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Così in terra

Di

Editore: Dalai (Romanzi e racconti)

4.2
(254)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 302 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8866202118 | Isbn-13: 9788866202110 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Sports, Outdoors & Adventure

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Descrizione del libro
Davidù sale sul ring per la prima volta a nove anni. Cresciuto senza un padre - il Paladino, pugile fenomenale, morto poco prima della sua nascita - in una Palermo sporca, violenta e luminosa, sotto la protezione del gigantesco zio Umbertino e dell'enigmatico nonno Rosario, ci racconta cinquant'anni di storia, dal '42 al '92, accompagnato da una schiera di personaggi memorabili: il compagno di giochi Gerruso, il Maestro di boxe Franco, la madre discreta e premurosa, il tenente D'Arpa, la saggia nonna Provvidenza, compare Randazzo, Nina dalla "bocca di gelso" e altri ancora. Le loro storie, comiche e tragiche, scivolano le une nelle pieghe delle altre, componendo il ritratto di una famiglia, di una città, di un mondo in battaglia, pieno di grazia e ferocia.
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  • 3

    Io ho un problema con i libri dove i protagonisti sono tutti di genere maschile: dopo un po' mi annoiano. E' un mio limite, lo riconosco, ma proprio non riesco a entrare nella psicologia dei personaggi.
    In più, i continui salti temporali tra le tre storie che, a parte il periodo della guerra, son ...continua

    Io ho un problema con i libri dove i protagonisti sono tutti di genere maschile: dopo un po' mi annoiano. E' un mio limite, lo riconosco, ma proprio non riesco a entrare nella psicologia dei personaggi. In più, i continui salti temporali tra le tre storie che, a parte il periodo della guerra, sono abbastanza simili tra di loro, mi hanno spiazzata: a volte ho avuto l'impressione che all'autore fossero caduti per terra i vari spezzoni e li avesse rimessi su a caso. Considerato che non può essere così ma che il continuo rimescolare tra i vari personaggi è una scelta stilistica, non mi è piaciuta granché. Detto questo, sono sicura che per una messa in scena teatrale sarebbe un testo formidabile.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo come non ne leggevo da tempo. Intenso, avvolgente, capace di allontanarmi dalla realta', capace di farmi ridere, riflettere, piangere. Uno di quei romanzi che vorresti non finissero mai.

    ha scritto il 

  • 5

    Pagina 67

    Il Maestro Franco cercava di spiegarmi l'implacabilità del pugilato di Umbertino. Il termine di paragone che usava era il mare, «che pioggia o sole, vento o bonaccia, il mare se ne fotte, perché il mare non è mai la sua superficie, il mare è ciò che sta sotto e non si vede. Giovane, tuo zio è sta ...continua

    Il Maestro Franco cercava di spiegarmi l'implacabilità del pugilato di Umbertino. Il termine di paragone che usava era il mare, «che pioggia o sole, vento o bonaccia, il mare se ne fotte, perché il mare non è mai la sua superficie, il mare è ciò che sta sotto e non si vede. Giovane, tuo zio è stato il pugile più forte che avessi mai visto, fino alla comparsa del Paladino. Come fai a prendere a pugni il mare? È troppo più grande, troppo più forte. C'è acqua sotto altra acqua. Il mare si basta da solo».

    ha scritto il 

  • 4

    Avevo sentito...

    ... di Enia, un programma radiofonico, un reading, su rai 2, chiamato Rembò; la vera storia di un potenziale fortissimo calciatore del Palermo . Giovanissimo, destinato a un grande futuro scompare a 19 anni nel nulla.
    Un racconto bellissimo.
    E così ho comprato questo romanzo. 95% dialoghi, la si ...continua

    ... di Enia, un programma radiofonico, un reading, su rai 2, chiamato Rembò; la vera storia di un potenziale fortissimo calciatore del Palermo . Giovanissimo, destinato a un grande futuro scompare a 19 anni nel nulla. Un racconto bellissimo. E così ho comprato questo romanzo. 95% dialoghi, la sicilianità con la mafia sullo sfondo senza che opprima. Sorie intrecciate senza soluzione di tre generazioni a volte difficile da riannodare per il lettore a causa di salti temporali continui. Un Pastorale americana di noi altri, insomma. Ma molto intenso, profondo e duro . Bello.

