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Cristiani in armi

Da sant'Agostino a Papa Wojtyla

Di

Editore: Laterza

3.5
(26)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 210 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8842074373 | Isbn-13: 9788842074373 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: History , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Oggi l'invito alla pace è condiviso dalla maggior parte dei cristiani: un invito autorevole e sovente appassionato. È una conquista definitiva? Dunque "mai più guerra", come disse Paolo VI? Qualche dubbio rimane. Ma certamente, come vedremo in questo libro, il passato è impressionante.

Nell’Antico Testamento Dio ordina la guerra, nel Vangelo esorta all’amore e alla pace, «perché per conquistare il regno dei cieli non occorrono armi materiali», scrive san Gerolamo. Ma quando il potere politico con l’imperatore Costantino sceglie la protezione del Dio dei cristiani abbandonando i vecchi dei del Pantheon romano, inizia per la nuova religione un processo lungo, contraddittorio e terribile: l’incompatibilità tra la fede cristiana e il servizio militare scompare e appena due anni dopo la vittoria di Costantino a ponte Milvio il concilio di Arles decreta che «coloro che lasciano l’esercito saranno allontanati dalla comunione». I simboli del martirio cristiano – l’arena insanguinata, il fascino della lotta, le armi della virtù, la corona della vittoria – segnano il linguaggio e la teoria della ‘guerra giusta’. Per il cristiano la guerra diventa allora non solo accettabile ma anche meritoria e persino santa quando il nemico è un pagano o un eretico. Scrive Agostino d'Ippona: «Talvolta è necessario che gli uomini buoni intraprendano la guerra per comando di Dio o del governo legittimo». Questo è un libro sulle idee che nel pensiero cristiano hanno giustificato la guerra o favorito la pace dai primi secoli fino a oggi, da Paolo di Tarso a Karol Wojtyla, da Clemente di Alessandria a Giovanni XXIII.

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  • 3

    dove hai messo le note?

    Libro interessante, sicuramente una buona introduzione all'argomento,ho trovato interessanti anche alcuni spunti sull'obiezione di coscienza. La bibliografia è ottima, e forse è un tentativo di sopperire alla completa assenza di note, cosa per me fastidiosa: un saggio senza note è come un ragù se ...continua

    Libro interessante, sicuramente una buona introduzione all'argomento,ho trovato interessanti anche alcuni spunti sull'obiezione di coscienza. La bibliografia è ottima, e forse è un tentativo di sopperire alla completa assenza di note, cosa per me fastidiosa: un saggio senza note è come un ragù senza cipolla!

    ha scritto il 

  • 5

    Ottima sintesi per chi voglia introdursi all'argomento e ottima bibliografia finale per chi voglia approfondirlo. Il libro può non piacere solo a chi non ne colga le finalità oppure detesti l'assunto centrale del volume secondo cui la svolta costantiniana determini anche quella filo-militare del ...continua

    Ottima sintesi per chi voglia introdursi all'argomento e ottima bibliografia finale per chi voglia approfondirlo. Il libro può non piacere solo a chi non ne colga le finalità oppure detesti l'assunto centrale del volume secondo cui la svolta costantiniana determini anche quella filo-militare del cristianesimo. Che un tale passaggio vi sia è innegabile. Semmai si può argomentare, come fa Giovanni Filoramo, sul fatto che il nesso fra cristianesimo e violenza non abbia in realtà radici più profonde di quelle solamente storiche. Scrive infatti Filoramo nella sua recensione: "In questo modo si evade il terribile interrogativo sollevato da Drewermann, attribuendo a cause esterne una connivenza che ha, almeno a mio modo di vedere, anche cause interne. Anche nel cristianesimo, infatti, contrariamente a questa vulgata, vi è fin dall'origine un radicalismo religioso, un lato eristico (da eris, contesa), che aleggia sull'episodio decisivo del processo di Gesù e della natura della sua condanna, alla resa dei conti di natura politico-religiosa: un elemento eristico dalle radici complesse, ora non indagabili, ma insito prima di tutto nella radicalità del suo messaggio, una radicalità in sé priva di valenze belliche, ma pur sempre intrisa di violenza, come dimostra appunto il nesso martire-soldato evocato a ragione, anche se in modo non del tutto convincente – solo che si pensi alla sua drammatica attualità – dall'autrice. Ma questa è un'altra storia, meritevole di un altro saggio". Sul tema martire-soldato si veda anche il classico di Adolf von Harnack, "Militia Christi", L'Epos, Palermo 2004.

    ha scritto il