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Déjà-vu

Il romanzo dei ricordi perduti

Di

Editore: Isbn edizioni

3.3
(66)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 255 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8876380957 | Isbn-13: 9788876380952 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Anna Mioni

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Descrizione del libro
Qualcosa di strano cade dal cielo e ferisce gravemente un uomo che perde la memoria. L'assicurazione, che non vuole si sappia nulla dell'incidente, lo ricopre di soldi. L'uomo senza nome, protagonista del romanzo, non sembra essere particolarmente colpito dal trauma, finché non viene colpito da un intenso Déjà-vu. E l'inizio dell'ossessione; l'uomo senza nome è ostaggio di una forza prevaricante e totalitaria che lo spinge a rimettere in scena le sue visioni.
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  • 5

    Un libro geniale. Scrittura molto particolare, periodi avvolgenti. Si apprezza lasciandosi andare. Si ride, si riflette, spiazza. McCarty (classe 1969) ha decisamente molte idee. Fondamentalmente un libro "visionario" . Lo consiglio. Come ha detto Zadie Smith, parlandone in un suo libro, "uno dei ...continua

    Un libro geniale. Scrittura molto particolare, periodi avvolgenti. Si apprezza lasciandosi andare. Si ride, si riflette, spiazza. McCarty (classe 1969) ha decisamente molte idee. Fondamentalmente un libro "visionario" . Lo consiglio. Come ha detto Zadie Smith, parlandone in un suo libro, "uno dei più grandi romanzi inglesi degli ultimi dieci anni".

    ha scritto il 

  • 4

    Al nostro protagonista senza nome cade un oggetto addosso. Dal cielo. Risarcito con 8 milioni di sterline e mezzo, si ritrova ricco, ma senza memoria. Il suo punto di vista è cambiato, come se si fosse fuso con quell'oggetto non identificato piovutogli addosso e ora potesse vedere il mondo dall'a ...continua

    Al nostro protagonista senza nome cade un oggetto addosso. Dal cielo. Risarcito con 8 milioni di sterline e mezzo, si ritrova ricco, ma senza memoria. Il suo punto di vista è cambiato, come se si fosse fuso con quell'oggetto non identificato piovutogli addosso e ora potesse vedere il mondo dall'alto.
    Un romanzo che per lo stile si avvicina alla perfezione. Parte dal cielo, finisce in cielo, come un 8, simbolo dell'infinito. Il residuo, gli oppiacei endogeni, la ricerca del dolore. Il teatro-mondo messo in scena da Balzac si concede una replica e torna in auge. Restano dei dubbi, una volta finita la lettura, come degli spazi bianchi da riempire; ma è giusto così: rimettendo in scena il romanzo nella mia testa all'infinito, forse, riempirò quei vuoti e sentirò anch'io uno strano formicolio.

    ha scritto il 

  • 3

    Nel film Synecdoche, New York il protagonista, un regista teatrale, dopo un trauma personale (la moglie lo lascia) diventa ossessionato dal progetto di mettere in scena la sua vita. La cosa diventa ricorsiva e vediamo lui cercare di mettere in scena il suo tentativo di mettere in scena la sua vit ...continua

    Nel film Synecdoche, New York il protagonista, un regista teatrale, dopo un trauma personale (la moglie lo lascia) diventa ossessionato dal progetto di mettere in scena la sua vita. La cosa diventa ricorsiva e vediamo lui cercare di mettere in scena il suo tentativo di mettere in scena la sua vita... e così via, in un loop da cui non si esce.
    Il protagonista di Déjà Vu subisce un trauma lo tiene a lungo in ospedale mentre recupera la memoria e le facoltà motorie. E lo rende anche milionario. La sua di ossessione diventa quella di ritrovare la naturalezza nei movimenti, e quel formicolio che accompagna la sensazione genuina di star compiendo un'azione vera.
    La messa in scena di scene di vita che gli procurino questo formicolio diventa la sua droga. Naturalmente anche qui la spirale non può che portare ad un punto di non ritorno e in cui le cose non possono che andare male.
    Dunque l'ossessione di ricreare il reale è perversa per definizione? Il vedersi da fuori è una debolezza umana? Tanti spunti di riflessione in questo romanzo indicato da Zadie Smith come esempio di un nuovo paradigma di narrativa anglofona.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro parecchio strano... molto originale!

