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Costantinopoli

(Miraggi)

Di

Editore: Touring Club Italiano

3.7
(98)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 272 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 883651216X | Isbn-13: 9788836512164 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Travel

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Descrizione del libro
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  • 4

    Ebbene si!! Ho sempre guardato con insofferenza,sospetto e antipatia il compiaciuto sadismo nella sequela di infanzie tristi e calpestate(Il piccolo scrivano - Dagli Appennini alle Ande - Il tamburino Sardo ecc.ecc)
    MAI AVERE PREGIUDIZI!!!!
    Con questa"Costantinopoli" De Amicis,si rivela un raffin ...continua

    Ebbene si!! Ho sempre guardato con insofferenza,sospetto e antipatia il compiaciuto sadismo nella sequela di infanzie tristi e calpestate(Il piccolo scrivano - Dagli Appennini alle Ande - Il tamburino Sardo ecc.ecc) MAI AVERE PREGIUDIZI!!!! Con questa"Costantinopoli" De Amicis,si rivela un raffinato,elegante,acuto osservatore.Anfitrione perfetto,con toni incantati e incantevoli ci porta nelle vie,giardini,palazzi e tuguri,tra i suoni,gli odori,i colori,le voci di una citta che non è più,ma proprio per questo è piacevole e interessante visitare. Sorprendente il senso cinematografico,credo, oggi,sarebbe stato un regista di talento il suo libro è leggere un film. Perchè allora non *****???una piccola penitenza:):):)

    ha scritto il 

  • 4

    lettura piacevole (libro da autobus)

    buon viaggiatore e buon narratore: credo l'editore abbia opportunamente fatto una scelta: Istanbul non è più così esotica e siamo abituati alle immagini più che alle descrizioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Che scrittore!

    Dimentichiamo il ricordo del libro Cuore della nostra infanzia per scoprire uno stile da abile giornalista/curioso. Il nostro, nel 1875, approda dopo giorni di viaggio in nave a Cosyantinopoli, anzi a Stamboul, la parte piu' antica della città, e questo capitolo iniziale e' da dieci stelle. Poi p ...continua

    Dimentichiamo il ricordo del libro Cuore della nostra infanzia per scoprire uno stile da abile giornalista/curioso. Il nostro, nel 1875, approda dopo giorni di viaggio in nave a Cosyantinopoli, anzi a Stamboul, la parte piu' antica della città, e questo capitolo iniziale e' da dieci stelle. Poi passa, in questa ampia scelta dal reportage originale, a considerare vari aspetti della città e dei suoi abitanti, sempre in maniera interessante, anche se la parte finale dedicata alle donne turche e' un po' lungheggiante e datata. Ottima introduzione al mood necessario per visitare Istanbul per la prima volta.

    ha scritto il 

  • 4

    Sorprendente. Una descrizione accattivante di luoghi, costumi, tempi. Certo la Istanbul che ho visitato io il mese scorso é molto diversa da quella del 1875. O no? Istanbul was Constantinople...

    ha scritto il 

  • 0

    La quarta indispensabile dimensione di un viaggio a Istanbul:-)

    Le ultime pagine le ho scorse mentre il volo della Turkish Airline da Istanbul iniziava l'atterraggio su Torino...


    Diario di viaggio a Istanbul datato 1877: delizioso, spumeggiante, vivissimo.
    Lo abbiamo usato spesso per immaginare cosa fosse questa città - ancor oggi straordinaria - non s ...continua

    Le ultime pagine le ho scorse mentre il volo della Turkish Airline da Istanbul iniziava l'atterraggio su Torino...

    Diario di viaggio a Istanbul datato 1877: delizioso, spumeggiante, vivissimo. Lo abbiamo usato spesso per immaginare cosa fosse questa città - ancor oggi straordinaria - non solo quando la vide De Amicis, quasi un secolo e mezzo fa, ma anche prima, nei suoi tempi più gloriosi... Perchè l'Edmondo è un appassionato, e prima di giungere a Costantinopoli ha studiato come un matto. E quando racconta - per fare un esempio - l'ingresso delle truppe ottomane di Mehmet II in città, trionfanti, nel 1453, e tu sei seduto sui gradini dentro quella meraviglia che è Aya Sofia, è come se vedessi e sentissi il batter di asce sui portoni, il panico ed il terrore delle decine di migliaia di patrizi, villani e vergini che rinchiusi nella chiesa sperano che il timor di Dio (o un angelo con la spada fiammeggiante) arresti i vincitori... Ed invece crollano le porte, e l'urlo disumano delle orde asiatiche incrostate della polvere e del sangue della battaglie che le han condotte lì si unisce all'urlo di terrore delle vittime...e poi son scimitarre che decapitano, braccia vigorose che rovesciano e saccheggiano, catene e corde che portano via schiavi, stupri e violenze senza fine...fino all'apparizione a cavallo, sulle macerie dei portoni, di Mehmet II che indica di fare di questo luogo simbolico una Moschea (con qualche forzatura: poichè la preesistente struttura era la chiesa voluta da Giustiniano nel 532, il Mihrab rivolto verso la Mecca risulta obliquo rispetto all'asse centrale della costruzione).

    Spettacolare anche il racconto di quando si pone fermo sul ponte di legno di Galata (oggi ci passa il tram ed è zeppo di pescatori:-)) ad osservare l'incredibile passaggio di personaggi che ormai non esistono nemmeno più nella memoria (vi copio paro paro nella nota l'intero capitolo, perchè è altrimenti impossibile darvi un'idea delle capacità descrittive del Nostro).

