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Coscienza

Che cosa è

Di

Editore: Laterza (i Robinson / Letture)

3.9
(79)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 624 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8842087890 | Isbn-13: 9788842087892 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Lauro Colasanti ; Illustratore o Matitista: Paul Weiner ; Contributi: Massimo Marraffa

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Non-fiction , Philosophy , Science & Nature

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Descrizione del libro
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  • 4

    Devo ammettere che Dennet mi ha richiesto qualcosa di più della semplice pazienza. Mi ha richiesta una sorta di fiducia intellettuale dall'inizio alla fine del libro la cui tematica, è presto detto, è ...continua

    Devo ammettere che Dennet mi ha richiesto qualcosa di più della semplice pazienza. Mi ha richiesta una sorta di fiducia intellettuale dall'inizio alla fine del libro la cui tematica, è presto detto, è in sé assai semplice. Non esiste la cosceinza al singolare ma il concetto va declinato al plurale. Al centro di tutto non vi è nessun teatro cartesiano. Noi siamo i nostri processi mentali ed è inutile cercare un omunculus che guiderebbe il tutto.
    Il grosso dello sforzo di Dennet si concentra sull'attività inconscia e con essa cerca di fare (limitatamente) una sorta di genealogia dela coscienza offrendo prove indiziarie sullo sviluppo della medesima. Che dire convincente fino allo sfinimento su alcuni punti sembra arrancare quando l'argomento va sul vivo delle qualità mentali superiori. Se noi siamo il nostro cervello sarebbe il caso di spendere qualche parola in più su come è nato il senso dell'estetica, della filosofia e( perché no?) della scienza. Mi ha lasciato con molti dubbi , il che naturalmente rende la lettura ancora più interessante.

    ha scritto il 

  • 3

    Scritto bene e ricco di esempi e metafore che aiutano a inquadrare il problema "coscienza" con strumenti che si possono riutilizzare in futuro, a patto che si abbiano già conoscenze pregresse sul prob ...continua

    Scritto bene e ricco di esempi e metafore che aiutano a inquadrare il problema "coscienza" con strumenti che si possono riutilizzare in futuro, a patto che si abbiano già conoscenze pregresse sul problema della coscienza, le risposte date dalle varie filosofie piú note e via dicendo.

    Anni fa avrei accettato questo testo come una rivelazione, essendo io stato materialista, riduzionista e determinista. Di fatto, l'autore sostiene che non esiste veramente un flusso di coscienza, arriva a dire che un ipotetico "zombie" che si comporta in tutto e per tutto come noi ma senza essere cosciente non può esistere perché la coscienza - l'illusione della coscienza - altro non è che una serie di contenuti inconsci e paralleli; e quindi afferma che un robot opportunamente programmato sia cosciente.

    Nega persino i "qualia", il fatto che vediamo il rosa in un certo modo e il rosso in un altro, è tutta illusione; non nel senso, ovvio, che i colori di per sé non esistono essendo frequenze di onde etc che noi decodifichiamo in un certo modo - ma dicendo addirittura che non decodifichiamo il colore perché non sta da nessuna parte né fuori di noi, né nel cervello, e quindi ci illudiamo di avere esperienze coscienti "colorate", di vedere, etc.

    Questo è francamente ridicolo. Spende pagine e pagine nel dire che non bisogna prendere sul serio le affermazioni delle persone su ciò che si prova ad essere coscienti e a trattarle invece come testi narrativi, e a cercare di dimostrare che un robot che non vede e non sente etc si comporterebbe come noi, e quindi noi in realtà non abbiamo questi "qualia", non esiste una persona reale ma soltanto un "centro di gravità narrativa", una finzione astratta.

    ha scritto il 

  • 4

    coscienza

    E' essenzialmente un buon libro di filosofia, anche se cerca di tener conto in modo corretto dello stato della scienza. La sua tesi è che la coscienza in fondo è un illusione. Interessante anche perch ...continua

    E' essenzialmente un buon libro di filosofia, anche se cerca di tener conto in modo corretto dello stato della scienza. La sua tesi è che la coscienza in fondo è un illusione. Interessante anche perchè potrebbe essere vero!
    henry

    ha scritto il 

  • 4

    Ecco un altro degli Essenziali autoradianti...

