Cuore

Di

Editore: Garzanti

3.7
(4787)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Spagnolo , Inglese , Tedesco , Rumeno

Isbn-10: A000180910 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Rilegato in pelle , Tascabile economico , eBook

Genere: Bambini , Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 0

    In molti racconti c'è quello che oggi chiamiamo karma. Trovo una grande modernità in molti episodi che sono a modo loro ancora fortemente educativi. Sarà l'età ma Ferruccio di "Sangue Romagnolo" anc ...continua

    In molti racconti c'è quello che oggi chiamiamo karma. Trovo una grande modernità in molti episodi che sono a modo loro ancora fortemente educativi. Sarà l'età ma Ferruccio di "Sangue Romagnolo" ancora mi commuove.

    ha scritto il 

  • 3

    La mia edizione di Cuore è un libricino con le pagine ingiallite e dall'odore indefinibile, con la copertina molto simile a questa che ho trovato su aNobii (non me ne vogliate, ma nella mia pigrizia d ...continua

    La mia edizione di Cuore è un libricino con le pagine ingiallite e dall'odore indefinibile, con la copertina molto simile a questa che ho trovato su aNobii (non me ne vogliate, ma nella mia pigrizia di questo periodo proprio non me la sento di chiedere l'inserimento di una nuova edizione di questo libro). Apparteneva a mio padre, che me lo cedette non appena imparai a leggere.
    Durante l'infanzia ho letto e riletto questo libro non so quante volte e probabilmente allora ne avrei potuti citare lunghi brani quasi a memoria.
    Oggi, nonostante capisca l'importanza storica di questo libro, lo trovo un po' troppo stucchevole e melenso e la sua rilettura in età adulta (qualche anno fa) mi è costata una grande fatica e una certa noia. Un po' mi dispiace, perché rappresenta un altro "mito" dell'infanzia che viene infranto e la dimostrazione che ormai, e forse purtroppo, sono davvero "diventata grande" (ovvero sto diventando vecchia).

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un libro gentile

    Ci sono piccoli gesti nelle nostre giornate che sorprendono. Sono i gesti gentili. Leggendo queste pagine ho avuto la stessa sensazione che provo quando m'imbatto nella gentilezza, che è semplice, nas ...continua

    Ci sono piccoli gesti nelle nostre giornate che sorprendono. Sono i gesti gentili. Leggendo queste pagine ho avuto la stessa sensazione che provo quando m'imbatto nella gentilezza, che è semplice, nascosta, rara, giusta, commovente, di una forza prorompente. Per spiegarmi meglio, scelgo di riportare questa parte fra tante perche, come tutti, ho un debole per Garrone. " Garrone, quest'autunno mio padre andrà via da Torino, per sempre. - Egli mi domandò se andavo via anch'io; gli risposi di si. - non farai più la quarta con noi?- mi disse. Risposi di no. E allora egli stette un po' senza parlare, continuando il suo disegno. Poi domandò senza alzare il capo: - ti ricorderai poi dei tuoi compagni di terza?- Si, - gli dissi,- di tutti; ma di te... più che di tutti. Chi si può scordare di te?- Egli mi guardo fisso e serio con uno sguardo che diceva mille cose; e non disse nulla; solo mi porse la mano sinistra, fingendo di continuare a disegnare con l'altra, ed io la strinse tra le mie, quella mano forte e leale."

    ha scritto il 

  • 5

    Libro letto più volte nell'arco della mia vita, ogni volta mi commuove e mi fa ricordare com'era bello andare a scuola... Inoltre, colpisce il patriottismo che impregna le pagine di questo romanzo e l ...continua

    Libro letto più volte nell'arco della mia vita, ogni volta mi commuove e mi fa ricordare com'era bello andare a scuola... Inoltre, colpisce il patriottismo che impregna le pagine di questo romanzo e l'amore autentico che l'autore prova per l'Italia, la sua patria. In un'epoca in cui i valori patriottici a mio avviso sono finiti nel dimenticatoio, sarebbe giusto e utile far leggere questo libro a tutti gli italiani, giovani e meno giovani.

