Cristo si è fermato a Eboli

Di

Editore: Mondadori

4.1
(4219)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 214 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Olandese

Isbn-10: A000031904 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , CD audio

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 5

    La scrittura di Carlo Levi è una scrittura chiaramente pittorica. Egli utilizza la sua arte principale attraverso lo strumento della scrittura e ci regala una lunga serie di quadri, di scene di vita q ...continua

    La scrittura di Carlo Levi è una scrittura chiaramente pittorica. Egli utilizza la sua arte principale attraverso lo strumento della scrittura e ci regala una lunga serie di quadri, di scene di vita quotidiana nelle quali la descrizione minuziosa di ambienti e personaggi è il perno intorno al quale si svolgono i fatti. Bastino le descrizioni paesaggistiche dei due paesi, Grassano e Agliano (Gagliano nella versione dialettale), come esempi lampanti della natura fortemente visiva del libro.
    Non per questo, però, tale scrittura può dirsi estetizzante o formale. Nella pittura così come nella letteratura l'impulso morale dell'artista è la base fondatrice dell'opera e in Cristo s'è fermato a Eboli è il senso morale di Levi l'unico vero protagonista. Mai giudice né sacerdote, Levi costruisce poco a poco la sua idea sulla «questione meridionale», rendendocela chiara e concisa nella chiusura del penultimo capitolo e rovesciandone i poli da Sud/Nord a Stato/Individuo, il solo reale contrasto che attanaglia l'anima umana fin dall'alba della storia.
    Libro bellissimo e importantissimo non solo per chi voglia interessarsi alla questione del Sud e al fascismo ma anche e soprattutto per tutti gli amanti dell'animo umano e delle sue indistricabili contraddizioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno spaccato dell'Italia dove lo stato era assente e l'incontro tra il nord : il dottore torinese e il sud dove regnava l'ignoranza e,la povertà e pratiche magiche ,ma anche ricco di umanità e di spe ...continua

    Uno spaccato dell'Italia dove lo stato era assente e l'incontro tra il nord : il dottore torinese e il sud dove regnava l'ignoranza e,la povertà e pratiche magiche ,ma anche ricco di umanità e di speranze

    ha scritto il 

  • 4

    la nostra storia

    è quando ti ritrovi in mano libri come questo che ami ancora di più il tuo paese, grazie alle persone che lo hanno vissuto, che lo hanno scoperto anche negli angoli più sconosciuti e più bui. la basil ...continua

    è quando ti ritrovi in mano libri come questo che ami ancora di più il tuo paese, grazie alle persone che lo hanno vissuto, che lo hanno scoperto anche negli angoli più sconosciuti e più bui. la basilicata, una regione dimenticata, abbandonata, ma ricca di magia e tradizioni

    ha scritto il 

  • 2

    Insomma....

    Un libro che ho letto perchè mi è stato molto consigliato e perché vedevo con ottime recensioni.
    Devo dire che arrivare alla fine non è stato semplice perché molto lento, esageratamente descrittivo an ...continua

    Un libro che ho letto perchè mi è stato molto consigliato e perché vedevo con ottime recensioni.
    Devo dire che arrivare alla fine non è stato semplice perché molto lento, esageratamente descrittivo anche se indubbiamente ben scritto. Può piacere di più alla gente del posto che si può meglio riconoscere nei luoghi e confrontare la situazione descritta con l'attuale.
    Difficilmente riesce ad appassionare e da spunti di interesse solo quando descrive alcuni momenti storici e descrive la vita del tempo.

    ha scritto il 

  • 0

    Carlo Levi racconta il periodo, tra il 1935 e il 1936, trascorso al confino nel paese di Gagliano (in realtà Aliano), in Basilicata, dove era stato mandato per attività antifascista.
    La solitudine e l ...continua

