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Da un villaggio in memoria del futuro

Di

Editore: Theoria (Ritmi, 73)

4.0
(21)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 413 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8824105319 | Isbn-13: 9788824105316 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Olsoufieva

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Da un villaggio in memoria del futuro è il capolavoro febbrile e visionario, onirico e purissimo, di Andrej Platonov. Alla ricerca del paradiso in terra, del lontano villaggio della perfetta utopia, l'adolescente Saša si farà pellegrino del disordine e della desolazione della storia. Come ha scritto Pier Paolo Pasolini: "Platonov è un pittore da studio, perché il segno della sua abilità suprema consiste in quel pulviscolo steso sopra le cose, quella velatura grigia e d'oro, di cui sono capaci solo i maestri più grandi e che è impossibile dire come sia ottenuta. Il villaggio descritto da Platonov è tutto, sempre immerso in questa polvere misteriosa, che scherma l'intera realtà visibile, case, cielo, fiume, steppa, persone".
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    "In Russia ci sono o menti eccelse oppure grandi abissi di ignoranza" si dice. Questo libro sembra confermarlo: Platonov, una delle scoperte di Gorkij, denuncia un comunismo approssimativo, ...continua

    "In Russia ci sono o menti eccelse oppure grandi abissi di ignoranza" si dice. Questo libro sembra confermarlo: Platonov, una delle scoperte di Gorkij, denuncia un comunismo approssimativo, ignorante, fatto da accattoni e dai cosiddetti "eccetera", esseri fatti di sofferenza e senza anima. I peculiari e strambi personaggi Dvanov, Gopner, Kopënkin (il Don Chisciotte russo, come viene spesso definito), Prokofij, Čepurnyj popolano questa Čevengùr, località isolata e sperduta nel cuore della steppa, alla ricerca del vero comunismo. C'è il comunismo a Čevengùr? La domanda assillante del romanzo è proprio questa. Inutile dire che quest'opera fu in netto contrasto con la censura stanilista e finchè ci fu l'U.R.R.S. non venne mai pubblicato. Stalin stesso definì Platonov podonok (feccia, miserabile) e Gorkij disse che era stato rovinato dall'amicizia con un altro scrittore maledetto dell'età staliniana, Piln'jak. Nessun giornale volle più pubblicare i suoi scritti e non potè dunque mai difendersi pubblicamente. A differenza di Piln'jak non finì in un gulag ma morì di tubercolosi nel 1951, curando suo figlio afflitto dalla stessa malattia. Il romanzo è però a mio giudizio poco avvincente, si perde via man mano che si legge, risulta a tratti anche monotono. Le prime cento pagine promettono bene, il finale non è male, ma la parte centrale è secondo me un po' debole. Buone le premesse, poca la sostanza.

    ha scritto il 

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    "Se non fosse per gli sterpi o le fraterne pazienti erbe simili a uomini infelici, la steppa sarebbe intollerabile; ma il vento vi porta il seme della moltiplicazione e l'uomo procede con il cuore ...continua

    "Se non fosse per gli sterpi o le fraterne pazienti erbe simili a uomini infelici, la steppa sarebbe intollerabile; ma il vento vi porta il seme della moltiplicazione e l'uomo procede con il cuore pesante verso il comunismo."

    Questo libro è un lunghissimo soggiorno nel villaggio di Cevengur, insieme allo sparuto, ingenuo e commovente gruppo di poveri bolscevichi che cercano di costruire il comunismo e attendono con pazienza che porti loro la felicità. La loro ingenuità e la loro fede li rende candidi e insieme irresistibilmente comici. Questo libro è un tributo al popolo russo e una indiretta denuncia senza appello per chi ha tradito le sue aspettative. E ogni pagina si illumina di accenti lirici ogni volta che la madre terra accoglie e consola questi poveri uomini confusi e profondamente consapevoli che nulla potrà riscattare il loro destino.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro

    "(...) Seguirono anni di nera miseria, Platonov si era dato all'alcool. Gli amici lo aiutavano di nascosto, gli trovarono un posto di portiere presso l'Istituto di letteratura intitolato a ...continua

    "(...) Seguirono anni di nera miseria, Platonov si era dato all'alcool. Gli amici lo aiutavano di nascosto, gli trovarono un posto di portiere presso l'Istituto di letteratura intitolato a Gor'kij(...) Circolava in quegli anni la storiella seguente, di tipico humour russo. Di primo mattino un portiere esce da un cortile di Mosca e si mette ad annaffiare il marciapiede. Passa uno in bicicletta e il portiere pensa: "Potessi averla anch'io! Via dalla città, un riposino sull'erba, una boccata d'aria fresca, un cielo azzurro senza fumo!" Intanto un motociclista sorpassa l'uomo in bicicletta e questi pensa: "Avessi un motore! Me ne andrei a due, trecento chilometri da Mosca, magari riporterei un sacco di patate a buon mercato!" Poco dopo un'automobile sorpassa il motociclista ed è la volta di questo d'invidiare: "Ah bello viaggiare su quattro ruote e per di più sotto un tetto!" Al volante dell'automobile sta uno scrittore, ricco e famoso, totalmente privo di talento. E conscio d'esserlo. Tra sé e sé pensa: "Ho tutto, perfino l'automobile, ma il talento no, mi manca. Potessi scrivere come quell'americano, Hemingway!" Intanto Hemingway se ne sta alla sua scrivania a l'Avana e si tormenta: non gli riesce di acchiappare la frase che gli occorre e borbotta nella barba: "Ah, sapessi scrivere nella maniera espressiva di quel portinaio di Mosca, Platonov!" Maria Olsoufieva

    ha scritto il 

  • 4

    Per me Platonov è, con il Bulgakov de Il Maestro e Margherita, Pasternak, Erofeev (Venedikt) e Andreev, il più grande scrittore russo del Novecento. Più di tutti loro, Platonov ha il dono di una ...continua

    Per me Platonov è, con il Bulgakov de Il Maestro e Margherita, Pasternak, Erofeev (Venedikt) e Andreev, il più grande scrittore russo del Novecento. Più di tutti loro, Platonov ha il dono di una prosa densissima e mitica - spesso al limite del simbolismo e tuttavia sempre intrisa di "metodo": tutte le sue prose sono un'indagine cruda e disperata del sovietismo come sogno e sonon una costante ricerca (condotta "scientificamente") sull'armonia e la felicità umane. Molti scrittori russi, dopo il disgelo, lo riconobbero come il più grande di tutti. Questo libro, il cui titolo italiano è orrendo, è in realtà "Cevengur", una delle sue prose più dure e satiriche. E' un libro debordante, sformato, che Platonov non fece in tempo a rivedere, ma che è in qualche modo la summa della sua poetica e della sua visione del mondo. Per molti è il suo capolavoro, anche se forse il punto più alto della sua carriera, per me, rimane "Dzann", con cui in realtà "Cevengur" condivide più di un motivo. Purtroppo in Italia i libri di Platonov non si trovano più: bisogna avere pazienza e andarseli a cercare nei banchetti, nelle librerie dell'usato o online. Peccato anche per la pessima cura editoriale: il libro è pienissimo di refusi, spesso al limite del tollerabile, e la traduzione avrebbe meritato una revisione. Ma non abbiate dubbi: ogni volta che vedete un Platonov sul banco di una libreria, compratelo e, tornando a casa, cominciate a leggerlo.

    ha scritto il