Cronache del dopobomba

Di

Editore: Fanucci (Tif Extra)

3.9
(859)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 276 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Polacco

Isbn-10: 8834718739 | Isbn-13: 9788834718735 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maurizio Nati ; Prefazione: Carlo Pagetti ; Postfazione: Antonio Gnoli

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy , Scienze Sociali

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  • 2

    Diciamo che si conferma il mio giudizio su Dick. E' un autore che, a mio modestissimo parere, viaggia su continui alti e bassi, anche all'interno dello stesso romanzo.
    La cosa si accentua in particola ...continua

    Diciamo che si conferma il mio giudizio su Dick. E' un autore che, a mio modestissimo parere, viaggia su continui alti e bassi, anche all'interno dello stesso romanzo.
    La cosa si accentua in particolare nei romanzi "lunghi" mentre, al contrario, si stempera nei racconti brevi.

    Trame aggrovigiliate che poi si dipanano a fatica (e non del tutto), invenzioni narrative mirabolanti a getto continuo che tendono però a complicare ulteriormente il tutto. La limpidezza della prosa poi è a tratti criptica e non propriamente scorrevole. Insomma, sembra quasi che Dick, sul lungo, voglia caricare troppo i suoi romanzi, infarcirli di troppi ingredienti. Alcuni aspetti poi si perdono per strada, altri non si sviluppano, altri addirittura si sviluppano troppo data l'apparente (e sostanziale) secondarietà. Alla fine il risultato è un caleidoscopio in cui c'è di tutto e in cui è facile perdere la visione d'insieme.

    Qui la storia è ambientata in un mondo di sopravvissuti dopo che le bombe sono cadute; la civiltà precedente (ovviamente, americana) è stata rasata fino alle fondamenta ma non completamente estinta. I sopravvissuti tirano avanti, rinascono comunità improvvisate, riprende il commercio.

    In tutto questo, l'idea migliore di Dick è quella dell'astronauta diretto su Marte e partito nei giorni dell'Apocalisse: bloccato nell'orbita terrestre, senza speranza né di proseguire verso Marte né di tornare sulla Terra (stante il fatto che sul pianeta non esiste più la NASA nè qualcuno in grado di dirigere il suo satellite), l'astronauta diventa una specie di speaker radiofonico spaziale, un crooner che con voce rassicurante fa rivivere il mondo scomparso e girando intorno alla Terra collega i suoi abitanti attraverso la radio. Finirà ipocondriaco nella sua solitudine e poi psicanalizzato (e di questa cosa, non ho capito il senso).

    Meno riusciti, o comunque meno brillanti, altri personaggi: l'handicappato con poteri paranormali e bruciante voglia di rivincita sui "normali", che nel nuovo mondo assume sempre più importanza per l'abilità tecnica nel riparare oggetti; la ragazza perennemente insoddisfatta (che la dà a destra e a manca); il commesso viaggiatore nero (che Dick in persona, nella postfazione, dice di preferire rispetto a tutti i suoi altri personaggi - caricandolo di un significato globale che sinceramente mi era completamente sfuggito).
    Soprattutto, la figura meno riuscita è quella dello schizofrenico fisico nucleare, il dott. Stranamore che aveva causato l'escalation nucleare, completamente pazzo, affetto da psicosi e manie di persecuzioni.

    Evitando di raccontare la complessa trama, aggiungo che il finale m'è sembrato tutt'altro che riuscito (motivo per cui le stelle sono due, e non tre - che sarebbe forse stato il giudizio più giusto per il romanzo nel suo complesso - forse).

    Purtroppo su Dick continuo a avere un giudizio duplice: grandissimo inventore di storie e scenari fantascientifici straordinari, scrittore non altrettanto grande. Si fa leggere con piacere, ma alla fine della lettura rimangono quasi sempre perplessità e incomprensioni.

    ha scritto il 

  • 2

    Se una settimana d'estate un viaggiatore...

    ...non si fosse portato neanche un libro cartaceo in vacanza?
    E se il supporto a disposizione di questo viaggiatore risultasse inutilizzabile in spiaggia al sole?
    E se l'unica libreria (libreria si fa ...continua

    ...non si fosse portato neanche un libro cartaceo in vacanza?
    E se il supporto a disposizione di questo viaggiatore risultasse inutilizzabile in spiaggia al sole?
    E se l'unica libreria (libreria si fa per dire) nel raggio d'azione del viaggiatore non offrisse niente di papabile al suddetto?

