rischia seriamente di non arrivare mai e di perdersi tra le calli se lo si segue ogni volta che gli autori lo suggeriscono!

    ha scritto il 

  • 4

    Giornate veneziane.

    Questo commento è aggiornato ad ogni nuova visita. In alto le più recenti.


    Porta d'Oriente + Porta dell'avventura. 20 aprile 2012


    Ormai mi concedo dei cut-ups degli itinerari originari, cucendomene uno su misura. In verità il percorso è piuttosto scontato, perfino intuitivo, ...continua

    Questo commento è aggiornato ad ogni nuova visita. In alto le più recenti.

    Porta d'Oriente + Porta dell'avventura. 20 aprile 2012

    Ormai mi concedo dei cut-ups degli itinerari originari, cucendomene uno su misura. In verità il percorso è piuttosto scontato, perfino intuitivo, per chi abbia imparato a conoscere la città, e credo che più di una guida lo proponga tale e quale. La prima tappa è stata comunque extra-percorso: ovvero una capatina (in biblioteca, a dirla tutta, a restituire dei libri; ma ne abbiamo approfittato per un immancabile salto) da Tonolo, in memoria dei tempi della laurea triennale, quando le pasterelle erano un irrinunciabile tiramisù morale, ancor prima che fisiologico, tra una lezione e l'altra. Siamo poi tornati in direzione della ferrovia, in una Venezia assediata dai francesi: evidentemente in vacanza nel weekend elettorale, anziché in patria a fare il proprio dovere di cittadini. Non esagero dicendo che ad ogni calle abbiamo trovato dei francofoni. Inevitabile quindi la traversata in apnea della Lista di Spagna: l'unico modo possibile. Seconda tappa alla pasticceria Gam Gam del ghetto nuovo, per l'ormai canonica scorta di rugelach (di questo passo, alla commessa siberiana potrò chiedere candidamente "il solito, grazie"). La Torrefazione Marchi invece era chiusa. A S. Alvise, angolo poco noto e virtualmente deserto della città, sosta per telefonata, rugelach, foto... Casa del Tintoretto (come mi fece notare chi mi accompagnava) non sarebbe affatto una cattiva sistemazione, a Venezia. Sebbene fosse, per l'occasione, assediata da una truppa di francesi. Da lì, oltre il ponte, abbiamo raggiunto l'ormai familiare Palazzo Mastelli; il cui piano nobile (come mi fece notare chi mi accompagnava) è deturpato da certe tapparelle che da sole varrebbero l'esproprio proletario. Ho anche cercato di arrivare fino al Casin dei Nobili, il solitario palazzo affacciato sulla laguna nord; scoprendo che è accessibile solamente dall'ingresso privato di Palazzo Contarini. Dopo esserci affacciati sulla Sacca della Misericordia, abbiamo dunque proseguito, un po' scorati e ormai discretamente affamati, oltre che notevolmente perplessi per l'estrema variabilità del clima, lungo la Corte Vecchia; nei pressi c'è un vecchio squero, dismesso ma suggestivo. In fondamenta S. Felice ci sono invece due ponti molto caratteristici: uno è l'ultimo ponte senza balaustre rimasto a Venezia, testmonianza di un tempo in cui lo erano tutti; e l'altro è il ponte su cui si apre, in notturna, la Favola di Venezia di Corto Maltese. A quel punto siamo passati dalla Porta d'Oriente alla Porta dell'Avventura (due tra le mie preferite). La tappa successiva è stata quindi la chiesa dei Gesuiti: una tra le più caratteristiche della città, e talmente fuori mano che l'entrata non è a pagamento. Purtroppo era in orario di chiusura; con mio grande dispiacere, perché ci tenevo a rivedere l'Assunta del Tintoretto e il Martirio di S. Lorenzo di Tiziano, due pittori le cui residenze sono incluse in questo itinerario sui generis. Ci siamo allora arresi alla fame, infilandoci nel pub La Tortuga, proprio dirimpetto. Isolato com'è in fondo alla salizzada degli Specchieri, con tanto di vista sulle Fondamenta Nuove, pare davvero la Locanda alla Fine del Mondo. Nel momento stesso in cui entravamo ha iniziato a piovere, stroncando ogni velleità di pranzare ad un tavolo all'aperto. Per la cronaca, i nostri vicini di tavolo erano, ça va sans dire, francesi. Se non altro, entro la fine del pranzo la pioggia aveva smesso. Quasi fosse un effetto scenografico. Pertanto nessun disguido durante la passeggiata lungo le Fondamenta Nuove (da cui è anche possibile affacciarsi alla Sacca della Misericordia, che poco prima avevamo osservato dalla fondamenta Ormesini); anzi, il cielo sopra S. Michele e le isole più distanti aveva dei colori spettacolari. Dopo una capatina in corte Tiziano abbiamo tagliato per campo e campiello S. Maria Nova (altri francesi), campo dei Miracoli (idem), e poi fino a S. Maria Formosa. A quel punto avevamo in progetto di passare un po' di tempo in due librerie nei paraggi. La prima, dato che già sapevo come arrivarci, è stata la Acqua Alta; dove chi mi accompagnava ha comprato nientemeno che le Memorie di Casanova, ed. N&C, in due volumi. Un bagaglio non da poco... La seconda invece è stata la Filippi, che conoscevo solamente di nome. E quale conclusione migliore della calle del Paradiso?

