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Da un villaggio in memoria del futuro

By Andrej Platonov

(31)

| Paperback | 9788824105316

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Book Description

Da un villaggio in memoria del futuro è il capolavoro febbrile e visionario, onirico e purissimo, di Andrej Platonov. Alla ricerca del paradiso in terra, del lontano villaggio della perfetta utopia, l'adolescente Saša si farà pellegrino del Continue

Da un villaggio in memoria del futuro è il capolavoro febbrile e visionario, onirico e purissimo, di Andrej Platonov. Alla ricerca del paradiso in terra, del lontano villaggio della perfetta utopia, l'adolescente Saša si farà pellegrino del disordine e della desolazione della storia.
Come ha scritto Pier Paolo Pasolini: "Platonov è un pittore da studio, perché il segno della sua abilità suprema consiste in quel pulviscolo steso sopra le cose, quella velatura grigia e d'oro, di cui sono capaci solo i maestri più grandi e che è impossibile dire come sia ottenuta. Il villaggio descritto da Platonov è tutto, sempre immerso in questa polvere misteriosa, che scherma l'intera realtà visibile, case, cielo, fiume, steppa, persone".

4 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    "In Russia ci sono o menti eccelse oppure grandi abissi di ignoranza" si dice. Questo libro sembra confermarlo: Platonov, una delle scoperte di Gorkij, denuncia un comunismo approssimativo, ignorante, fatto da accattoni e dai cosiddetti "eccetera", e ...(continue)

    "In Russia ci sono o menti eccelse oppure grandi abissi di ignoranza" si dice. Questo libro sembra confermarlo: Platonov, una delle scoperte di Gorkij, denuncia un comunismo approssimativo, ignorante, fatto da accattoni e dai cosiddetti "eccetera", esseri fatti di sofferenza e senza anima. I peculiari e strambi personaggi Dvanov, Gopner, Kopënkin (il Don Chisciotte russo, come viene spesso definito), Prokofij, Čepurnyj popolano questa Čevengùr, località isolata e sperduta nel cuore della steppa, alla ricerca del vero comunismo. C'è il comunismo a Čevengùr? La domanda assillante del romanzo è proprio questa. Inutile dire che quest'opera fu in netto contrasto con la censura stanilista e finchè ci fu l'U.R.R.S. non venne mai pubblicato. Stalin stesso definì Platonov podonok (feccia, miserabile) e Gorkij disse che era stato rovinato dall'amicizia con un altro scrittore maledetto dell'età staliniana, Piln'jak. Nessun giornale volle più pubblicare i suoi scritti e non potè dunque mai difendersi pubblicamente. A differenza di Piln'jak non finì in un gulag ma morì di tubercolosi nel 1951, curando suo figlio afflitto dalla stessa malattia. Il romanzo è però a mio giudizio poco avvincente, si perde via man mano che si legge, risulta a tratti anche monotono. Le prime cento pagine promettono bene, il finale non è male, ma la parte centrale è secondo me un po' debole. Buone le premesse, poca la sostanza.

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    Jethro Tull Maniac said on Mar 1, 2012 | Add your feedback

  • 15 people find this helpful

    "Se non fosse per gli sterpi o le fraterne pazienti erbe simili a uomini infelici, la steppa sarebbe intollerabile; ma il vento vi porta il seme della moltiplicazione e l'uomo procede con il cuore pesante verso il comunismo."

    Questo libro è un lun ...(continue)

    "Se non fosse per gli sterpi o le fraterne pazienti erbe simili a uomini infelici, la steppa sarebbe intollerabile; ma il vento vi porta il seme della moltiplicazione e l'uomo procede con il cuore pesante verso il comunismo."

    Questo libro è un lunghissimo soggiorno nel villaggio di Cevengur, insieme allo sparuto, ingenuo e commovente gruppo di poveri bolscevichi che cercano di costruire il comunismo e attendono con pazienza che porti loro la felicità. La loro ingenuità e la loro fede li rende candidi e insieme irresistibilmente comici. Questo libro è un tributo al popolo russo e una indiretta denuncia senza appello per chi ha tradito le sue aspettative. E ogni pagina si illumina di accenti lirici ogni volta che la madre terra accoglie e consola questi poveri uomini confusi e profondamente consapevoli che nulla potrà riscattare il loro destino.