    Al viaggiatore non rimarrebbe che "ravanare" tra i libri a disposizione dell'hotel in cui soggiorna, pochi, quasi tutti non in italiano (ci sarà un perché) e scovare questo titolo...di Dick.
    Allora il viaggiatore, che in testa aveva Dick da un sacco di tempo, pensa: "Ecco. È arrivato il suo momento. Si voleva far leggere...I libri si sa scovano le strade più impensate per giungere in nostro possesso"

    Il viaggiatore inizia di lena. "Ehm... Ma siam sicuri che sia quel Dick così tanto citato e osannato?" 'Sto titolo il viaggiatore in effetti mica l'aveva mai sentito nominare. E la prosa... Beh, bella "sgarruppata"...Tra l'involuto e l'aggrovigliato, direi sfilacciato. Per non parlare dell'idea dell'intreccio che pare non prendere mai quota. Ripetitivo e noiosetto proprio.

    Siamo in un ipotetico dopobomba. Gli esseri umani sopravvissuti son strane mutazioni di ciò che erano in precedenza. Topi che suonano col naso, topi che vengono mangiati crudi, strani esseri che leggono nel pensiero che vivono all'interno dei bambini, i sopravvissuti ossessionati dai funghi (funghi come cibo ma fungo perché evoca la bomba atomica? mah), un focomelico spietato che vive nelle cantine con poteri sovrannaturali...e una sorta di "divinità" osannata da tutti, un astronauta spedito nella stratosfera su un razzo e condannato a stare in orbita (in cielo quindi non a caso) in eterno (beh.. finché avrà vita, dai...non è che anche lui sia messo benissimo) ...
    E che fa 'sto uomo per essere divinizzato?
    Beh, innanzitutto non ha subito gli effetti della bomba essendo stato spedito su Marte prima dell'esplosione, comunica via radio dal cosmo, legge "Schiavo d'amore" di Maugham a puntate, e trasmette musica classica, unico connettore e speranza di umanità delle comunità sopravvissute al dopobomba...
    Scordavo. C'è pure 'sta donna Penny, coi denti bellissimi ...eh, che si accoppia più o meno con chiunque le capiti a tiro...

    Insomma. Forse voleva parlare della impossibilità di relazionarsi in modo normale, della morte di Dio soppiantato da nuovi idoli umani divinizzati per qualche recondito potere soprannaturale o per qualche strano caso del destino, della eterna lotta tra il bene (astronauta) e il male (focomelico). E della vita che in ogni caso continua, nonostante l'uomo faccia di tutto per autoeliminarsi.Forse.

    Ma francamente...

    ha scritto il 

  • 0

    …lo stesso antico problema che il lancio della bomba non aveva creato, ma semplicemente portato alla superficie.

    Ormai i romanzi di Philip K. Dick sono caravanserragli in cui fermarmi durante i miei v ...continua

    …lo stesso antico problema che il lancio della bomba non aveva creato, ma semplicemente portato alla superficie.

    Ormai i romanzi di Philip K. Dick sono caravanserragli in cui fermarmi durante i miei viaggi di lettura, per cercare, ascoltando un autore che più di altri ha portato la propria esistenza in letteratura, per confrontarmi con la sua visione del mondo.
    In questo “Cronache del dopobomba” ho trovato, forse, la massima introspezione psicologica; a fronte di un’azione ridotta a pochi gesti essenziali i personaggi sono definiti, seguiti, interrogati per cercare di rispondere a una domanda vitale: che cosa diventa l’uomo in una situazione d’emergenza, quando un evento catastrofico ha spazzato via la vita vecchia e creato un mondo ostile?

    La risposta sembra essere semplice: ciascuno rimane se stesso.
    Pregi, difetti, limiti, meschinità… tutt’al più vengono enfatizzati, acquistano un contorno più netto, più forte, ma non sono i grandi avvenimenti a far cambiare le persone.
    I cambiamenti avvengono in modo meno netto, e dipendono in sostanza dalla modalità con cui ci siamo rapportati con ogni singolo evento, con ogni situazione, con ogni relazione.

    Certo, il mondo rassicurante di prima non c’è più. Ma lo era davvero, rassicurante? Il mondo dove il Talidomide faceva nascere bambini focomelici, in cui il capo dell’FBI Nixon (!) denunciava la presenza di personalità paranoiche nella scienza nel complesso [industriale] militare, in cui le bombe atomiche esplodevano per esperimento, in cui i neri erano i neri discriminati degli anni sessanta.

    Dick non sviscera la guerra nucleare che porta alla catastrofe, un atteggiamento molto biblico per cui sul male non si compiono grandi riflessioni, non ci si pone grossi perché e non ci si logora cercando di sviscerare e capire: il male c’è.
    È da quel momento che si pone la vera questione: come reagisce l’individuo? Si lascia travolgere? Cambia?

