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Daisy Miller

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3.6
(623)

Language:Čech | Number of Pages: 233 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Spanish , German , Italian , Portuguese

Isbn-10: 8086955435 | Isbn-13: 9788086955438 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
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  • 4

    Anche io ho scelto questo romanzo, di cui non avevo mai sentito parlare, dopo "Leggere Lolita a Teheran" ed ho capito cosa intende l'autrice di quest'ultimo quando parla di modernità. "Non ho mai permesso ad un uomo di impormi la sua volontà". 1878.

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  • 4

    modernissimo

    libro e scrittore scoperti (nel senso che non mi aveva mai attirato) grazie alla letture di "leggere Lolita a Teheran", che lo cita in continuazione come caposaldo della letteratura americana. Mi sono sentita una che non sa niente di letteratura americana ... ed è vero, quindi comincio da qui! Li ...continue

    libro e scrittore scoperti (nel senso che non mi aveva mai attirato) grazie alla letture di "leggere Lolita a Teheran", che lo cita in continuazione come caposaldo della letteratura americana. Mi sono sentita una che non sa niente di letteratura americana ... ed è vero, quindi comincio da qui! Libro molto molto carino. Ho sempre pensato che HJ fosse una palla e invece mi sono ricreduta... ha creato un personaggio meraviglioso di una modernità sconcertante (scritto nel 1884). Spiega perfettamente le caste e la formazione della reputazione di una persona... noi crediamo di esserci evoluti ma sono convinta del fatto che non abbiamo cambiato il nostro modo di giudicarci reciprocamente. Non ci saranno + conti e baroni, ma non cambia molto...

    said on 

  • 4

    New York ha detto le stesse cose quando si è trasferito a Londra. Primo: noi che non siamo lì non possiamo capire. Che c'è da capire?, gli chiedevamo. Eeeh, non potete capire qui è diverso. Secondo: in una città del genere capisci di non essere veramente nessuno. E perché, gli dicevamo, a Roma er ...continue

    New York ha detto le stesse cose quando si è trasferito a Londra. Primo: noi che non siamo lì non possiamo capire. Che c'è da capire?, gli chiedevamo. Eeeh, non potete capire qui è diverso. Secondo: in una città del genere capisci di non essere veramente nessuno. E perché, gli dicevamo, a Roma eri qualcuno?, e perché, aggiunge Roma, a 30 anni c'hai bisogno di stare in un posto di 15 milioni di abitanti per capire che non sei comunque nessuno?, sei il solito pipparolo. Eeeeh, non potete capire qui non è come Roma. Questo lo diceva a Londra. Ora a New York ha aggiunto anche, qui non è come l'Europa. Poi ci siamo messi a parlare di midi, di un documentario molto bello che ho visto giorni fa. Skype cominciava a dare i primi segni di stanchezza non l'avevamo mai provato in una transoceanica. Roma stava stravaccato sul divano a mangiare un supplì e ha detto di aver visto un'intervista a Jim O'Rourke in cui parla dei midi giusto tre secondi ma in cui dice che lui non è cresciuto nella midi age. Non avevo mai pensato all'importanza epocale che ha avuto il midi e questo perché sono il solito imbecille. Mi pare che il midi è stato introdotto negli anni 80. In media per ogni nuova cosa ci vogliono sempre una ventina di anni stando alle mie scarse osservazioni. E la scena musicale, dice New York, qui esci e incontri qualcuno in un pub. Questo può essere vero, dice Dublino, la mia ex ragazza me lo diceva spesso, ma tu che cazzo ne sai che sei arrivato l'altro ieri? Eeeh, non potete capire, la vedi subito la differenza. Berlino anche si era trasferito da poco. Lui ha studiato musicologia qui a Londra per anni e non si è mai ambientato e non ha detto a nessuno che andava a Berlino, ci ha chiamato un giorno da lì e ci ha salutato in tedesco. Cambia poco non lo vedevamo mai neanche quando eravamo tutti a Londra. Lui ha scritto una tesi di laurea sulla musica generativa. Ogni volta che penso alla musica nei prossimi vent'anni sono insieme eccitato e terrorizzato. Mi immagino quelli cresciuti durante la scoperta del fuoco. Il midi è come imparare a leggere, una volta che sai farlo non puoi più smettere, cominci a tagliare porzioni di musica, a vedere oggetti invece che note, contenitori invece che misure e tante altre cose, quantizzi, quando vedi un gruppo rock, già solo dire gruppo rock ad alta voce è imbarazzante. Skype ha smesso di funzionare. Mi sono ritrovato in cucina nel silenzio. Per fortuna che avevo il mio piccolo controller così ho aperto Ableton e ho cominciato a suonare.