    ha scritto il 

  • 3

    Un'Italia che non c'è più

    Giunge il tempo prima o poi di ritrovare un amico dell'infanzia, quel libro "Cuore", che tuttavia era già considerato, quando io ero bambino, tanto un classico per ragazzi quanto un testo inattuale. F ...continua

    Giunge il tempo prima o poi di ritrovare un amico dell'infanzia, quel libro "Cuore", che tuttavia era già considerato, quando io ero bambino, tanto un classico per ragazzi quanto un testo inattuale. Forse esagero, ma ricordo di aver imparato ben presto a usare l'attributo di deamicisiano con una connotazione limitativa, se non negativa.
    In realtà, rileggerlo nel XXI secolo fa apparire invecchiata e polverosa non tanto la composizione del libro - questo è un dato di partenza oggettivo - quanto le letture fortemente critiche che ne sono state date nel secondo Novecento. L'"Elogio di Franti" di Eco è oggi una lettura, sotto certi aspetti, imbarazzante. Il suo furore iconoclastico è altrettanto datato. L'anti-retorica pre-68 suona oggi, a sua volta, retorica - e quando spara a zero su Garrone and company, si apprezza di più la risposta polemica che Fortini gli dette. E non parliamo di Manganelli, il cui odio per De Amicis è secondo solo a quello da lui nutrito per Dickens.
    Ciò detto, la pedagogia, la visione del mondo e la ideologia di De Amicis sono irrimediabilmente obsolete. Parlano di un'Italia postrisorgimentale lontana da noi ère geologiche e della quale vediamo limiti, difetti e crepe da tutte le parti. Era un mondo con altri valori, altre famiglie, ecc. Era un mondo già allora falso e retorico? Non lo so. Quel che è certo è che quel che è venuto dopo non è stato di certo meglio e quello che c'è oggi è di sicuro peggio. Noi viviamo in un mondo a misura di Franti - e stiamo decisamente peggio.
    Dove la narrazione di De Amicis regge meglio è negli intarsi novellistici introdotti con cadenza mensile, un modo ancora oggi funzionante di legare bene i tempi del romanzo - scritto in forma di diario in prima persona dal protagonista con interventi dei suoi genitori onnipresenti (il padre è al di là del complesso di Edipo) - con i racconti scritti da un narratore onnisciente e consapevole della sua funzione educativa". Vi si respira però l'aria affabulatrice degli exempla medievali o delle fiabe da "Mille e una notte".

    ha scritto il 

  • 5

    Tu-tum... Tu-tum...

    In una memorabile pagina, Ray Bradbury scriveva che si ha letteratura laddove, come sotto il vetrino di un microscopio, si possa osservare, in fiumane in infinita profusione, la vita scorrere, pullula ...continua

    In una memorabile pagina, Ray Bradbury scriveva che si ha letteratura laddove, come sotto il vetrino di un microscopio, si possa osservare, in fiumane in infinita profusione, la vita scorrere, pullulare, pulsare.
    Cuore, libro che intende(va) preparare i futuri cittadini come soldati della patria sotto la duplice insegna dell'obbedienza e del sacrificio; che a fronte del buon Garrone pone l'elemento dialettico rappresentato da Franti, antitesi contrassegnata da perfidia e sottolineatura del ridicolo e simbolo parimenti dell'aspetto (incorreggibilmente?) tragico del reale; che mette davanti ai fanciulli, rinfrescandone allo stesso tempo il ricordo ai "grandi", quelle virtù disprezzate da chi è incapace anche solo di concepirsele nell'animo; che ottimamente segue il Manzoni del "parlato" con il suo italiano mondato di regionalismi estremi, ricercatezze e contorte torniture della frase, per mimare quella lingua verosimilmente da tema in classe di uno scolaro di circa dieci anni (la cui competenza nello scritto corrisponderebbe oggigiorno a quella di un liceale che ci sappia fare con la penna) che redige un diario; che secondo l'impeccabile prefatore all'edizione Mondadori, Gilberto Finzi, non va letto solo in quanto opera d'arte e di letteratura, ma anche come