    E' un crescendo di pazzia e insensatezza. La cosa strana e' che e' facile mettersi nei panni dello scrittore, immaginarsi il perchè dei suoi movimenti totalmente sconsiderati. A me e' piaciuto molto, sia per lo stile di scrittura sia per l'originalità del tema. E poi, io ho una Fiesta uguale a qu ...continua

    E' un crescendo di pazzia e insensatezza. La cosa strana e' che e' facile mettersi nei panni dello scrittore, immaginarsi il perchè dei suoi movimenti totalmente sconsiderati. A me e' piaciuto molto, sia per lo stile di scrittura sia per l'originalità del tema. E poi, io ho una Fiesta uguale a quella del protagonista.. stesso bungio. Mi ha fatto sorridere parecchio.

    ha scritto il 

  • 2

    Delusa

    Non sono proprio riuscita a finirlo. All'inizio mi sembrava divertente, aveva un buon incipit, ma con lo scorrere delle pagine avevo solo voglia di chiuderlo e metterlo via.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo, folgorante - come si dice - esordio di McCarthy, artista concettuale prestato alla scrittura. Non sembra ma c'è tanta metropoli (l'unica europea mi pare sia sempre quella, Londra), l'orma dei drifter e della psicogeografia inglese; c'è Ballard, che quando è morto da noi lo hanno chiam ...continua

    Bellissimo, folgorante - come si dice - esordio di McCarthy, artista concettuale prestato alla scrittura. Non sembra ma c'è tanta metropoli (l'unica europea mi pare sia sempre quella, Londra), l'orma dei drifter e della psicogeografia inglese; c'è Ballard, che quando è morto da noi lo hanno chiamato scrittore di fantascienza (ma perché?); c'è l'arte concettuale: un'idea di base, tra l'altro palesemente assurda, che origina tutto e tutto si sviluppa e regge grazie a una capacità di descrizione assolutamente fuori dal comune.

    ha scritto il 

  • 3

    Un racconto esploso (ahimè) in un romanzo

    Il rischio, con le case editrici indie e sperimentali, è che si affezionino all'asperimento e si dimentichino del resto. Una cosa di cui ISBN si è dimenticata, scegliendo di pubblicare questo romanzo, è la lingua. Vuota e povera, senza essere asciutta ed essenziale, macchinosa ma non barocca, la ...continua

    Il rischio, con le case editrici indie e sperimentali, è che si affezionino all'asperimento e si dimentichino del resto. Una cosa di cui ISBN si è dimenticata, scegliendo di pubblicare questo romanzo, è la lingua. Vuota e povera, senza essere asciutta ed essenziale, macchinosa ma non barocca, la lingua di Deja-vu soffre anche di una traduzione legnosa ma non abbastanza da manifestare il deprecabile intento originario dell'autore. I colpevoli hanno i nomi in bella vista (traduttore e, in pieno stile da casa editrice snobbettina, revisore). Il resto? Nelle prime pagine apprendiamo che il protagonista si è beccato un colpo in testa, ha perso la memoria, ed è stato risarcito con una somma esorbitante, che impiega per metter su un set che ricostruisca un preciso momento del suo passato, sperando che prima o poi salti fuori tutto il resto. Fin qui, lo ricomprerei. Peccato che, per tutto il libro, si descrivano soltanto le manovre di questo set, dal primo all'ultimo infinetesimale gesto. Peggio di un pianosequenza di Clouzot. E allora qual è la storia? Eccola: il protagonista, ormai ridotto a una specie di autistico pieno di ossessioni (ma privo di capacità matematiche), ci prende così gusto a questa cosa della ricostruzione della realtà, che a un tratto vuole coinvolgere anche i passanti. Finale a effetto. Ma cosa bisogna patire per arrivarci! Insomma, se la morale della favola è, per così dire, una qualche considerazione sulla manipolazione della realtà e della memoria, non si poteva scrivere un bel racconto e buttare via qualche centinaio di pagine? Datemi le forbici di Gordon Lish!

    ha scritto il 

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