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Dalla parte di Swann

By Marcel Proust

(352)

| Others | 9788804426578

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  • 1 person finds this helpful

    La legna di Proust è buona,ma caspita se fa fumo!Non so se sia colpa dell'edizione dalla scrittura così stretta e fitta da far perdere la voglia di leggere,del mio cervello atrofizzato dopo 10 mesi di studio intenso,della innegabile vena logorroica d ...(continue)

    La legna di Proust è buona,ma caspita se fa fumo!Non so se sia colpa dell'edizione dalla scrittura così stretta e fitta da far perdere la voglia di leggere,del mio cervello atrofizzato dopo 10 mesi di studio intenso,della innegabile vena logorroica dell'autore;ma non facevo così fatica a finire un libro da anni.Va detto che al di là della fatica e del tedio emerge un'analisi della società francese del tempo veramente ben delineata,un mondo dominato dalla futilità e da rigidi schemi verso cui l'autore cela un velato disprezzo ma dal quale è continuamente e innegabilmente influenzato.Un libro al tempo stesso frivolo e potente,leggero e ostico dunque,un mondo del quale forse non ho colto altro in questo primo tentativo che un'ombra ingannevole.

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    Armando said on Aug 8, 2014 | 1 feedback

  • 8 people find this helpful

    Due riflessioni piccine su un immenso.

    La situazione è pesa e tetra (per me, s’intende) trovandomi “Dalla parte di Swann”, a cominciare dalla scoperta che non si trattasse d’altro che della direzione da prendere, uscendo dalla casa di Combray, per la passeggiata pomeridiana di N.(narrator ...(continue)

    La situazione è pesa e tetra (per me, s’intende) trovandomi “Dalla parte di Swann”, a cominciare dalla scoperta che non si trattasse d’altro che della direzione da prendere, uscendo dalla casa di Combray, per la passeggiata pomeridiana di N.(narratore) e famigliola.
    Complice dell’equivoco la lettura separata, ma mai completata, di “Un amore di Swann”: un’ esortazione a compatire questo poveretto, vittima di una donna spregiudicata!
    Mi s’impone, pertanto, cambiare il singolare “parte ” nel suo plurale (altrimenti ci impazzisco come sulla scacchiera di Anderson, anche perché motivi di compatimento Swann ne offre parecchi), in modo da trovare una strada, - che dico strada -, un sentiero, una trazzera che mi porti alla meta, in questo momento a me ignota, di un discorso un minimo coerente su questo monumento scoperto tardi ma di cui, come la piramide di Cheope, ho sentito parlare fin dalla più tenera età.

    “Alla ricerca del tempo perduto” … locuzione divenuta mitica, svuotata di significato, sulle bocche di tutti alla stregua di narcisismo e titanismo affibbiati a chicchessia senza sapere di che dolori grondassero il Narciso o il Prometeo prima di diventare miti.
    Ma dalle parti di Swann, onestamente, il dolore è taciuto eccetto quello del cresciutello Marcel, quando viene mandato a letto senza il bacio della mamma. Inutile attribuire la grandezza dell’autore alla rimozione traumatica dell’evento, chè lo ricorda benissimo e non sembra aver avuto parte in causa, come ho detto, agli ulteriori sviluppi del nostro. Altrimenti verrebbe da dire che quelli trascurati, più o meno volontariamente dalle madri, diventino degli omosessuali disturbati che affollano gli ambulatori psichiatrici o dei Marcel Proust.
    Già…il dolore è il grande assente della monumentale opera. Non gli ha dato importanza forse perché scontato nella vicenda umana e abusato nella letteratura. Non a caso mi sembra Proust essersi ispirato a Flaubert. Non so. All’inizio mi ha infastidito.

