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Dalla tragedia alla farsa

Ideologia della crisi e superamento del capitalismo

Di

Editore: Ponte alle Grazie

3.9
(77)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 205 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8862201087 | Isbn-13: 9788862201087 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Cinzia Arruzza

Genere: Non-fiction , Philosophy , Political

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Descrizione del libro
«Il titolo di questo libro vuole essere un elementare test di intelligenza per i lettori: se la prima associazione che genera è il classico cliché anticomunista: 'Hai ragione: oggi, dopo la tragedia del totalitarismo del ventesimo secolo, tutto questo gran parlare di un ritorno al comunismo è solo farsesco!' -allora vi consiglio sinceramente di fermarvi qui. Inoltre, il libro vi deve essere confiscato a forza, dal momento che affronta una tragedia e una farsa del tutto differenti, ovvero i due eventi che segnano l'inizio e la fine del primo decennio del ventunesimo secolo: l'attentato dell'11 settembre 2001 e il crollo finanziario del 2008».
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  • 3

    Analisi brillante e originale dell'ultimo decennio. Dalla destabilizzazione post 11 settembre alla crisi economica del 2008 ancora pienamente in corso, con spunti di riflessione non comuni e mai ...continua

    Analisi brillante e originale dell'ultimo decennio. Dalla destabilizzazione post 11 settembre alla crisi economica del 2008 ancora pienamente in corso, con spunti di riflessione non comuni e mai banali. Resta pero' la seconda parte, la parte progettuale, l'agenda per il poi, la scelta dell'utopia per l'utopia, la riscoperta dell'Eterno Comunismo, per l'azione volontaristica piuttosto che per l'agire "scientificamente" sulla societa'. Tra sprazzi di stupore ammirato e soddisfazione, rimane una concreta sensazione di fumosita' e approssimazione. Al prossimo tentativo......

    ha scritto il 

  • 4

    davvero un libro divertente, descrittivo nelle "parabole". resta un idealismo di fondo che "guasta". tuttavia, ringrazio assai la persona che me lo ha fatto conoscere.

    ha scritto il 

  • 5

    Era post-ideaologica un corno!

    Zizek ci dà una lettura interessante della crisi economica dicendo ciò che abbiamo sempre saputo essere vero: il liberalismo è una ideologia. Una ideologia potente. Un feticcio ideologico molto ...continua

    Zizek ci dà una lettura interessante della crisi economica dicendo ciò che abbiamo sempre saputo essere vero: il liberalismo è una ideologia. Una ideologia potente. Un feticcio ideologico molto pericoloso.

    La ricetta di Zizek la conosciamo bene: si può condividere o no, ma non si può negare la bravura dell'autore nell'esporla!

    Ha ragione Vattimo, che in quarta copertina decanta del capacità di Zizek nel collegare argomenti che nessuno avrebbe MAI l'ardire di collegare. E' un piccolo saggio che è ideale per avvicinarsi al pensiero di Zizek, per poi spostarsi in saggi più impegnativi (tipo "in difesa delle cause perse" e "vivere alla fine dei tempi").

    ha scritto il 

  • 5

    -1f) boa costrictor

    Se esiste un modo si uscire dall'intrico planetario di sperequazione, sfruttamento e imminente rovina che mai come oggi pare soffocare la realtà come un boa constrictor, se un modo esiste - ed io ne ...continua

    Se esiste un modo si uscire dall'intrico planetario di sperequazione, sfruttamento e imminente rovina che mai come oggi pare soffocare la realtà come un boa constrictor, se un modo esiste - ed io ne dubito -, allora S. Žižek lo conosce. Un'opera breve, un saggio lucido e crudo, come l'autore sa sempre essere, che descrive lo stato delle cose a partire dall'ineluttabilità della natura umana e che da essa procede per tratteggiare lo spirito proprio del capitalismo maturo con tutto ciò che ne consegue in termini di esiti oggettivi. L'intero impianto liberista è clamorosamente ed evidentemente fallito. In questi ultimi anni l'intervento pubblico (soldi di tutti per salvare il mercato) è l'unica ricetta che le grandi potenze hanno individuato per tirare avanti. Probabilmente in termini di valore economico assoluto l'impegno di denaro pubblico a sostegno dei mercati, intrapreso dagli stati in due anni, è superiore a tutti i piani quinquennali dell'ex Unione sovietica, perlomeno dal '45 all'89. La più importante operazione socialista della storia umana. Pare che il solo Žižek se ne sia accorto. Egli ha anche la ricetta per superare l'impasse, come detto, è una ricetta nota quanto desueta e sembra oggi improponibile: il comunismo. Rivisto, riattato alla contingenza, proposto su basi diverse, ma si tratta di questo.

