Dalle nove alle nove

Di

Editore: Adelphi

3.9
(235)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8845918033 | Isbn-13: 9788845918032 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Marco Consolati

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Che cosa nasconde il bizzarro e concitato comportamento di Stanislaus Demba nelle dodici ore di una fatale giornata di inizio secolo? Quale colpa, quale paura lo mette in fuga attraverso le stazioni di un itinerario tormentoso e funambolico per le strade di Vienna? Fra i nove rintocchi del mattino e i nove battuti dalla campana della sera si consuma l'odissea dell'uomo braccato nel labirinto della città e delle proprie paure. "Dalle nove alle nove" è stato pubblicato per la prima volta nel 1918.
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  • 4

    Solo i libri son, per così dire, liberi come l'aria

    Un romanzo davvero inconsueto.

    Parte come un giallo, un racconto che ha del kafkiano, che nello sviluppo risulta ad un certo punto un po' ripetitivo e ossessivo. Ossessivo come il suo protagonista Sta ...continua

    Un romanzo davvero inconsueto.

    Parte come un giallo, un racconto che ha del kafkiano, che nello sviluppo risulta ad un certo punto un po' ripetitivo e ossessivo. Ossessivo come il suo protagonista Stanislaus Demba, incomprensibile nei comportamenti, accidioso e pure un po' antipatico.

    Avrei detto lettura d'intrattenimento.
    E invece. Tutt'altro. Siamo dinnanzi ad una metafora sulla condizione dell'uomo. Sulla delusione dell'uomo. Sulla fine di tutti i suoi sogni e le sue illusioni. In primis la libertà. Ma anche l'amore. E la giustizia. E il sentimento che coglie e che ben descrive è l'impotenza, l'essere con le mani legate, l'impossibilità di cambiare le cose, nonostante il dibattersi quasi frenetico dell'uomo.

    "Il castigo è follia. È l’uscita di sicurezza a cui gli uomini danno l’assalto quando si diffonde il panico. È il castigo ad avere la colpa di ogni crimine che viene o che verrà commesso». ... « Che l’umanità abbia il potere di castigare, è questa la causa di tutta l’arretratezza spirituale. Non ci fossero castighi, si sarebbero già da tempo trovati i mezzi per rendere i crimini impossibili"

    Il romanzo è stato pubblicato nel 1918. Impossibile non fermarsi a riflettere davanti allo scoramento di questo scrittore che come Zweig ha vissuto lo sconcerto e l'impotenza degli uomini della fine dell'Impero Asburgico. Zweig rende bene tale clima con l' autobiografico "mondo di ieri", Perutz incisivo e parimenti raffinato con questo straniante e amaro racconto.

    Un libro che meriterebbe una rilettura per coglierne a pieno le metafore.

    ha scritto il 

  • 5

    è bello girare per la propria città a cazzo. Stanislaus Demba, però, un motivo ce l'ha.
    È un po' l'esasperazione del "'che cell'hai un euro?". La prossima volta che incontrate uno che vi chiede dei so ...continua

    è bello girare per la propria città a cazzo. Stanislaus Demba, però, un motivo ce l'ha.
    È un po' l'esasperazione del "'che cell'hai un euro?". La prossima volta che incontrate uno che vi chiede dei soldi guardategli le mani, magari è Dynamo e vuole farvi un gioco di prestigio, magari no. L'ultima frase è uno spoiler, ma solo per chi ha già letto il libro, per cui alla fine non lo è.

    Comprate e leggete questo libro, è verde, è un Adelphi e fa figo averlo in casa.
    Ed è meraviglioso.

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/05/10/dalle-nove-alle-nove-leo-perutz/

    “Il dottor Rübsam era arrivato per primo. Non aveva dovuto attendere a lungo. Fuori pioveva a dirotto, e prima del solit ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/05/10/dalle-nove-alle-nove-leo-perutz/

    “Il dottor Rübsam era arrivato per primo. Non aveva dovuto attendere a lungo. Fuori pioveva a dirotto, e prima del solito comparvero anche gli altri per la partita a domino della sera. Nella saletta riservata del caffè Turf, alla quale si accedeva attraverso una porta accuratamente nascosta da una tenda e sorvegliata da un aiutocameriere, sedevano quel giorno undici persone.
    Ecco di nuovo l’impiegato postale dai capelli rossi che il giorno prima aveva giurato che non si sarebbe mai più seduto al tavolo con quella banda di imbroglioni. Poi il viaggiatore di commercio che disponeva sempre di denaro, pur non avendo un lavoro da due anni. Il cameriere dell’osteria del Prater che veniva a giocarsi, nella serata libera, tutte le mance ricevute durante la settimana. La signora Suschitzky, un tempo sensale di matrimoni, nota ovunque nella zona tra il ponte dell’Augarten e il rondò del Prater, che ora si dedicava alla locazione di tranquilli pied-à-terre, senza peraltro avere nulla in contrario ad agevolare fuggevoli incontri. L’agente immobiliare, che veniva chiamato - senza ragione evidente per la verità, poiché pagava i debiti di gioco con un contegno non certo da principe. Il maresciallo contabile, che imprecava volgarmente in ceco, quando vinceva qualcun altro. Il che, alla domanda per quale giornale lavorasse, rispondeva sempre con gesto sprezzante: . L’impiegato della Cassa di Risparmio che arrivava col cane e la fidanzata, al cane faceva portare dall’aiutocameriere delle pelli di salame, alla fidanzata un paio di riviste consunte dall’uso, per poi dimenticarsene completamente di entrambi nel fervore del gioco; e infine Hübel, ozioso studente di medicina che dottore non lo era ancora, e il dottor Rübsam, che già da molto tempo non lo era più.”
    (Leo Perutz, “Dalle nove alle nove”, ed. Adelphi)

