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Cosmopolis

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Publisher: Editorial Seix Barral

3.4
(1248)

Language:Español | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , German , French , Catalan

Isbn-10: 9507313893 | Isbn-13: 9789507313899 | Publish date: 

Also available as: Others

Category: Business & Economics , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
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  • 3

    Perplesso

    Primo incontro con DeLillo, onestamente spero abbia scritto di meglio.
    Il libro è piacevole ma l'autore a volte si incarta nel descrivere lo stream of consciousness del protagonista, rendendo la narrazione un pò farraginosa e non si capisce dove voglia andare a parare.
    Sono interessan ...continue

    Primo incontro con DeLillo, onestamente spero abbia scritto di meglio.
    Il libro è piacevole ma l'autore a volte si incarta nel descrivere lo stream of consciousness del protagonista, rendendo la narrazione un pò farraginosa e non si capisce dove voglia andare a parare.
    Sono interessanti e profonde le ananlisi psicologiche e sociali riportate ma a volte sembrano un pò "ipertrofiche", stiracchiate ed esagerate, giusto per accentuare l'immagine dell'ego bulimico del protagonista. A tratti piacevolissimo ma nel complesso pedante e inconcludente.

    said on 

  • 2

    Dare due stelle a DeLillo mi duole e non poco, soprattutto per un libro su cui avevo riposto innumerevoli aspettative. Continuo ad apprezzare lo stile, indiscutibile, dell'autore, ma tutto sommato, l'odissea in limousine e la critica alla società capitalistica - postmoderna mi sono sembrate più u ...continue

    Dare due stelle a DeLillo mi duole e non poco, soprattutto per un libro su cui avevo riposto innumerevoli aspettative. Continuo ad apprezzare lo stile, indiscutibile, dell'autore, ma tutto sommato, l'odissea in limousine e la critica alla società capitalistica - postmoderna mi sono sembrate più un esercizio di stile, tanto compiaciuto quanto simbolista, che una narrazione concreta che metta a suo agio il lettore. Ma forse lo scopo dell'autore era proprio questo: procurare disagio.

    said on 

  • 2

    “UNO SPETTRO SI AGGIRE PER IL MONDO- LO SPETTRO DEL CAPITALISMO”

    Una feroce critica al capitalismo neoliberista e finanziario?
    Forse è questo il proposito di Don Delillo nell’accingersi a comporre Cosmopolis. E forse non si può pretendere di commentare il romanzo senza conoscere qualche altra opera della sua vasta produzione.
    Tuttavia butterò giù ...continue

    Una feroce critica al capitalismo neoliberista e finanziario?
    Forse è questo il proposito di Don Delillo nell’accingersi a comporre Cosmopolis. E forse non si può pretendere di commentare il romanzo senza conoscere qualche altra opera della sua vasta produzione.
    Tuttavia butterò giù poche impressioni sul protagonista Eric e sulla sua bella moglie Elise.
    Eric, novello Ulysses, lungo l’arco di una giornata percorre la città, in questo caso NewYork (che come suggerisce il titolo rappresenta un intero universo), a bordo di una limousine bianca, per un futile scopo: tagliarsi capelli. Personaggio odioso, dio della finanza, pronto per essere trasferito
    nell’omonimo film di David Cronenberg (e non dissimile dal Di Caprio del successivo The wolf of Wall Street di Martin Scorsese), egli è agitato da una insaziabile febbre di sesso e denaro.
    Il suo abbrutimento corrisponde a quello dell’intero sistema così come la sua “prostata asimmetrica” rinvia alle pericolose asimmetrie di tale sistema che egli vorrebbe perfetto e prevedibile. E la sua giornata vorticosa e insulsa, finalizzata a uno scopo irrisorio, compiuto anch’esso in modo asimmetrico, diventa il simbolo di un progresso altrettanto ingordo e insensato che finirà col divorare se stesso: “Quando capiremo che l’era globale si è ufficialmente conclusa?”.
    Un sistema onnivoro, che ingoia tutto, anche i suoi contestatori e al di fuori del quale non c’è niente: “Questo non è altro che il libero mercato. Questa gente è un’invenzione del libero mercato. Non esistono fuori del mercato. Non possono starne fuori. Non esiste un fuori.”
    Eppure il “fuori” deve proprio essere un’esigenza imprescindibile di libertà se fa capolino anche tra le righe di Cosmopolis. Questo spazio di libertà è rappresentato da Elise, diafana presenza, che fa baluginare un raggio di luce con le sue fugaci e improbabili apparizioni nella tetra giornata di Eric e tra le pagine del romanzo. In qualche modo esitante e dubbioso ella raffigura l’amore, la poesia e l’ideale che potrebbero salvarci dal materialismo schiacciante del sistema. Potrebbe essere la donna salvifica ma l’impresa eccede le sue forze e non le resta che scomparire, uscendo definitivamente fuori dalla scena attraverso uno stretto varco: “Nell’istante in cui Eric capì di amarla, Elise scivolò giù e sgusciò via dalle sue braccia. Poi si insinuò attraverso lo stretto varco tra le assi e lui la guardò attraversare la strada”.
    Le deboli forze di Elise non bastano per salvare Eric, e neppure per rendere più gradevole una lettura che per me è stata abbastanza disgustosa. Proprio come lo è il sistema capitalistico neoliberista e finanziario.