    Carlo Levi racconta il periodo, tra il 1935 e il 1936, trascorso al confino nel paese di Gagliano (in realtà Aliano), in Basilicata, dove era stato mandato per attività antifascista.
    La solitudine e la noia, il paese assolato costruito su un precipizio e su burroni, le case tutte uguali dei contadini, il cimitero scelto come luogo preferito per dipingere, gli usi e i costumi del posto, il cane Barone, il ruolo di medico svolto quasi di nascosto e su richiesta dei paesani per l’incompetenza dei medici locali.
    Piccole parentesi: qualche giorno a Grassano, precedente luogo di confino, dove ottiene il permesso di tornare per completare alcuni quadri; un viaggio a Torino, dove si reca per la morte di un parente, sempre con autorizzazione delle autorità del luogo; la visita della sorella. Ricordo anche una bella descrizione di Matera, dove forse aveva fatto tappa durante uno di questi viaggi o raccontata dalla sorella.
    Testimone attento del mondo contadino, l’autore ne descrive povertà, sofferenza e superstizione, con un linguaggio emotivamente sobrio, in cui si coglie però la simpatia e la comprensione, un senso di affinità con i più poveri, mentre uno sguardo senza pietà è riservato ai notabili del posto, servi del potere, ignoranti e meschini, che pensano solo ai loro interessi.
    In “Gagliano e il parco letterario di Aliano: metamorfosi di una memoria” di Francesca R. Uccella, si trovano informazioni interessanti sull’accoglienza che il libro ha avuto nel paese di Aliano. Gli alianesi, inizialmente feriti per come viene descritta l’arretratezza e l’immobilismo del paese, con il passare degli anni hanno riconosciuto la sincerità e le benevole intenzioni dell’autore, facendo del libro una memoria storica e letteraria da cui partire per una valorizzazione culturale del territorio.
    Libro consigliato a scuola ed evitato a lungo, sospettando fosse triste e bigotto. Tutt’altro che bigotto invece. E nemmeno triste nonostante il soggetto. Il titolo mi aveva tratto in inganno ma, con Cristo, Levi non si riferiva alla religione
    “– Noi non siamo cristiani, – essi dicono, – Cristo si è fermato a Eboli –. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla più che l'espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità. Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie, bestie da soma, e ancora meno che le bestie, […] perché noi dobbiamo invece subire il mondo dei cristiani, che sono di là dall'orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto. Ma la frase ha un senso molto più profondo, che, come sempre, nei modi simbolici, è quello letterale. Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l'anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia. Cristo non è arrivato, come non erano arrivati i romani, che presidiavano le grandi strade e non entravano fra i monti e nelle foreste, né i greci, che fiorivano sul mare di Metaponto e di Sibari: nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato quaggiù il suo senso del tempo che si muove, né la sua teocrazia statale, né la sua perenne attività che cresce su se stessa. Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo. Le stagioni scorrono sulla fatica contadina, oggi come tremila anni prima di Cristo: nessun messaggio umano o divino si è rivolto a questa povertà refrattaria. Parliamo un diverso linguaggio: la nostra lingua è qui incomprensibile. I grandi viaggiatori non sono andati di là dai confini del proprio mondo; e hanno percorso i sentieri della propria anima e quelli del bene e del male, della moralità e della redenzione. Cristo è sceso nell'inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte nel tempo e sigillarle nell'eternità. Ma in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli.”
    [Radio 3. Ad alta voce. Legge Elio De Capitani. Tempo 11 ore e mezza circa.]

    ha scritto il 

  • 5

    La prima volta me l’hanno fatto leggere alle scuole medie e l’ho odiato, come si possono odiare i libri che non si capiscono.
    Poi verso i vent’anni ho visto il bel film di Francesco Rosi con Volonté, ...continua

    La prima volta me l’hanno fatto leggere alle scuole medie e l’ho odiato, come si possono odiare i libri che non si capiscono.
    Poi verso i vent’anni ho visto il bel film di Francesco Rosi con Volonté, ho provato a rileggerlo e sono stato letteralmente folgorato dall’incipit (uno dei più belli della letteratura di ogni tempo) e dal racconto di Carlo Levi e dei “suoi” contadini. “Suoi” non per altezzoso paternalismo dell’intellettuale torinese calato nella rassegnata miseria del mondo contadino lucano dell’epoca, ma perché quel mondo di ataviche fatiche è in ciascuno di noi.

    ha scritto il 

  • 0

    "Questa fraternità passiva, questo patire insieme, questa rassegnata, solidale, secolare pazienza è il profondo sentimento comune dei contadini, legame non religioso, ma naturale.
    Essi non hanno, né p ...continua

    "Questa fraternità passiva, questo patire insieme, questa rassegnata, solidale, secolare pazienza è il profondo sentimento comune dei contadini, legame non religioso, ma naturale.
    Essi non hanno, né possono avere, quella che si usa chiamare coscienza politica, perché sono, in tutti i sensi del termine, pagani, non cittadini: gli dèi dello Stato e della città non possono aver culto fra queste argille, dove regna il lupo e l'antico, nero cinghiale, né alcun muro separa il mondo degli uomini da quello degli animali e degli spiriti, né le fronde degli alberi visibili dalle oscure radici sotterranee.
    Non possono avere neppure una vera coscienza individuale, dove tutto è legato da influenze reciproche, dove ogni cosa è un potere che agisce insensibilmente, dove non esistono limiti che non siano rotti da un influsso magico. Essi vivono immersi in un mondo che si continua senza determinazioni, dove l'uomo non si distingue dal suo sole, dalla sua bestia..."

    ha scritto il 

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