Cristo si è fermato a Eboli

Di

Editore: Einaudi (Tascabili, 40)

4.1
(4189)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 242 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Olandese

Isbn-10: 880612207X | Isbn-13: 9788806122072 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Aldo Marcovecchio ; Prefazione: Jean-Paul Sartre , Italo Calvino

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , CD audio

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
E' la cronaca, trasfigurata in senso lirico e meditativo, di un soggiorno coatto in Lucania, cui l'autore fu costretto negli anni 1935-1936, perché militante di Giustizia e Libertà e condannato per attività antifascista.
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    Carlo Levi racconta il periodo, tra il 1935 e il 1936, trascorso al confino nel paese di Gagliano (in realtà Aliano), in Basilicata, dove era stato mandato per attività antifascista.
    La solitudine e l ...continua

    Carlo Levi racconta il periodo, tra il 1935 e il 1936, trascorso al confino nel paese di Gagliano (in realtà Aliano), in Basilicata, dove era stato mandato per attività antifascista.
    La solitudine e la noia, il paese assolato costruito su un precipizio e su burroni, le case tutte uguali dei contadini, il cimitero scelto come luogo preferito per dipingere, gli usi e i costumi del posto, il cane Barone, il ruolo di medico svolto quasi di nascosto e su richiesta dei paesani per l’incompetenza dei medici locali.
    Piccole parentesi: qualche giorno a Grassano, precedente luogo di confino, dove ottiene il permesso di tornare per completare alcuni quadri; un viaggio a Torino, dove si reca per la morte di un parente, sempre con autorizzazione delle autorità del luogo; la visita della sorella. Ricordo anche una bella descrizione di Matera, dove forse aveva fatto tappa durante uno di questi viaggi o raccontata dalla sorella.
    Testimone attento del mondo contadino, l’autore ne descrive povertà, sofferenza e superstizione, con un linguaggio emotivamente sobrio, in cui si coglie però la simpatia e la comprensione, un senso di affinità con i più poveri, mentre uno sguardo senza pietà è riservato ai notabili del posto, servi del potere, ignoranti e meschini, che pensano solo ai loro interessi.
    In “Gagliano e il parco letterario di Aliano: metamorfosi di una memoria” di Francesca R. Uccella, si trovano informazioni interessanti sull’accoglienza che il libro ha avuto nel paese di Aliano. Gli alianesi, inizialmente feriti per come viene descritta l’arretratezza e l’immobilismo del paese, con il passare degli anni hanno riconosciuto la sincerità e le benevole intenzioni dell’autore, facendo del libro una memoria storica e letteraria da cui partire per una valorizzazione culturale del territorio.
    Libro consigliato a scuola ed evitato a lungo, sospettando fosse triste e bigotto. Tutt’altro che bigotto invece. E nemmeno triste nonostante il soggetto. Il titolo mi aveva tratto in inganno ma, con Cristo, Levi non si riferiva alla religione
    “– Noi non siamo cristiani, – essi dicono, – Cristo si è fermato a Eboli –. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla più che l'espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità. Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie, bestie da soma, e ancora meno che le bestie, […] perché noi dobbiamo invece subire il mondo dei cristiani, che sono di là dall'orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto. Ma la frase ha un senso molto più profondo, che, come sempre, nei modi simbolici, è quello letterale. Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l'anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia. Cristo non è arrivato, come non erano arrivati i romani, che presidiavano le grandi strade e non entravano fra i monti e nelle foreste, né i greci, che fiorivano sul mare di Metaponto e di Sibari: nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato quaggiù il suo senso del tempo che si muove, né la sua teocrazia statale, né la sua perenne attività che cresce su se stessa. Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo. Le stagioni scorrono sulla fatica contadina, oggi come tremila anni prima di Cristo: nessun messaggio umano o divino si è rivolto a questa povertà refrattaria. Parliamo un diverso linguaggio: la nostra lingua è qui incomprensibile. I grandi viaggiatori non sono andati di là dai confini del proprio mondo; e hanno percorso i sentieri della propria anima e quelli del bene e del male, della moralità e della redenzione. Cristo è sceso nell'inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte nel tempo e sigillarle nell'eternità. Ma in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli.”
    [Radio 3. Ad alta voce. Legge Elio De Capitani. Tempo 11 ore e mezza circa.]

    ha scritto il 

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    La prima volta me l’hanno fatto leggere alle scuole medie e l’ho odiato, come si possono odiare i libri che non si capiscono.
    Poi verso i vent’anni ho visto il bel film di Francesco Rosi con Volonté, ...continua