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    Lilicka said on Apr 30, 2011 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    Questo libro

    "(...) Seguirono anni di nera miseria, Platonov si era dato all'alcool. Gli amici lo aiutavano di nascosto, gli trovarono un posto di portiere presso l'Istituto di letteratura intitolato a Gor'kij(...) Circolava in quegli anni la storiella seguente, ...(continue)

    "(...) Seguirono anni di nera miseria, Platonov si era dato all'alcool. Gli amici lo aiutavano di nascosto, gli trovarono un posto di portiere presso l'Istituto di letteratura intitolato a Gor'kij(...) Circolava in quegli anni la storiella seguente, di tipico humour russo. Di primo mattino un portiere esce da un cortile di Mosca e si mette ad annaffiare il marciapiede. Passa uno in bicicletta e il portiere pensa: "Potessi averla anch'io! Via dalla città, un riposino sull'erba, una boccata d'aria fresca, un cielo azzurro senza fumo!" Intanto un motociclista sorpassa l'uomo in bicicletta e questi pensa: "Avessi un motore! Me ne andrei a due, trecento chilometri da Mosca, magari riporterei un sacco di patate a buon mercato!" Poco dopo un'automobile sorpassa il motociclista ed è la volta di questo d'invidiare: "Ah bello viaggiare su quattro ruote e per di più sotto un tetto!" Al volante dell'automobile sta uno scrittore, ricco e famoso, totalmente privo di talento. E conscio d'esserlo. Tra sé e sé pensa: "Ho tutto, perfino l'automobile, ma il talento no, mi manca. Potessi scrivere come quell'americano, Hemingway!" Intanto Hemingway se ne sta alla sua scrivania a l'Avana e si tormenta: non gli riesce di acchiappare la frase che gli occorre e borbotta nella barba: "Ah, sapessi scrivere nella maniera espressiva di quel portinaio di Mosca, Platonov!"
    Maria Olsoufieva

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    Miss K. Giappino said on Apr 22, 2010 | 1 feedback

  • 7 people find this helpful

    Per me Platonov è, con il Bulgakov de Il Maestro e Margherita, Pasternak, Erofeev (Venedikt) e Andreev, il più grande scrittore russo del Novecento. Più di tutti loro, Platonov ha il dono di una prosa densissima e mitica - spesso al limite del simbol ...(continue)

    Per me Platonov è, con il Bulgakov de Il Maestro e Margherita, Pasternak, Erofeev (Venedikt) e Andreev, il più grande scrittore russo del Novecento. Più di tutti loro, Platonov ha il dono di una prosa densissima e mitica - spesso al limite del simbolismo e tuttavia sempre intrisa di "metodo": tutte le sue prose sono un'indagine cruda e disperata del sovietismo come sogno e sonon una costante ricerca (condotta "scientificamente") sull'armonia e la felicità umane. Molti scrittori russi, dopo il disgelo, lo riconobbero come il più grande di tutti.
    Questo libro, il cui titolo italiano è orrendo, è in realtà "Cevengur", una delle sue prose più dure e satiriche. E' un libro debordante, sformato, che Platonov non fece in tempo a rivedere, ma che è in qualche modo la summa della sua poetica e della sua visione del mondo. Per molti è il suo capolavoro, anche se forse il punto più alto della sua carriera, per me, rimane "Dzann", con cui in realtà "Cevengur" condivide più di un motivo.
    Purtroppo in Italia i libri di Platonov non si trovano più: bisogna avere pazienza e andarseli a cercare nei banchetti, nelle librerie dell'usato o online.
    Peccato anche per la pessima cura editoriale: il libro è pienissimo di refusi, spesso al limite del tollerabile, e la traduzione avrebbe meritato una revisione. Ma non abbiate dubbi: ogni volta che vedete un Platonov sul banco di una libreria, compratelo e, tornando a casa, cominciate a leggerlo.

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    andrea tarabbia said on Oct 1, 2009 | 6 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (31)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Paperback 413 Pages
  • ISBN-10: 8824105319
  • ISBN-13: 9788824105316
  • Publisher: Theoria (Ritmi, 73)
  • Publish date: 1997-10-01
  • Also available as: Others
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