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Critica della ragion pura

By Immanuel Kant

(213)

| Mass Market Paperback | 9788842075493

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Book Description

La "Critica della ragion pura" ebbe, vivente Kant, cinque edizioni. Importantisono soprattutto le prime due, del 1781 e del 1787, per lunghi tratti diversetra loro. Alla seconda edizione si rifaceva nel 1904 l'Accademia delle Scienzedi Berlino per st Continue

La "Critica della ragion pura" ebbe, vivente Kant, cinque edizioni. Importantisono soprattutto le prime due, del 1781 e del 1787, per lunghi tratti diversetra loro. Alla seconda edizione si rifaceva nel 1904 l'Accademia delle Scienzedi Berlino per stabilire l'editio princeps dell'opera, e su questo testoveniva condotta nel 1909-1910 la classica traduzione di Gentile e LombardoRadice qui ripresentata nella revisione curata da Vittorio Mathieu.

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  • 2 people find this helpful

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/01/11/critica-d… Lo studente pigro che, per puro caso, nel disperato tentativo di risparmiarsi qualche ora di studio, fosse capitato qui alla ricerca di nozioni utili sulla “Crit ...(continue)

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/01/11/critica-d…

    Lo studente pigro che, per puro caso, nel disperato tentativo di risparmiarsi qualche ora di studio, fosse capitato qui alla ricerca di nozioni utili sulla “Critica della ragione pura” di Kant, resti avvertito sin da subito che purtroppo per lui dovrà cercare altrove o fare da sé. In quest’articolo non troverà soddisfazione, perché anch’io avrei bisogno, benché stia leggendo l’intera “Critica”, anzi, mi correggo, proprio perché sto leggendo l’intera opera, di chiarimenti ulteriori, oltre a quelli che già mi ero premunito di scovare in un prezioso manuale di filosofia risalente ai tempi del liceo, conservato come reliquia accanto agli altri libri nella mia stanza.
    Qualche giorno fa, in un articolo, anticipavo la mia intenzione di dedicarmi alla lettura – studio di questa magistrale e monumentale opera, pur consapevole che non sarebbe stato facile. Avevo anche premesso che giungevo a Kant, oltre che sulla base degli studi fatti al Liceo, soprattutto dopo averlo “incontrato” presso tutti i filosofi a lui successivi, specie Nietzsche, il quale ne confutò l’impostazione di fondo e provò a “demolire” il sistema kantiano come gran parte della filosofia a lui (Nietzsche) antecedente. Devo dire che per mia attitudine, conformazione, educazione, non so come definirla, sono più propenso alla lettura di pensatori “per aforismi” come Nietzsche che non a filosofi “sistematici” come Kant, e peraltro anche sul contenuto concordo, circa vari profili che ora non è il caso di dettagliare, più con Nietzsche che con Kant. Ciò detto, è fuor di dubbio che la “Critica della ragione pura” sia una di quelle opere capitali, indispensabili per chi voglia approfondire determinate tematiche.
    Come avrete notato, mi sto tenendo molto sul vago, sia perché credo che in questo caso sia impossibile riassumere qui un libro del genere (il manuale cui ho fatto riferimento per “prepararmi” dedica oltre venti pagine alla stessa, ribadendo più volte che si tratta, per l’appunto, “solo” di un’introduzione non esaustiva), sia perché, e questo valga come giustificazione di fronte a un’ipotetica interrogazione da liceo, non ho ancora studiato abbastanza. Lo ammetto, nel momento in cui scrivo sono circa a pagina 500 sulle 800 del libro. È vero che ho sottolineato i passaggi per me salienti, che sono tornato indietro di varie pagine per rileggere qualcosa, quasi stessi preparando un esame, ma è anche vero che a un certo punto ho un po’ allentato la presa, per salvaguardare il mio cervello. Nel complesso, insomma, non ho impiegato tutto il tempo che sarebbe stato necessario a districarsi tra le pagine di Kant. Ho l’impressione, lo dico a mia parziale discolpa, che per uno studio serio della “Critica” mi ci vorrebbe il prossimo decennio, mi sembra ovvio dire che un testo come questo andrebbe riletto. Mi riservo di farlo quando se ne presenterà l’occasione, per esempio se rileggerò Nietzsche ora potrò andare a prendere il passo “kantiano” e operare gli opportuni confronti. Intanto, finirò questa lettura senza pretese e assorbendo quanto possibile nelle condizioni attuali.