    Stanislaus Demba è uno studente di lettere che si guadagna la vita dando ripetizioni, ma soprattutto è un personaggio strambo che vaga per le strade di Vienna con un mantello addosso e assumendo atteggiamenti che lasciano perplessi i suoi interlocutori, spiazzati dai suoi repentini cambi di umore e da qualche misterioso segreto che l’uomo pare nascondere, che lo porta ad essere sfuggente e spesso irriverente. Lungo la sua giornata Demba incontra gente non meno ridicola di lui, anzi dal suo punto di vista, avendo egli presente qual è la motivazione del suo agire, sono proprio gli altri ad essere assurdi o comunque d’intralcio al suo piano. In un vorticoso susseguirsi d’incontri, Demba si ritrova sempre più solo nella sua battaglia, alla prese con il desiderio di libertà e il senso di colpa che il perseguimento dello stesso gli ha causato. Svelare perché Demba si comporti così sarebbe un colpo inferto al lettore ignaro, che comunque a un certo punto lo scoprirà e non per questo perderà interesse per la rutilante giornata di un personaggio che, a conferma di quanto lessi da qualche parte e fatte le dovute proporzioni, ha qualcosa di dostoevskiano e kafkiano.
    Pubblicato per la prima volta nel 1918, “Dalle nove alle nove” è il primo libro di Leo Perutz che ho letto. Promosso a pieni voti.

    “- Ma che manine deliziose ha, signorina Klara. Mai in vita mia ho visto della mani così nobilmente aristocratiche. Cosa non darei per poter baciare una sola volta questa mano!
    - Ma prego, - lo incoraggiò Fräulein Postelberg e gli porse anche l’altra.
    - Purtroppo ha delle macchie di inchiostro sulle dita. E questo toglie tutta la poesia, - disse Demba”

    “Viaggiare è la grande passione di Sonja. Lei vuole vedere il mondo, come e con chi le è indifferente, andrebbe su una nave come steward, se la prendessero, pure su un treno come macchinista e, se non ci fosse altro mezzo, anche come bagaglio a mano.”

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    E ieri ero ancora libero, potevo fare quel che mi pareva, intraprendere qualsiasi azione. In quell'istante mi balenarono in testa progetti che per anni m'ero tenuto dentro e che mai avevo realizzati. ...continua

    E ieri ero ancora libero, potevo fare quel che mi pareva, intraprendere qualsiasi azione. In quell'istante mi balenarono in testa progetti che per anni m'ero tenuto dentro e che mai avevo realizzati. Cose senza senso né importanza: il non avere ancora mai bevuto un bicchiere di birra con una cannuccia mi apparve come un grave peccato; dicono che ci si ubriaca, e io non l'avevo mai provato. Oppure, un'idea che avevo in mente da tempo, seguire passo dopo passo uno sconosciuto per vedere che combina, come si guadagna il pane e come trascorre la giornata. Oggi avrei potuto sedermi su una panchina dello Stadtpark, in cerca di qualche avventura o spaventare una ragazza con una folle storia inventata... tutto questo mi passò per la testa, tutto questo ieri avrei ancora potuto farlo, cose insignificanti, certo, ridicole, ma era la libertà. E mi resi conto di quanto, nonostante tutta la mia povertà, fossi ricco, perché ero padrone del mio tempo. Compresi chiaramente, come mai prima d'allora, cosa significasse "libertà".

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo davvero teso e ansiogeno che non ci si sorprenderebbe di ritrovare come soggetto di qualche film espressionista dello stesso periodo.
    Invece non se ne è cavato mai nulla, finora. ...continua

    Un romanzo davvero teso e ansiogeno che non ci si sorprenderebbe di ritrovare come soggetto di qualche film espressionista dello stesso periodo.
    Invece non se ne è cavato mai nulla, finora.

    ha scritto il 

  • 4

    Originale

    Non avevo mai letto nulla di Leo Perutz e questo libro mi è stato prestato, dicendomi che era la storia di una giornata di un uomo e che aveva un finale sorprendente.
    Mi ci sono avvicinata, quindi, co ...continua

    Non avevo mai letto nulla di Leo Perutz e questo libro mi è stato prestato, dicendomi che era la storia di una giornata di un uomo e che aveva un finale sorprendente.
    Mi ci sono avvicinata, quindi, con curiosità e pregustando la lettura promessa.
    Il protagonista è Stanislaus Demba, uno studente innamorato di una ragazza che non lo vuole più e che sta per partire in viaggio con un...

