Dago Red

Racconti

Di

Editore: Einaudi

3.9
(548)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 221 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806171380 | Isbn-13: 9788806171384 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: F. Durante , M. Martone

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Rosa

Ti piace Dago Red?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Com'è tradizione nella storia della migliore prosa moderna americana, il Fante delle short stories non ha nulla da invidiare all'autore dei grandi romanzi, e si dimostra, fin dall'inizio degli anni Trenta, in grado di utilizzare questo genere narrativo con virtuosismo stilistico e una sempre nuova capacità di divertire e commuovere. In racconti come il "Muratore nella neve", Fante raggiunge alcuni dei suoi vertici espressivi e fantastici, e lo stesso può dirsi di tanti testi scritti e pubblicati dopo "Dago Red", anche se lo scrittore, eternamente insoddisfatto della sua opera, non pensò mai a raccoglierli in un nuovo volume.
Ordina per
  • 4

    Una delle cose più belle da fare davanti a un bicchiere è farsi raccontare la vita di chi ci sta davanti. Non solo le beghe quotidiane, ché per quelle è difficile trovare una soluzione pratica quando ...continua

    Una delle cose più belle da fare davanti a un bicchiere è farsi raccontare la vita di chi ci sta davanti. Non solo le beghe quotidiane, ché per quelle è difficile trovare una soluzione pratica quando in testa si hanno solo il bisogno di staccarsi dal mondo e farsi lingua e gola, solo lingua e gola e piacevole vertigine, almeno per un po'. Sono gli episodi della propria personale mitologia a costituire l'accompagnamento migliore, e per una ragione molto semplice: proiettano in un passato felice. O anche infelice, ma ormai così lontano e metabolizzato da aver assunto le tinte del mito. Nessuno piange più per Dafne che è diventata albero per via dell'amante respinto: sono rimasti solo gli alberi, che tutt'al più sentiranno un formicolio di rimorsi dove scorre la linfa.
    Allora immaginate di avere davanti del vino, quel Dago Red che era la bevanda prediletta degli italiani espatriati in America il secolo scorso. Un vino dolciastro, che va alla testa, che «vellica i precordi». E immaginate di essere approdati in un bar, uno alla Hopper, con le luci bianche e le poltrone verdi, e il tintinnio dei bicchieri in preparazione. Stanchi, scossi, annoiati, col buio e il freddo di fuori che vi hanno avvelenato anche dentro. E al bancone trovate un Jimmy Toscana, un ex chierichetto cresciuto, un italoamericano qualunque. Niente di speciale all'apparenza, un po' come tutti quando indossano solo la propria faccia e nient'altro. Magari vi mettete a parlare, e dopo qualche bega quotidiana, un inanellarsi di "una volta" vi fa approdare al centro dell'uomo che avete davanti, al suo Olimpo personale. Il bicchiere fa riemergere tutto il dolce e l'amaro che una volta proprio quel vino aiutò a mandar giù. Ce n'è per ogni sapore, per ogni zona della lingua. Mostri mitologici e semidei, il Padre muratore e ubriacone, la Madre sciupata da una vita casalinga passata a riguardar dalla finestra le speranze della giovinezza, i Fratelli, la Morte, la Chiesa che su tutto incombe come un indice ammonitore, la Speranza tutta religiosa in un lieto fine, la Rassegnazione, il Comico e il Grottesco, il Sesso che rallegra e intorbidisce i giorni presenti e carica quelli futuri di un desiderio impreciso, ma proprio per questo ammaliante. Il nero che sporca il bianco di una vita piena di dio e angeli solo nominati, in realtà abitata solo da uomini che nell'abbracciarsi forte si incrinano sempre qualche costola. Questo Pantheon è capace in un attimo di far sparire tutto. Scompare il bar, scompare la luce, scompare il buio: ci siete solo voi, spettatori da tappezzeria, e lui e Loro.
    Se volete qualcosa per diventare solo lingua e gola, lingua gola e piacevole vertigine, questo è il bicchiere giusto.

