Cristo si è fermato a Eboli

Di

Editore: Einaudi (Tascabili, 40)

4.1
(4367)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 242 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Olandese

Isbn-10: 880612207X | Isbn-13: 9788806122072 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Aldo Marcovecchio ; Prefazione: Jean-Paul Sartre , Italo Calvino

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , CD audio

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

Ti piace Cristo si è fermato a Eboli?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
E' la cronaca, trasfigurata in senso lirico e meditativo, di un soggiorno coatto in Lucania, cui l'autore fu costretto negli anni 1935-1936, perché militante di Giustizia e Libertà e condannato per attività antifascista.
Ordina per
  • 3

    Nel suo patito esilio antifascista, Levi si affaccia, costretto, agli ultimi, quelli e quelle che vivono dehors du temps, che era (è?) nazionalizzazione, patriottismo, burocrazia, potere (meschino), b ...continua

    Nel suo patito esilio antifascista, Levi si affaccia, costretto, agli ultimi, quelli e quelle che vivono dehors du temps, che era (è?) nazionalizzazione, patriottismo, burocrazia, potere (meschino), benessere economico e statura sociale. Con questi e queste diseredate del meridione Levi vive, convive, condivide e, se non se convince, tuttavia inevitabilmente le compenetra. Il risultato è un ritratto a tratti distaccato e scioccato, ma schietto, umile, persino addolorato: c'è la compassione che non cede al giudizio, la comprensione che sgorga dall'esperire, lo sguardo limpido di uno scrittore lirico votato a fare dell'altrui miseria il testamento di un commovente vivere collettivo che scandalizza, e accusa, a leggerlo oggi, il barbaro (questo sì) individualismo che sembra intessere la nostra, di alienazione.

    "Questa fraternità passiva, questo patire insieme, questa rassegnata, solidale, secolare pazienza è il profondo sentimento comune dei contadini, legame non religioso, ma naturale. Essi non hanno, né possono avere, quella che si usa chiamare coscienza politica, perché sono, in tutti i sensi del termine, pagani, non cittadini: gli dei dello Stato e della città non possono aver culto fra queste argille... Ma in essi è vivo il senso umano di un comune destino, e di una comune accettazione. E' un senso, non un atto di coscienza; non si esprime in discorsi o in parole, ma si porta con sé in tutti i momenti, in tutti i gesti della vita, in tutti i giorni uguali che si stendono su questi deserti... La vita non può essere, verso la sorte, che pazienza e silenzio. A che cosa valgono le parole? E che cosa si può fare? Niente."

    ha scritto il 

  • 5

    Straordinario. Interessante. Struggente. Emotivamente coinvolgente.
    Avevo già letto Cristo si è fermato a Eboli molti molti anni fa e lo ricordavo in modo vago. Questa rilettura è stata fulminante. Co ...continua

    Straordinario. Interessante. Struggente. Emotivamente coinvolgente.
    Avevo già letto Cristo si è fermato a Eboli molti molti anni fa e lo ricordavo in modo vago. Questa rilettura è stata fulminante. Con una narrazione piana e acuta Levi racconta la Lucania e forse tutto il sud Italia con uno sguardo di serena vicinanza alle persone. Possiede una sensibilità piena di dolcezza e ci apre una finestra sulla nostra storia; mai cinico, mai arrogante, scrive pagine bellissime che valgono mille saggi: c’è una descrizione di Matera sconvolgente, una analisi spietata della piccola borghesia, ci sono pagine “politiche” sulla questione meridionale ma soprattutto ci sono i contadini, i poveri, i vessati con le loro malattie, i loro riti magici, le loro regole sociali, la loro dignità.
    Trovarvi affermazioni che risultano ancora attuali fa pensare.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo racconto storico, antropologico, politico, ambientato nella Lucania che diventa simbolo della questione meridionale già presente nell'autore durante il confino.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno sguardo nell'Italia meridionale, più precisamente in Lucania, durante il fascismo..
    Descrizioni dettagliate dei personaggi e dei luoghi, in particolare le pagine che raccontano della città di Mate ...continua

    Uno sguardo nell'Italia meridionale, più precisamente in Lucania, durante il fascismo..
    Descrizioni dettagliate dei personaggi e dei luoghi, in particolare le pagine che raccontano della città di Matera, la città dei Sassi, delle grotte dove uomini e animali vivevano insieme, in condizioni di degrado e di miseria assoluta, mi hanno colpito molto..
    Carlo Levi,ci racconta i suoi due anni di confino a Gagliano, descrive come la gente allora
    viveva, dimenticata dallo Stato, dove credenze e superstizioni spesso avevano il sopravvento, dove inimicizie e odi si tramandavano di padre in figlio, dove chi era contadino, si spaccava la schiena lavorando terre aride e ingrate...per poi più delle volte dover soccombere alla malaria...
    Il titolo non potrebbe essere più azzeccato e descrive benissimo le condizioni di questo pezzo di mondo, dimenticato da tutti, anche da Cristo, che si è fermato ad Eboli, confine e fine di tutto...