    Tanta, invece, accondiscendente ironia per colui che va e viene nella sua memoria, dormiente risvegliato, come le figure dei quadri di Monet, dai sensi. Siano il tatto, l’olfatto, la vista o l’udito e su tutti il gusto. Sì, proprio lei, la madeleine…
    E da questo cappello a cilindro magico che è la sua infinita memoria estrae un mondo che non ci appartiene più, se mai sia appartenuto agli antenati di molti di noi anobini italioti, tenendo conto che non ce la vedo proprio la mia nonna materna, quasi sua coetanea, ad andare in sollucchero per una frasetta musicale di Vinteuill, musicista inventato da Proust. Magari per la Carmen, una robetta popolare…

    A proposito di popolare sembra che l’autore del monumento fosse convinto che la Recherche era un proprio un “romanzo popolare ” tanto da farlo pubblicare a puntate come un folletton.
    Beati quei popoli che non hanno bisogno di imprese letterarie “eroiche”, criptiche in realtà, ad uso e consumo di quattro massoni che segretamente se le passano di mano previa iscrizione col sangue alla loggia.
    La convinzione, presumibilmente, gli veniva dal fatto che gli argomenti erano reali e lui li affrontava con slancio e verità per mettere nero sul bianco tutte le procedure mentali di un pensiero, di un’opinione, di un’emozione dimenticata, che ci hanno permesso di vivere con gli altri e tra gli altri, a volte come osservatori altre come parte in causa.
    Meccanismi lunghi e complessi che occupano la maggior parte del nostro tempo rispetto ai “fatti”, cosa che ci fa dire come scorra inutilmente la vita e come sia vuota. Vuota di che? Proust ci mette di fronte a ciò che è la vera attività principale dell’uomo: il pensiero. E meno male che anche lui fa dei salti temporali, altrimenti non gli sarebbe bastata tutta una vita per scrivere tutti i ricordi di un’ora.
    I suoi ricordi hanno un dritto e un rovescio che occupa anche più di una pagina e la cui assenza di punto e a capo ci tiene col fiato in sospeso. E il dritto e il rovescio non si susseguono linearmente ma in una composizione “punto pavone”, una cosa complicatissima per esperti raffinati. Il risultato è la semplice bellezza di un inseguirsi di figure dalla splendida forma di cui porta il nome in natura.
    Queste figure sono le riflessioni del N. ma anche della zia, della nonna, di Odette, la escort di cui si invaghisce Swann, e soprattutto di questi, il protagonista del romanzo nel romanzo.
    Ciò che rende la Recherche – ora che la sto leggendo veramente – un romanzo appassionante è proprio la precisa rappresentazione della condizione mentale umana, così dipendente dai sensi unico approccio alla realtà sensibile da cui non può sfuggire, e che accomuna tutti: nobili, borghesi e proletari.
    Se fossimo in grado di sostituire i termini con cui ce la rapprenta, come in una espressione letterale, con le nostre esperienze, forse anche noi ritroveremo il tempo che ci sembra perduto, alla faccia di una società che da qualche millennio misura le nostre vite solo in base alla somma delle nostre performance.
    In definitiva, è solo attraverso l’espressione artistica che il tempo acquista la sua reale misura e se, disgraziatamente come la maggior parte di noi, si è sprovvisti di talento che almeno si gusti il ‘nostro tempo’ specchiandoci in chi ha saputo cogliere la nostra essenza.

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    Maria Francesca e basta said on Jul 28, 2014 | 10 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    L'alba di un nuovo mondo.

    Sai un sacco di cose di Proust, sai i nomi dei personaggi e gli espedienti, e come non citare la madeleine. Proust però non è riassumibile, non è raccontabile: è solo possibile renderlo in metafora.

    Allora siedi, siedi su ...(continue)

    L'alba di un nuovo mondo.

    Sai un sacco di cose di Proust, sai i nomi dei personaggi e gli espedienti, e come non citare la madeleine. Proust però non è riassumibile, non è raccontabile: è solo possibile renderlo in metafora.

    Allora siedi, siedi sulla china della collina con me, al buio della notte senza stelle. Ascolta il silenzio del vento assente. Senti la rugiada sotto il palmo della tua mano. Osserva, lì in infondo, colorarsi un pallore: è il crepuscolo che avanza: sta per sorgere l'alba di un nuovo mondo, in cui un ragazzino per molto tempo è andato a letto presto.
    Non hai mai visto una luce come quella; non hai mai udito un vento così musicale. Scoprirai nuovi colori, nuove sensazioni, nuove ombre di contrappunto alle nuove luci che brilleranno in te.
    È una immensa, lunghissima, « overture ».