    ha scritto il 

  • 5

    Così in terra - Davide Enia

    Tre generazioni a confronto - Davidù, zio Umbertino e nonno Rosario - per raccontare, oltre la storia di una famiglia, tre periodi storici importanti. Tre momenti che hanno particolarmente segnato la vita di una città, Palermo, e di una terra intera, quella della Sicilia.
    Una famiglia, tre protag ...continua

    Tre generazioni a confronto - Davidù, zio Umbertino e nonno Rosario - per raccontare, oltre la storia di una famiglia, tre periodi storici importanti. Tre momenti che hanno particolarmente segnato la vita di una città, Palermo, e di una terra intera, quella della Sicilia. Una famiglia, tre protagonisti, tre storie, tre piani temporali che si intrecciano e si scambiano continuamente. È un attimo, e con estrema naturalezza il presente diventa un gancio per raccontare il passato. Per ritornare poi di colpo al presente senza per questo perdere il filo della trama. Estremamente forti e talvolta cruenti, suggestivi e toccanti, i racconti di nonno Rosario a proposito della sua prigionia in Africa durante la seconda guerra mondiale; coinvolgente la voglia di riscatto di zio Umbertino e di tutta una generazione alla quale, dopo gli orrori della guerra e delle bombe, vengono riconsegnate una terra e una vita da ricostruire; un presente quello di Davidù, alla fine degli anni 80, in cui pensavi che la guerra fossero i racconti di tuo nonno e invece ti rendi conto che un’altra sta per iniziare, più crudele più meschina perché affonda i suoi artigli nella disperazione, nella miseria, traendone la sua forza per provare a impadronirsi del futuro: è la guerra di mafia. E in tutto questo imparare ad andare avanti “perché lo zio sosteneva che bisognava continuare a vivere soprattutto in queste situazioni, cambiare abitudini significava inginocchiarsi al potere della mafia...”. In questo straordinario racconto di Davide Enia la boxe diventa metafora di vita: studiare l’avversario, imparare a schivare i colpi e, se cadi, a rialzarti, intuire quando è il momento di affondare il tuo colpo vincente. Ma “non devi mai approfittare della tua superiorità, sennò se un uomo di merda” perché “la boxe non è solo dare e ricevere pugni, il pugilato è una disciplina che insegna il rispetto e il sacrificio, infatti ci crederesti mai, Nina? Non vince mai il pugile con il braccio più forte ma quello più veloce, nel corpo e nel pensiero, perché possiede un vocabolario del movimento più ricco”.

    ha scritto il 

  • 4

    Crudo, appassionante, profondo

    Non di facile lettura, crudo fino al limite, ma un costante invito alla riflessione, in un intreccio di storie diverse di tre generazioni, accomunate dalla grande passione per la boxe. Personaggi positivi con uno sfondo sempre negativo: di guerra prima, di mafia poi. Attorno alla boxe ruotano la ...continua

    Non di facile lettura, crudo fino al limite, ma un costante invito alla riflessione, in un intreccio di storie diverse di tre generazioni, accomunate dalla grande passione per la boxe. Personaggi positivi con uno sfondo sempre negativo: di guerra prima, di mafia poi. Attorno alla boxe ruotano la famiglia, l'amicizia e l'amore, valori puliti e cristallini che nettamente si staccano dallo squallore di una Palermo tristemente colpita dai bombardamenti durante la guerra e dagli attentati di mafia. Appassionante e profondo, riesce a far respirare aria di Sicilia anche a chi siciliano non è.

    ha scritto il 

  • 4

    «Nonna sostiene che entrare in una storia è un’opera d’arte. Saperne uscire, un capolavoro»

    «Quando ero piccirìddo, c’era questa piccirìdda, Barbarella, bellissima, aveva la fùncia in fuori e i riccioli girelli. Io ci ho detto: “Barbarella, ti amo”. Lei mi fa: “Come i grandi?” E io: “No, io ti amo per davvero”. Ecco. Così dovrebbe essere.»
    Una bella storia, una sapiente alternanza e co ...continua

    «Quando ero piccirìddo, c’era questa piccirìdda, Barbarella, bellissima, aveva la fùncia in fuori e i riccioli girelli. Io ci ho detto: “Barbarella, ti amo”. Lei mi fa: “Come i grandi?” E io: “No, io ti amo per davvero”. Ecco. Così dovrebbe essere.» Una bella storia, una sapiente alternanza e commistione di dialetto e italiano, personaggi indimenticabili. Sentimenti e poesia. Pugni e carezze. Baci soffiati sulla punta delle dita e baci con le lingue avvinghiate. I difetti ci sono, ma piccoli. E non rovinano il piacere della lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Cinquant'anni di storia e una saga di famglia

