Déjà-vu

Il romanzo dei ricordi perduti

Di

Editore: Isbn edizioni

3.3
(74)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8876380957 | Isbn-13: 9788876380952 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Anna Mioni ; Revisore: Bianca Ruggeri

Disponibile anche come: Paperback

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Descrizione del libro
Qualcosa di strano cade dal cielo e ferisce gravemente un uomo che perde la memoria. L'assicurazione, che non vuole si sappia nulla dell'incidente, lo ricopre di soldi. L'uomo senza nome, protagonista del romanzo, non sembra essere particolarmente colpito dal trauma, finché non viene colpito da un intenso Déjà-vu. E l'inizio dell'ossessione; l'uomo senza nome è ostaggio di una forza prevaricante e totalitaria che lo spinge a rimettere in scena le sue visioni.
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  • 3

    Tom McCarthy

    A volerlo dire in modo grossolano, Tom McCarthy è uno scrittore-barra-artista (come un “cameriere-barra-attore”): scrittore, perché le cose che scrive sono riconducibili alla forma del romanzo post-mo ...continua

    A volerlo dire in modo grossolano, Tom McCarthy è uno scrittore-barra-artista (come un “cameriere-barra-attore”): scrittore, perché le cose che scrive sono riconducibili alla forma del romanzo post-moderno; artista contemporaneo, per la poetica, per i temi e perché la sua scrittura non è funzionale a se stessa, ma è semmai uno strumento di riflessione sulla filosofia dell’arte. Déjà vu è un romanzo che ha più senso come opera d’arte contemporanea che come testo di narrativa.

    Il libro fu scritto nel 2001, quando McCarthy faceva effettivamente l’artista e non era ancora pubblicato come scrittore. Uscì nel 2005 per un editore francese di libri d’arte che lo distribuì nei bookshop dei musei (trovate la storia in questo bell’articolo (1) di Prismo su McCarthy), e poi fu ripubblicato da altri editori più importanti che ne decretarono il successo. È così che è arrivato nel 2008 a essere indicato da Zadie Smith come l’esempio della nuova strada del romanzo (2).

    LINK (1): http://www.prismomag.com/necronauta-mccarthy/
    LINK (2): http://www.nybooks.com/articles/2008/11/20/two-paths-for-the-novel/

    Il titolo originale Remainder, come dice Prismo, è la chiave di lettura del romanzo: remainder ovvero residuo, ma anche reminder come ricordo. Si parla di ripetizione e duplicazione della realtà, a partire da un ricordo indefinibile, il residuo del titolo, del quale il protagonista vuole catturare l’essenza. Si parla di una grande performance e di una serie di installazioni che non sono pensate come opere d’arte, ma come gli atti necessari alla soddisfazione del desiderio che perseguita il personaggio.

    È un’impresa folle, assurda, perfettamente sensata solo per chi la intraprende. È il racconto dell’assurdo che dilaga nella mente: come ci sentiamo se ripetiamo una parola così tante volte da far sì che smetta di avere senso? Questo fa il protagonista: campiona frammenti di esperienza, del suo vissuto nella realtà, e li rimette in scena. La destrutturazione della realtà di McCarthy crea un disagio genuino; non lo fa però grazie alla prosa, come invece accadeva in un romanzo come Le cose di Georges Perec, quanto tramite l’esposizione cruda dei fatti, a cui ogni tanto s’affiancano le riflessioni del personaggio.

    Il libro è il racconto monomaniaco di una monomania. Può essere una lettura frustrante: è un romanzo tutto di idee, bene o male però sempre le stesse. Non c’è una trama vera e propria, l’intreccio è minimale, l’aderenza alla realtà altalenante. La prosa non ha una forte spinta letteraria o meriti particolari. La faccenda ruota attorno al famigerato remainder, l’avanzo di realtà, lo scarto la cui assenza di senso rappresenta il nuovo sublime per il protagonista. La struttura replica il senso della storia. Se il protagonista campiona la realtà e la ripete, allora anche il testo fa la stessa cosa. È coerente, ma, vista la lunghezza del romanzo, dopo la metà ci si può legittimamente stancare.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho trovato la prima parte promettente: mi faceva attendere molte svolte nell'intreccio, che supponevo essere tra il fantapolitico e il fantascientifico. Man mano che proseguivo mi sono invece ritrovat ...continua

    Ho trovato la prima parte promettente: mi faceva attendere molte svolte nell'intreccio, che supponevo essere tra il fantapolitico e il fantascientifico. Man mano che proseguivo mi sono invece ritrovato spiazzato e completamente immerso nelle ossessioni del protagonista.
    Leggere mi ha messo più volte a disagio ma non riuscivo a staccarmene: una scrittura essenziale e perfetta dall'effetto ipnotico mi ha portato fino all'ultima pagina, con un pizzico di delusione per la questione dell'intreccio ma con più di un "wow" durante il viaggio, per aver suscitato domande su identità, religione, arte, denaro e altro ancora. Domande e non risposte, che è la cosa migliore. E poi non posso negarlo, le messe in scena organizzate dal narratore sono tanto raggelanti quanto affascinanti.