    A complicare ulteriormente il tutto, durante la lettura mi sono venute in mente delle considerazioni sull’amore (sì, avete letto bene). Il miserabile tentativo di condurre un'analisi delle mie passate, presenti (e perché no, anche future) passioni e pulsioni di varia natura, e più in dettaglio dei miei (presunti) amori e disamori, effettuato alla luce della "Critica della ragione pura" di Kant, ha condotto, all'incirca all'altezza del paragrafo denominato "Analogie dell'esperienza", a una parziale e spero non definitiva sentenza che non vi riporto per non gravare ulteriormente sul vostro spirito già prostrato da questo articolo inconcludente. Vi consiglio, però, qualora vi addentriate in questo libro, ma aggiungerei in qualunque altro testo, sia esso filosofico o piuttosto un foglietto d’istruzioni medicinali, di attenervi al pezzo e non svolazzare troppo, come invece è accaduto a me, che mi sono messo a riflettere su quanto sopra alla luce, per esempio, della dottrina di Kant sulla sensibilità quale facoltà recettiva (ricevere i dati) e attiva (organizzare il materiale delle sensazioni) e su spazio e tempo che ne costituiscono le forme a priori attraverso cui gli oggetti ci sono dati, oppure, che ne so, sull’intelletto come “facoltà attraverso cui pensiamo i dati sensibili tramite le categorie o concetti puri”, sulla distinzione tra “fenomeno” e “cosa in sé” (e qui vi lascio immaginare circa l’innamoramento quante se ne possono pensare a partire dal discorso sulle apparenze), sulle idee di “anima”, “mondo”, “Dio”, le antinomie della ragione e via seguitando lungo sentieri impervi.
    A prescindere da queste divagazioni di stampo personale, mi sembra di poter concludere quest’articolo riportando un brano di Kant sottolineando soprattutto come dall’intera opera traspaiano con evidenza la costante ricerca delle condizioni di possibilità che rendono possibile la nostra conoscenza, la consapevolezza dei limiti della mente umana, l’illusorietà del volerli varcare addentrandosi in regioni a noi precluse, senza che questo tuttavia comporti uno scadimento nello scetticismo assoluto. La ragione posta dinanzi al tribunale della ragione stessa, al fine di stabilirne limiti e capacità. Per quanto riguarda poi i dettagli (800 pagine), rimando lo studente o l’appassionato allo studio diretto, sperando di non aver rovinato nessuno con queste indegne parole. Aggiungo, infine, che avrei potuto anche aspettare qualche altro giorno per scrivere quest’articolo, una volta terminata la lettura, ma ho preferito farlo adesso perché ne avevo voglia (non è detto che l’avrò in seguito) e perché dubito che dopo la lettura delle altre 300 pagine riuscirei a dire qualcosa di più.
    Ho scelto di pubblicare un frammento tra i più comprensibili, uno dei pochi con linguaggio (quasi) poetico, nel quale ci sono abbozzi di tematiche ricorrenti in tutta l’opera.
    “Ormai, non soltanto abbiamo percorso il dominio dell’intelletto puro, esaminandone accuratamente ogni parte, ma l’abbiamo altresì misurato, e abbiamo assegnato ad ogni cosa che vi si ritrova il suo posto. Questo dominio, tuttavia, è un’isola, e risulta rinchiuso nella natura stessa entro confini immutabili. È la terra della verità (nome allettante), circondata da un oceano vasto e tempestoso, che è la vera e propria sede dell’illusione, dove molti banchi di nebbia e numerosi ghiacci, che presto saranno liquefatti, suggeriscono falsamente nuove terre, e incessantemente ingannando, con vane speranze, il navigatore errabondo e avido di scoprire, lo invischiano in avventure, che egli non potrà mai troncare, ma neppure potrà mai condurre a termine. Tuttavia, prima di arrischiarci in questo mare, per esplorarlo in lungo e in largo, e per accertare se da qualche parte vi sia da sperare in alcunché, sarà utile anzitutto gettare ancora uno sguardo sulla carta di questa terra, che vogliamo appunto abbandonare. È allora opportuno domandare a noi stessi, in primo luogo, se a rigore non ci si possa accontentare di ciò che questa terra contiene, o anche, se non sia giocoforza accontentarci di questo, nel caso in cui da nessuna parte vi sia altrove un terreno, su cui poter edificare; in secondo luogo, a quale titolo noi possediamo proprio questa terra, e possiamo considerarci garantiti contro ogni pretesa ostile”.

