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Cosmopolis

By Don DeLillo

(98)

| Hardcover

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Book Description

253 Reviews

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  • 15 people find this helpful

    Empedocle d’Agrigento, narra Diogene Laerzio, si gettò nell’Etna perché voleva conoscere il segreto dell’attività vulcanica. Allo stesso modo le falene sono attirate dalle fiamme del fuoco e spesso periscono per il loro desiderio. Eric Packer, protag ...(continue)

    Empedocle d’Agrigento, narra Diogene Laerzio, si gettò nell’Etna perché voleva conoscere il segreto dell’attività vulcanica. Allo stesso modo le falene sono attirate dalle fiamme del fuoco e spesso periscono per il loro desiderio. Eric Packer, protagonista di questo sofisticato romanzo di Don DeLillo, è un personaggio che ha in sé la coscienza stoica di Empedocle e l’incoscienza un po’ spregiudicata delle falene. Sarebbe disposto a far tutto pur di vivere il multum in parvo, l’essenziale. Non è un caso se legge poesie brevi: arrivare al cuore delle cose nel meno tempo possibile, questo il suo mantra.
    Come il Buddha prima dell’illuminazione, che viveva in un castello regale lontano dai tormenti e dalla concretezza mondana, abita in un’altissima torre di New York, facendo speculazioni in borsa, con uno squalo in una vasca, dollari a fiumi, una moglie ricca e fascinosa, alcuna limitazione o dolore, apparentemente tutto. Mal tollera qualsiasi asimmetria, compresa quella della sua prostata. Vive ai margini di una società di cui riconosce solo i riflessi in schermi e scanner.
    Un giorno decide di andare dal barbiere e questo taglio di capelli gli costa: la traversata di una città assaltata da manifestanti che deturpano la sua limousine, una visita proctologica, l’omicidio di una guardia del corpo, un colloquio con il presidente, il funerale del suo rapper preferito, una mano. Questi fatti sono assolutamente inessenziali, ridicoli e quasi irriassumibili, ma l’andamento dell’azione che da essi evince, violato da una prosa glaciale, da dialoghi al fulmicotone, da quel tono desolato di profeta di tempi bui, è tragico e spietato.
    Alcuni romanzi, come certe musiche, parlano lingue che conosciamo, ma che non siamo in grado di tradurre. Lo stesso possiamo dire di Cosmopolis di DeLillo.

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    sigurd said on Aug 17, 2014 | 8 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    In un libro così simbolico ci sta tutta una similitudine altrettanto alta: Cosmopolis è come l'insalata di riso.
    Da piccolo l'insalata di riso era una delle poche cose che mi piacevano dell'estate. Non c'era sempre a pranzo, ma quando c'era er ...(continue)

    In un libro così simbolico ci sta tutta una similitudine altrettanto alta: Cosmopolis è come l'insalata di riso.
    Da piccolo l'insalata di riso era una delle poche cose che mi piacevano dell'estate. Non c'era sempre a pranzo, ma quando c'era era qualcosa di speciale. Quest'anno, o forse già dall'anno scorso, le cose sono cambiate. Detesto l'insalata di riso. Mangiarla mi fa venire il vomito. È quella poltiglia che non si decide a sparire dal mio piatto.

    Per capire la similitudine dovete tener conto del contesto. Non il contesto in cui è stato scritto il libro, bensì il contesto in cui l'ho letto.
    È estate. Un'estate che sembrava avesse deciso di risparmiarci le ondate di caldo, tant'è che fino ai primi di agosto non accendevo il ventilatore e dormivo con la finestra chiusa. Un'estate senza impegni che mi impedissero di leggere.
    Be', anche qui, le cose sono cambiate. È arrivato il caldo rovente, il ventilatore è d'obbligo, e soprattutto mi sono ritrovato con così tante cose da fare che ci sono stati giorni in cui non leggevo per nulla e se leggevo era pochissimo.

    Quindi, tornando a Cosmopolis e alla similitudine con l'insalata di riso: l'ho cominciato entusiasta (il primo libro di DeLillo, è breve, non sembra scritto in modo complicato, me lo divoro in qualche giorno), ho proseguito la lettura in modo discontinuo ma apprezzando certi punti (eh sì, sicuro gli do quattro stelline, se l'avessi letto in un altro momento l'avrei divorato), e senza soluzione di continuità mi sono ritrovato ad arrancare e a finirlo in una giornata più per dovere che per piacere.

    Il problema è che è scritto in modo apparentemente semplice, ma ogni incontro ha un che di surreale e i concetti che ci sono dietro sono più profondi di quello che sembrano. Il problema è che fa caldo e che non andava letto in modo così discontinuo.
    All'inizio Cosmopolis mi ha ispirato e affascinato. Alla fine è diventato un inspiegabile ammasso di insalata di riso che non si decideva a sparire dal mio patto.

