Dżuma

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4.1
(4786)

Language: Polski | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , French , Spanish , Japanese , Chi simplified , German , Italian , Greek , Swedish , Portuguese , Catalan , Dutch , Finnish , Indian (Hindi) , Danish , Czech , Afrikaans

Isbn-10: 8373161554 | Isbn-13: 9788373161559 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Social Science

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Book Description
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  • 4

    E' l'osservazione da parte dell'A. della condizione umana prigioniera del proprio destino. Lo scrittore mette in evidenza soprattutto la lotta contro l'ingiustizia. Con il flagello della peste, Albert ...continue

    E' l'osservazione da parte dell'A. della condizione umana prigioniera del proprio destino. Lo scrittore mette in evidenza soprattutto la lotta contro l'ingiustizia. Con il flagello della peste, Albert Camus vuole illustrare il terrore e la tirannia opposta dalla resistenza. Ma il terrore e la tirannia non avranno la precedenza nella negazione, l'ignoranza, l'assurdo. Gli uomini saranno costretti in un inferno se si ribellano contro la peste, metafora del terrore e della tirannia. Afferma che, anche se rimangono impotenti contro questo flagello, devono rivoltarsi, consapevoli della minaccia. Se oggi, l'occupazione tedesca non era più una cosa del passato, il romanzo di Albert Camus si applica ancora alla condizione umana, alla lotta tra la solidarietà umana, alla rivolta contro il terrore, alla tirannia anche quando l'esito è incerto. Nel suo romanzo, lo scrittore mostra i diversi comportamenti che gli uomini hanno di fronte al male, comportamenti che a volte possono essere assurdi, ma che è qualcosa di cui l'uomo non ha alcun controllo, che limita la sua azione e deve essere accettata.

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  • 5

    Il romanzo è bellissimo, esce dal cuore e dalla mente dell’autore, è una grande metafora che spiega il modo di vedere la vita di Camus, pessimistico, ma non esageratamente.
    Certo, l’inizio del libro è ...continue

    Il romanzo è bellissimo, esce dal cuore e dalla mente dell’autore, è una grande metafora che spiega il modo di vedere la vita di Camus, pessimistico, ma non esageratamente.
    Certo, l’inizio del libro è difficile da leggere, non me lo ricordavo così duro, con quelle descrizioni di ratti e di bubboni che certo non rientrano nella categoria del piacevole. Ma più o meno da metà libro ci si distacca dalla situazione ormai nota per presentare la peste come metafora e per guardare l’uomo di fronte alla peste. Gli uomini di fronte al male. Il male è nella vita ma Camus vuole essere medico e guarire se possibile il male altrui, oltre a rifiutarlo in sè per non trasmetterlo ad altri in uno sforzo estremo della volontà. L'uomo è chiamato ad essere eroe, data l'emergenza del morbo (male) che infetta ogni vita.
    "Il microbo è cosa naturale, Il resto, la salute, l’integrità, la purezza, se lei vuole, sono un effetto della volontà e d’una volontà che non si deva mai fermare. L’uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile."
    Ci sono tanti modi diversi di vedere la peste e di affrontare la vita e l’assurdo, il dramma. Rambert, l’innamorato separato dall’amata è l’uomo felice, che crede nella felicità, l’illuso o forse il fortunato. Rambert in un primo momento dice di volersene andare, la peste non lo riguarda e vuole tornare dalla sua donna. Ma poi ci ripensa e affronta la peste con gli altri, con dignità. Alla fine dell’epidemia c’è la sua donna ad aspettarlo e può ancora illudersi di poter essere felice, che il peggio sia passato. Bellissimo il rapporto d’amicizia tra Rieux, medico, alter ego di Camus, e Tarrou. Entrambi lottano contro la peste, entrambi pensano che la vita sia affetta dalla peste, entrambi sono convinti che la peste vada affrontata da medici ma Tarrou pensa che si debba essere persino santi di fronte al male, anche se la sua idea è di una santità laica. Ho pensato, leggendo di questa amicizia alla bellissima amicizia tra Camus e Simone Weil, il cui pensiero Camus ha fatto di tutto perché venisse pubblicato. Certo, Simone doveva essere una pensatrice carismatica, una specie di santa laica, chiamata dagli amici la marziana e l’imperativo categorico in gonnella per il suo caratterino.
    I personaggi di Camus sono belli, sono degli Acab in lotta contro il male. E, comunque, ha una bellissima idea dell’amicizia.
    La vita offre la conoscenza e il ricordo del dolore e dell’affetto, dell’amicizia. Per il resto non dà speranze se non agli illusi. Tarrou, ad esempio, non ha speranza se non quella di consacrare la propria vita al servizio degli uomini, cioè non avendo nessuna speranza è spinto, per così dire alla santità. Altri uomini possono magari illudersi, immaginare che la peste possa arrivare e andarsene lasciando immutato il cuore . Ma non per tutti è così. Nemmeno Rieux si illude.
    Camus dice del suo alter ego Rieux: lui sapeva quello che ignorava la folla e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valige, nei fazzoletti, e nelle cartacce e che forse verrebbe giorno in cui, sventura e insegnamento degli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi sorci per mandarli a morire in una città felice.