    said on 

  • 4

    Anni 2000

    Libro visionario, spaventoso per le verità che lascia intravedere, mostra l'anedonia dell'uomo avvolto nelle aberrazioni del capitalismo. L'ha scritto all'inizio del nuovo millennio e ha saputo vedere molto di quello che sta accadendo. I grandi scrittori sono questo: la capacità di raccontare e d ...continue

    Libro visionario, spaventoso per le verità che lascia intravedere, mostra l'anedonia dell'uomo avvolto nelle aberrazioni del capitalismo. L'ha scritto all'inizio del nuovo millennio e ha saputo vedere molto di quello che sta accadendo. I grandi scrittori sono questo: la capacità di raccontare e di precorrere i tempi.

    said on 

  • 4

    Empedocle d’Agrigento, narra Diogene Laerzio, si gettò nell’Etna perché voleva conoscere il segreto dell’attività vulcanica. Allo stesso modo le falene sono attirate dalle fiamme del fuoco e spesso periscono per il loro desiderio. Eric Packer, protagonista di questo sofisticato romanzo di Don DeL ...continue

    Empedocle d’Agrigento, narra Diogene Laerzio, si gettò nell’Etna perché voleva conoscere il segreto dell’attività vulcanica. Allo stesso modo le falene sono attirate dalle fiamme del fuoco e spesso periscono per il loro desiderio. Eric Packer, protagonista di questo sofisticato romanzo di Don DeLillo, è un personaggio che ha in sé la coscienza stoica di Empedocle e l’incoscienza un po’ spregiudicata delle falene. Sarebbe disposto a far tutto pur di vivere il multum in parvo, l’essenziale. Non è un caso se legge poesie brevi: arrivare al cuore delle cose nel meno tempo possibile, questo il suo mantra.
    Come il Buddha prima dell’illuminazione, che viveva in un castello regale lontano dai tormenti e dalla concretezza mondana, abita in un’altissima torre di New York, facendo speculazioni in borsa, con uno squalo in una vasca, dollari a fiumi, una moglie ricca e fascinosa, alcuna limitazione o dolore, apparentemente tutto. Mal tollera qualsiasi asimmetria, compresa quella della sua prostata. Vive ai margini di una società di cui riconosce solo i riflessi in schermi e scanner.
    Un giorno decide di andare dal barbiere e questo taglio di capelli gli costa: la traversata di una città assaltata da manifestanti che deturpano la sua limousine, una visita proctologica, l’omicidio di una guardia del corpo, un colloquio con il presidente, il funerale del suo rapper preferito, una mano. Questi fatti sono assolutamente inessenziali, ridicoli e quasi irriassumibili, ma l’andamento dell’azione che da essi evince, violato da una prosa glaciale, da dialoghi al fulmicotone, da quel tono desolato di profeta di tempi bui, è tragico e spietato.
    Alcuni romanzi, come certe musiche, parlano lingue che conosciamo, ma che non siamo in grado di tradurre. Lo stesso possiamo dire di Cosmopolis di DeLillo.

    said on 

  • 3

    In un libro così simbolico ci sta tutta una similitudine altrettanto alta: Cosmopolis è come l'insalata di riso.
    Da piccolo l'insalata di riso era una delle poche cose che mi piacevano dell'estate. Non c'era sempre a pranzo, ma quando c'era era qualcosa di speciale. Quest'anno, o for ...continue

    In un libro così simbolico ci sta tutta una similitudine altrettanto alta: Cosmopolis è come l'insalata di riso.
    Da piccolo l'insalata di riso era una delle poche cose che mi piacevano dell'estate. Non c'era sempre a pranzo, ma quando c'era era qualcosa di speciale. Quest'anno, o forse già dall'anno scorso, le cose sono cambiate. Detesto l'insalata di riso. Mangiarla mi fa venire il vomito. È quella poltiglia che non si decide a sparire dal mio piatto.