    (Immanuel Kant, “Critica della ragione pura”, Parte I, Analitica trascendentale, Libro II, cap. terzo, edizione Adelphi)

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    Sisifo77 (Antonio Di Leta) said on Jan 16, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Inutile dirlo, è un testo lungo e duro, scritto malaccio, portatore di un sistema immenso.
    Kant abbozza un tentativo di riportare l'uomo all'esperienza, pone un limite alla ragione e fonda le categorie del nostro intelletto - non senza riprendere Ari ...(continue)

    Inutile dirlo, è un testo lungo e duro, scritto malaccio, portatore di un sistema immenso.
    Kant abbozza un tentativo di riportare l'uomo all'esperienza, pone un limite alla ragione e fonda le categorie del nostro intelletto - non senza riprendere Aristotele. Posto l'uomo, si occupa poi di demolire con ragionamenti sottili tutte le concezioni filosofiche che avevano portato a interminabili dibattiti.
    Una volta che si riesce a destreggiarsi nelle righe, si nota una intrinseca coerenza di fondo e un acume intellettuale davvero notevoli.

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    Giuseppe WildTurkey Turchi said on Jan 15, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    pesante

    Il più grande pensatore del suo tempo ma di certo non il miglior scrittore. D'altra parte è lui stesso, nelle prime pagine, ad ammettere di non essere dotato del dono della chiarezza e della sintesi. Davvero un testo complesso e inutilmente lungo. Ri ...(continue)

    Il più grande pensatore del suo tempo ma di certo non il miglior scrittore. D'altra parte è lui stesso, nelle prime pagine, ad ammettere di non essere dotato del dono della chiarezza e della sintesi. Davvero un testo complesso e inutilmente lungo. Ritengo sia molto importante studiarlo, meno leggerlo.

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    Skad said on Jul 19, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non capisco perché anobii nella rilettura mi segna tre stelle! Le stelle alla Critica sono 4

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    Gufa C3/ said on Jul 5, 2012 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Che fatica! Uno dei testi filosofici più mal scritti che mi sia mai capitato di leggere.
    Kant scrive male, in maniera arzigogolata, usando termini specifici in un sacco di accezioni diverse e dando poche indicazioni sul come interpretarli, lasciando ...(continue)

    Che fatica! Uno dei testi filosofici più mal scritti che mi sia mai capitato di leggere.
    Kant scrive male, in maniera arzigogolata, usando termini specifici in un sacco di accezioni diverse e dando poche indicazioni sul come interpretarli, lasciando sottintesi i soggetti delle proprie frasi e non fornendo quasi mai esempi esplicativi.
    La parte sull'io penso riassume in sé tutti questi difetti e infatti è uno degli scogli più impegnativi di tutto il libro.
    Eppure...

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    rfranz said on May 10, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Questa non è una recensione

    Questa non è una recensione: semplicemente, un libro come questo, scritto da uno dei padri della filosofia occidentale (e tradotto da Giovanni Gentile, perdipiù), non può essere recensito dal primo che passa, cioè da me. Mi limito a darne alcune impr ...(continue)

    Questa non è una recensione: semplicemente, un libro come questo, scritto da uno dei padri della filosofia occidentale (e tradotto da Giovanni Gentile, perdipiù), non può essere recensito dal primo che passa, cioè da me. Mi limito a darne alcune impressioni di lettura.
    La prima impressione, credo proprio che non stupirà nessuno, è che si tratta di un libro straordinariamente difficile. Non pensate di venirne a capo con la semplice erudizione: è una di quelle opere che sono difficili in sè, non perchè presuppongono e quindi richiedono una conoscenza di altre cose. A parte alcuni velocissimi accenni a Hume e a Leibniz, nessuna delle 500 pagine del libro si riferisce a teorie di altri filosofi - anche se una discreta conoscenza della logica aristotelica vi potrà venir buona nella sezione dedicata all' "analitica trascendentale".
    La seconda impressione, collegata alla prima, è che buona parte della difficoltà del libro è data dall'utilizzo in un senso preciso ma assolutamente proprio di Kant di alcuni termini tra i quali: "fenomeno", "intelletto", "concetto", "trascendentale",
    "molteplice", "a priori". Un suggerimento: cercate di chiarirne il significato nel senso di Kant (con Internet o altro) PRIMA di iniziare a leggere, altrimenti ben presto vi arenerete.
    Detto questo, ci ho messo quasi due mesi a leggerlo, e in più di un momento mi sono trovato in difficoltà. L'unica cosa che posso dire ora è che ne è valsa la pena, e rimpiango di non averlo fatto 25 anni fa.

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    Dark Matter said on Nov 16, 2011 | 3 feedbacks

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