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Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero

Di

Editore: Baldini Castoldi Dalai

3.7
(415)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 123 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860734681 | Isbn-13: 9788860734686 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Musica , Non-fiction

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Descrizione del libro
"'Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero' è praticamente un libro fotografico senza fotografie. Di cieli che arrivano al soffitto, dei trecentosessanta chilometri che ci dividono, dei trenta euro di treno. Parla di traslocare e di altre cose. Poteva chiamarsi anche Non si esce vivi dalla pianura padana. Parla dei nostri amori che fanno prendere i treni e che fanno perdere gli aerei. Dei nostri amori che come colonne sonore hanno dei telegiornali. Le nostre scenografie e le periferie. Un'intimità che diventa una marea, che esce dagli occhi e dalla bocca e che entra nelle città e nelle case blindate. Le tue ansie planetarie. Tu che sorridi agli autovelox. Ferrara che potrebbe essere tutte le città di provincia, silenziose e deserte di sera. Le passeggiate dei poliziotti di quartiere. Occhiaie azzurre e narrazioni imprecise. Con talmente tante colonne sonore che si possono sentire anche se lo si legge in silenzio". Vasco Brondi
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  • 5

    IO LO AMO

    Non so voi, ma io amo Vasco Brondi come cantautore e come scrittore. Lui è fuori dagli schemi è se stesso in modo eccentrico, emozionale e per alcuni incomprensibile. Che poi lo dice anche lui che questo libro è un libro fotografico senza fotografie.

    ha scritto il 

  • 3

    Do tre proprio perchè sono una fan delle luci. Non sembra un libro ma un insieme di pensieri senza logica. Ci sono alcuni pensieri che ti fanno accapponare la pelle dall'emozione, bellissime. ma comunque non lo reputo un libro...

    ha scritto il 

  • 2

    stream of uncounsciousness

    ovvero me faccio 'na canna e scrivo il flusso di pensieri... a tratti geniale, in altri incomprensibile. Musicati i pensieri di Vasco sono ineccepibili, da leggere un po' faticosi

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro, uscito nel 2009, è l’esordio come scrittore del giovane cantautore ferrarese Vasco Brondi (classe 1984), in arte Le luci della centrale elettrica, una delle nuove leve della musica cantautoriale italiana. Nel volume sono raccolti e rivisti i testi apparsi in origine sul blog omonimo ...continua

    Questo libro, uscito nel 2009, è l’esordio come scrittore del giovane cantautore ferrarese Vasco Brondi (classe 1984), in arte Le luci della centrale elettrica, una delle nuove leve della musica cantautoriale italiana. Nel volume sono raccolti e rivisti i testi apparsi in origine sul blog omonimo di Brondi (ora non più attivo), dove l’autore traccia ritratti, descrive situazioni e visioni, evoca atmosfere e stati d’animo, in un flusso libero di brevi frasi-immagini. Costante dentro il suo sguardo la presenza dell’attuale periodo storico. Molte sono anche le citazioni esplicite e implicite all’universo cinematografico, letterario e musicale, nonché le allusioni ai testi delle sue canzoni. Una voce poetica e intensa, che racconta di sé e di ciò che la circonda.

    ha scritto il 

  • 0

    Una curiosità per fan, da aprire di tanto in tanto se si vuole ritrovare il clima delle canzoni. Lo trovo esteticamente adorabile. Ne è uscita una versione estesa e "perfezionata" poco tempo dopo.
    Qualche mese fa Guccini lamentava l'assenza di una nuova leva di cantautori, non ho potuto far ...continua

    Una curiosità per fan, da aprire di tanto in tanto se si vuole ritrovare il clima delle canzoni. Lo trovo esteticamente adorabile. Ne è uscita una versione estesa e "perfezionata" poco tempo dopo.
    Qualche mese fa Guccini lamentava l'assenza di una nuova leva di cantautori, non ho potuto fare a meno di chiedermi se sia rincoglionito lui o De Gregori, che ha voluto dividere il palco con Cristina Donà e Vasco. Ma la domanda era puramente retorica. La vera domanda è: ma Guccini lo saprà chi sono Cristina Donà e Vasco Brondi?
    E forse è retorica pure questa.