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    Eustachio said on Aug 15, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Pagina 8

    Era davanti alla finestra e vedeva sorgere il grande giorno. Lo sguardo attraversava ponti, stretti e baie e si spingeva oltre i quartieri e i lindi sobborghi al dentifricio fino a estensioni di terra e cielo che si potevano definire solo profonda di ...(continue)

    Era davanti alla finestra e vedeva sorgere il grande giorno. Lo sguardo attraversava ponti, stretti e baie e si spingeva oltre i quartieri e i lindi sobborghi al dentifricio fino a estensioni di terra e cielo che si potevano definire solo profonda distanza. Non sapeva cosa voleva. Era ancora buio giù sul fiume, semibuio, e vapori cinerei ondeggiavano sopra le ciminiere lungo la riva opposta. Pensò che le puttane avessero abbandonato gli angoli rischiarati dai lampioni, ormai, sculettando come anatre, mentre altri arcaici commerci si mettevano in moto, i camion degli ortaggi uscivano dai mercati, i camion dei giornali dalle banchine di
    carico. Che i furgoni del pane stessero attraversando la città e qualche sporadica macchina uscita dalla bolgia serpeggiasse lungo le avenue, pompando suoni violenti dalle casse dello stereo.
    Una cosa assolutamente nobile, un ponte sopra un fiume, e il sole che comincia a ruggire alle sue spalle.
    Guardò un centinaio di gabbiani seguire una chiatta che avanzava dondolando lungo il fiume. Avevano cuori grandi e forti. Lo sapeva, sproporzionati al resto del corpo. Un tempo li aveva studiati ed era riuscito a padroneggiare gli innumerevoli dettagli dell'anatomia degli uccelli. Gli uccelli hanno le ossa cave. Riusciva a padroneggiare le materie più ardue nello spazio di metà pomeriggio.
    Non capiva cosa voleva. Poi capì. Voleva tagliarsi i capelli.

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    Arturo said on Aug 2, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "(...)questa gente è un'invenzione del libero mercato. Non esistono fuori dal mercato. Non possomo starne fuori. Non esiste un fuori. (...) la cultura del mercato è totale. Questi uomini e donne sono il suo prodotto".

    Mentre accompagnamo Eric Packer nel suo viaggio in limousine attraverso New York e incontro al suo destino, non possiamo non notare un dettaglio inquietante: nel 2003, Don DeLillo è riuscito quasi a prevedere la Crisi in cui il mondo capitalista sare ...(continue)

    Mentre accompagnamo Eric Packer nel suo viaggio in limousine attraverso New York e incontro al suo destino, non possiamo non notare un dettaglio inquietante: nel 2003, Don DeLillo è riuscito quasi a prevedere la Crisi in cui il mondo capitalista sarebbe precipitato da lì a quattro anni.

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    Ellis_4733 said on Jul 17, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    “Anche quando ti autodistruggi, tu vuoi fallire di più, perdere di più, morire più degli altri, puzzare più degli altri.”

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    Dimitja said on Jul 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    (2003)

    "Cosmopolis" è una premonizione di morte. Quello dell'umanità è un processo evolutivo che alla fine si rivelerà un vicolo cieco biologico: l'immortalità. Il romanzo racconta molte ore nel corso della giornata del giovane miliardario Eric Packer per l ...(continue)

    "Cosmopolis" è una premonizione di morte. Quello dell'umanità è un processo evolutivo che alla fine si rivelerà un vicolo cieco biologico: l'immortalità. Il romanzo racconta molte ore nel corso della giornata del giovane miliardario Eric Packer per le strade di Manhattan mentre si reca ad "aggiustare il taglio" dei capelli sulla sua limousine bianca.
    Il perchè David Cronenberg abbia deciso di adattare "Cosmopolis" è semplice: il romanzo di DeLillo rilegge alcune delle tematiche centrali del cinema del grande regista canadese.
    Le mie scene preferite sono(tutta) la magnifica sequenza della visita medica in limousine, che culmina nell'esame rettale della prostata di Eric e nella scena di sesso "virtuale"; la scena dell'ultimo techno-rave e quella delle comparse di una scena di massa sdraiate nude in mezzo alla strada. Da ammirare poi come Delillo sviluppa, per esempio, il tema del tempo (centrale nel romanzo), in questa nuova e fluida realtà contemporanea.
    "Cosmopolis" è un vertiginoso periplo intorno al corpo, dal quale l'uomo moderno vorrebbe staccarsi persino quando lo modella sotto l'effetto calcolato di pesi e bilanceri. Un corpo che vorrebbe considerare superfluo e trasferibile, convertibile in guide d'onda d'informazione, una coscienza salvata nel vuoto, libera dal tempo e dal ricordo. Perché morire quando puoi vivere su disco? Il piccolo capriccio della prostata asimmetrica di Eric (che mi ricorda in modo commovente l'utero triforcuto di Claire Niveau, tanto sconvolgente per i due gemelli ginecologi di "Dead Ringers" di Cronenberg), è lì a ricordarci la realtà bruciante dentro la nostra biologia. Noi siamo i nostri corpi, in maniera intraducibile, tramite il dolore. E la memoria.

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    VittorioC said on May 29, 2014 | Add your feedback

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