    Un Tourmalet della lettura. Richiede impegno e fatica, e sicuramente successive riletture, ma ripaga con la materia più preziosa: un viaggio dentro l'essenza dell'uomo, le domande più intriganti, le r ...continua

    Un Tourmalet della lettura. Richiede impegno e fatica, e sicuramente successive riletture, ma ripaga con la materia più preziosa: un viaggio dentro l'essenza dell'uomo, le domande più intriganti, le risposte più ardite e spiazzanti. Scritto con la necessaria spolverata di ironia, non è mai tedioso, grazie allo stile brillante di Dennet. Irradia calore a tenerlo in mano, da quante intuizioni, cambi di prospettiva e riflessioni esso contiene. Per pensare differentemente, per pensarsi differentemente.

    ha scritto il 

  • 1

    Absolutely frustrating to read. You can draw any conclusions you want if you make the right premises. This book starts with premises that often don't seem to have any founding evidence in what we know ...continua

    Absolutely frustrating to read. You can draw any conclusions you want if you make the right premises. This book starts with premises that often don't seem to have any founding evidence in what we know about the science of the brain. Maybe reading all philosophy is this frustrating, or maybe it is just this book.

    ha scritto il 

  • 0

    La coscienza di Dan

    La casa editrice Laterza ha avuto la splendida idea di ripubblicare nel 2009 il mitico Coscienza. Che cosa è di Daniel Dennett. Questo libro, uscito in America nel 1991, era stato pubblicato in italia ...continua

    La casa editrice Laterza ha avuto la splendida idea di ripubblicare nel 2009 il mitico Coscienza. Che cosa è di Daniel Dennett. Questo libro, uscito in America nel 1991, era stato pubblicato in italiano da Rizzoli due anni dopo, ma era ormai introvabile da parecchi anni. Io stesso, non avendo avuto modo di acquistarla a tempo debito, non ho mai avuto l'edizione Rizzoli di Coscienza e ne avevo potuto conoscere il contenuto solo tramite alcuni resoconti di seconda mano e le innumerevoli citazioni sparse nelle opere successive di Dennett e in quelle di altri autori (come Dawkins, Searle e Hofstadter; lo stesso Eco, in Kant e l'ornitorinco, faceva un uso solo apparentemente occasionale di Coscienza, oltre che dell'importante saggio n. 10 di Brainstorms, il capolavoro del primo Dennett uscito nel 1978 e pubblicato in italiano da Adelphi nel 1991).
    Si tratta senza dubbio di una pietra miliare nella storia della filosofia della mente e il cosiddetto "modello delle molteplici versioni" avanzato in questo libro in contrapposizione a quello tradizionale riconducibile alla fallacia del "teatro cartesiano" (la coscienza come centro supervisore unico) ha richiesto negli ultimi anni solo alcuni aggiustamenti di dettaglio, raccolti da Dennett nel più recente Sweet Dreams. Illusioni filosofiche sulla coscienza (2005). Nella mia personalissima (e parzialissima) biblioteca cronologica sull'argomento, questo libro costituisce un passo in avanti rispetto al pur capitale L'io e il suo cervello di Popper ed Eccles (1977), cui molto debbo per le mie idee più basilari in materia e contro cui Dennett sferra argomenti devastanti (Popper ed Eccles ammettevano esplicitamente di inserirsi nel solco della tradizione cartesiana con la loro teoria del Mondo 2 e Dennett mostra che tutta la tradizione cartesiana sul tema del rapporto mente-cervello, fino alla dottrina dei "qualia" di Searle e altri, è basata su illusioni filosofiche). Un passo ulteriore è costituito a mio parere dal recente libro di Hofstadter, Anelli nell'Io, che non a caso fa largo uso delle idee e delle critiche ai vecchi modelli della mente contenute nel fantastico libro di Dennett.

