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Cronache precarie

Di

Editore: Aìsara

4.6
(8)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 90 | Formato: Paperback

Isbn-10: 886104039X | Isbn-13: 9788861040397 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Strepitìo, grida, sussurri ed immagini. La scrittura alterna verso libero e prosa poetica con cinismo e rabbia, carne e cuore. Una scrittura al femminile indelicata ed estrema.

"Mi fai vedere i seni?" le chiede.
Lei si gira e alza la maglietta di lui.
Lui guarda a lungo senza dire niente.
Lei si preme il ventre e sente un dolore insufficiente.
O così lei crede.

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    Recensione da L'Unità Sarda

    È lo straniamento la cifra stilistica peculiare della raccolta poetica “Cronache precarie” con cui ha esordito la ventisettenne piemontese Greta Rosso, presso l’editore cagliaritano Aìsara (pp. 90, euro 10).
    Articolata in tre sezioni (i cui titoli fungono ...continua

    Recensione da L'Unità Sarda

    È lo straniamento la cifra stilistica peculiare della raccolta poetica “Cronache precarie” con cui ha esordito la ventisettenne piemontese Greta Rosso, presso l’editore cagliaritano Aìsara (pp. 90, euro 10).
    Articolata in tre sezioni (i cui titoli fungono anche come frecce interpretative: senza progetto; Racconti in forma di cinque righe; Di successione temporale, o almeno tentare), la raccolta di Greta Rosso può intanto essere letta, in prima battuta, come poesia del corpo o, più correttamente, poesia dal corpo. Un topos ormai consolidato nella giovane poesia femminile, questo della poesia del corpo (da Elisa Biagini a Florinda Fusco, tanto per citare), e che rappresenta ormai una vera e propria couche generazionale, ma che nella scrittura della Rosso si modula in modi del tutto originali. Innanzitutto lo straniamento, impiegato a piene mani, non diventa mai tecnica automatica: sempre motivato da una ricerca (ironicamente vana) del senso della vita e dell’oggettività dei referenti, si dispiega nei modi di una vera e propria poetica, desumibile dai versi che chiudono, in clausola, la poesia d’apertura: «Io credo nei miracoli / nelle cose impossibili che nella vita / ci si compiono davanti agli occhi». La semplicità del dettato non deve ingannare, ché è proprio di questa scrittura risolvere in chiarezza stilistica la contraddittorietà dei significati: la contraddizione fra l’intangibilità delle «cose impossibili» e la piena esperienza dei sensi («davanti agli occhi») è infatti il chiarissimo nucleo semantico e tematico di questa poesia, al cui centro c’è il corpo, oggettivato nella sua precarietà, scisso, forse insanabilmente, fra mondo naturale e mondo culturale e umano: «L’acqua è sincera. / Noi, noi tutti, molto meno».
    Lo straniamento, dunque, prima che un fatto stilistico, è un elemento assunto a priori. Congruentemente, la sintassi si disarticola (echeggiando un lontano insegnamento sanguinetiano): la gerarchia soggetto-predicato lascia spazio alla tecnica del montaggio, per via di giustapposizione di brevi membretti, allegoria estrema delle disiecta membra di un corpo che non cessa di raccontare il proprio essere al mondo.
    GUIDO CASERZA

    ha scritto il