    È vero che in “Cronache del dopobomba” ci si confronta con eventi straordinari, animali parlanti e capaci di suonare strumenti musicali, personaggi dotati di poteri atipici, persone menomate ma non per questo necessariamente buone (attenzione a non confondere mai una disabilità con un giudizio morale), un astronauta che per sette anni orbita attorno alla terra ed è lui stesso speranza trasmettendo letture e musica (una sorta di “good morning Vietnam quando il Vietnam non c’era ancora), una misteriosa creatura sorta di messia-divinità che cerca un corpo in cui incarnarsi.

    Ma in fin dei conti l’azione dei personaggi principali è orientata a una ricerca di normalità, di superare gli eventi, di vivere malgrado gli eventi, con il proprio lavoro manuale, le proprie idee e, soprattutto, con dei minimi gesti di umanità, che poi sono quelli che in ogni epoca, in ogni luogo e in ogni circostanza fanno sì che il male non diventi mai assoluto e non possa avere l’ultima parola.

    ha scritto il 

  • 3

    Recensione della Biblioteca Galattica

    scheda completa: http://www.bibliotecagalattica.com/romanzi/cronache_del_dopobomba.html

    Il romanzo è ambientato negli anni '80 ma ritrae un'America, in realtà, non molto diversa da quella degli anni ' ...continua

    scheda completa: http://www.bibliotecagalattica.com/romanzi/cronache_del_dopobomba.html

    Il romanzo è ambientato negli anni '80 ma ritrae un'America, in realtà, non molto diversa da quella degli anni '50 -'60. L'unica profonda differenza è un esperimento nucleare, apparentemente fallito, svoltosi negli anni precedenti dal dottor Bluthgeld, a causa del quale diversi bambini sono nati con deformità o handicap di vario tipo. Inoltre, la NASA sta per inviare la prima missione su Marte su cui una famiglia dovrebbe costituire la prima cellula di coloni.
    L'opera inizia con la descrizione di alcune scene di vita quotidiana tipiche di una piccola cittadina della California. L'elemento di rottura è l'improvvisa e inaspettata apocalisse nucleare che, in realtà, non viene descritta con toni drammatici o immagini di distruzione globale nè tantomeno viene descritta in termini scientifici o bellici; anzi, è il lettore che deve dedurre quello che sta accadendo, la bomba, o cos'altro sia responsabile, non viene neanche mai esplicitamente citata.
    Dopo questo avvenimento, la scena si sposta alcuni anni nel futuro, nel dopo apocalisse. Le ragioni o i colpevoli del disastro sono ancora ignote, anche se spesso si fa riferimento a una possibile guerra in corso o combattuta con la Cina. Lo scenario del romanzo rimane sempre la California, dove la vita nelle varie piccole comunità cittadine prosegue più o meno inalterata quasi che il disastro atomico non sia stato in grado di scalfire la routine dei loro abitanti se non nelle sue ovvie conseguenze puramente materiali.
    Pur costituendo lo snodo centrale del romanzo, il tema, non certo nuovo, dell'olocausto nucleare è interpretato da Dick in maniera del tutto singolare. Possiamo dire che, anzi, esso è utilizzato solo come elemento di costruzione dell'ambientazione, una variante per il palcoscenico sul quale l'autore mette in scena un dramma nel quale richiama i suoi leitmotiv preferiti: la satira dell'America contemporanea, le tensioni razziali, l'emergere dei poteri-psi, l'analisi del fenomeno religioso.
    Il messaggio che sembra emergere è come neanche un fenomeno sconvolgente come l'olocausto nucleare sia in grado di dissuadere l'americano medio dalla sua vita routinaria fatta di banali torbide relazioni amorose, di vagheggiamenti paranoidi o pregiudizi razziali: l'umanità è già folle, non è necessario cercare a pazzia in catastrofi di alcun genere.
    Interessante dal punto di vista dei contenuti, l'opera però ha un intreccio deficitario in cui scene paradossali si succedono l'una dopo l'altra spesso senza che il lettore sia in grado di coglierne il legame, la successione logica, anche solo in termini di causa-effetto. Vista la particolarità del romanzo quindi, lo consiglieremmo principalmente agli appassionati dell'autore.

    ha scritto il 

  • 4

    A prima vista mi è sembrato un minestrone senza capo ne coda, poi...la magia. Un dipinto, appunto, del dopobomba. Mutanti, persone normali che cercano di andare avanti, tutto con una leggerezza che no ...continua

    A prima vista mi è sembrato un minestrone senza capo ne coda, poi...la magia. Un dipinto, appunto, del dopobomba. Mutanti, persone normali che cercano di andare avanti, tutto con una leggerezza che non mi aspettavo. Diciamo che non me lo sono goduto durante la lettura, ma alla fine.