    Porta del mare. 25 febbraio 2012

    Castello, il sestiere esplorato in lungo & in largo da questo itinerario, è virtualmente ignorato dai flussi turistici, che spesso si limitano alla triangolazione S. Lucia-Rialto-S. Marco. Ogni due anni viene preso d'assalto per la Biennale d'arte, ma in quell'occasione la folla non si avventura oltre le sedi della mostra. C'è da dire che la Biennale lascia sempre spossati. Castello è il sestiere più distante dalla ferrovia, dalla terraferma; la 'coda' del pesce che è Venezia. Non ci si passa per caso o per errore, nemmeno perdendosi: bisogna volerlo. Questo per chi arriva da terra, ovviamente; arrivando invece dal mare, che storicamente era l'unico modo per raggiungere la città, s'incontra per primo proprio Castello. Il mio consiglio, quindi, è di raggiungere il sestiere via mare: spendere un po' di tempo e di denaro, e percorrere in battello l'intero Canal Grande. Ne vale sicuramente la pena; specialmente se, come noi, si ha la fortuna di una giornata prematuramente primaverile, dopo l'inverno più freddo degli ultimi 25 anni. L'itinerario inizia proprio dai Giardini della Biennale, e introduce subito all'atmosfera magica di Castello: donne che chiaccherano, vecchi che chiaccherano, panni stesi ovunque, una pace che sembra incompatibile con la Venezia perennemente invasa dai turisti. E, conseguentemente, non un negozio di cianfrusaglie. Castello è dei veneziani. L'itinerario prosegue fino a S. Pietro di Castello, che, oltre ad una cupola solo 4 metri più bassa di quella michelangiolesca in Vaticano, vanta un cimelio assolutamente prattiano: la cattedra di S. Pietro. Continua poi costeggiando le mura dell'Arsenale, e percorrendo l'animata Via Garibaldi ("El Refolo" fa dei panini deliziosi, e il prosecco è buonissimo). Il Museo marittimo è stata una sorpresa per me: avevo visitato quelli di Barcellona e di Stoccolma, mai quello di Venezia! Ad un prezzo irrisorio (€1,55, che a noi è stato ulteriormente scontato...) si può godere di una collezione molto suggestiva, assolutamente imperdibile per chi come il sottoscritto ama il mare e le cose marinaresche. Menzione d'onore, in questa occasione, per la sala delle conchiglie e per la sala svedese―le cui didascalie bilingui citano ovviamente, a proposito di musei marittimi, anche il Wasa di Stoccolma. Sono le ultime due sale in cima ad un museo di quattro piani, e valgono davvero come la ciliegina sulla torta. A pochi passi dal museo c'è l'entrata dell'Arsenale, uno degli angoli più belli della città: il ponte, la torre con l'orologio, i leoni di pietra... E ancora, proseguendo: San Giovanni del Tempio, sede dei Cavalieri di Malta, che purtroppo era chiuso... uno dei pochi rimpianti della giornata. Poi San Giorgio dei Greci, costruito nel 1573 dalla comunità straniera più numerosa di Venezia (sapevatelo): la piccola chiesa e il vicino museo delle icone, raccolti in un angolo molto caratteristico e pacifico, meritano senz'altro una visita. L'itinerario, dopo vari altri vagabondaggi che vi risparmio, termina nel campo della Celestia, affacciandosi sulla laguna. Un panorama così poetico da ispirare uno dei brani migliori della guida: http://bit.ly/AvEZVM

    Per buona misura, una volta conclusa la "Porta del mare", abbiamo sconfinato nella "Porta dell'avventura" per una capatina in un paio dei miei campi veneziani preferiti: S. Zanipolo e S. Maria Formosa. A quel punto, però, le gambe non ci reggevano più, e la giornata si è conclusa alla Libreria Acqua Alta. Che forse non è "the most beautiful bookshop in the world", come recita l'insegna all'entrata; ma di certo è una delle più pittoresche. Gli acquisti della giornata? Ernest Hemingway, Sotto il crinale ed altri racconti; Mario Vargas Llosa, I capi; Henry James, La bestia nella giungla; e dulcis in fundo, un'edizione spagnola di El perseguidor di Julio Cortázar.

