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Cronache del dopobomba

Di

Editore: Fanucci (Tif Extra)

3.9
(805)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 276 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Polacco

Isbn-10: 8834718739 | Isbn-13: 9788834718735 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maurizio Nati ; Prefazione: Carlo Pagetti ; Postfazione: Antonio Gnoli

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 3

    Recensione della Biblioteca Galattica

    scheda completa: http://www.bibliotecagalattica.com/romanzi/cronache_del_dopobomba.html

    Il romanzo è ambientato negli anni '80 ma ritrae un'America, in realtà, non molto diversa da quella degli anni ' ...continua

    scheda completa: http://www.bibliotecagalattica.com/romanzi/cronache_del_dopobomba.html

    Il romanzo è ambientato negli anni '80 ma ritrae un'America, in realtà, non molto diversa da quella degli anni '50 -'60. L'unica profonda differenza è un esperimento nucleare, apparentemente fallito, svoltosi negli anni precedenti dal dottor Bluthgeld, a causa del quale diversi bambini sono nati con deformità o handicap di vario tipo. Inoltre, la NASA sta per inviare la prima missione su Marte su cui una famiglia dovrebbe costituire la prima cellula di coloni.
    L'opera inizia con la descrizione di alcune scene di vita quotidiana tipiche di una piccola cittadina della California. L'elemento di rottura è l'improvvisa e inaspettata apocalisse nucleare che, in realtà, non viene descritta con toni drammatici o immagini di distruzione globale nè tantomeno viene descritta in termini scientifici o bellici; anzi, è il lettore che deve dedurre quello che sta accadendo, la bomba, o cos'altro sia responsabile, non viene neanche mai esplicitamente citata.
    Dopo questo avvenimento, la scena si sposta alcuni anni nel futuro, nel dopo apocalisse. Le ragioni o i colpevoli del disastro sono ancora ignote, anche se spesso si fa riferimento a una possibile guerra in corso o combattuta con la Cina. Lo scenario del romanzo rimane sempre la California, dove la vita nelle varie piccole comunità cittadine prosegue più o meno inalterata quasi che il disastro atomico non sia stato in grado di scalfire la routine dei loro abitanti se non nelle sue ovvie conseguenze puramente materiali.
    Pur costituendo lo snodo centrale del romanzo, il tema, non certo nuovo, dell'olocausto nucleare è interpretato da Dick in maniera del tutto singolare. Possiamo dire che, anzi, esso è utilizzato solo come elemento di costruzione dell'ambientazione, una variante per il palcoscenico sul quale l'autore mette in scena un dramma nel quale richiama i suoi leitmotiv preferiti: la satira dell'America contemporanea, le tensioni razziali, l'emergere dei poteri-psi, l'analisi del fenomeno religioso.
    Il messaggio che sembra emergere è come neanche un fenomeno sconvolgente come l'olocausto nucleare sia in grado di dissuadere l'americano medio dalla sua vita routinaria fatta di banali torbide relazioni amorose, di vagheggiamenti paranoidi o pregiudizi razziali: l'umanità è già folle, non è necessario cercare a pazzia in catastrofi di alcun genere.
    Interessante dal punto di vista dei contenuti, l'opera però ha un intreccio deficitario in cui scene paradossali si succedono l'una dopo l'altra spesso senza che il lettore sia in grado di coglierne il legame, la successione logica, anche solo in termini di causa-effetto. Vista la particolarità del romanzo quindi, lo consiglieremmo principalmente agli appassionati dell'autore.

    ha scritto il 

  • 4

    A prima vista mi è sembrato un minestrone senza capo ne coda, poi...la magia. Un dipinto, appunto, del dopobomba. Mutanti, persone normali che cercano di andare avanti, tutto con una leggerezza che no ...continua

    A prima vista mi è sembrato un minestrone senza capo ne coda, poi...la magia. Un dipinto, appunto, del dopobomba. Mutanti, persone normali che cercano di andare avanti, tutto con una leggerezza che non mi aspettavo. Diciamo che non me lo sono goduto durante la lettura, ma alla fine.

    ha scritto il 

  • 4

    Che dire, Dick e' una garanzia. All'inizio ero un po' scettica, dopo nove libri letti di quest'autore (che, per quanto geniale, e' un po' monotono nei temi), cominciavo a stufarmi del suo stile e teme ...continua

    Che dire, Dick e' una garanzia. All'inizio ero un po' scettica, dopo nove libri letti di quest'autore (che, per quanto geniale, e' un po' monotono nei temi), cominciavo a stufarmi del suo stile e temevo non avrei apprezzato come merita un'altra sua opera. Invece, seppure questo fattore ha pesato, in realta' l'ho sofferto molto di meno di quanto credevo, forse perche' mi aspettavo qualcosa di piu' apocalittico (robe tipo la terra ridotta a un deserto, piu' nessuna organizzazione centrale e cose simili) e per questo ho apprezzato il suo modo di rendere e immaginare il dopobomba, piu' realistico di molti altri romanzi del genere che ho letto. Piu' che i personaggi colpiscono le storie, strane, assurde fino all'inverosimile, ma che Dick fa sembrare vere. In questo senso e' forse stato un vantaggio aver letto cosi' tante delle sue opere, ero ormai abituata al suo modo cosi' radicale di far interagire la soggettivita' del personaggio con la realta' (e chi ha letto Dick sa di cosa sto parlando), quando invece la prima volta che l'ho letto mi ha fatto storcere un po' il naso proprio per questo.
    Voto: 8

    ha scritto il 

  • 3

    Dopo “La pelle” avevo bisogno di un po’ di break, e mi sono tuffato sul rassicurante Dick…Peccato che queste cronache non siano il suo romanzo migliore, veramente troppo sfilacciato per essere sul ser ...continua

