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Dalle nove alle nove

Di

Editore: Adelphi

3.9
(203)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8845918033 | Isbn-13: 9788845918032 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Marco Consolati

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Che cosa nasconde il bizzarro e concitato comportamento di Stanislaus Demba nelle dodici ore di una fatale giornata di inizio secolo? Quale colpa, quale paura lo mette in fuga attraverso le stazioni di un itinerario tormentoso e funambolico per le strade di Vienna? Fra i nove rintocchi del mattino e i nove battuti dalla campana della sera si consuma l'odissea dell'uomo braccato nel labirinto della città e delle proprie paure. "Dalle nove alle nove" è stato pubblicato per la prima volta nel 1918.
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  • 4

    Ho finalmente incontrato Leo Perutz

    L’ho conosciuto come un intrattenitore, ma di quelli che sanno il fatto loro.

    Attraverso il personaggio del giovane, impulsivo, e assai antipatico Stanislaus Demba mi sono lasciata condurre per le strade di Vienna in una giornata qualunque, dalle 9 di mattina alle 9 di sera.
    Volutame ...continua

    L’ho conosciuto come un intrattenitore, ma di quelli che sanno il fatto loro.

    Attraverso il personaggio del giovane, impulsivo, e assai antipatico Stanislaus Demba mi sono lasciata condurre per le strade di Vienna in una giornata qualunque, dalle 9 di mattina alle 9 di sera.
    Volutamente senza pormi troppe domande, gli ho permesso prima di disorientarmi, di divertirsi con la mia curiosità, per poi trascinarmi abilmente in un crescendo di situazioni sempre più surreali, come fossero schizzi di un pittore espressionista che sembrano confondersi in un grosso pasticcio, fino a che…

    Purtroppo non posso dire di più della trama di questo libro senza incorrere in spiacevoli spoileraggi…
    Ci tengo però a dire che questo libro mi è piaciuto, molto, ed in particolare mi è piaciuta la sua struttura.
    Costruito con abilità e precisione da giocoliere, dall’inizio alla fine, cosparso qua e là di riferimenti e “indizi”, che quando l’ho finito, il libro, già ne pregustavo una futura rilettura.

    ha scritto il 

  • 4

    La realtà attraverso la lente dell'angoscia

    Sebbene scritto in terza persona, piccoli dettagli, all’inizio insignificanti, poi sempre più macroscopici, ci avvertono che in realtà la Vienna belle epoque e i personaggi che la popolano di cui leggiamo, sono emanazioni della mente di Stanie Demba, studente alla disperata ricerca del denaro con ...continua

    Sebbene scritto in terza persona, piccoli dettagli, all’inizio insignificanti, poi sempre più macroscopici, ci avvertono che in realtà la Vienna belle epoque e i personaggi che la popolano di cui leggiamo, sono emanazioni della mente di Stanie Demba, studente alla disperata ricerca del denaro con il quale immagina di “ricomprare” l’interesse della fidanzata perduta, offrendole il viaggio che lei ha sempre sognato. E la disperazione deforma la realtà, rendendola nemica, ostile, crudelmente e ostinatamente contraria ai propri desideri.
    L’umanità varia che popola il romanzo è appena tratteggiata, in quadretti deliziosi ma psicologicamente superficiali, specchio del narcisismo di Stanie che tutto trasforma in funzione del proprio bisogno. Più mi addentravo nella lettura e nella spirale di sfortuna che circonda la giornata di Stanie, più mi tornava in mente il film di Scorsese “After Hours”, che si svolge anch’esso “dalle nove alle nove” ma in notturna.
    Certo Scorsese è maestro di suspense, laddove Perutz tende ad annoiare un po’ con gli esiti sempre più scontati dei tentativi di Stanie. Ma Perutz si rifà grazie alla Vienna belle epoque che batte la New York degli anni ’80 almeno due a zero.

    ha scritto il 

  • 4

    Quattro stelle per l'idea che sottende al titolo e per la scrittura con la sua capacità di destare curiosità e, in certi momenti, quasi irritazione nei confronti del protagonista e della sua immatura giovinezza. Istintivamente l'ho associato a La leggenda del santo bevitore di Roth. Oltre ...continua

    Quattro stelle per l'idea che sottende al titolo e per la scrittura con la sua capacità di destare curiosità e, in certi momenti, quasi irritazione nei confronti del protagonista e della sua immatura giovinezza. Istintivamente l'ho associato a La leggenda del santo bevitore di Roth. Oltre a questo, non m'è rimasto molto altro.

    ha scritto il 

  • 5

    Che sollievo togliersi le scarpe e stravaccarsi sul divano dopo dodici ore di frenetico girovagare per la città......
    ma con Leo andrei in capo al mondo.
    FATICOSAMENTE PERFETTO!!

    ha scritto il 

  • 3

    I punti a favore di questo libro: è ben scritto, e ha la giusta dose di suspance. Racconta la giornata (dalle nove di mattina alle nove di sera) di Stanislau Dembra, Vienna. Conoscendo la trama, si leggono i primi capitoli con un po’ di disappunto, pensando che sarebbe molto meglio non conoscere ...continua

    I punti a favore di questo libro: è ben scritto, e ha la giusta dose di suspance. Racconta la giornata (dalle nove di mattina alle nove di sera) di Stanislau Dembra, Vienna. Conoscendo la trama, si leggono i primi capitoli con un po’ di disappunto, pensando che sarebbe molto meglio non conoscere nulla per apprezzare maggiormente la storia. Ma dopo poco non è più come si credeva…e i colpi di scena non mancano.
    A sfavore c’è un personaggio (per me) antipatico, a volte dalle reazioni improbabili.

