Da dove sto chiamando

Di

4.3
(1192)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata

Isbn-10: A000031495 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 4

    Qualche tempo fa, a un'amica che scriveva su facebook "Prima o poi bisognerà quantificare i danni fatti da Carver" non avevo potuto trattenermi dal rispondere che i danni pensavo, e penso, li abbiano ...continua

    Qualche tempo fa, a un'amica che scriveva su facebook "Prima o poi bisognerà quantificare i danni fatti da Carver" non avevo potuto trattenermi dal rispondere che i danni pensavo, e penso, li abbiano fatti più che altro:
    1) la Pivano - che, facendoci conoscere meritoriamente la letteratura Usa del '900, ha creato in Italia una sorta di feticismo per cui scrivere e leggere secondo le linee guida minimaliste da lei tracciate, Hemingway-Carver-McInerney-... (negli anni 80 ci infilava anche Easton Ellis, che insomma, nel suo primo romanzo forse poteva starci, ma poi si è evoluto, e altro che minimalismo) è diventato senza alcun senso critico l'imperativo categorico kantiano di troppi italiani;
    2) e soprattutto Gordon Lish che, se rese famoso Carver, lo fece dopo averlo tagliuzzato, sminuzzato, spesso amputato e in definitiva cucinato secondo la sua (di Lish, non di Carver) estetica, per cui solo molto tardi ci si è resi conto di aver letto per anni non quello che Carver aveva scritto e avrebbe voluto pubblicare, ma quello che Lish gli aveva permesso di pubblicare.

    Per fortuna si conoscono pochi casi di rapporto così malato tra scrittore e editor (un altro caso gigantesco, e non solo per la mole di pagine tagliate, è quello tra Thomas Wolfe e Max Perkins, al punto che mi chiedo: ma se Oh lost gliel'avessero pubblicato così com'era, diluviano, torrenziale, proustiano, forse il corso della letteratura Usa sarebbe cambiato? Che non è questione da poco, mi pare).

    Ad ogni modo: questo di Da dove sto chiamando è Carver che parla con la sua voce. Molti sono gli stessi racconti di precedenti raccolte, ma non editati da Lish, liberati, senza enologo e senza solfiti.
    Un Carver che si può valutare migliore o peggiore di quello editato (ci sono pagine molto belle sull'enorme differenza tra i due tipi di scrittura in Cognetti, A pesca nelle pozze più profonde). Un Carver prossimo alla fine, anche.

    Personalmente trovo insopportabilmente tristi molti dei suoi racconti, non che di norma uno legga per farsi due risate, ma insomma, chi l'ha letto capirà al volo cosa intendo.
    Anzi, vi faccio una confessione, finalmente ho capito: io detesto proprio leggere racconti. Non di Carver, di chiunque.
    Primo, perché ho la nevrosi di andare a controllare quante pagine mancano alla fine del singolo racconto e questo mi guasta la lettura.
    Secondo, perché ho bisogno di affezionarmi, o di comprendere, o a volte di entrare in simbiosi con i personaggi, e in una raccolta di Carver non ci sono mai due volte gli stessi personaggi e si fa fatica a cambiare continuamente nomi, personalità e drammi.

    Ah: ci sono anche alcune storie nuove, tra cui l'ultima, la perla della raccolta: un commovente racconto sulla morte di Cechov, davvero imperdibile.

    Sull'editing leggete qui: http://www.oceanomare.com/ipsescripsit/articoli_letteratura/carver.htm

    ha scritto il 

  • 5

    Mi è capitato di vedere una mostra di Hopper mentre leggevo questa antologia dei racconti di Carver e mi sono sembrate immagini tratte da quei racconti. Carver fotografa la vita delle famiglie america ...continua

    Mi è capitato di vedere una mostra di Hopper mentre leggevo questa antologia dei racconti di Carver e mi sono sembrate immagini tratte da quei racconti. Carver fotografa la vita delle famiglie americane e ne espone sotto gli occhi di tutti la parte più intima e riservata con pochi tratti semplici e per questo ancora più potenti e suggestivi e struggenti. Se ami Carver non puoi non avere questa antologia voluta da lui stesso poco prima di morire. Voto 9 decisamente

    ha scritto il 

  • 3

    Intenso, ottima scrittura, ma pessimista e a tratti opprimente. Bellissimo il racconto Cattedrale, struggente Una cosa piccola ma buona. Il resto non mi ha lasciato alcun segno. Apprezzo la grandezza ...continua

    Intenso, ottima scrittura, ma pessimista e a tratti opprimente. Bellissimo il racconto Cattedrale, struggente Una cosa piccola ma buona. Il resto non mi ha lasciato alcun segno. Apprezzo la grandezza di questo autore, ma forse Carver non è nelle mie corde

    ha scritto il 

  • 5

    Ci lasciamo dietro pezzettini di noi stessi

    Carver pone di fronte a personaggi caratterizzati da pochissime e fragili pennellate, che si muovono in ambienti asciutti consumando grigi sprazzi di vita. Ogni racconto è di alto livello, ma è soprat ...continua

