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Cosmopolis

Di

Editore: Edizione Mondolibri S.p.A.

3.4
(1290)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 180 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Catalano

Isbn-10: A000006838 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , eBook

Genere: Business & Economics , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 2

    Yen e "prostata asimmetrica" = noia e vuoto assoluto. Anche il lettore alla fine è indotto ad aggirarsi con pistola alla ricerca di Eric Packer per regolare i conti per il tempo buttato via!

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle e mezzo

    Sono rimasta perplessa di fronte a questo libro. Ho percepito la voglia del protagonista di dominare il futuro attraverso schemi , analisi, numeri (tutto ciò che può essere tenuto sotto controllo e ch ...continua

    Sono rimasta perplessa di fronte a questo libro. Ho percepito la voglia del protagonista di dominare il futuro attraverso schemi , analisi, numeri (tutto ciò che può essere tenuto sotto controllo e che ha un andamento preciso e lineare). Purtroppo non ha calcolato l'anomalia, l'imprevedibilità della vita stessa che può prendere pieghe diverse e portare a nuovi e inediti finali.

    ha scritto il 

  • 0

    Leggo in giro che è considerato uno tra i meno riusciti di DeLillo... pare, addirittura, che fosse stato scritto come sceneggiatura del film che sarebbe poi uscito a distanza d'una decina d'anni.
    Non ...continua

    Leggo in giro che è considerato uno tra i meno riusciti di DeLillo... pare, addirittura, che fosse stato scritto come sceneggiatura del film che sarebbe poi uscito a distanza d'una decina d'anni.
    Non c'è trama, in fondo; ci sono personaggi che rappresentano un concetto ed una idea; c'è un'analisi della società rappresentata sotto forma di parole e numeri. C'è una limousine bianca e lunga e super attrezzata di comfort e di sughero; il rivestimento in sughero per isolare da un rumore che non può essere isolato perché è il rumore del mondo. Una limousine che -a conti fatti- è un palcoscenico che ospita bizzarri discorsi di bizzarri personaggi, ché sembra un po' tutto assurdo: un teatro dell'assurdo dentro una limousine dell'assurdo. L'attore protagonista assurdo che accoglie in scena gli altri assurdi personaggi che dicono cose assurde e pensano cose assurde e fanno cose assurde. Comparse per strada, poi; sullo sfondo d'una città che brucia per errore assieme ad un uomo... ma forse, in realtà, brucia per inerzia. Protesta contro una società che si spinge al limite del non-umano tra tecnologia e indifferenza e topi e yen.
    Quella limousine che è porto franco dove tutto è ancora possibile: dove lo yen potrebbe anche scendere. E quelle poche volte in cui s'esce dall'auto bianca e lunga, ecco che succede l'irreparabile tra torte in faccia e pallottole in mezzo alla fronte e manganellate elettrificate e pasti surreali e scopate tra i bidoni della spazzatura; perché solo quando l'uomo è nudo e si spoglia di tutto allora riesce ad essere vero e vivo.
    Eric è un visionario che vive nel futuro e che riesce ugualmente a sbagliare; sicché la vita, se è fatta veramente di numeri, per quanto possa essere prevedibile rimane pur sempre un'incognita.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Niente di nuovo sul fronte occidentale

    ... anche se probabilmente all'orizzonte ancora si intravede un ultimo morente raggio di sole

    Eric Packer, giovane rampante broker di Wall Street che dalla vita non potrebbe chiedere di più (sesso, dr ...continua

    ... anche se probabilmente all'orizzonte ancora si intravede un ultimo morente raggio di sole

    Eric Packer, giovane rampante broker di Wall Street che dalla vita non potrebbe chiedere di più (sesso, droga e rock n' roll a non finire), una mattina di aprile, in preda ad una crisi esistenziale, decide di chiamare il suo autista e farsi portare a bordo della bianca limousine nel West Side per un taglio di capelli. Incurante degli avvertimenti sul fatto che il giorno stesso in occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti ed altri eventi mondani di una relativa importanza ci saranno confusione e sommosse popolari, il nostro protagonista intraprende questo viaggio attraverso la città, alla ricerca della propria identità e della messa in atto della desiderata autodistruzione. Durante tale "peregrinare joyciano" Eric vivrà le più diverse esperienze; avrà confronti ed incontri con le più svariate tipologie di personaggi (amanti illuse o ingannevoli, barbiere di fiducia, chauffeur-confessore, manifestanti adirati, padre abbandonato e rinnegato ed, infine, anche la propria nemesi). Tutto questo senza quasi mai scendere dall'auto, la quale evidentemente simboleggia il guscio protettivo che distacca Packer dalla realtà che lo circonda; il suo senso di superiorità, ma anche di profonda depressione, incomprensione e solitudine. Ovviamente la storia non avrà un lieto fine.

