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Cuando Hitler robó el conejo rosa

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Publisher: Alfaguara

3.9
(1074)

Language:Español | Number of Pages: 264 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , German , French , Italian

Isbn-10: 8420464406 | Isbn-13: 9788420464404 | Publish date: 

Also available as: Others , Hardcover , Mass Market Paperback

Category: Children , Fiction & Literature , History

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Book Description
En este relato autobiográfico -sobre su vivencia como judío-alemana en la Segunda Guerra Mundial-, Anna siente que al quitarle su conejo rosa de peluche, le están arrebatando bruscamente su infancia, y se ve obligada a incorporarse al complejo mundo de preocupaciones y responsabilidades de los adultos.
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  • 4

    Un libro per bambini non solo per bambini

    ...che racconta una storia normale e terribile. Da leggere, una visione diversa della tragedia vissuta da tutti i tedeschi.

    said on 

  • 3

    QUANDO HITLER RUBO' IL CONIGLIO ROSA

    “Quando Hitler rubò il coniglio rosa” è la storia autobiografica e romanzata dell’autrice berlinese, naturalizzata britannica, Judith Kerr (1923) conosciuta soprattutto per i suoi libri per ...continue

    “Quando Hitler rubò il coniglio rosa” è la storia autobiografica e romanzata dell’autrice berlinese, naturalizzata britannica, Judith Kerr (1923) conosciuta soprattutto per i suoi libri per bambini, spesso da lei stessa illustrati. Il padre dell’autrice, noto critico teatrale, ricercato dalle autorità naziste per i suoi scritti dissenzienti dal regime, fu obbligato, insieme alla famiglia, a lasciare la Germania per recarsi prima in Svizzera, poi in Francia ed infine in Inghilterra. Anna, la piccola protagonista, racconta quindi la storia vissuta da Judith. Anna è una bambina intelligente e creativa che vive agiatamente a Berlino con la sua famiglia: la madre, il padre famoso giornalista ebreo, il fratello più grande e un’affezionata tata. La loro vita scorre lieta e senza scossoni fino a che la città si riempie di fotografie di uno strano signore con due buffi baffetti che assomiglia a Charlie Chaplin. E’ la vigilia delle elezioni e quel signore baffuto non fa affatto ridere come il suo sosia: è Adolf Hitler e sta per prendere in mano le sorti della Germania e del suo popolo per affermare l’ideologia nazista e le teorie razziali, soprattutto quelle antisemite. Il padre di Anna, conosciuto dissidente, non può più restare in Germania e anche la sua famiglia dovrà seguirlo per paura di aspre ritorsioni. La famiglia riesce a scappare appena in tempo. A seguito delle famigerate leggi razziali, i loro beni saranno sequestrati, anche quel coniglio rosa di peluche al quale Anna è tanto affezionata e che ha dovuto lasciare a casa con estremo rimpianto. La famiglia sarà costretta più volte a cambiare città e paese, a ricominciare tutto da capo, amici nuovi, scuole diverse, lingue differenti, bisognerà trovare ogni volta la forza di riprendersi dalle difficoltà se si vuole sopravvivere a quell’inimmaginabile orrore che seguirà l’avvento del feroce dittatore e della sua folle ideologia. Anna crescerà da profuga, imparerà a vivere sulla sua pelle, a vincere le sue piccole e grandi sfide, a superare i disagi, la povertà, il desiderio di avere una casa propria dopo il benessere in cui era sempre vissuta e a cui era abituata. Ma quel coniglietto rosa, gli è stato rubato per sempre, Hitler se l’è portato via, insieme all’infanzia di tanti, troppi bambini quegli stessi bambini, che ancora oggi se la vedono sottrarre ogni giorno dalla ferocia delle guerre, dalla violenza e dai conflitti tra i potenti che non tengono in alcun conto la natura umana. Anna sopravviverà. E non si può non rivolgere un pensiero ad un’altra Anna, anche lei intelligente e creativa, anche lei piena di voglia di vivere e di poesia, un’altra Anna cancellata dalla faccia della terra dentro l’orrore dei campi ma non cancellata dalla memoria e dal cuore di tutti noi.

    said on 

  • 3

    Quel coniglio rosa...

    Immaginavo la classica favola amarognola solo apparentemente per bambini, come “Il bambino col pigiama a righe” restando sullo stesso tema. Tema che, peraltro, da sempre suscita il mio interesse. ...continue

    Immaginavo la classica favola amarognola solo apparentemente per bambini, come “Il bambino col pigiama a righe” restando sullo stesso tema. Tema che, peraltro, da sempre suscita il mio interesse. Invece, sinceramente, mi ha detto ben poco. A dire il vero è fuori dalla guerra, dalle persecuzioni razziali, dall’Olocausto, anche nelle sue immagini possibilmente più “leggere”: l’intera storia è concentrata su Anna, una bambina di nove anni che, nel 1933 (dunque alle prime avvisaglie del tutto), dalla nativa Germania è costretta ad emigrare con la famiglia prima in Francia e poi in Inghilterra, su suggerimento del padre, scrittore e giornalista scomodo al regime. E’ una storia di partenze e trasferimenti, sradicamenti e adattamenti a paesi, ambienti e situazioni diverse ma in fondo tutte profondamente simili: e della vita che, giorno per giorno, tra la routine scolastica, le difficoltà di imparare una nuova lingua e le ristrettezze economiche va avanti un po’ inciampando. Il coniglio rosa citato nel bel titolo, che Anna lascia nella nativa casa in Germania, è il simbolo di quell’infanzia perduta, dimenticata lì, fra i ricordi più lontani, e di un’ingenuità costretta a essere violata troppo presto. Anche se, di fatto, nulla di grave e di terribile, succede: forse sarebbe successo, se la storia di Anna fosse andata avanti. Ma mi piace pensare che tutto sia finito per il meglio, che la storia sia autobiografica, perché sulla copertina leggo che l’autrice stessa, da bambina, è stata costretta a lasciare la Germania nazista negli anni ’30, dunque presumo che le peripezie che narra siano quelle che ha vissuto lei, e che oggi, fortunatamente, ci può raccontare. Lieve e semplice, forse fin troppo.