    ha scritto il 

  • 4

    Adoro come scrive Ẑiẑek, malgrado non mi sia di facile comprensione. Adotto il metodo "continua a leggere sperando di capire tra qualche pagina", che si rivela utile al massimo nel 30% dei casi, ...continua

    Adoro come scrive Ẑiẑek, malgrado non mi sia di facile comprensione. Adotto il metodo "continua a leggere sperando di capire tra qualche pagina", che si rivela utile al massimo nel 30% dei casi, obbligando nel restante 70% a tornare indietro, rileggere e, nei casi più disperati, leggere qualcos'altro per riuscire a comprenderlo (vale per Ẑiẑek ma anche per qualsiasi altra lettura complessa). Questo testo è suddiviso in due parti: la prima racconta come non si sia affatto in una fase post-ideologica, semmai il contrario. Di come sia importante che l'attenzione non sia focalizzata sulla crisi in sé (ce ne son state e ce ne saranno) ma su quale narrazione si voglia far prevalere di questa crisi. Sottolinea che se la sinistra pensa di averla avuta vinta e che ora, per incanto, tutti inizieranno a pensare che il capitalismo è la causa della crisi che stiamo vivendo, rifiutandolo di conseguenza, non ha capito nulla né della storia passata né di come, al contrario, nei momenti di crisi si tenda ad arroccarsi al poco di certo che si ha piuttosto che metterlo in discussione. Nel raccontare la profonda natura ideologica di questo nostro tempo Ẑiẑek fa riferimenti alla nozione di storia, a concetti psicanalitici, alla cultura pop, anche la più commerciale (Berlusconi è il nostro Kung Fu Panda), a come il conflitto sia stato spostato dal piano economico a quello culturale generando quel corto circuito per cui un ceto sociale, che per condizione socio-economica dovrebbe essere di sinistra, si trova invece tra i sostenitori della destra populista (soprattutto negli U.S.A.). E' questa capacità di collegare assieme argomenti eterogenei, questo procedere quasi per associazione d'idee, che amo di Ẑiẑek: dà l'impressione di poter dimostrare, in modo convincente, che anche la scelta del colore delle mutandine indossate quel giorno possa essere collegato al modo in cui si è indotti a esperire il momento storico che stiamo vivendo. Ẑiẑek afferma che il capitalismo cognitivo è anche frutto della volontà di assorbire certe istanze sessantottine, non nei contenuti ma meramente nella forma: "il nuovo spirito del capitalismo ha recuperato trionfalmente la retorica egualitaria e anti-gerarchica del '68, presentandosi come una vittoriosa rivolta libertaria contro le organizzazioni sociali oppressive caratteristiche sia del capitalismo corporativo sia del socialismo reale. Un nuovo spirito libertario personificato da capitalisti vestiti casual e <<cool>> come Bill Gates e i fondatori del Ben and Jerry's Ice Cream." Il dubbio che questa prima parte mi ha lasciato è che Ẑiẑek, anche se non apertamente, voglia insinuare che la sinistra ha perso, è continua a essere fallimentare, perché non ha saputo rivoluzionarsi quanto quel capitalismo di cui doveva essere alternativa. La seconda parte è tutta dedicata al perché l'idea comunista non sia affatto datata, la parte, a mio avviso, più complessa del libro. Ovviamente tornare al comunismo non significa proporre i soviet, il libretto rosso di Mao, o fare un altarino a Marx. La necessità del comunismo viene desunta dal fatto che la grande battaglia dei nostri giorni sembra essere il mantenere tali il comune della cultura, il comune della natura esterna, il comune della natura interna (l'eredità biogenetica dell'umanità). Comunismo diventa innanzi tutto considerazione di chi è escluso: questo perché l'esclusione è una questione di giustizia e senza di essa le altre tematiche cardine (ecologia, proprietà intellettuale e biogenetica), rimarranno quel che sono ora: un problema di sviluppo sostenibile (quando è l'idea di sviluppo da mettere in discussione), una complessa sfida legale (quando il tema è l'impossibilità di rendere le idee proprietà di qualcuno), una questione etica. Si auspica il riferirsi alla massima "Prova di nuovo. Fallisci di nuovo. Fallisci meglio." con questo intendendo come non si debba ritornare all'ultima cosa "funzionante" e da lì riprovare un'altra strada: se una cosa si è rivelata fallimentare si deve azzerare tutto, "si deve <<iniziare dall'inizio>>, non dall'altezza che si può aver raggiunto con successo nello sforzo precedente. C'è una disanima dell'attuale stato della democrazia; si richiamano spesso e volentieri Kant e Hegel; si passa per la rivoluzione di Haiti; i discorsi di Obama; per l'Iran dei primi anni della rivoluzione di Khomeini e l'Iran di oggi; ci si sofferma sulla necessità di procedere per sottrazione, astrarsi così da individuare quell'elemento la cui sottrazione determina il crollo del sistema, così come accade ad un castello di carte a cui si sottragga una carta posta in posizione chiave; infine ci si chiede se per uscire dal meccanismo per cui a rivoluzione succede restaurazione e per affrontare un capitalismo in perenne mutamento e rivoluzione, non si debba proporre un ordine nuovo, senza che questo si identifichi con lo Stato: "Non è forse la situazione del governo Morales in Bolivia, dell'ex governo Aristide ad Haiti e del governo maoista in Nepal? Sono giunti al potere attraverso elezioni democratiche <<regolari>>, non attraverso un'insurrezione, ma una volta al potere lo hanno esercitato in un modo che era (almeno parzialmente) <<non statale>>: mobilitando direttamente i sostenitori delle comunità di base e bypassando la rete rappresentativa dei partiti. La loro situazione è <<oggettivamente>> senza speranza: l'interno movimento della storia è fondamentalmente contro di loro, non possono fare affidamento su <<tendenze oggettive>>, tutto quello che possono fare è improvvisare, fare quello che possono in una situazione disperata. Nondimeno, questo non dà loro una libertà unica? Si è tentati di applicare qui la vecchia distinzione tra <<libertà da>> e <<libertà di>>: la loro libertà dalla Storia (con le sue leggi e le sue tendenze oggettiva) non è alla base della loro libertà di sperimentazione creativa? Nella loro attività, possono fare affidamento solo sulla volontà collettiva dei loro sostenitori." Leggetelo, è molto più ricco, complesso ed esaustivo di quanto sia in grado di raccontare.

