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Cosmopolis

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Publisher: Editorial Seix Barral

3.4
(1304)

Language:Español | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , German , French , Catalan

Isbn-10: 9507313893 | Isbn-13: 9789507313899 | Publish date: 

Also available as: Others

Category: Business & Economics , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
Sorting by
  • 3

    Più forma che sostanza

    'Da ovest giungeva il suono dei clacson, la campana a morto elettrica dei veicoli d'emergenza che a volte venivano ancora chiamati ambulanze, bloccati nel traffico stagnante.'

    ...che?

    Sperimentale e ...continue

    'Da ovest giungeva il suono dei clacson, la campana a morto elettrica dei veicoli d'emergenza che a volte venivano ancora chiamati ambulanze, bloccati nel traffico stagnante.'

    ...che?

    Sperimentale e (forzatamente) trasgressivo, questo libro è un prodotto degli anni '90. La sua critica sembra più una scusa per portare in scena la provocazione, piuttosto che il fine che giustifica i mezzi.

    Non l'ho apprezzato, ma voglio dare a DeLillo un'altra possibilità, nella speranza di ricredermi.

    said on 

  • 4

    Come inchiostro.

    Ho sperimentato DeLillo proprio con questo libro, e ne sono uscita persuasa e confusa, lo ammetto ma nonostante ciò l'ho veramente apprezzato. Alcune parti delle prime due pagine, son arrivata a trasc ...continue

    Ho sperimentato DeLillo proprio con questo libro, e ne sono uscita persuasa e confusa, lo ammetto ma nonostante ciò l'ho veramente apprezzato. Alcune parti delle prime due pagine, son arrivata a trascivermele nella mia agenda. Ha avuto in me un impatto poetico ma non mi spiego ancora il motivo.

    said on 

  • 3

    Non un capolavoro

    Premessa: io adoro DeLillo, quindi, per me, tutto ciò che lui scrive è da leggere. Questa adorazione mi porta, di contro, ad aspettarmi sempre grandi cose, quindi, quando leggo un suo libro, che è buo ...continue

    Premessa: io adoro DeLillo, quindi, per me, tutto ciò che lui scrive è da leggere. Questa adorazione mi porta, di contro, ad aspettarmi sempre grandi cose, quindi, quando leggo un suo libro, che è buono, ma non spettacolare, un po' ci rimango male.
    La premessa è un po' la storia del mio stato d'animo alla fine di "Cosmopolis", un romanzo che, proprio perché scritto da DeLillo, mi ha lasciato l'idea che avrebbe potuto essere di più.
    Detto ciò, rimane un bel testo, con i suoi momenti di visionarietà, le sue introspezioni - personali e sociali - spietate, la sua storia che tiene incollato il lettore alle pagine.
    In soldoni, per quanto non il capolavoro assoluto, mi sento comunque di consigliare Cosmopolis, perché, a conti fatti, un mediocre DeLillo resta comunque una grande lettura.

    said on 

  • 4

    Cronenbergsville

    "Si sentiva ancora più libero del solito, sintonizzato sui registi del cervello inferiore e sempre più lontano dal bisogno di intraprendere azioni ispirate, esprimere giudizi originali, mantenere prin ...continue

    "Si sentiva ancora più libero del solito, sintonizzato sui registi del cervello inferiore e sempre più lontano dal bisogno di intraprendere azioni ispirate, esprimere giudizi originali, mantenere principi e convinzioni indipendenti, tutti i motivi per cui le persone sono incasinate e gli uccelli e i topi no."

    Eric che attraversa la città in un'unica lunghissima giornata tra scioperi, funerali, visite presidenziali, moglie e amanti varie, in una lunga lunga limousine (a proposito ma dove vanno a riparare la sera tutte quelle limousine?) non esiste in realtà, rappresenta come fosse un dipinto immerso nell'acida ironia della sorte quel mondo che stava per finire, tre anni buoni prima della crisi globale, il crollo delle borse e la ripresa dello Yen, in realtà l'unica cosa che DeLillo non ha imbroccato è il fatto che a salire sarebbe stata la Borsa cinese e non quella giapponese, per il resto il libro sembra scritto ieri...

    ok, siamo pronti per monetizzare il ratto...

    said on 

  • 4

    Ho rivalutato DeLillo. Dopo "Rumore bianco", il mio giudizio su di lui era stato appena sufficiente. Invece, Eric Packer, il protagonista di questa breve storia, è caratterizzato perfettamente, è suf ...continue

    Ho rivalutato DeLillo. Dopo "Rumore bianco", il mio giudizio su di lui era stato appena sufficiente. Invece, Eric Packer, il protagonista di questa breve storia, è caratterizzato perfettamente, è sufficientemente odioso, presuntuoso, arrogante e postmoderno, ossessionato per la sua salute e convinto di avere tutto sotto controllo. Purtroppo, nella vita come nella finzione, esistono le assimmetrie, le imperfezioni, gli imprevisti, e anche lui, come qualunque altro essere umano, dovrà farci i conti.
    Ci sono molte battute ad effetto e, talvolta, DeLillo è un po' pedante, ma se lo può permettere.

    said on 

  • 2

    Yen e "prostata asimmetrica" = noia e vuoto assoluto. Anche il lettore alla fine è indotto ad aggirarsi con pistola alla ricerca di Eric Packer per regolare i conti per il tempo buttato via!

    said on 

  • 3

    Tre stelle e mezzo

    Sono rimasta perplessa di fronte a questo libro. Ho percepito la voglia del protagonista di dominare il futuro attraverso schemi , analisi, numeri (tutto ciò che può essere tenuto sotto controllo e ch ...continue