    ha scritto il 

  • 5

    Sorprendente e beffardo

    Vienna, inizio Novecento. Muovendoci tra negozi, panchine del parco, bar, seguiamo per dodici ore le vicende (assurde, tragicomiche, grottesche) di Stanislaus Demba, uno studente dal comportamento molto strano: cosa si nasconde dietro le sue stramberie?
    Dapprima prevale la curiosità, che po ...continua

    Vienna, inizio Novecento. Muovendoci tra negozi, panchine del parco, bar, seguiamo per dodici ore le vicende (assurde, tragicomiche, grottesche) di Stanislaus Demba, uno studente dal comportamento molto strano: cosa si nasconde dietro le sue stramberie?
    Dapprima prevale la curiosità, che poi – nel crescendo incalzante della narrazione – si trasforma in impaziente agitazione; e quando a un certo punto il mistero si chiarisce e scopriamo la causa del suo comportamento, allora assistiamo, con una vaga sensazione di impotenza, al progressivo sgretolarsi di amori, amicizie e della stessa sua identità in un finale sorprendente e beffardo.

    Dice Marino Freschi nella Prefazione a un altro romanzo di Perutz, La neve di San Pietro:

    "Perutz ha elaborato paradigmi di insicurezza, ha sviluppato sapientemente modelli di probabilità, ha rappresentato sistemi di destrutturazione della realtà, ha reso meno perentoria e ottusa la certezza dei dati di fatto, troppo ottusamente accettati e ha anche fornito difese minute per la guerriglia quotidiana".

    ha scritto il 

  • 3

    Cosa può mai lasciare un libro così ad una lettrice come me? senso di affanno (la giornata di Stanislaus sembra durare il doppio da quanto lui sia di corsa), sensazione di impotenza (come si può raggiungere i proprio obbiettivi senza.. mani?)consapevolezza di una voglia di riscatto (lotta per Son ...continua

    Cosa può mai lasciare un libro così ad una lettrice come me? senso di affanno (la giornata di Stanislaus sembra durare il doppio da quanto lui sia di corsa), sensazione di impotenza (come si può raggiungere i proprio obbiettivi senza.. mani?)consapevolezza di una voglia di riscatto (lotta per Sonia o per dimostrare a se stesso che può farcela?)... sicuramente non è una lettura banale.

    ha scritto il 

  • 4

    “Con le mani sbucci le cipolle…. Con le mani tu puoi dire di sì….”

    Mi si scusi la blasfemia dell’accoppiamento di Perutz con la canzone di Zucchero, ma nel corso della lettura quante volte ho riflettuto sull’importanza dell’uso delle mani per gli esseri umani; senza che ce ne rendiamo conto, la nostra esistenza si svolge “normalmente” attraverso la manualità, pe ...continua

    Mi si scusi la blasfemia dell’accoppiamento di Perutz con la canzone di Zucchero, ma nel corso della lettura quante volte ho riflettuto sull’importanza dell’uso delle mani per gli esseri umani; senza che ce ne rendiamo conto, la nostra esistenza si svolge “normalmente” attraverso la manualità, per mangiare, per bere, per pregare, per salutare, per vestirsi, per lavorare, per accarezzare il nostro amore…. Eppure Stanislaus Demba, studente di lettere viennese, senza un soldo e con il solo desiderio di trascorrere una vacanza a Venezia con Sonia, che invece lo preferisce ad un altro più ricco di lui che le paga il viaggio (disinteressata la ragazza!), nelle sue disavventure tragicomiche di una giornata in giro per la città alla ricerca del denaro per il viaggio, piene di malintesi e fraintendimenti esilaranti ma dall’esito drammatico, ha capito una cosa: “Per entrare in possesso di denaro non servono le mani!”
    Chi ci aveva mai pensato? Una sola attività, quella più pragmatica ma anche quella che da semplice attività per la sopravvivenza si può trasforma in un’avida scalata al successo con aspetti anche patologici, quell’attività che contraddistingue l’uomo sia quale onesto lavoratore sia come criminale, è l’unica attività per la quale non sono necessarie le mani, rivelandosi quella meno “umana” e più artificiosa che vi sia.
    Ci sono altri aspetti che emergono da questo libro davvero incantevole, frizzante e malinconico insieme, con un epilogo tragico e bellissimo che sempre riguarda le mani di Stanislaus Demba, e in verità la vita e la morte di ogni essere umano. Non posso esimermi dal consigliarne la lettura, credetemi.

    http://www.youtube.com/watch?v=I6HnHNtCY8o

    ha scritto il 

  • 3

    la trovata del libro è stata ripresa molte volte e quindi potrebbe apparire banale, ma uno dei pregi è che il libro non si basa sulla trovata, è bello anche senza. parte tragicomico ma a un tratto diventa inaspettatamente cupo, come un sogno d'angoscia. però c'è una lentezza, un indugio che potre ...continua

    la trovata del libro è stata ripresa molte volte e quindi potrebbe apparire banale, ma uno dei pregi è che il libro non si basa sulla trovata, è bello anche senza. parte tragicomico ma a un tratto diventa inaspettatamente cupo, come un sogno d'angoscia. però c'è una lentezza, un indugio che potrebbe dipendere dal fatto che è stato inizialmente pubblicato a puntate su un giornale: i venti capitoli sembrano tirati un po' per le lunghe, o ripetono la stessa struttura. riguardo a perutz, dopo aver letto 4 o 5 libri sono ancora in dubbio: in tutti c'è del bello e di sicuro sono scritti meglio (e con più abilità e consapevolezza) di tanti altri, ma c'è anche una pedanteria, una specie di puerilità che mi trattiene da un giudizio entusiastico.

    (scarsa l'edizione, con diversi errori)

    ha scritto il 

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