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Cronache birmane

Di

Editore: Fusi Orari

4.1
(628)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 264 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8889674326 | Isbn-13: 9788889674321 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Andrea De Ritis

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Biography , Comics & Graphic Novels , Travel

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Descrizione del libro
Guy Delisle ha vissuto per più di un anno in Birmania con la sua compagna, in missione per Medici senza frontiere, e il figlio di pochi mesi. Nella patria di Aung San Suu Kyi ha scoperto una società oppressa dalla dittatura militare, ma anche un popolo aperto e generoso.

Buddismo e repressione, aids e miniere, monsoni e ong: dopo "Pyongyang" e "Shenzhen", il nuovo reportage orientale del canadese dalla matita pungente e poetica.
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  • 4

    Guida per viaggiatori

    Altro piacevole racconto di Delisle, stavolta in Birmania. la graphic novel scorre piacevolmente, con lo stile tipico dell'autore, lasciando però notevoli spunti di riflessione. Affascinante come sempre!

    ha scritto il 

  • 4

    Témoignage

    Più preciso di una telecamera, più efficace di un reportage giornalistico. Nel cuore della dittatura birmana con fare da cazzone, Delisle applica, grazie a un tratto pregevolissimo, il principio di témoignage (testimonianza), che sta nel codice genetico di Medici Senza Frontiere.

    ha scritto il 

  • 0

    Ho letto alcune critiche sul fatto che Delisle dedichi poca attenzione ai problemi del paese. Vero, ma questi ci vengono propinati da mille angolature dappertutto. Lui racconta cosa vuol dire vivere la famiglia in un paese dittatoriale, la quotidianità dell'essere in quel posto. Mi chiedo quanti, ...continua

    Ho letto alcune critiche sul fatto che Delisle dedichi poca attenzione ai problemi del paese. Vero, ma questi ci vengono propinati da mille angolature dappertutto. Lui racconta cosa vuol dire vivere la famiglia in un paese dittatoriale, la quotidianità dell'essere in quel posto. Mi chiedo quanti, con famiglia, se dovessero andare in Birmania a lavorare non penserebbero più al day-to-day piuttosto che ai massimi sistemi politici. Delisle ci vuole raccontare questo, onestamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Bello!

    Delisle ha la grande capacità di raccontare la vita di uno straniero in terra birmana senza sensazionalismi e con un'ironia discreta. Lo sguardo intelligente sulle assurdità delle dittature ed il racconto della quotidianità in terra straniera sono davvero ottimi. Un grande scrittore.

    ha scritto il 

  • 4

    Delisle si trasferisce per un anno in Birmania, o Myanmar che dir si voglia, stavolta non per motivi lavorativi propri ma al seguito della moglie, funzionario di Medici Senza Frontiere, e con il figlioletto neonato. In parte come nei precedenti "Pyongyang" e "Shenzen", in queste "cronache" si alt ...continua

    Delisle si trasferisce per un anno in Birmania, o Myanmar che dir si voglia, stavolta non per motivi lavorativi propri ma al seguito della moglie, funzionario di Medici Senza Frontiere, e con il figlioletto neonato. In parte come nei precedenti "Pyongyang" e "Shenzen", in queste "cronache" si alternano le vicende personali di Guy (soprattutto in veste di padre casalingo) con quelle del Paese ospitante. In realtà, gli accenni al regime sono relativamente pochi, anche se non mancano risvolti inquietanti (si veda quando uno degli "allievi" di Guy rischia grosso per un articolo scritto da un amico dell'autore), e si parla estesamente delle attività di Medici Senza Frontiere, la cui delegazione francese decide di ritirarsi dalla Birmania proprio per mancata collaborazione del regime. E naturalmente si parla di Aung San Suu Kyi, all'epoca ancora prigioniera nella sua casa. Lettura come sempre piacevole, ma che non aggiunge molto, sulla Birmania, a quanto già conosciamo.

    ha scritto il 

  • 2

    Noia

    Una graphic abbastanza noiosa, capisco che l'autore debba riempire il tempo quando segue la moglie in Birmania ma potrebbe applicarsi meglio e annoiarci meno. Il mondo birmano e la dittatura che i birmani subiscono meriterebbero più spazio, invece l'autore ci 'regala' pagine su pagine dei suoi ho ...continua

    Una graphic abbastanza noiosa, capisco che l'autore debba riempire il tempo quando segue la moglie in Birmania ma potrebbe applicarsi meglio e annoiarci meno. Il mondo birmano e la dittatura che i birmani subiscono meriterebbero più spazio, invece l'autore ci 'regala' pagine su pagine dei suoi hobby, della sua tendinite, delle sue nuotate e delle sue festicciole per bambini.

    5/10

    ha scritto il 

  • 0

    Mi ha un po' annoiato.... Lui è ironico e buffo ma i molti appunti e tratti che racconta in questo caso non mi ricostruisce il quadro complessivo... Mi è sembrato slegato, poco riuscito.

    ha scritto il 

  • 3

    Myanmar vissuto da papà

    La Birmania è un paese povero, controllato, in mano ad un governo militare che non lascia libertà di espressione.
    Eppure vi è gente che riesce a vivere con una certa dignità, scusandosi con gli stranieri per lo stato del proprio paese, tra l’amore della sua famiglia. Gente che ancora pensa, palpi ...continua

    La Birmania è un paese povero, controllato, in mano ad un governo militare che non lascia libertà di espressione. Eppure vi è gente che riesce a vivere con una certa dignità, scusandosi con gli stranieri per lo stato del proprio paese, tra l’amore della sua famiglia. Gente che ancora pensa, palpita, come può sotto un regime stretto. Qui il nostro Delisle vive con il piccolo Louis mentre la moglie, in missione per Medici senza frontiere, spesso si allontana da casa. Qui lavora, in casa, aiutato da una tata autoctona e dalle scuole per i bambini stranieri.

    Molto centrato sull’io di Guy, ci dà uno spaccato di vita del paese, visto da un uomo che abbastanza liberamente passeggia con una carrozzina (e s’illude di essere ribelle per il solo fatto di passare davanti a casa di Aung San Suu Kyi), dà corsi di animazione ai disegnatori locali (facendo rischiare il loro arresto quando appare ritratto come detrattore del regime in una rivista straniera), visita party di altri stranieri in Birmania per lavoro, vede feste religiose passare davanti a casa ( e s’immedesima nel sentimento della gente), visita zone disagiate scoprendo la vita rurale.

    Il ritmo della narrazione è soprattutto questa volta molto breve e semplice, anche le vignette sono piuttosto scarne a discapito del paesaggio che apprezzavo in “Cronache di Gerusalemme”.

    Alterna aneddoti personali, vicende del piccolo Louis, avvenimenti della vita socio-politica ed episodi di vita quotidiana. Interessante e lieve insieme, meno angosciante di PyongYang e meno noioso di Shenzen, però meno cosciente di Cronache di Gerusalemme. Alla fine passa un po’ all’acqua di rose, come troppo poco approfondito e molto rosicone. Si poteva avere di più.

    This opera by Mmorgana is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License

    ha scritto il