    Sentimmo il suo messaggio ma non lo capimmo perché ci turbava e ci atterriva; e invece di soffrire con lei corremmo verso la porta del cortile mentre le risate di papà scuotevano la casa. Ma Clara rimase accanto a mamma tenendole la mano. (Una moglie per Dino Rossi)

    ha scritto il 

  • 3

    Un Fante non al meglio

    Se l'atmosfera e l'ambientazione è la stessa del piú celebre ciclo di Arturo Bandini (una famiglia di origini italiane in lotta per la sopravvivenza nel centro America), a questi racconti manca qual g ...continua

    Se l'atmosfera e l'ambientazione è la stessa del piú celebre ciclo di Arturo Bandini (una famiglia di origini italiane in lotta per la sopravvivenza nel centro America), a questi racconti manca qual guizzo in piú, una profondità di sentire e la dolente malinconia di romanzi come Aspetta primavera, Bandini! o Chiedi alla polvere. O la disperata fame di vita di 1933. Un anno terribile.
    Certo non manca l'ironia mascalzona e gli alter ego su carta dell'autore catturano sempre la simpatia del lettore, però altrove Fante ha saputo fare di meglio.

    Fa eccezione il racconto che apre la raccolta, breve e fulminante nella sua svolta finale. Atroce e insieme dolcissimo. Indimenticabile.

    Il resto è consigliato solo ai suoi fan piú affezionati.

    ha scritto il 

  • 3

    Bandini scrive!

    E si, il personaggio di Fante, Arturo Bandini, è qui presente come scrittore, è lui che ci racconta la sua storia attraverso i racconti della raccolta, il personaggio si è fatto autore. Non un libro s ...continua

    E si, il personaggio di Fante, Arturo Bandini, è qui presente come scrittore, è lui che ci racconta la sua storia attraverso i racconti della raccolta, il personaggio si è fatto autore. Non un libro su Bandini ma di Bandini.
    I miei preferiti, Rapimento in famiglia, Una moglie per Dino Rossi, Uno di noi, L'odissea di un wop.
    Anche se preferisco il Fante dei romanzi non posso non citare la scoperta della foto della madre giovane da parte del ragazzino e le sue riflessioni su di essa come uno dei momenti più alti e lirici di tutta la raccolta (falda del cappello compresa)

    ha scritto il 

  • 5

    L'ironia, la leggerezza – oltre alla eccezionale bravura – di questo scrittore sono una sorsata di buon umore. Come bere un bel bicchiere di dago red, il vino rosso prodotto dagli Italoamericani.
    È un ...continua

    L'ironia, la leggerezza – oltre alla eccezionale bravura – di questo scrittore sono una sorsata di buon umore. Come bere un bel bicchiere di dago red, il vino rosso prodotto dagli Italoamericani.
    È una raccolta di racconti, fra cui "Chierichetto", il primo racconto pubblicato da Fante nel 1932.
    Ecco "Chierichetto" e "Una strada per l'inferno", un altro dei racconti di questa raccolta, sono delle vere gemme narrative. Mi hanno mandato un po' su di giri, come se avessi bevuto un goccetto ;)

    ha scritto il 

  • 4

    John Fante: Racconti

    Scrittore (e sceneggiatore) che seguo ed apprezzo dalla sua "riscoperta", in USA e quindi in Italia, nella seconda meta' degli anni '80.
    Gia' tradotto in italiano da E.Vittorini negli anni '40 non era ...continua

    Scrittore (e sceneggiatore) che seguo ed apprezzo dalla sua "riscoperta", in USA e quindi in Italia, nella seconda meta' degli anni '80.
    Gia' tradotto in italiano da E.Vittorini negli anni '40 non era mai arrivato al grande pubblico.

    http://it.wikipedia.org/wiki/John_Fante

    http://www.john-fante.com/

    http://www.abruzzoemigrazione.it/e_view.asp?E=180

    Autore dallo stile molto personale, dalla scrittura di nerbo, storie spesso (quasi sempre) basate su ricordi autobiografici dove passa dalla realta' alla finzione e viceversa.
    Immagini comunque di vita e personaggi reali narrati con grande precisione ed ironia.

    Molto apprezzato, tra gli altri, da Charles Bukowski.

    Libro questo che raccoglie racconti del 1940.

    Da Einaudi:
    «Dago red» è il vino rossorubino fatto dai dago, gli italiani un po' guappi d'America. Lo strepitoso Arturo Bandini ha bevuto sicuramente «dago red». Bisogna partire da questi racconti per sborniarsi sul serio con tutti i geniali padri-muratori, tutti gli strepitosi figli-scrittori inventati da John Fante.