    Carver pone di fronte a personaggi caratterizzati da pochissime e fragili pennellate, che si muovono in ambienti asciutti consumando grigi sprazzi di vita. Ogni racconto è di alto livello, ma è soprattutto nella seconda metà che la scrittura di Carver raggiunge il culmine, e regala assolute perle di narrativa.
    Una raccolta indispensabile di un autore in Italia sottovalutato, che oggi più che mai ha moltissimo da dire.

    ha scritto il 

  • 2

    Scritto bene sicuramente, non mi permetterei mai di contestare, sono solo una lettrice e di scrittura non so niente, ma decisamente non è pane per i miei denti. Un'accozzaglia uniforme di dereletti, f ...continua

    Scritto bene sicuramente, non mi permetterei mai di contestare, sono solo una lettrice e di scrittura non so niente, ma decisamente non è pane per i miei denti. Un'accozzaglia uniforme di dereletti, fallliti e quel che più mi innervosisce è la totale inattività che accomuna tutti questi personaggi: sono le 8 di mattina bevo whiskey in una casa lercia perchè mia moglie mi ha lasciato e mi sta bene così, perchè fa troppa fatica ripulirsi e rimettersi in carreggiata.
    Sono rimasta incinta a 18 anni, adesso ho tre figli e una vita persa alle spalle e guardo fuori dalla finestra e penso a tutte le cose che avrei potuto, dovuto, sognato.
    No no decisamente non è pane per i miei denti.

    Però è scritto bene, eh.

    ha scritto il 

  • 3

    3 stelle e 1/2

    Sulla tecnica narrativa di Carver nulla da dire, una prosa scorrevole, personaggi credibili e storie di ordinaria quotidianità che mettono a nudo l'animo e le relazioni umane. Se devo fare un appunto, ...continua

    Sulla tecnica narrativa di Carver nulla da dire, una prosa scorrevole, personaggi credibili e storie di ordinaria quotidianità che mettono a nudo l'animo e le relazioni umane. Se devo fare un appunto, avendo letto solo questa raccolta di racconti, riguarda la monotematicità degli argomenti trattati, oltre 500 pagine di beghe matrimoniali...

    ha scritto il 

  • 5

    Carver mi ha stregata.

    Ho divorato Carver in pochissimi giorni, mi ha stregata. Non sono mai stata un’amante del genere, son sempre rimasta lontana dalle raccolte, ho sempre preferito i romanzi, luoghi in cui potermi immerg ...continua

    Ho divorato Carver in pochissimi giorni, mi ha stregata. Non sono mai stata un’amante del genere, son sempre rimasta lontana dalle raccolte, ho sempre preferito i romanzi, luoghi in cui potermi immergere completamente senza doverne uscire dopo qualche pagina. Ma Carver andava letto. Ho iniziato con Cattedrale. Le prime pagine sono “diverse”, è così che le definirei. Diverse da tutto ciò che abbiamo sempre letto. Siamo abituati, anche se non sempre, ad avere una panoramica dei personaggi, della storia, solitamente abbiamo un’introduzione che ci permette di entrare pian piano nelle vite narrate e di essere spettatori silenziosi, sullo stesso pavimento dei protagonisti. Questa volta no, con Carver siamo in bilico su una fune. Osserviamo (quello che in realtà è già successo) con i piedi su di un sottilissimo filo. Mentre i racconti proseguono e nella tua testa pensi “Ma dove vuole arrivare? Qual è il senso di tutto questo? Avrà un significato alla fine?” ti accorgi che Carver, senza farsi notare, ti ha fatto indossare delle scarpe, quelle adatte a camminare sulla fune. E questo “essere in bilico” è una delle cose più belle che potessero succederti.

    Da https://lacampanadivetroblog.wordpress.com/

    ha scritto il 

  • 4

    E' proprio vero quanto viene detto nella prefazione al libro. E' difficile di primo acchito
    riuscire a cogliere il senso della narrativa di Carver. O meglio della non-narrativa di Carver. i suoi racco ...continua

    E' proprio vero quanto viene detto nella prefazione al libro. E' difficile di primo acchito
    riuscire a cogliere il senso della narrativa di Carver. O meglio della non-narrativa di Carver. i suoi racconti infatti non raccontano nulla, non hanno una trama. Sono, piuttosto, delle istantanee sulla vita di persone qualunque. Tuttavia, superato lo spaesamento delle prime pagine (per me dei primi racconti), si comprende che la sua grandezza sta proprio nella capacità di raccontare la banalità della quotidianità, la capacità di rendere il non-letterario letterario.

    ha scritto il 

  • 5

    Una immersione nel mondo dei disillusi, scontenti, insoddisfatti, tenaci, testardi, alcoolizzati, dei senza speranza,dropout senza risorse, che pur continuano ad aggrapparsi alla vita per spremerne un ...continua

    Una immersione nel mondo dei disillusi, scontenti, insoddisfatti, tenaci, testardi, alcoolizzati, dei senza speranza,dropout senza risorse, che pur continuano ad aggrapparsi alla vita per spremerne una qualche linfa vitale, continuano ad interrogarsi mentre sprofondano. Il ritmo narrativo è apparentemente piatto , anodino, senza sussulti, eppure alla fine genera commozione, attesa e talora sorpresa, innescando un processo di profonda empapta coi personaggi.

    ha scritto il 

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