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Critica della critica

Un romanzo d'apprendistato

By Tzvetan Todorov

(18)

| Paperback | 9788806590710

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    Recensione.

    E' un saggio su...

    Soltanto un uomo meraviglioso come Todorov poteva congegnare un libro come questo, facendolo apparire come la più ovvia delle raccolte di saggi. Eppure il suo sottotitolo - Un romanzo di apprendistato - dovrebbe farci capire il do ...(continue)

    E' un saggio su...

    Soltanto un uomo meraviglioso come Todorov poteva congegnare un libro come questo, facendolo apparire come la più ovvia delle raccolte di saggi. Eppure il suo sottotitolo - Un romanzo di apprendistato - dovrebbe farci capire il doppio binario di un libretto che vuole essere, insieme, raccolta di saggi letterari (che hanno come oggetto altri critici letterari) e romanzo di formazione. Qui infatti Todorov fa i conti con se stesso e i suoi mestri, raccontandosi attraverso i saggi e costruendo una serie di analisi di ciò che romantico ancora è e non è già più nella letteratura del tempo che fu il suo.

    Recensione.

    Come sempre (come, ad esempio, in un libro particolarmente simile a questo qual è L'anima e le forme) questo fare i conti con il suo tempo è per chi viene dopo una impagabile lezione di metodo. Todorov, come lo era Lukacs, è consapevole che il saggio letterario può dire qualcosa solo obliquamente, attraverso altre opere o parole altrui; attraverso di esse, tenta di mostrare un senso possibile, conscio che se lo indicasse direttamente gli toglierebbe qualsiasi validità per il solo fatto di renderlo ostensibile.

    Possiamo quindi scegliere tre tipi di lettura: la raccolta di saggi letterari, la - diremmo oggi - "decostruzione" del critico Todorov, la lezione metodologica su come un critico passi in rassegna le condizioni di possibilità dal suo lavoro, facendo i conti con ciò che lo ha formato come critico.

    Nel frattempo, i nomi della critica: formalismo, Brecht, Srtre, Blanchot, Barthes, Bachtin, Frye, Watt, Berlin, e molti altri. Snocciolati come ricordi personali, Todorov butta lì per caso meraviglie come questa (ho aperto a caso): "Ma la critica è dialogo, e le conviene riconoscerlo apertamente; è l'incontro di due voci, quella dell'autore e quella del critico, e nessuna delle due prevale sull'altra. Eppure critici di diverse ortodossie convergono nel rifiuto di riconoscere tale dialogo".

    Il libro è il racconto di come si è formata, lungo il Novecento, un'idea (l'idea?) di verità in letteratura, e di come la critica sia un necessario doppio della letteratura ("il testo non può mai dire tutta la sua verità") che serve al disvelarsi di questa verità. Può non essere facile da digerire, ma non si dovrebbe ignorare sempre e sistematicamente il lavoro della critica letteraria. Ovviamente se ne può fare a meno per leggere i romanzi - nessuna critica prepara alla lettura. Non se ne può però fare a meno insieme alla letteratura, affinché quella immagine del mondo che è il fenomeno letterario possa essere intelligibile nei suoi più piccoli aspetti. Che poi sono quelli che, nel mondo, non si vedono.

    Questo Critica della critica non si trova, né so se è stato ripubblicato dopo i primi anni '80. Io ho un 'Nuovo Politecnico' Einaudi - quelli col quadrato rosso, insomma - e me lo tengo stretto, come tutti quelli di questa collana da comprare subito, qualunque titolo ovunque lo si trovi.

    Fuori l'autore.

    Cvetan (o Tzvetan) Todorov nasce a Sofia nel '39, studia a Parigi filosofia del linguaggio con Barthes, e da cinquant'anni scrive cose illuminanti di critica letteraria, sociologia, storia, linguistica - anche tutte insieme. Leggetelo con piacere, perché è tra i pochissimi saggisti contemporaneamente profondi quanto leggeri (non ho detto facili, ho detto leggeri).

    Perché leggerlo, oltre che per il suo argomento?

    "La rinuncia alla materia particolare e alla sua analisi puntuale mi avrebbe collocato dalla parte di coloro che possiedono la verità e la cui unica preoccupazione è come esporla perché sia meglio imposta. Per parte mia, mi accontento di cercarla (ed è già ambizione non piccola), convinto che la forma più adatta a questa ricerca è un genere ibrido: un racconto - ma esemplare; nel caso specifico, la storia di un'avventura dello spirito, la riflessione sulla letteratura del Novecento,che permette di leggere in trasparenza una ricerca della verità". Tiè.

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    Lorenzo Gasparrini said on Jul 17, 2012 | Add your feedback

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