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  • 4

    L'età dell'innocenza.

    L'incontro avviene in terra neutrale per eccellenza, a Vevey in Svizzera.
    Lo scontro è quello classico, nella scrittura di Henry James, fra la mentalità e la cultura europea e quella nordamericana.
    E così quando Daisy Miller, libera e anticonvenzionale, giovane e fresca margherita di campo, resis ...continue

    L'incontro avviene in terra neutrale per eccellenza, a Vevey in Svizzera. Lo scontro è quello classico, nella scrittura di Henry James, fra la mentalità e la cultura europea e quella nordamericana. E così quando Daisy Miller, libera e anticonvenzionale, giovane e fresca margherita di campo, resistente a lasciarsi ingabbiare dalle consuetudini e dagli obblighi della rigida e imbalsamata aristocrazia europea, incontra il suo connazionale Mr. Winterbourne, da troppo tempo sottomesso per condizione sociale e permanenza in Europa da quei retaggi ai quali la ragazza, per stessa ammissione del gentiluomo la ragazza più innocente che abbia mai visto, cerca di sottrarsi, quello che potrebbe rivelarsi un incontro seducente per entrambi per via del fascino naturale e istintivo che esercitano l'una sull'altro, finisce invece per diventare uno scontro epocale che anziché unirli li allontana inesorabilmente. Quanta innocenza c'è in Daisy, sembra chiedersi con una punta di gelosia Winterbourne, gelido come un ruscello d'inverno e incapace di lasciar scorrere e fluire i suoi sentimenti, e quanto è invece spregiudicata e civetta, che permette alla vita di sfogliarla petalo dopo petalo come una margherita di campo anziché preservarsi come un bocciolo di rosa? Ed è per questo, a causa dell'incapacità di Winterbourne di liberarsi da retaggi e condizionamenti, di lasciare che i pettegolezzi le dicerie e il suo stesso pensiero puritano restino inascoltati, che quando la scena, e i protagonisti, si spostano a Roma, palcoscenico tradizionale a metà Ottocento per tutti coloro che inseguono Arte e bellezza, bel mondo e solo apparente libertà di costumi, che la novella, fino a quel momento di una leggerezza indefinita, non esita a trasformarsi in tragedia, e a mostrare in poche frasi che rasentano la perfezione per tensione e suggestione, come anche il Colosseo di notte, illuminato dalla fioca luce delle fiaccole, ideale simbolo romantico, l'unico possibile fino a quel momento, sia capace di trasfigurare fino a diventare luogo predestinato e decadente ove consumare un dramma. E se fino a oggi ho amato passeggiare per i viali del Cimitero Acattolico all'ombra della Piramide Cestia, il cimitero inglese com'è chiamato da molti, e aggirarmi fra le lapidi di poeti e pittori, nobildonne e liberi pensatori, bambini e fanciulle in fiore stroncati nella primavera della loro esistenza, inglesi russi e norvegesi, protestanti ebrei e comunisti, fra marmi pini e gatti sonnacchiosi che sembrano aver attraversato un'invisibile porta del tempo, se ho respirato il silenzio e la quiete di quei viali , d'ora in poi, in ricordo delle sempre splendie parole di Henry james e di quelle notti in cui, come usava all'epoca, al di fuori delle mura papaline venivano seppelliti coloro i quali non avevano diritto nemmeno a un funerale alla luce del sole, non riuscirò a non guardarmi intorno senza cercare Daisy, fiore di primavera che l'inverno raggiunse troppo presto. Non palpitante e pieno di passione come “Madame de Mauves“, lontano dalla perfezione de “La bestia nella giungla“, “Daisy Miller“, solo apparentemente lineare e privo di mistero, si svela, forse, solo alla fine: proprio come una rosa.