    Domenico Starnone

    Dago Red, la raccolta di racconti pubblicata da John Fante nel 1940, appena dopo Chiedi alla polvere, corona il momento magico della carriera del narratore italo-americano, offrendoci una serie di «istantanee» (ora comiche ora struggenti) di tutto il suo mondo narrativo, passato e futuro.
    Come il suo grande amico William Saroyan, e tantissimi scrittori americani emersi negli anni Trenta del Novecento, anche Fante fu un maestro nell'arte della short story. Con un racconto pubblicato nel 1932, Chierichetto, iniziò in effetti la sua avventura di scrittore. I temi sono quelli che ritroviamo puntuali nei romanzi della saga di Arturo Bandini: ai ricordi dell'infanzia povera e dei lunghi inverni nel Colorado si aggiungono le prime avventure a Los Angeles di un giovane ambizioso e innamorato della vita, che punta tutto sul suo talento e sulla fiducia in se stesso. Ne viene fuori un libro straordinariamente compatto. Ben al di là della solita raccolta di testi sparsi, Dago Red è un complemento indispensabile alla conoscenza di Fante. Si potrebbe dire che, accanto ai quattro libri su Bandini, con Dago Red Fante ha voluto regalarci un libro di Bandini.

    Ottima introduzione, per capire l'Autore, di Domenico Starnone, e di Emanuele Trevi sul contenuto dei racconti.

    Complessa, complicata ed alla fine infelice, molto, la vita di John Fante, personaggio schietto, geniale e con risvolti comportamentali, di tipo familiare, negativi.

    Come spesso capita questi travagli emergono nella scrittura.

    Da Treccani:
    http://www.treccani.it/enciclopedia/percorsi/arte_lingua_e_letteratura/fante.html/

    ha scritto il 

  • 5

    Riconoscersi

    Ho trovato queste storie grandiose.
    Avevo già letto Fante apprezzandolo ma ora più che mai non capisco minimamente come non figuri già nei posti d'onore dell'Olimpo letterario americano.
    Raramente ho ...continua

    Ho trovato queste storie grandiose.
    Avevo già letto Fante apprezzandolo ma ora più che mai non capisco minimamente come non figuri già nei posti d'onore dell'Olimpo letterario americano.
    Raramente ho trovato qualcuno che incarnasse meglio la mia idea di short story, nella più autentica idea di letteratura americana, che affonda in questa forma letteraria le sue radici.
    Queste storie sanno di esilio, di lontananza, di nostalgia, di sradicamento. C'è una verità che non avevo mai incontrato prima, l'epopea degli immigrati italo-americani, delle paure e delle debolezze.
    Non avevo mai immaginato di trovare in un libro così tanta autenticità, il rapporto con la religione di un bambino mi sembrava potesse essere raccontato davvero da un bambino, ci ho ritrovato così tante cose buffe e ingenue ma umanissime.
    Queste donne fortissime e questi uomini fragili e rabbiosi.
    L'odissea di uno wop, che è forse l'odissea di tutti noi.

    ha scritto il 

  • 4

    Odissea di un WOP

    Questa raccolta di racconti rappresenta una delle prime prove letterarie di Fante e ha come protagonista la sua famiglia, tema centrale di tutte le sue opere future, alle prese con i problemi reali de ...continua

    Questa raccolta di racconti rappresenta una delle prime prove letterarie di Fante e ha come protagonista la sua famiglia, tema centrale di tutte le sue opere future, alle prese con i problemi reali della vita e con il razzismo subito da tutte le culture che non fossero anglosassoni e protestanti.
    Il giovane Fante soffriva del fatto di essere etichettato come un “wop” o un “dago” e si vergognava della vita di casa sua dove regnava povertà, ignoranza e case squallide. Spesso rifiutava le sue origini contornandosi di amici “wasp” perché voleva confondersi nel gruppo, non essere riconosciuto ed etichettato come “Italiano”, che in quell’epoca era sinonimo di ignorante, rozzo e maleducato.
    Il libro esprime però anche molta positività, perché se è vero che c’era molta povertà, è altrettanto vero che nella sua famiglia c’era molta allegria, rumore, scherzi fra i quattro fratelli, calore umano.
    Sono tanti gli aneddoti riportati sulla comunità italiana negli Usa, così attaccata alle proprie tradizioni e restia a volersi omologare con il popolo americano, perché anche se sapevano di essere giudicati e additati, non volevano separarsi da tutto ciò che loro amavano (come ad esempio gli spaghetti quotidiani e il vino rosso sempre presente sulle loro tavole).
    Un libro che dovrebbero leggere tutti, in particolare coloro che additano con superiorità gli stranieri che arrivano in Italia e si dimenticano che un tempo non troppo lontano gli emigranti eravamo NOI.

    ha scritto il