    Così come è fantastica la ricostruzione della vita nel Serraglio, ovvero nel palazzo di Topkapi: e sembra di vedere ancora le decapitazioni sotto il gigantesco platano nel giardino, o le orde di giannizzeri che si concentrano urlanti, le scimitarre sguainate, sotto la Porta della Felicità, ad esigere dal Sultano più ricchezze e più potere: ed ottenerle, oltre al sacrificio di vizir e concubine che verranno sacrificate senza problemi dal Signore pur di mantenere il suo posto (poi i Giannizzeri verranno "sciolti", come dice pudicamente e ipocritamente l'audioguida, nel 1826...ma questa è un'altra storia...)

    Splendido anche il racconto del viaggio a piedi attraverso i quartieri di Galata, e l'incontro con le comunità musulmane, ortodosse, ebraiche, greche, armene...(noi abbiamo riprovato in piccolo un'emozione simile salendo faticosamente a piedi le ripide rampe verso Fener, oltre il colossale liceo greco, e gironzolando per un quartiere completamente diverso dalla Istanbul "occidentale"...)

    Esilaranti, davvero, i capitoli dedicati al Gran Bazar (ma oggi non dà più alcuna di quelle emozioni: è un luccicante e rassicurante mercato per turisti...molto più belli e veri i bazar esterni, o quello che si trova spingendosi almeno fino a Findikzade con il tram).

    Un libro dunque che risente piacevolmente della sua età, ma dona le emozioni aggiuntive che una guida turistica non potrà mai fornire. Si consiglia caldamente la lettura, soprattutto in loco, quando si è dentro i luoghi descritti da De Amicis: in modo da godersi anche la quarta dimensione, quella discesa profonda nel passato incredibile che di Istanbul costituisce tanta parte...

    ha scritto il 

  • 3

    Di ritorno da Istanbul avevo voglia di riassaporare un po' dell'atmosfera di quella città unica. Così mi sono lasciato guidare dai commenti entusiasti di Pamuk e mi sono tuffato in questo libro di De Amicis. L'autore è sicuramente acuto e il periodo in cui avviene la sua visita a Costantinopoli i ...continua

    Di ritorno da Istanbul avevo voglia di riassaporare un po' dell'atmosfera di quella città unica. Così mi sono lasciato guidare dai commenti entusiasti di Pamuk e mi sono tuffato in questo libro di De Amicis. L'autore è sicuramente acuto e il periodo in cui avviene la sua visita a Costantinopoli interessante (la seconda metà dell'800, con l'Impero Ottomano ormai decadente in bilico tra tentativi di riforma e orgoglio della sua identità). Molte osservazioni sulla società turca cosmopolita e sulla condizione della donna mi sono piaciute, sebbene a volte troppo eurocentriche. La cosa che però mi ha più disturbato è la ferma intenzione di stupire il lettore ad ogni costo, enumerando e accumulando dettagli meravigliosi e stranezze orientali, come nella descrizione della folla che attraversa il ponte di Galata o in quella del Gran Bazar. Bisogna anche dire che probabilmente questo era quello che chiedeva l'editore: una serie di articoli pieni di esotismo per i curiosi lettori del giornale.

    ha scritto il 

  • 3

    "La premura di finire una cosa per il piacere di finirla non sanno che cosa sia. Dai facchini all'infuori, non si vede mai per le vie di Stambul un turco affaccendato che affretti il passo. Tutti camminano colla stessa cadenza, come se misurassero tutti l'andatura al suono d'uno stesso tamburo. P ...continua

    "La premura di finire una cosa per il piacere di finirla non sanno che cosa sia. Dai facchini all'infuori, non si vede mai per le vie di Stambul un turco affaccendato che affretti il passo. Tutti camminano colla stessa cadenza, come se misurassero tutti l'andatura al suono d'uno stesso tamburo. Per noi la vita è un torrente che precipita; per loro è un'acqua che dorme."

    ha scritto il 

  • 2

    Pamuk dice che questo è forse uno dei migliori libri scritti su Istanbul...sarà...forse, boh, chissà...certo l'amore per questa città da parte dell'Edmondo è evidente, ma l'orror vacui che lo caratterizza e che si manifesta in elenchi interminabili di minuziose descrizioni e in un'aggettivazione ...continua

    Pamuk dice che questo è forse uno dei migliori libri scritti su Istanbul...sarà...forse, boh, chissà...certo l'amore per questa città da parte dell'Edmondo è evidente, ma l'orror vacui che lo caratterizza e che si manifesta in elenchi interminabili di minuziose descrizioni e in un'aggettivazione iperbolica quanto entusiastica lo rende digeribile al pari di un blocchetto di granito: troppe parole, un mare di considerazioni che vogliono esaurire l'argomento e che ci dicono solo che l'Edmondo le parole non le ha proprio; passerei sopra il nazionalismo un po' becero che affiora qua e là, sui luoghi comuni elargiti a piene mani sul carattere delle nazioni, passerei financo sopra le perle di convinto e ribadito antisemitismo, ma per leggere nei minimi particolari tutte le fasi di un intenso orgasmo turistico (per 400 prolisse pagine) vi assicuro che non c'è voluto cuore, c'è voluto stomaco. Insomma per chi aveva ancora dubbi, l'Edmondo non sa scrivere, è Pamuk s'è bevuto il cervello.

    ha scritto il 

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