    Una giovane donna, il Cimitero Acattolico, una rosa: che altro? http://youtu.be/wBecFeMzaPA

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  • 3

    (Pubblicata anche qui: http://bibliomaniarecensioni.blogspot.it/2013/08/mini-r…

    Purtroppo, secondo me, questo libretto non è il titolo migliore con cui approcciare Henry James: credo proprio che, al contrario dei suoi romanzi più noti, non sia destinat ...continue

    (Pubblicata anche qui: http://bibliomaniarecensioni.blogspot.it/2013/08/mini-recensioni-tre-libri-per-un-post-8.html)

    Purtroppo, secondo me, questo libretto non è il titolo migliore con cui approcciare Henry James: credo proprio che, al contrario dei suoi romanzi più noti, non sia destinato a diventare un classico – anzi, mi spingo a dire che probabilmente negli omnibus e nelle raccolte dedicate all’autore sarà annoverato tra le opere di secondaria importanza. Non è che sia un brutto libro: il suo più grande difetto è, a conti fatti, il fatto di essere figlio del suo tempo. Il comportamento di Daisy (niente più che una ragazza carina e sciocca) poteva scandalizzare solo i contemporanei di James, e poteva commuovere solo chi poteva sentire vicina l’ostracizzazione di ragazze come lei – la cui colpa è, sostanzialmente, di essere vitale, di dare confidenza troppo in fretta agli estranei e di avere amici del sesso opposto tali da rendere dubbio il loro rapporto (almeno, secondo gli standard dell’epoca). Insomma, Daisy dovrebbe essere una vittima, nelle intenzioni dell’autore – ma ai miei occhi è sembrata solo una persona troppo noncurante e malaccorta, per quanto pura e onesta nelle intenzioni. Si prova pena per lei, senz’altro, ma le cui azioni sono talmente lontane dall’immoralità di cui viene accusata (almeno, per la sensibilità odierna) che risulta davvero difficile sentirsi scossi da quel che le accade. Il resto dei personaggi è abbastanza ben delineato, ma non tanto da saltare all’occhio: anche il narratore non è niente più che una figura utile, un ponte tra Daisy, in quanto suo ammiratore, e la società che la rigetta (di cui lui fa parte, per le sue origini familiari e per le proprie scelte morali). La trama non è particolarmente elaborata – non che questa sia una caratteristica sempre necessaria, ma la sua piattezza non ha certamente aiutato il libro. Penso leggerò altro di James, perché lo stile, in generale, non è affatto male – tanto che, nonostante Daisy, la lettura è stata tutto sommato piacevole; ho in casa Giro di vite, considerata una delle sue opere principali, attraverso cui spero di riconciliarmi con lui dopo questo primo incontro non memorabile.

