Creatività per l’Innovazione
Come produrre idee vincenti per migliorare la competitività




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Book Description
Dietro ad ogni successo c’è sempre un’idea vincente, così come al seguito di un’idea creativa c’è sempre una tecnica efficace.
Quale tecnica possiamo utilizzare, e quando, per far decollare il nostro progetto? Con la matrice delle idee sarete in grado di scegliere la migliore tecnica da impiega Continue
Book Details
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- Libri Italiani
- Paperback 216 Pages
- Edition: 1
- ISBN-10: 8856800039
- ISBN-13: 9788856800036
- Publisher: Franco Angeli
- Pub date: Oct 01, 2008
Prices Change currency & sellers
| ISBN | Edition | List | Sale | Seller |
|---|---|---|---|---|
| 9788856800036 | Paperback | €21.00 | €21.00 | IBS.IT |
Che cos’è la creatività? Quali sono le fasi del processo creativo? Attraverso quali tecniche si può migliorare la capacità di produrre idee utili a risolvere problemi (aziendali e non)? Sono queste le domande principali a cui tenta di rispondere il testo in esame, passando in rassegna le principali ... (continue)
Che cos’è la creatività? Quali sono le fasi del processo creativo? Attraverso quali tecniche si può migliorare la capacità di produrre idee utili a risolvere problemi (aziendali e non)? Sono queste le domande principali a cui tenta di rispondere il testo in esame, passando in rassegna le principali teorie in materia e proponendo un approccio basato sul “Gruppo” quale motore di sviluppo di idee innovative.
La creatività è una caratteristica del pensiero, una “componente dell’intelligenza umana che consente di risolvere i problemi uscendo dagli usuali meccanismi del già conosciuto” (J.P. Guildford); creatività vuol dire realizzare collegamenti e connessioni tra elementi pre-esistenti della realtà, combinati però tra loro in maniera nuova e originale. Tre sono le fasi del processo creativo: 1) impregnazione (nel problema); 2) divergenza (dalla realtà); 3) convergenza (sulle idee). In pratica, si tratta di analizzare a fondo tutti gli aspetti connessi alla questione da risolvere, allontanarsi dal punto di partenza per generare liberamente e senza alcun tipo di condizionamento il maggior numero di idee e, infine, selezionare e valutare le idee prodotte per scegliere quella vincente. Per ciascuna di queste fasi è possibile applicare una o più tecniche diverse: ad esempio, per la fase di impregnazione, il Modello 5W+H (il problema viene analizzato attraverso lo sviluppo delle domande “Chi?”, “Che cosa?”, “Dove?”, “Quando?”, “Perché?”, “Come?” e le relative risposte); per la fase di divergenza, il Brainstorming (un gruppo produce e associa idee in grande quantità in un ambiente stimolante e libero da giudizi); per la fase di convergenza, il Modello Yellow Ideas (le proposte vengono classificate in base al grado di realizzabilità/rischiosità). Dopo aver selezionato l’idea, questa deve essere sottoposta ad un esame critico minuzioso che consenta di scovare ogni possibile punto debole e di trovare la soluzione adatta. Al termine del percorso, l’idea prescelta deve diventare un progetto concreto: vanno definite, quindi, le diverse fasi di attuazione, i soggetti coinvolti e i tempi di realizzazione. Si può dire, in definitiva, che dietro al comportamento creativo ci sono sempre tre diverse modalità di pensiero che interagiscono: quella del sognatore (per generare nuove idee), quella del realista (per dare concretezza alle idee) e quella del critico (per migliorare le idee).
La creatività può essere impiegata, naturalmente, in maniera individuale. Ma l’autore ritiene che il gruppo di lavoro – se ben condotto - sia molto più potente, un amplificatore e acceleratore del pensiero creativo. Un gruppo creativo si regge su tre pilastri: una buona comunicazione (presentando le proprie idee, le persone si rivelano, si mettono in discussione ed il gruppo deve essere in grado di ascoltare, di accogliere senza censure e interpretazioni tutte le proposte), una solida fiducia (sicurezza di poter trovare le soluzioni cercate e consapevolezza delle proprie risorse), una forte motivazione (i partecipanti devono essere mossi dal desiderio di vincere una sfida). Il facilitatore è colui che aiuta il gruppo di lavoro a raggiungere il suo obiettivo: ha un ruolo neutrale, nel senso che non può entrare nei contenuti, nelle scelte e nelle decisioni del gruppo ma deve guidarle, gestirle; deve avere capacità di ascolto e di relazione, di analisi e di sintesi, di improvvisare e di sapersi adattare rapidamente ai cambiamenti, seguendo il gruppo quando esso si muove velocemente da un concetto all’altro, da una direzione ad un’altra. Lo scopo del facilitatore, paradossalmente, è quello di “diventare inutile”, di far crescere il gruppo in modo che, a un certo punto, non abbia più bisogno di lui.
Perché un’azienda dovrebbe applicare, magari in maniera sistematica, i canoni del pensiero creativo? La risposta, secondo l’Autore, è nelle continue trasformazioni imposte, oggi, dalla globalizzazione: bisogna saper gestire il cambiamento, per evitare che esso gestisca noi; essere innovativi, per trovare soluzioni creative a nuovi bisogni. Così, da inconveniente da risolvere, il problema può diventare una sfida, un’opportunità di sviluppo da cogliere. Per far ciò, bisogna stimolare, sviluppare e diffondere la creatività in azienda, creare una cultura aziendale della creatività: è necessario costruire un clima di accettazione e di fiducia, dove ogni dipendente senta che le sue idee saranno ascoltate e prese in considerazione; organizzare seminari di formazione sulla creatività; costruire un Sistema di Management delle Idee o un Centro Permanente dell’Innovazione, un think tank di poche persone che si riunisca periodicamente per trovare nuove idee, lavorare su nuovi prodotti/servizi, su campagne pubblicitarie, di comunicazione ecc.
Gli strumenti offerti dalla creatività possono essere utilizzati anche per risolvere i numerosi problemi che impregnano la nostra società. A questo proposito, l’Autore porta l’esempio dell’economista bengalese Muhammad Yunus che, da un’idea semplice e allo stesso tempo innovativa, ha creato il “microcredito”, diventato in pochi anni uno degli strumenti di finanziamento più utilizzati per promuovere lo sviluppo economico e sociale dei paesi poveri. Yunus, che per questa iniziativa ha ricevuto nel 2006 il premio Nobel per la Pace, ha giustamente detto: “All’inizio di un mondo migliore c’è l’immaginazione”.
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