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  • 5

    E' un libro molto profondo. Anna (la protagonista), deve scappare con la sua famiglia fuori dalla Germania, per scampare a Hitler. La cosa che mi ha colpito di più è che a Anna non importa essere ...continue

    E' un libro molto profondo. Anna (la protagonista), deve scappare con la sua famiglia fuori dalla Germania, per scampare a Hitler. La cosa che mi ha colpito di più è che a Anna non importa essere povera, ma le importa di stare sempre unita alla sua famiglia, qualunque cosa accada.

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  • 4

    Questo libro, già dal titolo, ci fa capire quale sarà l'argomento del libro: un furto. Sì, perché la protagonista del libro (Anna) rappresenta tutti quei bambini che durante la dittatura nazista ...continue

    Questo libro, già dal titolo, ci fa capire quale sarà l'argomento del libro: un furto. Sì, perché la protagonista del libro (Anna) rappresenta tutti quei bambini che durante la dittatura nazista (ma mi viene da dire durante qualsiasi tipo di dittatura)sono stati privati di un bene irrinunciabile: la loro infanzia. E badate bene: questo furto avviene in maniera irrimediabile! Nessuno di quei bambini potrà mai più riavere indietro quello che è stato loro sottratto, neanche i sopravvissuti. E la sopravvivenza è altro protagonista del romanzo: quella necessità e allo stesso tempo capacità di adattarsi, di imparare nuove abitudini, nuove lingue, nuovi modi di vivere. Quella necessità di entusiasmarsi per tutto ciò che è nuovo, anche se è di poco valore e che fa apprezzare la luce dell'alba, o gli alberi verdi che lungo il viale fanno sentire nell'aria la primavera, o i fuochi d'artificio che ricordano il 14 luglio ... Mi è piaciuto questo libro: non è mai lirico, mai patetico. E' il lucido e semplice racconto del furto di un coniglio rosa da parte di "un ridicolo uomo con i baffetti alla Charlie Chaplin": pensiamoci quando a volte le esasperazioni della vita ci portano ad assumere posizioni estreme. Quel coniglio rosa non apparirà mai più nella vita di Anna, è perduto per sempre: non permettiamo mai che un furto del genere possa passare impunito o possa rischiare di essere dimenticato.

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  • 4

    Me resultó muy entretenida esta novela. Nos narra como una familia judía tiene que huir de Alemania y adaptarse a la vida y costumbres de diferentes países. Aunque están juntos y eso es lo ...continue

    Me resultó muy entretenida esta novela. Nos narra como una familia judía tiene que huir de Alemania y adaptarse a la vida y costumbres de diferentes países. Aunque están juntos y eso es lo importante, queda un poso de nostalgia, de ruptura, que les impide echar raíces. Un título destacado de la literatura juvenil que también puede ser leída por adultos.

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  • 2

    O 3 stelle a seconda

    Partiamo con il presupposto che il lettore al quale si propone questo libro è ben diverso dall'adulto (e lo si evince bene dallo stile, dal carattere usato ecc.). Dal mio punto di vista volevo ...continue

    Partiamo con il presupposto che il lettore al quale si propone questo libro è ben diverso dall'adulto (e lo si evince bene dallo stile, dal carattere usato ecc.). Dal mio punto di vista volevo capire come si possa spiegare un fatto bestiale come l'olocausto ai bambini e l'ho letto proprio con questo obiettivo.

    In questo caso è risultato molto deludente perchè non spiega l'olocausto ma spiega la triste storia dei profughi di guerra, costretti a scappare dalla guerra e dall'odio che li perseguita. Non ha niente a che fare con l'olocausto, con la II guerra mondiale, con Hitler ecc.

    Se, invece, analizziamo il romanzo come "fuga dalla guerra e vita dei profughi" allora aggiungo una stella perchè rende bene lo scoraggiamento dei bambini nel dover sempre ricominciare, nel non aver un punto di riferimento fisso che dia sicurezza, nell'essere insicuri anche delle amicizie

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  • 2

    "Hitler è cattivo" - Wow, che paura!

    Ed io che mi aspettavo le avventure di una famiglia che veramente ha vissuto il periodo della guerra! Ed io che mi aspettavo veramente la storia hitleriana spiegata ad “infanti” E invece niente ! ...continue

    Ed io che mi aspettavo le avventure di una famiglia che veramente ha vissuto il periodo della guerra! Ed io che mi aspettavo veramente la storia hitleriana spiegata ad “infanti” E invece niente ! Che delusione! Ci resti secca in casi del genere! E' una presa per i fondelli, penso.

    Non si è parlato quasi minimamente di Hitler, e spiegare il tutto dicendo “Hitler è cattivo” non fa di questo un libro sul nazismo. Decisamente no. Rivalutiamo i termini e le recensioni. Inoltre conoscere la crescita di ragazzini normali, a volte un po' noiosi e a volte un po' pallosi (e già! Non cambia nulla!) non è entusiasmante. Forse perchè letto tardi, ma la darkala dell'epoca non avrebbe apprezzato comunque leggere della vita insulsa di bambini casuali, a meno che non si trattasse di “Giulietta va al mercato” - esiste, giuro!

    Bocciato l'ennesimo. Basta, prendo pausa dai nazisti e dagli Hitleriani. Ho deciso!

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