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  • 5

    La peste è un romanzo di Albert Camus e pubblicato da Bompiani nella sua trentaduesima edizione nel 2000 (la prima edizione italiana è del 1948).

    In un momento imprecisato degli anni Quaranta ("in un ...continue

    La peste è un romanzo di Albert Camus e pubblicato da Bompiani nella sua trentaduesima edizione nel 2000 (la prima edizione italiana è del 1948).

    In un momento imprecisato degli anni Quaranta ("in un giorno d'Aprile del 194...", come recita l'incipit del romanzo), nella città algerina di Orono (all'epoca dei fatti ancora controllata dai Francesi), cominciano a morire i ratti, che escono all'improvviso dalle fogne e si fanno trovare nelle case e nelle strade a migliaia. Orono è una cittadina come tante, un p0' noiosa nonostante la bellezza del mare su cui si affaccia; i suoi abitanti sono persone normali, con i loro pregi e i loro difetti. Ma i ratti morti sono solo le prime avvisaglie di quello che si sta abbattendo sulla città. Improvvisamente arriva la peste e la città si trova isolata dal resto del mondo da un cordone sanitario. La peste arriva e cambia tutto. Le vite dei protagonisti, i loro rapporti sociali, la considerazione che hanno di se stessi e del loro rapporto con la morte e la sofferenza; sperando che la peste li risparmi, e in alcuni casi adoperandosi a combatterla.

    Uno dei capolavori della letteratura moderna, il romanzo di Camus è una critica al male del mondo, la peste, che alcuni vedono anche come metafora del nazismo (almeno una citazione è chiarissima, a dire la verità) e un'ode a tutti coloro che cercano di combatterla ogni giorno. Assolutamente da leggere.

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  • 4

    Il dovere di non cedere

    Un romanzo corale. I diversi personaggi ci offrono molti spunti di riflessione. Tra questi, i più interessanti sono l'idea della resistenza come dovere di ogni cittadino (ognuno di noi avrebbe il dove ...continue

    Un romanzo corale. I diversi personaggi ci offrono molti spunti di riflessione. Tra questi, i più interessanti sono l'idea della resistenza come dovere di ogni cittadino (ognuno di noi avrebbe il dovere di prendere tutte le precauzioni per non cedere a un flagello, che può essere la malattia come la guerra), resistenza non improntata all’eroismo ma all’onestà (secondo le parole di Rieux: la sola maniera di lottarw contro la peste è l’onestà). L’idea del flagello (secondo le parole di padre Paneloux) come mezzo di Dio per mettere alla prova la fede delle persone colpisce e turba, per la sua forza, anche un non credente.
    Il romanzo soffre a volte per un’eccessiva lentezza e una narazione che diventa fredda cronaca, ma è illuminato da momenti sublimi dati dalla riscopreta del senso di umanità da parte dei vari personaggi, come il finale del secondo capitolo (a metà del libro) in cui Rambert, prima interessato solo ad una egoistica salvezza, è colpito dallo spirito umanitario di Rieux e decide di rimanere a combattere la peste.
    Il finale inquieta e mette in guardia il lettore: il bacillo della peste non muore, ma può restare per decine di anni addormentato per poi andare a colpire un’altra città felice. La moderna Orano non si aspettava di essere colpita da una malattia che si credeva scomparsa, come la civile Europa del secolo scorso non si aspettava decenni di assolutismi e guerre.