    Dopo “La pelle” avevo bisogno di un po’ di break, e mi sono tuffato sul rassicurante Dick…Peccato che queste cronache non siano il suo romanzo migliore, veramente troppo sfilacciato per essere sul serio interessante. Peccato perché – come al solito – le intuizioni di Dick sono strepitose.

    ha scritto il 

  • 4

    Il futuro è il passato

    Un classico della fantascienza "di denuncia", un romanzo che racchiude tutta l'essenza di Philip K. Dick, ironica, sarcastica, triste e visionaria.
    La bomba c'è stata. L'attacco nucleare - il secondo ...continua

    Un classico della fantascienza "di denuncia", un romanzo che racchiude tutta l'essenza di Philip K. Dick, ironica, sarcastica, triste e visionaria.
    La bomba c'è stata. L'attacco nucleare - il secondo - si è scatenato, ed ora il mondo è un cumulo di macerie abitato da sopravvissuti che tentano disperatamente di trovare un'ordine, una forma di organizzazione per cercare di andare avanti.
    Si è precipitati in un'era curiosa, pretecnologica ma consapevole, dove animali mutanti ed esseri umani devastati dalle radiazioni convivono in una società tornata alle piccole comunità chiuse e sospettose. I rapporti sociali, il modus vivendi del dopo-bomba è il vero protagonista della storia. La direzione evolutiva che la razza umana potrebbe prendere dopo un cataclisma autoprodotto di questa portata.
    In quest'ottica, "Cronache del dopobomba" è sicuramente un romanzo antropologico, dove il presupposto fantascientifico è solo lo scenario di un'ipotesi di società, tanto quanto lo è l'isola deserta ne "Il Signore delle Mosche" di Golding, con risultati non difformi.
    Seppure lo stile narrativo sia (giustamente) datato, la fluidità del racconto non viene mai meno. Chi cerca un romanzo futuribile probabilmente farebbe meglio a rivolgersi altrove: qui il futuro raccontato è il ritorno al nostro passato.

    ha scritto il 

  • 3

    La più lenta e noiosa delle storie di Dick che abbia letto fino a ora.
    È vero che c'è la consueta visione apocalittica dell'umanità, ma questa volta la sua "visione" futura è decisamente debole, poco ...continua

    La più lenta e noiosa delle storie di Dick che abbia letto fino a ora.
    È vero che c'è la consueta visione apocalittica dell'umanità, ma questa volta la sua "visione" futura è decisamente debole, poco originale (nonostante il storia sia dei primi anni Sessanta), poco stimolante.
    È vero che c'è la consueta mistura di misticismo, paranoia, allucinazione, stato semi-onirico, magico... ma è lento, noioso, secondo me scritto a fatica dallo stesso Dick.
    Si trova molto facilmente di meglio nella sua produzione.

    ha scritto il 

  • 4

    Tanti hanno scritto sul possibile "dopobomba": Dick è veramente particolare, piacevole e semplice da leggere e alla stesso tempo fonte di profonde meditazioni sul destino di questa umanità che corre v ...continua

    Tanti hanno scritto sul possibile "dopobomba": Dick è veramente particolare, piacevole e semplice da leggere e alla stesso tempo fonte di profonde meditazioni sul destino di questa umanità che corre veloce come un treno verso la catastrofe che lo scrittore ha intuito e descritto nei dettagli. L'uomo è malato dentro, prima e dopo la catastrofe nucleare, nessuna catarsi: ci teniamo stretti i nostri limiti, egoismo,paure, pensiero negativo e tutto quel bagaglio che ci impedisce di amare e di amarci.

    ha scritto il 

  • 3

    Un prodromo interessante

    Romanzo antropologico ricco di spunti, prodromo di quello che Dick riuscirà a produrre successivamente. Direi che qui siamo a metà strada tra la produzione giovanile dell'autore e quella che sarebbe d ...continua

    Romanzo antropologico ricco di spunti, prodromo di quello che Dick riuscirà a produrre successivamente. Direi che qui siamo a metà strada tra la produzione giovanile dell'autore e quella che sarebbe diventata quella più matura, degna dei suoi grandi maestri, quali Bradbury e Simak. Un romanzo di transizione ancora incerto ma godibile dalla prima all'ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 4

    il senso è alla fine

    E' stato complicato leggere questo libro, di tutti quelli di Dick questo è stato senza dubbio il più "statico". Ho faticato a comprenderne il senso per tutte le pagine ma la grandenza di questo scritt ...continua

    E' stato complicato leggere questo libro, di tutti quelli di Dick questo è stato senza dubbio il più "statico". Ho faticato a comprenderne il senso per tutte le pagine ma la grandenza di questo scrittore è comunque uscita fuori.
    Nell'ultimo capitolo ho compreso tutto.
    Non voglio spoilerare perciò anticipo solo che il senso dell'opera è raccolto nelle sue ultime pagine, si capisce il lavoro fatto dall'autore soltanto dopo averlo letto fino all'ultima riga.
    E' vero, non è facile leggerlo, ma una bolta concluso tutto appare chiaro.

    ha scritto il 

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