    "un amalgama di concezioni e ideologie, una concrezione di morale e pedagogia, di realtà concreta e di enfasi retorica, di storia patria e di utopie sociali e di buona volontà borghese (presto modificata in socialista)" (p. xxiv);

    libro che, non esito ad ammetterlo, qua e là mi ha fatto venire i "lucciconi" e che, al pari di quanto accaduto a me, non lo dubito, oggi come ieri scuote nell'intimo un gran numero di lettori, ne sconvolge i sentimenti più profondi e complessi (illusione in cui mi cullo e che mi fa ancora credere un poco nell'umanità), scopo (o uno degli scopi) questo, o funzione più propria (o una delle funzioni più proprie) della grande letteratura, a detta dello scrittore israeliano Abraham B. Yeoshua, lettore di De Amicis

    ("[...] provo gratitudine verso l'autore per quel pianto a cui attribuisco un grande valore letterario. [...] Io non piango per il personaggio ma per me stesso, dopo che questi si è insinuato in me ed è diventato parte della mia personalità. Il fine supremo della letteratura è [...] un'immedesimazione che permette di recepire le cose in maniera molto più profonda", p. 284: tesi che a pensarci si trova verificata da una moltitudine di esempi);

    Cuore - dicevo - pulsa, in ambo i sensi: pulsa ancora e continuerà a battere per un pezzo se ci saranno petti disposti ad accoglierlo. Perché vanno bene le letture paradossali, e ci stanno i risolini, e ben vengano persino i veleni di celebri penne novecentesche. Nondimeno, tutto ciò dovrebbe aver immunizzato il lettore di oggi, prevenendolo dal pericolo di farsi "possedere" da punti di vista sedicenti illuminati e scaltriti, e dovrebbe averlo oramai reso "lettore avvertito". Consapevole, soprattutto, che il contrario della poesia non è la prosa, è il cinismo.

    ha scritto il 

  • 4

    E' arrivata la Befana ....

    Ancora oggi ho letto di qualcuno che lo brucerebbe volentieri.
    Adesso esprimo una mia opinione: quando si legge un libro scritto nel passato è necessario conoscere qualcosa di quel passato e se possib ...continua

    Ancora oggi ho letto di qualcuno che lo brucerebbe volentieri.
    Adesso esprimo una mia opinione: quando si legge un libro scritto nel passato è necessario conoscere qualcosa di quel passato e se possibile immedesimarsi nell’epoca o conoscerne la storia o l’ambiente sociale. Fare un po’ come si avesse una macchina del tempo. In caso contrario non succede nulla: basta leggere testi contemporanei.
    Ripropongo i miei sproloqui (mi perdoneranno gli amici) nella speranza che qualcuno lo legga con uno sguardo sul momento storico in cui venne scritto e non in base a ciò che qualche Maître à penser ci ha detto..