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  • 4

    Sebbene sia meno conosciuta e forse relegata a una semplice (anche se la parola semplice mi pare quasi un eufemismo) novella, a me, Daisy Miller, è piaciuta molto. In quella sua apparente superficialità, che quasi fa sembrare Jane Eyre una principiante, cattura l'attenzione del suo pubblico masch ...continue

    Sebbene sia meno conosciuta e forse relegata a una semplice (anche se la parola semplice mi pare quasi un eufemismo) novella, a me, Daisy Miller, è piaciuta molto. In quella sua apparente superficialità, che quasi fa sembrare Jane Eyre una principiante, cattura l'attenzione del suo pubblico maschile e non. Americana, bella, frizzante ed egocentrica, arriva forse da un altro pianeta? Perché sembra la nota stonata di una canzone, l'elemento estraneo nelle vignette della settimana enigmistica (esiste ancora sul mercato?), la maionese impazzita. Ma non voglio ridurre un'eroina della letteratura a una barzelletta qualunque, anzi, voglio decantare le lodi di questa donna, ricollegandomi a un noto aforisma: "la libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma sottrarsi a questa scelta prescritta", Daisy ce lo insegna. Ancora una volta James si dimostra maestro nella costruzione dei personaggi, e nei passaggi ironici e drammatici di questa breve novella, in cui non mancano nemmeno i colpi di scena.

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  • 4

    Henry James, nella prefazione, ammette che Daisy non è un personaggio fra i più riusciti egli stesso lo definisce "piatto", fu più uno studio, un bozzetto. Nonostante questo la novella ebbe un grande successo in Inghilterra, e in America dove fu rifiutato ma giravano copie pirata.


    A me sin ...continue

    Henry James, nella prefazione, ammette che Daisy non è un personaggio fra i più riusciti egli stesso lo definisce "piatto", fu più uno studio, un bozzetto. Nonostante questo la novella ebbe un grande successo in Inghilterra, e in America dove fu rifiutato ma giravano copie pirata.

    A me sinceramente è piaciuto molto, sarà che ho già letto diversi libri di James, e il suo stile mi cattura letteralmente, è così pulito, nitido, perfetto. Anche Daisy mi è piaciuta, l'ho trovata persino enigmatica specialmente alla fine dei suoi giorni, nonostante i suoi comportamenti fossero per l'epoca fuori luogo, una sorta di ribellione alle convenzioni, Daisy mantiene la freschezza dell'innocenza e al tempo stesso la consapevolezza delle sue azioni. L'epilogo secondo me è stato perfetto, lirico.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    2 stelline e 1/2

    Frederick Winterbourne, giovane americano cresciuto in Svizzera, durante una visita a sua zia, a Vevey, fa la conoscenza dei Miller: una famiglia americana in vacanza in Europa, e resta subito affascinato dalla vivace e attraente Miss Miller: Annie P., detta Daisy.
    Daisy però non è il prototipo d ...continue

    Frederick Winterbourne, giovane americano cresciuto in Svizzera, durante una visita a sua zia, a Vevey, fa la conoscenza dei Miller: una famiglia americana in vacanza in Europa, e resta subito affascinato dalla vivace e attraente Miss Miller: Annie P., detta Daisy. Daisy però non è il prototipo della perfetta ragazza europea: è estroversa, civettuola e vivace, e incurante delle malelingue e dei costumi del luogo, non esita a flirtare con tutti, ricevere visite alle undici di notte, e passeggiare a orari improbabili in compagnia di qualche avvenente giovanotto. Per Winterbourne, la giovane sconosciuta è un vero dilemma ed un costante tormento: da un lato, appare come un emblema di perfetta innocenza; dall'altro, come la più sfacciata delle civette. Ma al di là delle apparenze, com'è veramente Daisy? Una piccola ingenua dall'animo candido, o una ragazzina leggera irrimediabilmente destinata alla rovina?