    Nel suo primo romanzo, finalista al premio Bancarella 2012, Davide Enia narra la saga di tre generazioni siciliane con una tecnica che alterna diverse linee temporali. In tal modo si avvicendano la guerra d’Africa nell’esperienza del nonno, il secondo dopoguerra e i fatti di mafia dell’epoca cont ...continua

    Nel suo primo romanzo, finalista al premio Bancarella 2012, Davide Enia narra la saga di tre generazioni siciliane con una tecnica che alterna diverse linee temporali. In tal modo si avvicendano la guerra d’Africa nell’esperienza del nonno, il secondo dopoguerra e i fatti di mafia dell’epoca contemporanea. Davidù detto “Il poeta”, suo padre “Il paladino”, prematuramente scomparso, e il possente (in tutti i sensi) zio Umbertino sono boxeur: la famiglia, in Davidù, insegue il sogno – spezzatosi per il padre e per lo zio – di raggiungere il titolo di campione nazionale. Nel romanzo si respira un’atmosfera di guerra perenne, anche in tempo di pace: i bambini sono pronti a infierire sul più debole, il rapporto tra i due sessi è conflittuale e misterioso, il mondo animale è occasione di riti cruenti dalle tinte forti (“gli attimi che precedono la mattanza, quando la fiocina è ancora salda nelle mani …”). Nella Palermo assediata dall’emergenza criminale, ove occorre “cambiare strada per un’intuizione improvvisa, diffidare delle facce estranee, provare ansia quando sotto casa si trovava parcheggiata un’automobile mai veduta prima”, non mancano tuttavia le occasioni di alta umanità. Come nello sport. Così “il pugilato serve a mantenere un equilibrio costante … è una disciplina che insegna il rispetto e il sacrificio”. Come nel sogno giovanile dell’amore. Nel convincimento che “le ferite della carne, ago e filo e non sanguinano più. I tagli dell’anima, invece, sono fontane di sangue.” In questo romanzo si ritrovano colori, parlata, bellezza e contraddizioni di una terra straordinaria: la nostra Sicilia. Lo stile è incalzante, essenziale, a volte teatrale e adrenalinico.

    ha scritto il 

  • 5

    Ricordatìllo sempre, in amore solo due parole hanno senso: fammi male.

    «Che ne sai tu della perdita?»
    «Ho nove anni, le cose le so, io.»
    Sapevo che si perde ciò di cui si ha il possesso. Si perdono il filino, la pazienza, la falange del dito, il tempo, i pomeriggi nel traffico, le monete per telefonare, il temperamatite, i bottoni delle camicie, le parole in pu
    ...continua

    «Che ne sai tu della perdita?» «Ho nove anni, le cose le so, io.» Sapevo che si perde ciò di cui si ha il possesso. Si perdono il filino, la pazienza, la falange del dito, il tempo, i pomeriggi nel traffico, le monete per telefonare, il temperamatite, i bottoni delle camicie, le parole in punta di lingua.

    Appena finito. E adesso? Cosa si fa quando le pagine da girare sono terminate, e ti senti sola e scombussolata?

    Questo romanzo è di una intensità disarmante. Colpisce duro e dritto, non ti dà neanche il tempo di difenderti alzando la guardia. Solo che non usa pugni. Ma le parole. E ti mette all'angolo, e ti lascia arresa. Tra un fottìo di risate e un fottìo di lacrime. E io l’accolsi come a novembre si accetta lo scirocco.

    Ancora. Ne voglio ancora.

    Lazzara era profondamente bella, di una bellezza dolente. Un’orchidea: stessa preziosità, stessa apparente fragilità. Fu mio zio a ribattezzarla così. «Perché proprio Lazzara?» «Perché arrisuscitàva la minchia pure ai morti.»

    ha scritto il 

  • 3

    Parte bene, mostrandosi subito per quello che è: un romanzo molto intenso in grado di alternare, senza forzature, episodi drammatici e, all'opposto, molto divertenti. Poi, però, sul finale, la scrittura perde vigore, la trama si annacqua e diventa davvero prevedibile. Peccato. Davvero.

    ha scritto il 

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