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    Malleveria said on Jul 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mi ha chiamato da tempo e finalmente l'ho cominciato.
    E' un romanzo, il romanzo, che va assorbito piano piano, assaporato e letto in tutta la tranquillità per entrare nella storia e nella mente di Marcel.
    Cito dalla prefazione "il lavoro di Proust è ...(continue)

    Mi ha chiamato da tempo e finalmente l'ho cominciato.
    E' un romanzo, il romanzo, che va assorbito piano piano, assaporato e letto in tutta la tranquillità per entrare nella storia e nella mente di Marcel.
    Cito dalla prefazione "il lavoro di Proust è stato così nuovo, così svincolato dalle leggi della letteratura che esige uno spirito libero, suscettibile di acquisizioni, insomma un lettore inedito, il lettore che per la prima volta avanza in un mondo sconosciuto".

    Ora dopo vent'anni, eccomi qui con il desiderio di provare a rileggerlo.
    Siamo nell'infanzia di Marcel, a Combray, la vita di società è solo una lontana e curiosa visione misteriosa.
    Ed ecco uno dei primi passaggi che andrebbero assaporati e riletti a lungo
    "Non lasciavo la mamma con gli occhi, sapevo che quando sarebbero andati a tavola non mi avrebbero permesso di restare per tutta la durata del pranzo...la mamma non mi avrebbe consesso di baciarla a più riprese davanti a tutti..."

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    Linda T said on Jul 13, 2014 | Add your feedback

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    * ...quei pomeriggi erano più pieni di avvenimenti drammatici di quanto non lo sia spesso tutta una vita. Erano gli avvenimenti che accadevano in un libro che leggevo; ed è vero che i personaggi da loro colpiti non erano "reali" come diceva Françoise ...(continue)

    * ...quei pomeriggi erano più pieni di avvenimenti drammatici di quanto non lo sia spesso tutta una vita. Erano gli avvenimenti che accadevano in un libro che leggevo; ed è vero che i personaggi da loro colpiti non erano "reali" come diceva Françoise. Ma tutti i sentimenti che ci fanno provare la gioia o la sventura di un personaggio reale producono in noi soltanto la mediazione di una immagine di quella gioia o di quella sventura; l'ingegnosità del primo romanziere fu nel capire che essendo l'immagine il solo elemento essenziale nell'insieme delle nostre emozioni, la semplificazione consistente nel sopprimere in modo puro e semplice i personaggi reali sarebbe stato un decisivo perfezionamento. Un essere reale, per quanto profondamente possiamo simpatizzare con lui, è in gran parte percepito dai nostri sensi, cioè resta per noi opaco, offre un peso morto che la nostra sensibilità non può sollevare. Che venga colpito da una disgrazia, è solo una piccola parte della nozione totale che potrebbe farci commuovere; inoltre è soltanto in una piccola parte della nozione totale che ha di sé, che lui stesso può essere commosso. La trovata del romanziere è di aver avuto l'idea di sostituire quelle parti impenetrabili per l'anima con una uguale quantità di parti immateriali, cioè che la nostra anima può assimilare."

    * "Anche quando non pensava alla piccola frase, essa esisteva latente nel suo spirito simile a certe nozioni senza equivalente, come la nozione di luce di suoni, di rilievo, di voluttà fisica, che sono i ricchi possedimenti in cui si diversifica e si adorna il nostro dominio interiore . Forse le perderemo, forse si cancelleranno, se noi torneremo al nulla. ... Forse nel nulla è il vero e tutto il nostro sogno è inesistente, ma allora sentiamo che bisognerebbe che queste frasi musicali, queste nozioni che esistono in relazione ad esso, fossero anche loro nulla. Noi periremo, ma abbiamo come ostaggi quelle divine prigioniere che seguiranno il nostro destino. E così la morte ha qualcosa di meno amaro, di meno inglorioso, forse di meno probabile."

    * "Strano che queste parole, "due o tre volte", solo parole, parole pronunciate nell'aria, a distanza, potessero straziare il cuore in tal modo, come se lo toccassero veramente, potessero far soffrire tanto, quasi fossero un veleno che si assorbe."

    * "Sapere non permette sempre di impedire; ma, almeno, le cose che sappiamo le teniamo, se non fra le mani, almeno nel pensiero, dove le disponiamo a piacer nostro, il che ci dà l'illusione di una specie di potere su di loro"

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    Nancy said on Jun 13, 2014 | Add your feedback

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