    ha scritto il 

  • 4

    Spiazzante morte di un Teatro Cartesiano

    http://some1elsenotme.wordpress.com/2010/05/26/spiazzante-morte-di-un-teatro-cartesiano/

    Non è un libro facile. Al contrario di altra roba simile letta in passato, non mi sentirei di consigliarlo con ...continua

    http://some1elsenotme.wordpress.com/2010/05/26/spiazzante-morte-di-un-teatro-cartesiano/

    Non è un libro facile. Al contrario di altra roba simile letta in passato, non mi sentirei di consigliarlo con tanta leggerezza. Questo è un libro complicato. Contiene delle parti che ho, in tutta franchezza, trovato incomprensibili: un po’ perché la materia trattata /è/ complicata e un po’ perché, ribadisco, le strategie narrative di Dennett sono talvolta discutibili. Anche se in linea di principio mi trovo d’accordo con molto di ciò che l’autore afferma, riuscire a seguirlo non è sempre una passeggiata. Si poteva, credo, fare un piccolo sforzo per rendere più leggibile il lavoro.

    Parlando di contenuti, Coscienza espone una teoria “forte”, controintuitiva, e cerca di dimostrarla attraverso cinquecento pagine ricche di metafore, di aneddoti, di esperimenti empirici e di osservazioni di natura neurologica, filosofica ed evoluzionistica. In parole misere, la teoria è la seguente.

    Non esiste un “teatro cartesiano” in cui, nella nostra testa, viene mostrato “il film” dell’esperienza: la nostra “narrazione” interna è frutto di una serie di mini-processi paralleli inconsci (le “molteplici versioni“, distribuite nello spazio tempo del cervello senza alcun ordine preciso) che saltuariamente fissano il proprio contenuto in memoria. Non c’è un Autore Cosciente che racconta una storia o un “sé” che assiste allo spettacolo dell’esperienza, semplicemente perché non esiste il “palcoscenico della coscienza”: molti (spiazzanti) esperimenti dimostrano che in certe circostanze è davvero arduo tracciare una linea di demarcazione netta tra esperienze coscienti e non. Il “teatro della coscienza” sarebbe dunque illogico e anti-economico: chi “dentro di noi” osserva lo “spettacolo” ha a sua volta un universo interno in cui si rappresenta lo spettacolo dello spettacolo? E cosa, poi, succede all’interno di quest’ultimo? Questo tipo di ragionamenti, ricorda Dennett, non spiega nulla. Rimanda semplicemente il problema.

    Per dimostrare la suddetta teoria Dennett utilizza una multiforme serie di strumenti e spazia senza timori reverenziali attraverso molteplici discipline. Tra le tante cose interessanti che racconta vorrei citare la teoria secondo cui la (illusione della) coscienza nasce parallelamente all’evoluzione del linguaggio, con i nostri lontani antenati che passano dal parlare con gli altri al narrare a se stessi, l’effetto Baldwin, e la fantastica critica al concetto di qualia (2), convincente come poche altre che ho letto. Notevole anche la maniera in cui viene smentita la nota (e un po’ stupida, a mio avviso) provocazione della Stanza Cinese di Searle.

    Vi è poi una marea di roba in più che può interessare chi non ha paura di confrontarsi con un testo che – spesso – dà per scontato che il lettore abbia qualche conoscenza pregressa in materia. Se dovessi descrivere Coscienza con una frase direi che è “un mescolarsi piuttosto caotico di sorprendenti informazioni dal quale emerge una teoria tutt’altro che facile da afferrare”. E i vari passaggi, a volte, sono anche più interessanti dell’insieme.

    ha scritto il