    Nonostante le idee di partenza siano sicuramente buone, è evidente come questo romanzo di Don DeLillo sia un lavoro minore, secondario. E, soprattutto, colmo in misura troppo elevata di riferimenti ad opere, letterarie e non, di altri autori. Sebbene sia tipico del movimento postmoderno il fatto di "ripescare" dalla cultura popolare ribaltando o rielaborandone i concetti, DeLillo qui lo fa non per dire qualcosa di nuovo, ma piuttosto spiegare male idee che altri avevano esposto prima di lui. E in maniera migliore. Palesi sono i richiami a Fëdor Dostoevskij, al film Metropolis di Fritz Lang, all'Ulisse di James Joyce, all'Odissea di Omero. Ma anche alla filosofia capitalistica, esistenzialista, alla pop art, a Bret Eston Ellis, Franz Kafka, Jack London, George Orwell, Thomas Pynchon. E quel che è peggio, a DeLillo stesso. Non gioca a favore di Cosmopolis nemmeno il fatto di alternare a passaggi estremamente lirici, dialoghi da linguaggio quasi cinematografico molto volgare, in particolare nei confronti delle donne. Chi ha letto il libro sa di cosa sto parlando. Pare, infatti, che questo romanzo in origine dovesse essere la sceneggiatura per il film di David Cronenberg, che poi ha in effetti diretto. La cosa si nota. In tutta sincerità, gli unici punti positivi di questo libro sono il simbolismo presente e aver capito in anticipo il potere che lo yen avrebbe assunto, come sta avvenendo, sempre di più sull'economia mondiale.
    In conclusione, troppi spunti di riflessione per un'opera così breve.

    ha scritto il 

  • 3

    Perplesso

    Primo incontro con DeLillo, onestamente spero abbia scritto di meglio.
    Il libro è piacevole ma l'autore a volte si incarta nel descrivere lo stream of consciousness del protagonista, rendendo la narra ...continua

    Primo incontro con DeLillo, onestamente spero abbia scritto di meglio.
    Il libro è piacevole ma l'autore a volte si incarta nel descrivere lo stream of consciousness del protagonista, rendendo la narrazione un pò farraginosa e non si capisce dove voglia andare a parare.
    Sono interessanti e profonde le ananlisi psicologiche e sociali riportate ma a volte sembrano un pò "ipertrofiche", stiracchiate ed esagerate, giusto per accentuare l'immagine dell'ego bulimico del protagonista. A tratti piacevolissimo ma nel complesso pedante e inconcludente.

    ha scritto il 

  • 2

    Dare due stelle a DeLillo mi duole e non poco, soprattutto per un libro su cui avevo riposto innumerevoli aspettative. Continuo ad apprezzare lo stile, indiscutibile, dell'autore, ma tutto sommato, l' ...continua

    Dare due stelle a DeLillo mi duole e non poco, soprattutto per un libro su cui avevo riposto innumerevoli aspettative. Continuo ad apprezzare lo stile, indiscutibile, dell'autore, ma tutto sommato, l'odissea in limousine e la critica alla società capitalistica - postmoderna mi sono sembrate più un esercizio di stile, tanto compiaciuto quanto simbolista, che una narrazione concreta che metta a suo agio il lettore. Ma forse lo scopo dell'autore era proprio questo: procurare disagio.

    ha scritto il 

  • 2

    “UNO SPETTRO SI AGGIRE PER IL MONDO- LO SPETTRO DEL CAPITALISMO”

    Una feroce critica al capitalismo neoliberista e finanziario?
    Forse è questo il proposito di Don Delillo nell’accingersi a comporre Cosmopolis. E forse non si può pretendere di commentare il romanzo s ...continua

