Pochi sanno, in fondo, della carriera giornalistica di Ernest Hemingway. Diciamo meglio, pochi fino a oggi ne conoscevano il frutto, maturato nel lungo arco di anni che va dai wild years dei quotidiani canadesi ai fastigi di «Collier’s» e di « Esquire ». This stuff, diceva Hemingway: uno sdegnoso «qContinue
Pochi sanno, in fondo, della carriera giornalistica di Ernest Hemingway. Diciamo meglio, pochi fino a oggi ne conoscevano il frutto, maturato nel lungo arco di anni che va dai wild years dei quotidiani canadesi ai fastigi di «Collier’s» e di « Esquire ». This stuff, diceva Hemingway: uno sdegnoso «questa roba ». Considerava con sufficienza la propria attività di giornalista, ne parlava con noncuranza, una necessità contingente, buona soltanto a far quattrini. Logico, in certo senso, che lo scrittore più famoso della sua generazione non accordasse stima a quel reporter dal duro mestiere, legato alle opache e martellanti esigenze della cronaca ... In realtà, se l’Hemingway narratore e l’Hemingway giornalista non possono in assoluto essere confusi o sovrapposti, a distanza d’anni sarebbe errato valutarne le due opere solo contrapponendo le, o scindendone sistematicamente la portata. L’una e l’altra sono cresciute assieme; assieme hanno preso avvio fin dagli anni in cui il giovane corrispondente da Parigi del «Toronto Star », seduto con carta
e lapis sotto gli alberi del Lussemburgo elaborava metodi e schemi di una nuovissima arte
dello scrivere. Ora, questa raccolta indica con eloquenza i sintomi di una progressiva evoluzione stilistica, ma vale altre si a dimostrare come il documento offerto e derivato dall’esperienza esterna si identifichi con la tematica piu cara allo scrittore. D’altra parte, se questi reportages in piu d’un momento echeggiano o preannunciano la voce dell’Hemingway più illustre (quello del Vecchio e il mare e di Verdi colline d’Africa), essi vivono tuttavia di vita pienamente autonoma. Spiccano cosi, vivide fra tutte, le cronache della Guerra Civile di Spagna, ove il nudo resoconto dei fatti s’anima e si esalta nell’amore per un popolo eroico, dolorante nel suo smarrimento; e di piu, forse,
le testimonianze del secondo conflitto mondiale, in cui la liberazione-simbolo di Parigi e della Francia è riferita con accenti di entusiasmo totale, in una sorta di gioiosa epicità. E ancora - lontano nel tempo ma di evidenza addirittura tattile - il quadro di un’Europa Liberty, baldanzosa o prona. Ritratti-sketch di ministri insipienti, di monarchi fantocci, di Mussolini truci e conquistadores; pugili, toreri, regine, avventurieri della politica e della società assumono voce e gesti attraverso quelle notazioni asciutte, in chiave ironica o allusiva, per le quali diresti - Hemingway era nato. E poi caccia.
Caccia e pesca; perché Hemingway sia solo e completamente se stesso, perché il riproporsi dell’ancestrale dualismo intelletto-forza bruta (e persino il gusto non dissimulato per la dissertazione tecnica) si trasfigurino in immagine lirica, in continua cangiante luminosità, ed acquistino echi fantastici. Non è certo vano
che questo volume si articoli in cinque parti distinte, ove temi e momenti principali abbiano un necessario riferimento di tempo e di luogo. Ci sembra tuttavia che, al di sopra di ogni asserto storico o dato cronologico, noi non possiamo che giudicarlo globalmente, sentendoci implicati pagina dopo pagina, proprio perché in esso si riflette intero il mondo di ieri e d’oggi: il nostro mondo, del quale Hemingway fu, come pochi interprete e al tempo stesso testimone.