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Da Parigi alla luna

Di

Editore: Guanda (Narratori della Fenice)

3.4
(40)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 375 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860886449 | Isbn-13: 9788860886446 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: B. Amato

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Corrispondente da Parigi per il "New Yorker", in questa sorta di diario sentimentale Adam Gopnik ripercorre i cinque anni trascorsi nella ville lumière insieme alla moglie Martha e al piccolo Luke. Con gli occhi dell'americano a Parigi, esplora e osserva la città fin nei suoi angoli più intimi, cogliendo appieno la dicotomia tra la pomposità della cultura ufficiale e "la più splendida civiltà dei luoghi comuni mai esistita": quell'amalgama unico e irripetibile creato dai café, dai parchi, dai musei, dall'alta moda, dalla luce sui tetti e dalla ritrosa cortesia degli abitanti. O dalla cucina intesa come un rito che ha inizio con la spesa mattutina. In pagine pervase dall'ironia e dalla sottile tensione tra due culture che si guardano con reciproco sospetto e ineffabile attrazione, Gopnik racconta quanto sia complicato procurarsi un tacchino per il giorno del Ringraziamento durante uno sciopero generale, o un appartamento in affitto ai tempi di uno scandalo immobiliare; di come gli addobbi natalizi francesi risultino incomprensibili a un newyorkese, o di come lo stesso newyorkese finisca per promuovere una rivolta fra i clienti di una brasserie minacciata dalla globalizzazione. Come in una chiacchierata tra vecchi amici, l'autore di "Una casa a New York" ci fa riscoprire una città romantica, ingarbugliata, fragile, ma anche moderna, concreta e, soprattutto, orgogliosamente viva.
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  • 4

    Da Parigi alla luna

    Simpatico libro che coglie tutti i problemi, dubbi, incomprensioni e piaceri di una famiglia ebrea americana che da New York decide di trasferirsi a Parigi.

    Le manie e piccole incongruenze che spiazzano uno che parigino non è:
    dalle luci per decorare l'albero di natale a trovare un a ...continua

    Simpatico libro che coglie tutti i problemi, dubbi, incomprensioni e piaceri di una famiglia ebrea americana che da New York decide di trasferirsi a Parigi.

    Le manie e piccole incongruenze che spiazzano uno che parigino non è:
    dalle luci per decorare l'albero di natale a trovare un appartamento in centro durante uno scandalo immobiliare.

    ha scritto il 

  • 5

    "Esistono due categorie di viaggiatori. Ci sono quelli che vanno a vedere cosa c'è da vedere e lo vedono, e quelli che hanno un'immagine in testa e vanno a concretizzarla. I primi hanno la vita più facile, ma a mio parere gli altri vedono di più. Non fanno altro che confrontare quello che vedono ...continua

    "Esistono due categorie di viaggiatori. Ci sono quelli che vanno a vedere cosa c'è da vedere e lo vedono, e quelli che hanno un'immagine in testa e vanno a concretizzarla. I primi hanno la vita più facile, ma a mio parere gli altri vedono di più. Non fanno altro che confrontare quello che vedono con quello che vorrebbero e quindi vedono con la mente e forse anche con il cuore, o almeno ci provano.

    ha scritto il 

  • 3

    Con qualche pagina in meno...

    Poteva essere un buon libro. Il tema, un po' abusato, dell'americano a Parigi è ben svolto fino a circa pagina 250. Poi l'autore decide di descrivere fatti di vita privata con pochi riferimenti alla città o alla cultura francese.

    ha scritto il 

  • 3

    non mi ha convinto, questo giornalista canadese che fa finta di essere americano che vorrebbe essere parigino (non francese, solo parigino), che parla con troppa sufficienza del posto in cui ha scelto di vivere.
    Il capitolo sulla gravidanza e conseguente nascita della secondogenita, è alluc ...continua

    non mi ha convinto, questo giornalista canadese che fa finta di essere americano che vorrebbe essere parigino (non francese, solo parigino), che parla con troppa sufficienza del posto in cui ha scelto di vivere.
    Il capitolo sulla gravidanza e conseguente nascita della secondogenita, è allucinante. Un esempio su tutti: ma un giornalista non dovrebbe sapere che schifezza sta ingurgitando "la neonata da 5 minuti che succhia avidamente il suo biberon di zucchero". Mi sa che dovevano andare davvero ad abitare sulla luna, non a Parigi.

    ha scritto il 

  • 4

    Adam Gopnik scrive per il New Yorker e si sente. Almeno rispetta l'immagine ideale di un giornalista del New Yorker: colto, curioso, con una spiccata sensibilità a leggere i fenomeni e gli accadimenti, uno che chissà perchè non ha scelto di insegnare, chè gli sarebbe venuto benissimo. Dimostra un ...continua

    Adam Gopnik scrive per il New Yorker e si sente. Almeno rispetta l'immagine ideale di un giornalista del New Yorker: colto, curioso, con una spiccata sensibilità a leggere i fenomeni e gli accadimenti, uno che chissà perchè non ha scelto di insegnare, chè gli sarebbe venuto benissimo. Dimostra un senso di comprensione che pare vada a colpire in profondità, che non si limita al solo fenomeno ma riesce a inserirlo in un contesto più vasto e così parte da alcune piccole questioni di vita quotidiana ma si scopre poi che in realtà non sono altro che pretesti, che basi empiriche utili a tentare di comprendere quanto succede intorno. A Parigi.
    Il giochetto dell'americano a Parigi, dove si è trasferito con la famiglia per alcuni anni, raccontati in questi 'diari', funziona bene per raccontare alcune peculiarità, tratti caratterisitici che differenziano le due culture - europea vs americana: dal modo di chiamare un taxi alla sanità e al welfare, dal rapporto con il cibo e la ristorazione al gioco e il tempo libero, al rapporto con l'infanzia.
    Se c'è un limite è di tipo temporale: il libro racconta di anni che sembrano lontanissimi anche se è passato appena un decennio. Eppure l'orizzonte si è di molto complicato, le potenze in gioco non sono più Europa e USA, alcune questioni qui appena accennate, come l'immigrazione o la sostenibilità, sono nel frattempo divenute cruciali.

    ha scritto il 

  • 4

    Snob americano vs snob francese, o, detto altrimenti, due culture molto diverse a confronto. Un libro delizioso, che peraltro cita uno dei miei posti preferiti di Parigi, il minuscolo arco alla fine di rue de la Seine, e che quindi mi rimarrà nel cuore.

    ha scritto il 

  • 4

    un americano a parigi. avrebbe potuto essere un'infinita serie di cliché sulle contrapposte culture, sulle usanze, le persone, i valori. invece è una biografia ragionata ma anche vissuta di pancia, e coglie sfumature e assoluti con leggerezza e profondità, cercando di capire i perché. si parla, o ...continua

    un americano a parigi. avrebbe potuto essere un'infinita serie di cliché sulle contrapposte culture, sulle usanze, le persone, i valori. invece è una biografia ragionata ma anche vissuta di pancia, e coglie sfumature e assoluti con leggerezza e profondità, cercando di capire i perché. si parla, ovviamente!, di cibo, di gravidanza, di nascite, di bambini, di sport, di lavoro, di scioperi, di sanità pubblica, di manifestazioni, di case. di tutto.
    e poi è parigi, la protagonista!

    ha scritto il