    Per quanto mi riguarda, qualcosa di nuovo e inatteso, anche se non potrei consigliarlo a tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro geniale. Scrittura molto particolare, periodi avvolgenti. Si apprezza lasciandosi andare. Si ride, si riflette, spiazza. McCarty (classe 1969) ha decisamente molte idee. Fondamentalmente un l ...continua

    Un libro geniale. Scrittura molto particolare, periodi avvolgenti. Si apprezza lasciandosi andare. Si ride, si riflette, spiazza. McCarty (classe 1969) ha decisamente molte idee. Fondamentalmente un libro "visionario" . Lo consiglio. Come ha detto Zadie Smith, parlandone in un suo libro, "uno dei più grandi romanzi inglesi degli ultimi dieci anni".

    ha scritto il 

  • 4

    Al nostro protagonista senza nome cade un oggetto addosso. Dal cielo. Risarcito con 8 milioni di sterline e mezzo, si ritrova ricco, ma senza memoria. Il suo punto di vista è cambiato, come se si foss ...continua

    Al nostro protagonista senza nome cade un oggetto addosso. Dal cielo. Risarcito con 8 milioni di sterline e mezzo, si ritrova ricco, ma senza memoria. Il suo punto di vista è cambiato, come se si fosse fuso con quell'oggetto non identificato piovutogli addosso e ora potesse vedere il mondo dall'alto.
    Un romanzo che per lo stile si avvicina alla perfezione. Parte dal cielo, finisce in cielo, come un 8, simbolo dell'infinito. Il residuo, gli oppiacei endogeni, la ricerca del dolore. Il teatro-mondo messo in scena da Balzac si concede una replica e torna in auge. Restano dei dubbi, una volta finita la lettura, come degli spazi bianchi da riempire; ma è giusto così: rimettendo in scena il romanzo nella mia testa all'infinito, forse, riempirò quei vuoti e sentirò anch'io uno strano formicolio.

    ha scritto il 

  • 3

    Nel film Synecdoche, New York il protagonista, un regista teatrale, dopo un trauma personale (la moglie lo lascia) diventa ossessionato dal progetto di mettere in scena la sua vita. La cosa diventa ri ...continua

    Nel film Synecdoche, New York il protagonista, un regista teatrale, dopo un trauma personale (la moglie lo lascia) diventa ossessionato dal progetto di mettere in scena la sua vita. La cosa diventa ricorsiva e vediamo lui cercare di mettere in scena il suo tentativo di mettere in scena la sua vita... e così via, in un loop da cui non si esce.
    Il protagonista di Déjà Vu subisce un trauma lo tiene a lungo in ospedale mentre recupera la memoria e le facoltà motorie. E lo rende anche milionario. La sua di ossessione diventa quella di ritrovare la naturalezza nei movimenti, e quel formicolio che accompagna la sensazione genuina di star compiendo un'azione vera.
    La messa in scena di scene di vita che gli procurino questo formicolio diventa la sua droga. Naturalmente anche qui la spirale non può che portare ad un punto di non ritorno e in cui le cose non possono che andare male.
    Dunque l'ossessione di ricreare il reale è perversa per definizione? Il vedersi da fuori è una debolezza umana? Tanti spunti di riflessione in questo romanzo indicato da Zadie Smith come esempio di un nuovo paradigma di narrativa anglofona.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro parecchio strano... molto originale!

    E' un crescendo di pazzia e insensatezza. La cosa strana e' che e' facile mettersi nei panni dello scrittore, immaginarsi il perchè dei suoi movimenti totalmente sconsiderati. A me e' piaciuto molto, ...continua

    E' un crescendo di pazzia e insensatezza. La cosa strana e' che e' facile mettersi nei panni dello scrittore, immaginarsi il perchè dei suoi movimenti totalmente sconsiderati. A me e' piaciuto molto, sia per lo stile di scrittura sia per l'originalità del tema. E poi, io ho una Fiesta uguale a quella del protagonista.. stesso bungio. Mi ha fatto sorridere parecchio.

    ha scritto il 

  • 2

    Delusa

    Non sono proprio riuscita a finirlo. All'inizio mi sembrava divertente, aveva un buon incipit, ma con lo scorrere delle pagine avevo solo voglia di chiuderlo e metterlo via.

    ha scritto il 

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