    (il seguito qui:)
    https://morenafanti.wordpress.com/2016/02/05/dalle-nove-alle-nove-leo-perutz/

    ha scritto il 

  • 4

    "Una donna non dovrebbe frequentare i caffè.
    Per incontrare una donna, uno deve salire quattro rampe di scale e suonare col batticuore alla sua porta. Inoltre, non dovrà trovarla in casa, dovrà essere ...continua

    "Una donna non dovrebbe frequentare i caffè.
    Per incontrare una donna, uno deve salire quattro rampe di scale e suonare col batticuore alla sua porta. Inoltre, non dovrà trovarla in casa, dovrà essere venuto per niente. Quando poi, deluso, ridiscenderà, si renderà conto di amarla. Ma la donna che, ogni qualvolta si abbia desiderio di vederla, si fa trovare al caffè, immancabile come il Simplizissimus o il Tagblatt, perde di valore e diventa consuetudine. "

    Non è sicuramente questo una considerazione saliente del romanzo, ma la me di questi tempi ne è rimasta intenerita.
    Più significativo è invece questo passaggio :
    "In quell'istante mi balenarono in testa progetti che per anni m'ero tenuto dentro e che mai avevo realizzati. Cose senza senso né importanza : il non avere ancora mai bevuto un bicchiere di birra con una cannuccia mi apparve come un grave peccato ; dicono che ci si ubriaca, e io non l'avevo mai provato. Oppure, un'idea che avevo in mente da tempo, seguire passo dopo passo uno sconosciuto per vedere che combina, come si guadagna il pane e come trascorre la giornata. Oggi avrei potuto sedermi su una panchina dello Stadpark, in cerca di qualche avventura o spaventare una ragazza con una folle storia inventata... tutto questo mi passò per la testa, tutto questo ieri avrei ancora potuto farlo, cose insignificanti, certo, ridicole, ma era la libertà. E mi resi conto di quanto, nonostante tutta la mia povertà, fossi ricco, perché ero padrone del mio tempo. "

    Passo passo e sotto diversi punti di vista, nella Vienna dei primi del Novecento, seguiamo il racconto di vita di 12 ore dello studente e precettore Stanislaus Demba.
    Con gli occhi di chi lo incontra osserviamo i suoi comportamenti bizzarri e misteriosi, in un crescendo di curiosità e adrenalina.
    Ritmo e scrittura sono incantevoli e tante sono le considerazioni più intime che mi ha suscitato la lettura del racconto, soprattutto verso il finale.
    Merita tantissimo e ringrazio la mia dolce vicina anobiana, ama, del suggerimento.

    ha scritto il 

  • 4

    Una parabola a forma di pallottola

    Grande racconto dove l'eleganza della scrittura tornita, accurata, leggermente rétro si sposa con il ritmo moderno del suspense. Messo di fronte ad una scadenza 12 ore (seguendo l' unità di tempo del ...continua

    Grande racconto dove l'eleganza della scrittura tornita, accurata, leggermente rétro si sposa con il ritmo moderno del suspense. Messo di fronte ad una scadenza 12 ore (seguendo l' unità di tempo del teatro classico che coglie il protagonista al momento culminante della sua crisi) il disperato Stanislau Demba si agita per liberarsi da una condizione nella quale sprofonda sempre di più, ad ogni tentativo, con una scansione metronomica di fatti, incontri, personaggi, siparietti, situazioni perfettamente incastrate nello loro svolgersi dove incontriamo una bella varietà umana dal commerciante generoso, al pensatore distratto, al giocatore accanito, in una successione sempre rinnovata.
    Così, il lettore dapprima è sgomento, chiedendosi che diavolo avrà mai quell'uomo dal comportamento strambo, poi, dopo una sequenza di indizi, Perutz svela lo stretto necessario per poter continuare a trascinarci, insonni, da un capitolo all'altro, perché non possiamo aspettare oltre, vogliamo sapere, vogliamo capire, e, quando capiremo, sarà ancora una sorpresa...
    Vi è ,sì, sentore di Kafka nelle torbide atmosfere, vi è l'assurdo, quello che non ci fa sorridere, quello di alcuni dialoghi beckettiani, vi è l'impotenza, vi è un bel briciolo dell'ironia mittleeuropea, vi è la maestria di un Edgar Allan Poe, e mettiamoci anche la concezione dell’amore alla Proust, quello che dopo i tormenti della gelosia e le pazzie della passione, al risveglio dall’ubriacatura d’amore, ci fa dire: “ non era nemmeno il mio genere…”,un cocktail davvero prezioso.
    Nulla si può svelare di questo testo ai futuri lettori, sarebbe un crimine; ma se è una parabola, allora, quale miglior immagine di privazione della libertà?

    Grazie, Gil, per il commento che mi ha fatto scoprire Perutz!

    ha scritto il 

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