    ha scritto il 

  • 5

    "è un libro che devi leggere perché è molto bello anche se un poco triste. spero che ti piaccia e con ciò ti auguro buon anno, maria pia". questa la dedica sul libro; l'anno era quello dei miei 18 ann ...continua

    "è un libro che devi leggere perché è molto bello anche se un poco triste. spero che ti piaccia e con ciò ti auguro buon anno, maria pia". questa la dedica sul libro; l'anno era quello dei miei 18 anni, maria pia era un'amica di mia nonna, ferocemente ironica e disincantata come solo i romani autentici sanno esserlo. passava da casa nostra tutti i giorni (abitava al piano di sopra) e ci faceva morire dal ridere coi racconti sulle corna che il marito le metteva e che lei portava con grande stile e disinvoltura. quanto al libro in sé, sprigiona talmente tante forze telluriche e ctonie che per me è impossibile resistergli.

    ha scritto il 

  • 4

    Carlo Levi mistico

    Cristo si è fermato a Eboli, prima d'essere il trattato antropologico e sociologico cui lo riducono le letture più volgari, è il resoconto d'un'esperienza mistica, d'un crescente distacco dalle cose t ...continua

    Cristo si è fermato a Eboli, prima d'essere il trattato antropologico e sociologico cui lo riducono le letture più volgari, è il resoconto d'un'esperienza mistica, d'un crescente distacco dalle cose terrene e dall'io reso possibile dalla caduta in un luogo desertico e senza tempo, abitato da fantasmi più che da uomini.

    ha scritto il 

  • 4

    Se fosse solo il resoconto di un anno di confino questo libro avrebbe perso presto la sua fama. Invece è un canto d'amore. Un canto, perchè Levi scrive con una lingua poetica, affascinante e affascina ...continua

    Se fosse solo il resoconto di un anno di confino questo libro avrebbe perso presto la sua fama. Invece è un canto d'amore. Un canto, perchè Levi scrive con una lingua poetica, affascinante e affascinata, sonora. D'amore, perchè Levi si innamora della realtà che incontra. Non la studia, non la analizza, non la mette sotto il bisturi. Un amore difficile, perchè la realtà contadina della Basilicata di quegli anni è ostica, spigolosa. Ma Levi non recede. Da manuale il modo in cui interiorizza il magico - mai criticato ma sempre descritto come dato di fatto. Ciò che è reale per tutti gli abitanti di un luogo, d'altra parte, è reale per definizione e Levi, che non vuol restare congelato nel ruolo di osservatore semplicemente accetta il ruolo della magia.
    E' un libro ferocemente antifascista, pur senza quasi mai nominare il fascismo. E' il regime a incolparsi da solo, visto che su queste montagne la sua retorica cade nuda e resta solo l'eterna sopraffazione dei potenti sugli umili, giustificata da belle parole non tanto diverse da quelle che l'hanno preceduta.
    Un atto d'accusa, anche, sommesso ma deciso. Per tutti quelli per cui "la questione meridionale" era uno slogan da urlare dai pulpiti. A nessuno di loro gli abitanti di Gagliano avranno mai chiesto di restare, tornare.

    ha scritto il 

  • 2

    Purtroppo non sono riuscita a farmi coinvolgere da questo libro, scritto magistralmente tratta di temi che non mi sono entrati nel cuore, quindi per me la lettura è stata un pò pesante. Le descrizioni ...continua

    Purtroppo non sono riuscita a farmi coinvolgere da questo libro, scritto magistralmente tratta di temi che non mi sono entrati nel cuore, quindi per me la lettura è stata un pò pesante. Le descrizioni sono state comunque magnifiche.

    ha scritto il 

  • 5

    Un potente e magnifico resoconto di una terra abitata da ruoli e figure statiche più che da uomini, dove la cultura, lo Stato, e nemmeno la religione (quella cristiana ma anche quella greca e romana) ...continua

    Un potente e magnifico resoconto di una terra abitata da ruoli e figure statiche più che da uomini, dove la cultura, lo Stato, e nemmeno la religione (quella cristiana ma anche quella greca e romana) sembrano averla toccata. Tutto è immutabile da secoli, il tempo è fermo e la vita è abnegazione e miseria, senza futuro, in un eterno e plumbeo presente. Uno spaccato efficace della Lucania all'epoca fascista - ma ferma a quasi un millennio prima - laddove i ritmi di vita e le relazioni tra gli uomini marciano al ritmo di una musica sotterranea e sconosciuta. Un romanzo strepitoso oltreché un perfetto saggio di antropologia sociale.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per