    Quel mondo ormai è morto come la via dell'inferno (che di buone intenzioni è lastricata), sia nei suoi afflati patriottici che socialisti:
    - restano i bambini, quelli un po' stronzi tra di loro
    - restano i caduti sul lavoro, come quasi sempre muratori (con o senza casco, cascano)
    - resta quello più bravo che sempre è stato e sempre sarà (è più forte di noi), antipatico
    - restano i maestri con pochi soldi
    - resta quello che ha lo zaino o le sneakers più costosi, o, in mancanza, ha la mamma con il SUV più grosso
    - resta Franti, che è un vecchietto centenario che ha fatto la marcia su Roma e ha conosciuto il Duce (come Coretti Re Umberto). Povero Franti, tra l’altro costretto da Eco a diventare un simbolo della critica ad un mondo troppo buonista, un’immagine di chi ha capito l’ipocrisia di un’epoca (allora o oggi?) e se ne tira fuori. Uno dei punti su cui sono sempre stata in disaccordo. Contro gli orientamenti imperanti in quegli anni.
    Franti era un bambino incapace di cogliere la minima traccia di positività. Un anticipo dei rebels without cause. Mai un anarchico, che avrebbe avuto forti spinte ideologiche.
    Per me Franti da adulto avrebbe fatto la scelta che ho indicato prima: avrebbe aderito alla squadre di picchiatori del primo fascismo. Avrebbe accettato l’appartenenza ad un gruppo che aveva solo nemici e quindi molto onore. Finalmente. Un po’ un Lacombe Lucien piemontese.

    Scritto da un socialista con le migliori intenzioni: quelle di dare un senso di unità ad una paese nuovo, da poco riunito politicamente ma non socialmente. E lo fece facendo parlare un bambino, Enrico, che non esprime giudizi (se non quelli tipici dell’età) ma disegna una scuola e i compagni (i giudizi vengono inseriti sotto forma di lettere dei genitori ad Enrico. Effettivamente ridondanti, ma utili per chi era un po’ duro d’orecchi, tanto per ricordargli che calabresi, sardi, muratori, ferrovieri, avevano tutti diritto di cittadinanza).

    E, se qualcuno ci ha fatto caso, De Amicis sostituisce la religione cattolica con il senso della Patria (niente insegnamenti religiosi, cosa che dovrebbe parere insolito in un’Italia che dopo 126 anni sta ancora litigando sulla croce in classe. Ricordando che ancora oggi in USA Harry Potter non è tanto gradito per lo stesso motivo. Dio non c’è mai.).
    Non ci sono fedeli ma cittadini, non messe ma operai uccisi sul lavoro ed ex carcerati che cercano una dignità (ed è un ex maestro a darla non un prete), lavoratori e cittadini, né comandamenti o codici, ma le leggi dello Stato, e il patetico non riguarda martiri con le stimmate o statuine della Madonna che parlano o lacrimano, ma eroi della vita militare o civile.
    In questo senso è un miracolo: un libro profondamente laico nel paese in cui era ancora in vigore il Non expedit di Pio Nono. Nel 1929 Mussolini firmerà i Patti Lateranensi e la religione cattolica diventerà ufficialmente la religione di Stato.
    Certo i personaggi non sono “scavati” psicologicamente, ma bisogna pensare che era destinato a ragazzi che, se fortunati, sapevano giusto leggere, scrivere e far di conto.

    E gli insegnamenti? Rispettare la vecchiaia, la miseria, l’amore materno, l’ infermità, la fatica, la morte, non credo siano superati o meglio non credo debbano essere superati. Insieme coi nuovi insegnamenti: l’ambiente e gli animali. Inutile pulire le spiagge una volta l’anno e poi il vecchio di casa lo si butta via, la miseria la ignoriamo (ci fa sempre paura, in fondo), il down o il mongoloide si pestano in classe, i marciapiedi sono alti 20 cm (quando si cammina, guardare dove si mettono i piedi e immaginare di essere su di una sedia a rotelle), la fatica di certi lavori non la consideriamo anche quando chi la fa ha 60 anni e noi 20, la morte la dimentichiamo.

    Certo c’è un senso patrio che non abbiamo e non abbiamo mai avuto. Ma il nazionalismo all’epoca era una sottile malattia che stava percorrendo tutta l’Europa. E nonostante tutte le nostre colpe non eravamo noi a farne una bandiera che avrebbe portato ad una guerra mondiale.
    De Amicis lo tira fuori ricordando le battaglie del Risorgimento, di cui gli italiani sembrano non avere memoria o averne quasi vergogna.