    ha scritto il 

  • 4

    Che dire, Dick e' una garanzia. All'inizio ero un po' scettica, dopo nove libri letti di quest'autore (che, per quanto geniale, e' un po' monotono nei temi), cominciavo a stufarmi del suo stile e teme ...continua

    Che dire, Dick e' una garanzia. All'inizio ero un po' scettica, dopo nove libri letti di quest'autore (che, per quanto geniale, e' un po' monotono nei temi), cominciavo a stufarmi del suo stile e temevo non avrei apprezzato come merita un'altra sua opera. Invece, seppure questo fattore ha pesato, in realta' l'ho sofferto molto di meno di quanto credevo, forse perche' mi aspettavo qualcosa di piu' apocalittico (robe tipo la terra ridotta a un deserto, piu' nessuna organizzazione centrale e cose simili) e per questo ho apprezzato il suo modo di rendere e immaginare il dopobomba, piu' realistico di molti altri romanzi del genere che ho letto. Piu' che i personaggi colpiscono le storie, strane, assurde fino all'inverosimile, ma che Dick fa sembrare vere. In questo senso e' forse stato un vantaggio aver letto cosi' tante delle sue opere, ero ormai abituata al suo modo cosi' radicale di far interagire la soggettivita' del personaggio con la realta' (e chi ha letto Dick sa di cosa sto parlando), quando invece la prima volta che l'ho letto mi ha fatto storcere un po' il naso proprio per questo.
    Voto: 8

    ha scritto il 

  • 3

    Dopo “La pelle” avevo bisogno di un po’ di break, e mi sono tuffato sul rassicurante Dick…Peccato che queste cronache non siano il suo romanzo migliore, veramente troppo sfilacciato per essere sul ser ...continua

    Dopo “La pelle” avevo bisogno di un po’ di break, e mi sono tuffato sul rassicurante Dick…Peccato che queste cronache non siano il suo romanzo migliore, veramente troppo sfilacciato per essere sul serio interessante. Peccato perché – come al solito – le intuizioni di Dick sono strepitose.

    ha scritto il 

  • 4

    Il futuro è il passato

    Un classico della fantascienza "di denuncia", un romanzo che racchiude tutta l'essenza di Philip K. Dick, ironica, sarcastica, triste e visionaria.
    La bomba c'è stata. L'attacco nucleare - il secondo ...continua

    Un classico della fantascienza "di denuncia", un romanzo che racchiude tutta l'essenza di Philip K. Dick, ironica, sarcastica, triste e visionaria.
    La bomba c'è stata. L'attacco nucleare - il secondo - si è scatenato, ed ora il mondo è un cumulo di macerie abitato da sopravvissuti che tentano disperatamente di trovare un'ordine, una forma di organizzazione per cercare di andare avanti.
    Si è precipitati in un'era curiosa, pretecnologica ma consapevole, dove animali mutanti ed esseri umani devastati dalle radiazioni convivono in una società tornata alle piccole comunità chiuse e sospettose. I rapporti sociali, il modus vivendi del dopo-bomba è il vero protagonista della storia. La direzione evolutiva che la razza umana potrebbe prendere dopo un cataclisma autoprodotto di questa portata.
    In quest'ottica, "Cronache del dopobomba" è sicuramente un romanzo antropologico, dove il presupposto fantascientifico è solo lo scenario di un'ipotesi di società, tanto quanto lo è l'isola deserta ne "Il Signore delle Mosche" di Golding, con risultati non difformi.
    Seppure lo stile narrativo sia (giustamente) datato, la fluidità del racconto non viene mai meno. Chi cerca un romanzo futuribile probabilmente farebbe meglio a rivolgersi altrove: qui il futuro raccontato è il ritorno al nostro passato.

    ha scritto il 

  • 3

    La più lenta e noiosa delle storie di Dick che abbia letto fino a ora.
    È vero che c'è la consueta visione apocalittica dell'umanità, ma questa volta la sua "visione" futura è decisamente debole, poco ...continua

    La più lenta e noiosa delle storie di Dick che abbia letto fino a ora.
    È vero che c'è la consueta visione apocalittica dell'umanità, ma questa volta la sua "visione" futura è decisamente debole, poco originale (nonostante il storia sia dei primi anni Sessanta), poco stimolante.
    È vero che c'è la consueta mistura di misticismo, paranoia, allucinazione, stato semi-onirico, magico... ma è lento, noioso, secondo me scritto a fatica dallo stesso Dick.
    Si trova molto facilmente di meglio nella sua produzione.

    ha scritto il 

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