    Una feroce critica al capitalismo neoliberista e finanziario?
    Forse è questo il proposito di Don Delillo nell’accingersi a comporre Cosmopolis. E forse non si può pretendere di commentare il romanzo senza conoscere qualche altra opera della sua vasta produzione.
    Tuttavia butterò giù poche impressioni sul protagonista Eric e sulla sua bella moglie Elise.
    Eric, novello Ulysses, lungo l’arco di una giornata percorre la città, in questo caso NewYork (che come suggerisce il titolo rappresenta un intero universo), a bordo di una limousine bianca, per un futile scopo: tagliarsi capelli. Personaggio odioso, dio della finanza, pronto per essere trasferito
    nell’omonimo film di David Cronenberg (e non dissimile dal Di Caprio del successivo The wolf of Wall Street di Martin Scorsese), egli è agitato da una insaziabile febbre di sesso e denaro.
    Il suo abbrutimento corrisponde a quello dell’intero sistema così come la sua “prostata asimmetrica” rinvia alle pericolose asimmetrie di tale sistema che egli vorrebbe perfetto e prevedibile. E la sua giornata vorticosa e insulsa, finalizzata a uno scopo irrisorio, compiuto anch’esso in modo asimmetrico, diventa il simbolo di un progresso altrettanto ingordo e insensato che finirà col divorare se stesso: “Quando capiremo che l’era globale si è ufficialmente conclusa?”.
    Un sistema onnivoro, che ingoia tutto, anche i suoi contestatori e al di fuori del quale non c’è niente: “Questo non è altro che il libero mercato. Questa gente è un’invenzione del libero mercato. Non esistono fuori del mercato. Non possono starne fuori. Non esiste un fuori.”
    Eppure il “fuori” deve proprio essere un’esigenza imprescindibile di libertà se fa capolino anche tra le righe di Cosmopolis. Questo spazio di libertà è rappresentato da Elise, diafana presenza, che fa baluginare un raggio di luce con le sue fugaci e improbabili apparizioni nella tetra giornata di Eric e tra le pagine del romanzo. In qualche modo esitante e dubbioso ella raffigura l’amore, la poesia e l’ideale che potrebbero salvarci dal materialismo schiacciante del sistema. Potrebbe essere la donna salvifica ma l’impresa eccede le sue forze e non le resta che scomparire, uscendo definitivamente fuori dalla scena attraverso uno stretto varco: “Nell’istante in cui Eric capì di amarla, Elise scivolò giù e sgusciò via dalle sue braccia. Poi si insinuò attraverso lo stretto varco tra le assi e lui la guardò attraversare la strada”.
    Le deboli forze di Elise non bastano per salvare Eric, e neppure per rendere più gradevole una lettura che per me è stata abbastanza disgustosa. Proprio come lo è il sistema capitalistico neoliberista e finanziario.

    ha scritto il 

  • 4

    Anni 2000

    Libro visionario, spaventoso per le verità che lascia intravedere, mostra l'anedonia dell'uomo avvolto nelle aberrazioni del capitalismo. L'ha scritto all'inizio del nuovo millennio e ha saputo vedere ...continua

    Libro visionario, spaventoso per le verità che lascia intravedere, mostra l'anedonia dell'uomo avvolto nelle aberrazioni del capitalismo. L'ha scritto all'inizio del nuovo millennio e ha saputo vedere molto di quello che sta accadendo. I grandi scrittori sono questo: la capacità di raccontare e di precorrere i tempi.

    ha scritto il 

  • 4

    Empedocle d’Agrigento, narra Diogene Laerzio, si gettò nell’Etna perché voleva conoscere il segreto dell’attività vulcanica. Allo stesso modo le falene sono attirate dalle fiamme del fuoco e spesso pe ...continua

    Empedocle d’Agrigento, narra Diogene Laerzio, si gettò nell’Etna perché voleva conoscere il segreto dell’attività vulcanica. Allo stesso modo le falene sono attirate dalle fiamme del fuoco e spesso periscono per il loro desiderio. Eric Packer, protagonista di questo sofisticato romanzo di Don DeLillo, è un personaggio che ha in sé la coscienza stoica di Empedocle e l’incoscienza un po’ spregiudicata delle falene. Sarebbe disposto a far tutto pur di vivere il multum in parvo, l’essenziale. Non è un caso se legge poesie brevi: arrivare al cuore delle cose nel meno tempo possibile, questo il suo mantra.
    Come il Buddha prima dell’illuminazione, che viveva in un castello regale lontano dai tormenti e dalla concretezza mondana, abita in un’altissima torre di New York, facendo speculazioni in borsa, con uno squalo in una vasca, dollari a fiumi, una moglie ricca e fascinosa, alcuna limitazione o dolore, apparentemente tutto. Mal tollera qualsiasi asimmetria, compresa quella della sua prostata. Vive ai margini di una società di cui riconosce solo i riflessi in schermi e scanner.
    Un giorno decide di andare dal barbiere e questo taglio di capelli gli costa: la traversata di una città assaltata da manifestanti che deturpano la sua limousine, una visita proctologica, l’omicidio di una guardia del corpo, un colloquio con il presidente, il funerale del suo rapper preferito, una mano. Questi fatti sono assolutamente inessenziali, ridicoli e quasi irriassumibili, ma l’andamento dell’azione che da essi evince, violato da una prosa glaciale, da dialoghi al fulmicotone, da quel tono desolato di profeta di tempi bui, è tragico e spietato.
    Alcuni romanzi, come certe musiche, parlano lingue che conosciamo, ma che non siamo in grado di tradurre. Lo stesso possiamo dire di Cosmopolis di DeLillo.

    ha scritto il 

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