    Certo ora c’è una lingua più moderna per impartirli (anche se De Amicis era accademico della Crusca e gli scrittori attuali non so), magari con l’abbondanza di K, x, che usano i ragazzi, ma certi valori dovrebbero essere immutabili. Pensate se i comandanti di nave di oggi si comportassero come il comandante di Naufragio o come il piccolo siciliano … e quando sulla nave ci siamo noi vorremmo che fosse così, anche ora.

    Il tono è certamente paternalistico e moraleggiante. Ma considerato il momento storico non li trovo aggettivi a diminuzione dell’opera. Il paternalismo è dovuto al fatto che la classe più culturalmente evoluta doveva farsi carico della denuncia della situazione sociale e dell’evoluzione dei più poveri: l’insurrezione degli stessi non era prevista, e come la storia ha dimostrato non era neanche possibile in Italia.
    La sola rivoluzione successiva fu quella fascista, pagata con i soldi degli industriali e dei latifondisti che a sentir parlare di socialismo si facevano venire male. L’atteggiamento moralistico è dovuto anch’esso alla necessità di dare schemi “puliti” che fossero di esempio a tutti. Anche perché l’Italia di allora aveva già, abbondantemente, prevaricazione, arroganza del potere e intrallazzi: madre dell’Italia di oggi.

    Dovrebbe continuare ad essere letto: perché è un classico, è testimonianza di un’epoca, e suscita spunti di discussione sulla nostra storia.
    Cuore si è letto, si è pianto, si è sorriso, si è messo da parte con sufficienza (siamo colti adesso, istruiti, grandi, più cinici, diabetici, molto ironici con gli stereotipi, ci facciamo infinocchiare di meno, più discoli, e un sacco di altre cose che ci rendono molto superiori agli insegnamenti di cui sopra), e poi si è dato spazio a Pancia e facciamo una gita a vedere la casa degli assassini di Sara e la nave naufragata e ci guardiamo il mondo affascinante ed istruttivo di Porta a Porta o Quarto grado.
    Ad un mondo fintamente buono, abbiamo sostituito un mondo realmente cattivo.

    06.01.2017

    ha scritto il 

  • 2

    ISTRUTTIVO MA UN PO' NOIOSO

    Non me la sento di dare più di 2 stelline...ok è un classico, ci racconta la vita di tutti i giorni nell'Italia post-unitaria, o meglio nella Torino post-unitaria e questo mi ha fatto conoscere cose n ...continua

    Non me la sento di dare più di 2 stelline...ok è un classico, ci racconta la vita di tutti i giorni nell'Italia post-unitaria, o meglio nella Torino post-unitaria e questo mi ha fatto conoscere cose nuove e interessanti riflessioni, però è un po' noiosetto e un po' troppo didattico. Forse più adatto ai ragazzi?Mah dubito riescano ad apprezarlo...

    ha scritto il 

  • 5

    null

    Ottimo libro.
    Io lo lessi la prima volta a 8 anni e mi è rimasto nel cuore. Enrico annota nel suo diario quello che vede con i suoi occhi accadere nella scuola, dal primo giorno attraversando tutto l ...continua

    Ottimo libro.
    Io lo lessi la prima volta a 8 anni e mi è rimasto nel cuore. Enrico annota nel suo diario quello che vede con i suoi occhi accadere nella scuola, dal primo giorno attraversando tutto l'anno scolastico. Memorabili sono i personaggi come Franti, Garzone o la maestrina dalla penna rossa ; o i racconti come la piccola vedetta lombarda, dagli Appennini alle Ande o lo scrivano fiorentino. Certo bisogna contestualizzare all'interno di un epoca in cui sono raccontati i fatti (che è l'Italia del 1870 circa)
    Chi accusa Deamicis di patriottismo quasi dando a questa parola una declinazione dispreggiativa, secondo me, sbaglia. Quello era un patriottismo genuino, includente, tollerante e non razzista.
    Peccato che a scuola oggi non lo facciano leggere più.

    ha scritto il 

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