“Novecento anni dopo, mi è capitato di partire sulle tracce della Prima Crociata finendo invece per imbattermi nelle contraddizioni del mondo contemporaneo." Ripercorrendo nel 1999 le strade che dal cuore dell'Europa portarono pellegrini e straccioni, fanciulli e mercanti, predicatori e uomini d'armContinue
“Novecento anni dopo, mi è capitato di partire sulle tracce della Prima Crociata finendo invece per imbattermi nelle contraddizioni del mondo contemporaneo." Ripercorrendo nel 1999 le strade che dal cuore dell'Europa portarono pellegrini e straccioni, fanciulli e mercanti, predicatori e uomini d'arme in Terrasanta, Gad Lerner riflette su uno dei fenomeni capitali della nostra storia. Le Crociate furono un movimento dalle conseguenze incalcolabili: rappresentarono la prova generale del colonialismo europeo che si sarebbe dispiegato nell'intero secondo millennio; posero le condizioni per quello scambio di conoscenze fra Occidente cristiano e Oriente arabo che rinnovò la cultura europea; provocarono atrocità che scavarono un solco ancora oggi difficile da colmare fra cristiani, ebrei e musulmani, e fra Cristianità latina e Chiese d'Oriente; generarono, anche a secoli di distanza, un mito che continua a pesare sulle relazioni fra i popoli e le persone. Lasciandosi guidare dall'occhio esercitato del grande reporter, Lerner descrive i luoghi che - da Cluny a Magonza, da Belgrado a Costantinopoli, da Antiochia a Gerusalemme a San Giovanni d'Acri - sanno ancora raccontare una storia crudele e appassionante, intrisa di slanci messianici e apocalittici, massacri e traffici, fede e intolleranza. E' una storia che il Giubileo bimillenario della Chiesa intende mutare di segno: lo "spirito di crociata", a lungo evocato come esemplare sentimento di devozione collettiva, è stato infine condannato con uno storico "mea culpa", al quale papa Giovanni Paolo II ha fatto seguire, con il pellegrinaggio in Israele, l'avvio alla riconciliazione con gli ebrei.
Per far comprendere la natura e il significato di questa rivoluzione, Lerner si impegna, a conclusione del reportage, in una conversazione con il maggiore studioso italiano delle Crociate, Franco Cardini. E' un acceso confronto tra un ebreo di sinistra e un tradizionalista cattolico, tra un giornalista e uno storico. E' una discussione che pone all'intelligenza e alla coscienza del lettore un quesito cruciale: è inevitabile che le ferite del passato brucino ancora nei conflitti di civiltà contemporanei?