    Per capire la similitudine dovete tener conto del contesto. Non il contesto in cui è stato scritto il libro, bensì il contesto in cui l'ho letto.
    È estate. Un'estate che sembrava avesse deciso di risparmiarci le ondate di caldo, tant'è che fino ai primi di agosto non accendevo il ventilatore e dormivo con la finestra chiusa. Un'estate senza impegni che mi impedissero di leggere.
    Be', anche qui, le cose sono cambiate. È arrivato il caldo rovente, il ventilatore è d'obbligo, e soprattutto mi sono ritrovato con così tante cose da fare che ci sono stati giorni in cui non leggevo per nulla e se leggevo era pochissimo.

    Quindi, tornando a Cosmopolis e alla similitudine con l'insalata di riso: l'ho cominciato entusiasta (il primo libro di DeLillo, è breve, non sembra scritto in modo complicato, me lo divoro in qualche giorno), ho proseguito la lettura in modo discontinuo ma apprezzando certi punti (eh sì, sicuro gli do quattro stelline, se l'avessi letto in un altro momento l'avrei divorato), e senza soluzione di continuità mi sono ritrovato ad arrancare e a finirlo in una giornata più per dovere che per piacere.

    Il problema è che è scritto in modo apparentemente semplice, ma ogni incontro ha un che di surreale e i concetti che ci sono dietro sono più profondi di quello che sembrano. Il problema è che fa caldo e che non andava letto in modo così discontinuo.
    All'inizio Cosmopolis mi ha ispirato e affascinato. Alla fine è diventato un inspiegabile ammasso di insalata di riso che non si decideva a sparire dal mio patto.

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  • 4

    Pagina 8

    Era davanti alla finestra e vedeva sorgere il grande giorno. Lo sguardo attraversava ponti, stretti e baie e si spingeva oltre i quartieri e i lindi sobborghi al dentifricio fino a estensioni di terra e cielo che si potevano definire solo profonda distanza. Non sapeva cosa voleva. Era ancora buio ...continue

    Era davanti alla finestra e vedeva sorgere il grande giorno. Lo sguardo attraversava ponti, stretti e baie e si spingeva oltre i quartieri e i lindi sobborghi al dentifricio fino a estensioni di terra e cielo che si potevano definire solo profonda distanza. Non sapeva cosa voleva. Era ancora buio giù sul fiume, semibuio, e vapori cinerei ondeggiavano sopra le ciminiere lungo la riva opposta. Pensò che le puttane avessero abbandonato gli angoli rischiarati dai lampioni, ormai, sculettando come anatre, mentre altri arcaici commerci si mettevano in moto, i camion degli ortaggi uscivano dai mercati, i camion dei giornali dalle banchine di
    carico. Che i furgoni del pane stessero attraversando la città e qualche sporadica macchina uscita dalla bolgia serpeggiasse lungo le avenue, pompando suoni violenti dalle casse dello stereo.
    Una cosa assolutamente nobile, un ponte sopra un fiume, e il sole che comincia a ruggire alle sue spalle.
    Guardò un centinaio di gabbiani seguire una chiatta che avanzava dondolando lungo il fiume. Avevano cuori grandi e forti. Lo sapeva, sproporzionati al resto del corpo. Un tempo li aveva studiati ed era riuscito a padroneggiare gli innumerevoli dettagli dell'anatomia degli uccelli. Gli uccelli hanno le ossa cave. Riusciva a padroneggiare le materie più ardue nello spazio di metà pomeriggio.
    Non capiva cosa voleva. Poi capì. Voleva tagliarsi i capelli.

    said on 

  • 4

    "(...)questa gente è un'invenzione del libero mercato. Non esistono fuori dal mercato. Non possomo starne fuori. Non esiste un fuori. (...) la cultura del mercato è totale. Questi uomini e donne sono il suo prodotto".

    Mentre accompagnamo Eric Packer nel suo viaggio in limousine attraverso New York e incontro al suo destino, non possiamo non notare un dettaglio inquietante: nel 2003, Don DeLillo è riuscito quasi a prevedere la Crisi in cui il mondo capitalista sarebbe precipitato da lì a quattro anni.

    said on 

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