    Porta d'Oriente. 16 dicembre 2011

    In attesa della conferenza con Vinicio Capossela organizzata a Ca' Foscari dalla relatrice della mia prima tesi di laurea, visita solo parziale a questo itinerario. Poco male: Rioba e i suoi fratelli sono ormai dei conoscenti, per me. Lungo questo itinerario ci siamo concessi un'immancabile capatina alla leggendaria Torrefazione Marchi: il loro Caffé della Sposa è sempre un ottimo regalo. http://www.torrefazionemarchi.it/ Attraversando il ghetto, ci siamo imbattuti in una orazione funebre fuori dalla schola levantina; di conseguenza la pasticceria ebraica aveva le luci spente in segno di rispetto. Ciononostante siamo riusciti a comprare dei deliziosi rugelach alla cannella, che se non li avete mai provati nonsapetecosaviperdete.

    Porta del colore. 15 dicembre 2011

    Ho sempre avuto un debole per la parte di Dorsoduro coperta da questo itinerario (anche se devo ammettere di non essere riuscito a zigzagare seguendo alla lettera il percorso indicato). La vicinanza alla zona universitaria assicura pasti a buon prezzo, e al contempo, trattandosi di uno degli 'spigoli' di Venezia, non è lambito dalle correnti turistiche. In campo S. Trovaso c'è uno degli ultimi squeri, che mi piace mostrare ai miei compagni di viaggio; i paraggi del Guggennheim sono caratteristici; e che dire della fondamenta Ca' Balà, che oltre al proprio fascino ha il valore aggiunto di aver ospitato Ezra Pound? Per non parlare della chiesa della Salute, e della vista sulla laguna offerta dalla punta della dogana. In questa occasione, una nebbia come se ne vedono di rado rendeva il panorama molto suggestivo. Addirittura surreale è stato il momento in cui ho visto una fermata del vaporetto emergere dalla foschia nel bel mezzo della laguna, come sospesa nel tempo & nello spazio (in verità la stavano trasportando, credo per una qc riparazione). Abbiamo passato un po' di tempo con la guardia giurata, un ragazzo siciliano incaricato di stazionare fuori dal museo -e conseguentemente di battere brocche- al solo scopo di salvaguardare la statua del bambino gigante con rana. Ci siamo congelati con lui (il siciliano, non il bambino) per quasi un'ora, cercando di scaldarci quantomeno a parole. Per scongelarci è stata indispensabile una sosta alla Fujiyama, la mia sala da tè preferita: http://www.bedandbreakfast-fujiyama.it/home.html

    Porta d'Oriente. 15 maggio 2011. 4° raduno aNobiano

    Questo itinerario ricalca nel dettaglio (anche se... a rovescio!) quello del trek urbano del raduno nazionale, che causa maltempo è stato modificato rispetto al percorso originario : http://sg.sg/wYYctv

    Il percorso inizia alla Ca' d'Oro, risale fino al campo dell'Abbazia ed al ponte della Sacca, da dove si può ammirare la laguna nord; prosegue fino alla splendida Madonna dell'Orto e poi verso Palazzo Mastelli, con il fregio del cammello, e campo dei Mori, dove si trovano la casa di Tintoretto e le statue dei tre fratelli Rioba, Afani e Sandi con il servitore. Ed ancora lungo la fondamenta fino alla chiesa di sant'Alvise, attraverso il ghetto nuovo e vecchio, poi su fino alla chiesa di san Giobbe e indietro fino al Ponte della Guglie, verso la Lista di Spagna. Dato il tema dell'itinerario c'è anche una capatina sull'altra sponda del Canal Grande, da campo S. Stae alla Riva di S. Biasio passando ovviamente per il Fontego dei Turchi.

    Porta d'Oriente. 25 aprile 2010

    Avevo già seguito questo itinerario, nel giusto verso, poco più di un anno fa, in occasione di una delle giornate di apertura gratuita dei musei statali. Ricordo i bambini che giocavano, nel campo della Madonna dell'Orto come nel ghetto nuovo, in una tranquilla domenica insolitamente assolata e senza molti turisti. Ho scoperto una parte di Venezia che non frequento mai: anche quando mi capita di andare al ghetto, in genere infilo la Strada Nuova se ho bisogno di andare verso Castello. L'estrema propaggine nord di Venezia è un luogo affascinante, pacifico, ricco d'arte e di storia, lontano dal trambusto come solamente Castello stessa e le isole esterne.

    ha scritto il 

  • 5

    Una guida molto molto bella e molto dettagliata. Visita della città di venezia divisa in percorsi pieni di curiosità, sconosciute anche a me che pure ci ho vissuto qualche anno. Ancora la devo mettere in pratica pero'...

    ha scritto il 

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