    ha scritto il 

  • 3

    Uncompromising

    Zizek's analysis of modern capitalism is uncompromisingly critical to a devastating degree. His views are, however, rather extremist and not always in line with reality, particularly when he ventures ...continua

    Zizek's analysis of modern capitalism is uncompromisingly critical to a devastating degree. His views are, however, rather extremist and not always in line with reality, particularly when he ventures into the field of modern democracy. One gets the feeling he occasionally lets his desired conclusions dictate his preceding argument.

    ha scritto il 

  • 4

    Leggere Slavoy Zizek sui mezzi pubblici mi ha fatto venire voglia si strappare le corde vocali alle persone. Dovete essere lucidi e concentrati perchè si perde il filo del discorso ...continua

    Leggere Slavoy Zizek sui mezzi pubblici mi ha fatto venire voglia si strappare le corde vocali alle persone. Dovete essere lucidi e concentrati perchè si perde il filo del discorso continuamente. Egli spiega un sacco di cose del mondo e dell'economia molto bene, se poi proverete a ripeterle con parole vostre non funzionerà allo stesso modo, è solo che lui è più bravo.

    ha scritto il 

  • 3

    Quando i soldati inviati da Napoleone per reprimere la ribellione degli schiavi di Santo Domingo che si erano affrancati e istituito la libera repubblica di Haiti si avvicinarono all'armata degli ...continua

    Quando i soldati inviati da Napoleone per reprimere la ribellione degli schiavi di Santo Domingo che si erano affrancati e istituito la libera repubblica di Haiti si avvicinarono all'armata degli haitiani, e udirono che questi cantavano la Marsigliese, ebbero una sensazione, come dire, di straniamento: cominciarono a domandarsi se non stessero combattendo dal lato sbagliato. Questo episodio è raccontato da Slavoj Žižek in questo libro. Quello di Slavoj Žižek è un saggio filosofico-politico sulla globalizzazione e, soprattutto, sulle sue contraddizioni socioeconomiche, quindi, come suggerisce il titolo, sul modo per uscirne. La pars destruens però mi pare più interessante di quella costruens: nel senso che il libro, a dire il vero un pochino noioso, ha il difetto che hanno quasi tutte le critiche del capitalismo globale contemporaneo. Siamo tutti d'accordo nel criticarne le aberrazioni, e le terribili ingiustizie che provoca, e anzi personalmente ritengo che queste critiche vadano incentivate, raffinate, approfondite il più possibile. Il difficile è elaborare una visione alternativa al sistema esistente che sia soprattutto praticabile [il che ovviamente non è una scusa, e non significa che non si debba tentare di farlo]: Žižek auspica un ritorno al comunismo, proposta che non mi convince, e il suo mi pare un gesto filosofico, un po' troppo teorico-libresco. Però su una cosa ha ragione: citando Gandhi, dobbiamo essere noi stessi il cambamento che vogliamo vedere nel mondo. Un po' come nell'aneddoto su francesi e haitiani di cui si diceva all'inizio.

    ha scritto il