    Sono rimasta perplessa di fronte a questo libro. Ho percepito la voglia del protagonista di dominare il futuro attraverso schemi , analisi, numeri (tutto ciò che può essere tenuto sotto controllo e che ha un andamento preciso e lineare). Purtroppo non ha calcolato l'anomalia, l'imprevedibilità della vita stessa che può prendere pieghe diverse e portare a nuovi e inediti finali.

    said on 

  • 0

    Leggo in giro che è considerato uno tra i meno riusciti di DeLillo... pare, addirittura, che fosse stato scritto come sceneggiatura del film che sarebbe poi uscito a distanza d'una decina d'anni.
    Non ...continue

    Leggo in giro che è considerato uno tra i meno riusciti di DeLillo... pare, addirittura, che fosse stato scritto come sceneggiatura del film che sarebbe poi uscito a distanza d'una decina d'anni.
    Non c'è trama, in fondo; ci sono personaggi che rappresentano un concetto ed una idea; c'è un'analisi della società rappresentata sotto forma di parole e numeri. C'è una limousine bianca e lunga e super attrezzata di comfort e di sughero; il rivestimento in sughero per isolare da un rumore che non può essere isolato perché è il rumore del mondo. Una limousine che -a conti fatti- è un palcoscenico che ospita bizzarri discorsi di bizzarri personaggi, ché sembra un po' tutto assurdo: un teatro dell'assurdo dentro una limousine dell'assurdo. L'attore protagonista assurdo che accoglie in scena gli altri assurdi personaggi che dicono cose assurde e pensano cose assurde e fanno cose assurde. Comparse per strada, poi; sullo sfondo d'una città che brucia per errore assieme ad un uomo... ma forse, in realtà, brucia per inerzia. Protesta contro una società che si spinge al limite del non-umano tra tecnologia e indifferenza e topi e yen.
    Quella limousine che è porto franco dove tutto è ancora possibile: dove lo yen potrebbe anche scendere. E quelle poche volte in cui s'esce dall'auto bianca e lunga, ecco che succede l'irreparabile tra torte in faccia e pallottole in mezzo alla fronte e manganellate elettrificate e pasti surreali e scopate tra i bidoni della spazzatura; perché solo quando l'uomo è nudo e si spoglia di tutto allora riesce ad essere vero e vivo.
    Eric è un visionario che vive nel futuro e che riesce ugualmente a sbagliare; sicché la vita, se è fatta veramente di numeri, per quanto possa essere prevedibile rimane pur sempre un'incognita.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Niente di nuovo sul fronte occidentale

    ... anche se probabilmente all'orizzonte ancora si intravede un ultimo morente raggio di sole

    Eric Packer, giovane rampante broker di Wall Street che dalla vita non potrebbe chiedere di più (sesso, dr ...continue

    ... anche se probabilmente all'orizzonte ancora si intravede un ultimo morente raggio di sole

    Eric Packer, giovane rampante broker di Wall Street che dalla vita non potrebbe chiedere di più (sesso, droga e rock n' roll a non finire), una mattina di aprile, in preda ad una crisi esistenziale, decide di chiamare il suo autista e farsi portare a bordo della bianca limousine nel West Side per un taglio di capelli. Incurante degli avvertimenti sul fatto che il giorno stesso in occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti ed altri eventi mondani di una relativa importanza ci saranno confusione e sommosse popolari, il nostro protagonista intraprende questo viaggio attraverso la città, alla ricerca della propria identità e della messa in atto della desiderata autodistruzione. Durante tale "peregrinare joyciano" Eric vivrà le più diverse esperienze; avrà confronti ed incontri con le più svariate tipologie di personaggi (amanti illuse o ingannevoli, barbiere di fiducia, chauffeur-confessore, manifestanti adirati, padre abbandonato e rinnegato ed, infine, anche la propria nemesi). Tutto questo senza quasi mai scendere dall'auto, la quale evidentemente simboleggia il guscio protettivo che distacca Packer dalla realtà che lo circonda; il suo senso di superiorità, ma anche di profonda depressione, incomprensione e solitudine. Ovviamente la storia non avrà un lieto fine.

    Nonostante le idee di partenza siano sicuramente buone, è evidente come questo romanzo di Don DeLillo sia un lavoro minore, secondario. E, soprattutto, colmo in misura troppo elevata di riferimenti ad opere, letterarie e non, di altri autori. Sebbene sia tipico del movimento postmoderno il fatto di "ripescare" dalla cultura popolare ribaltando o rielaborandone i concetti, DeLillo qui lo fa non per dire qualcosa di nuovo, ma piuttosto spiegare male idee che altri avevano esposto prima di lui. E in maniera migliore. Palesi sono i richiami a Fëdor Dostoevskij, al film Metropolis di Fritz Lang, all'Ulisse di James Joyce, all'Odissea di Omero. Ma anche alla filosofia capitalistica, esistenzialista, alla pop art, a Bret Eston Ellis, Franz Kafka, Jack London, George Orwell, Thomas Pynchon. E quel che è peggio, a DeLillo stesso. Non gioca a favore di Cosmopolis nemmeno il fatto di alternare a passaggi estremamente lirici, dialoghi da linguaggio quasi cinematografico molto volgare, in particolare nei confronti delle donne. Chi ha letto il libro sa di cosa sto parlando. Pare, infatti, che questo romanzo in origine dovesse essere la sceneggiatura per il film di David Cronenberg, che poi ha in effetti diretto. La cosa si nota. In tutta sincerità, gli unici punti positivi di questo libro sono il simbolismo presente e aver capito in anticipo il potere che lo yen avrebbe assunto, come sta avvenendo, sempre di più sull'economia mondiale.
    In conclusione, troppi spunti di riflessione per un'opera così breve.

    said on 

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