    ha scritto il 

  • 1

    Vedo questo libricino, in copertina c'è un bel ragazzo e una parolaccia nel titolo, abbandonato sotto una bancarella dell'usato e mi chino per raccoglierlo. Faccio per consegnarlo al signore che vende, ma lui fa un gesto schifo e dice che non è suo e di portarmelo via. Allora mi siedo su una panc ...continua

    Vedo questo libricino, in copertina c'è un bel ragazzo e una parolaccia nel titolo, abbandonato sotto una bancarella dell'usato e mi chino per raccoglierlo. Faccio per consegnarlo al signore che vende, ma lui fa un gesto schifo e dice che non è suo e di portarmelo via. Allora mi siedo su una panchina e mi immergo in questo diario pieno di parole e frasi confuse, accatastate come una pira pronta per essere accesa. Allora capisco che magari è una cosa che uno deve ancora finire di mettere a posto e lo rimetto dov'era senza farmi vedere dal signore della bancarella.

    ha scritto il 

  • 4

    Ceci n’ est pas un livre.

    Questa non è una recensione e queste 123 pagine non le ho vissute come se dietro questo titolo ci fosse un libro; piuttosto come se ascoltassi il flusso di coscienza di un interlocutore qualsiasi, forse un amico.


    Parole tanto suggestive e dense; si tratta di un monologo allucinato fatto ...continua

    Questa non è una recensione e queste 123 pagine non le ho vissute come se dietro questo titolo ci fosse un libro; piuttosto come se ascoltassi il flusso di coscienza di un interlocutore qualsiasi, forse un amico.

    Parole tanto suggestive e dense; si tratta di un monologo allucinato fatto di fotogrammi che se li hai vissuti almeno una volta nella vita la morsa allo stomaco è inevitabile. Lo scenario disegnato da Brondi è metropolitano, fatto di cemento, distanze impercorribili, di cieli spessi, di rarefazione; le immagini che sa evocare durano il tempo di un clacson, delle luci intermittenti di un semaforo nella periferia di Ferrara o in qualsiasi altra città di provincia dalla quale è necessario fuggire, ché “avevamo l’inesperienza necessaria per andarcene e ce ne siamo andati, tutti e due, e soprattutto tu.”

    Avvertenze all’ uso: se state cercando un libro, una trama, dei personaggi minuziosamente delineati, lasciate perdere e risparmiateci confronti assurdi con il buon Dostoevskij ed altri signori davvero degni del titolo di ‘scrittore’. Leggete l’ incontinente verbale ed emozionale che è Vasco Brondi come se sfogliaste un album fotografico, ché prima o poi la vostra immagine riflessa comparirà anche se per un tempo breve.

    Ceci n’ est pas un livre.

    ha scritto il 

  • 5

    Piccoli fragilissimi film

    Io proprio non lo so come si possa scrivere in questo modo.
    Un modo un po' alla cazzo, visionario, sconclusionato, che quando lo leggi ti sembra di averci trovato dentro il mondo ma anche il vuoto.
    Epperò poi ti ritrovi con i brividi nella spina dorsale, gli occhi appannati dalle lacr ...continua

    Io proprio non lo so come si possa scrivere in questo modo.
    Un modo un po' alla cazzo, visionario, sconclusionato, che quando lo leggi ti sembra di averci trovato dentro il mondo ma anche il vuoto.
    Epperò poi ti ritrovi con i brividi nella spina dorsale, gli occhi appannati dalle lacrime, e tante piccole istantanee di vita, sprazzi di luce, baratri, ricordi, che ti si affacciano alla mente e ti fanno ciao, ti dicono "noi ci siamo, siamo parte di te".
    Non lo so come si fa a scrivere questi cortometraggi lacrimogeni, a mettere nero su bianco tutti questi pezzetti di esistenze lontanissime e riuscire a fartele sentire così maledettamente vicine, così tue.
    Però so che io, in queste parole, mi ci perdo.
    Sempre. Ogni santa volta, come fosse la prima.

    Sarai un monumento nelle mie viscere, darò il tuo nome a migliaia di piazze e a milioni di vie.

    ha scritto il 

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