    La prima volta me l’hanno fatto leggere alle scuole medie e l’ho odiato, come si possono odiare i libri che non si capiscono.
    Poi verso i vent’anni ho visto il bel film di Francesco Rosi con Volonté, ho provato a rileggerlo e sono stato letteralmente folgorato dall’incipit (uno dei più belli della letteratura di ogni tempo) e dal racconto di Carlo Levi e dei “suoi” contadini. “Suoi” non per altezzoso paternalismo dell’intellettuale torinese calato nella rassegnata miseria del mondo contadino lucano dell’epoca, ma perché quel mondo di ataviche fatiche è in ciascuno di noi.

    ha scritto il 

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    "Questa fraternità passiva, questo patire insieme, questa rassegnata, solidale, secolare pazienza è il profondo sentimento comune dei contadini, legame non religioso, ma naturale.
    Essi non hanno, né p ...continua

    "Questa fraternità passiva, questo patire insieme, questa rassegnata, solidale, secolare pazienza è il profondo sentimento comune dei contadini, legame non religioso, ma naturale.
    Essi non hanno, né possono avere, quella che si usa chiamare coscienza politica, perché sono, in tutti i sensi del termine, pagani, non cittadini: gli dèi dello Stato e della città non possono aver culto fra queste argille, dove regna il lupo e l'antico, nero cinghiale, né alcun muro separa il mondo degli uomini da quello degli animali e degli spiriti, né le fronde degli alberi visibili dalle oscure radici sotterranee.
    Non possono avere neppure una vera coscienza individuale, dove tutto è legato da influenze reciproche, dove ogni cosa è un potere che agisce insensibilmente, dove non esistono limiti che non siano rotti da un influsso magico. Essi vivono immersi in un mondo che si continua senza determinazioni, dove l'uomo non si distingue dal suo sole, dalla sua bestia..."

    ha scritto il 

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    Meraviglioso amorevole sguardo sulla massa contadina Lucana, dove lo stato è presenza venefica come una calamità naturale, una grandinata sul raccolto, una malattia che stermina le greggi. Come non se ...continua

    Meraviglioso amorevole sguardo sulla massa contadina Lucana, dove lo stato è presenza venefica come una calamità naturale, una grandinata sul raccolto, una malattia che stermina le greggi. Come non seppellire il cuore in quelle terre con Levi e i suoi monachicchi, resi stereometrici dal suo sguardo e dalla sua penna? Ottima lettura di Massimo Malucelli.

    ha scritto il 

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    Letto, riletto e ancora riletto. Accidenti che libro! Ne fui letteralmente innamorato la prima volta che lo lessi, nel lontano 1977. Mi affascinò tantissimo il racconto nel ricordo popolare della "gue ...continua

    Letto, riletto e ancora riletto. Accidenti che libro! Ne fui letteralmente innamorato la prima volta che lo lessi, nel lontano 1977. Mi affascinò tantissimo il racconto nel ricordo popolare della "guerra dei briganti": Carmine Crocco, Ninco Nanco, etc, gli eroi "contadini", l'epopea della Lucania sorta in piedi che si ribellava per una volta ai conquistatori. Le desolate terre di Lucania... Che infinita malinconia traspariva dalla narrativa dolente di Levi. Il tempo perduto, per sempre... raggiungibile solo nel mito.

    ha scritto il 

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    Un paesaggio caratterizzato da una natura aspra e inospitale così come i suoi abitanti, persone altrettanto austere e diffidenti abituate a trarre da quell'ambiente desolato quel poco con cui riescono ...continua

    Un paesaggio caratterizzato da una natura aspra e inospitale così come i suoi abitanti, persone altrettanto austere e diffidenti abituate a trarre da quell'ambiente desolato quel poco con cui riescono a tirare avanti. Ma sotto quella corazza dura si nasconde un'umanità altruista e solidale con cui accolgono questo "straniero" venuto da lontano, e da cui il protagonista, condannato al confino dal regime fascista in questo luogo fuori dal mondo, non riesce più a separarsi.
    L'attaccamento con cui Levi descrive questi luoghi è contagioso e vien voglia di partire all'istante.

    ha scritto il 

  • 5

    Ancora attuale

    Il mio primo viaggio in Lucania non poteva non essere accompagnato da Carlo Levi. Forse l'avevo letto ai tempi della scuola, ma riletto con la consapevolezza dell'adulto è un'altra cosa. Levi è stra ...continua

    Il mio primo viaggio in Lucania non poteva non essere accompagnato da Carlo Levi. Forse l'avevo letto ai tempi della scuola, ma riletto con la consapevolezza dell'adulto è un'altra cosa. Levi è straordinario come osservatore e come scrittore, e il libro conserva una sua attualità

    ha scritto il 

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