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  • 4

    IL FLAGELLO DEI FLAGELLI!

    "La peste" e' il titolo paradigmatico di questo bel romanzo filosofico di Albert Camus; peste che diventa il simbolo, l'apoteosi della sofferenza umana che non ha una spiegazione razionale; una soffer ...continue

    "La peste" e' il titolo paradigmatico di questo bel romanzo filosofico di Albert Camus; peste che diventa il simbolo, l'apoteosi della sofferenza umana che non ha una spiegazione razionale; una sofferenza che si cela sempre dietro l'angolo e dalla quale nessun essere umano può dirsi esente.
    Ed ecco che Camus prova a darci un quadro degli stati d'animo che si divincolano e si agitano nei personaggi principali di quest'opera, primo tra tutti il dott. Bernard Rieux, unico medico nella città di Orano, colpita dal flagello della peste.
    Un bel romanzo, nel quale non mancano anche considerazioni teologiche, incarnate dalle omelie del Padre Paneloux, volte a considerare la sofferenza come redenzione dal peccato, e nel quale, però, lo sfondo malinconico e tragico la fa da padrone.

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  • 4

    Muy buena

    Una horrible peste azota una ciudad. La gente muere de a cientos diariamente. Al cerrarse las puertas de la ciudad se obliga a sus habitantes a sobrevivir por sus propios medios.
    Muy buena novela que ...continue

    Una horrible peste azota una ciudad. La gente muere de a cientos diariamente. Al cerrarse las puertas de la ciudad se obliga a sus habitantes a sobrevivir por sus propios medios.
    Muy buena novela que narra las vicisitudes de unos ciudadanos comunes que son obligados a vivir situaciones extremas.

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  • 5

    Resistere è una scelta

    In questo romanzo la peste arriva, da principio, come un problema personale del singolo, poi diventa uno stato delle cose comune a tutti. Perché non per tutti è un problema, ma una condizione esistenz ...continue

    In questo romanzo la peste arriva, da principio, come un problema personale del singolo, poi diventa uno stato delle cose comune a tutti. Perché non per tutti è un problema, ma una condizione esistenziale nella quale ritrovare equilibri nel nuovo recinto di regole. La peste è un microbo invisibile che colpisce senza preavviso e falcia a decine la popolazione della città. Alcuni sono decisi a scappare, abbandonare il flagello per ricongiungersi con la vita fuori, altri non ci pensano affatto e favoriscono la peste, ne desiderano l'espansione, nel lutto della città malata ritrovano un'assurda e meschina vitalità. Ma la maggioranza tace, non reagisce né opponendosi né facendo affari con il flagello. Sono le decine di cittadini che vagano per le strade della città camminando senza sosta e senza meta, riempiendo l'aria polverosa del loro vigliacco calpestìo silenzioso. Non c'è opposizione, non c'è collaborazione, ma inerzia e ignavia.
    Peste o occupazione tedesca. Non fa differenza. La liberazione è sempre una scelta. Di pochi.

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  • 2

    Prigioniera, anzi, separata. La peste stacca dal mondo un’intera città e costringe le persone a fare i conti con il presente e il futuro, con la speranza e l’abbandono. Insieme al dott. Rieux attraver ...continue

    Prigioniera, anzi, separata. La peste stacca dal mondo un’intera città e costringe le persone a fare i conti con il presente e il futuro, con la speranza e l’abbandono. Insieme al dott. Rieux attraverso tutte le fasi della malattia, rifletto con lui sul senso della vita e conosco un raro senso dell’amicizia. Mi piace il giudice Othon, mi piacciono quelli che mettono a disposizione se stessi per gli altri, qualsiasi cosa significhi, senza aspettarsi nulla in cambio.

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  • 3

    l'uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile. e ce ne vuole di volontà per non essere mai distratti; sì, Rieux, essere appestati è molto faticoso; m ...continue

    l'uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile. e ce ne vuole di volontà per non essere mai distratti; sì, Rieux, essere appestati è molto faticoso; ma è ancora più faticoso non volerlo essere

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