    Henry James scrisse questo breve romanzo (o, come egli amava definirlo, nouvelle), nel 1878, ispirandosi a un insignificante pettegolezzo che gli era stato raccontato, e diversamente da molte altre sue opere più famose, ottenne immediatamente un grande successo. Daisy Miller, che, come buona parte della produzione di James, si focalizza sull'incontro/scontro tra la cultura europea e quella americana, racconta una storia qualsiasi, uno scorcio di vita, visto non con gli occhi della protagonista, ma con quelli di chi la osserva e la giudica. In questo breve romanzo l'America è impersonata dalla giovane Daisy: uno spirito libero, una ragazza che, senza troppi pensieri, rifiuta il giogo di quelle che ai suoi occhi non sono altro che convenzioni bigotte, e vive la vita a modo suo. Dall'America, però, provengono anche gli stessi antagonisti di Daisy: quella società rispettabile e perbenista che la guarda, non la capisce, ed emette la sua sentenza basandosi non sui fatti ma sulle dicerie, le supposizioni e i pregiudizi. Sono, questi, americani di nascita ma che avendo vissuto tutta la vita in Europa, ne hanno assorbito mentalità, costumi, convinzioni. Uno dei punti deboli del romanzo sono, a parer mio, i protagonisti: essenzialmente delle figure simboliche. Winterbourne, attraverso cui ci viene narrata la storia, è un personaggio di cui non ci viene rivelato molto: sappiamo che passa molto tempo a Ginevra per studio, sebbene molti ritengano che egli sia mosso, piuttosto, da un interesse per una donna più grande, e che di tanto in tanto fa visita a sua zia. Tutto il resto che conosciamo di lui, sono le sue congetture sui Miller, le sue convinzioni (estremamente vacillanti), e le sue impressioni. Vediamo tutto attraverso il suo sguardo, ma non siamo in grado di dire quanto sia attendibile; i suoi occhi sono infatti velati da una lente impenetrabile: quella del pregiudizio e della cultura europea di cui la sua mente è impregnata. Daisy, dal canto suo, è una figura enigmatica, di cui si capisce ben poco, ma che onestamente mi ha lasciata alquanto indifferente fino al capitolo finale, dove per la prima volta, ho provato per lei una sincera pena. Gli altri personaggi (la zia di Frederick, Mrs Walker, il fratellino di Daisy, la guida dei Miller, il signor Giovanelli) vengono delineati come figure fondamentalmente unidimensionali: alcuni rappresentano la Società col suo perbenismo, lo snobbismo, e l'irrimediabile tendenza a puntare il dito; Giovanelli invece impersona il classico bellimbusto superficiale, affettato, libertino: ennesima rappresentazione da cliché dei tipici difetti degli italiani visti dagli stranieri. È pur vero che, considerato il contenuto dell'opera e lo scopo che si prefigge, non risulta difficle comprendere la scelta dell'utore di trascurare la psicologia dei personaggi secondari.

    Per quanto il messaggio di James sia più che condivisibile, tuttavia, il romanzo risente di una trama fin troppo esile, priva (fino a poche pagine dall'epilogo) di punti di svolta, e con una sensibile tendenza alla ripetizione delel situazioni che, peraltro, finiscono sempre per non sfociare in alcuna conseguenza interessante. Il tono della narrazione, arricchito dallo stile elegante e sobrio dell'autore, è leggero e piacevole, e per buona parte della storia si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad una specie di fratello minore di Camera con vista in stile James. In prossimità della conclusione, pero, giunge inaspettato il solo colpo di scena della vicenda, ed ecco che il romanzo, come un fulmine a ciel sereno, assume tutt'a un tratto una piega completamente diversa. Non mi aspettavo di certo il classico lieto fine, ma devo ammettere che quel finale così amaro e, nello stesso tempo, così emotivamente distaccato, mi ha alquanto spiazzata.

    Daisy Miller, malgrado tutto, resta una gradevole lettura che fa riflettere, ma ci si separa dal libro senza alcun rimpianto per i suoi protagonisti, e con l'amara riflessione su come anche i sentimenti apparentemente più forti non siano altro che un bagliore effimero, che una volta affievolitosi, lascia poca, o nessuna traccia... e ciascuno torna alla vita di sempre, con tutti i rimpianti e le occasioni perdute.

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