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Dalle nove alle nove

Di

Editore: Adelphi

3.8
(191)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8845918033 | Isbn-13: 9788845918032 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Marco Consolati

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Che cosa nasconde il bizzarro e concitato comportamento di Stanislaus Demba nelle dodici ore di una fatale giornata di inizio secolo? Quale colpa, quale paura lo mette in fuga attraverso le stazioni di un itinerario tormentoso e funambolico per le strade di Vienna? Fra i nove rintocchi del mattino e i nove battuti dalla campana della sera si consuma l'odissea dell'uomo braccato nel labirinto della città e delle proprie paure. "Dalle nove alle nove" è stato pubblicato per la prima volta nel 1918.
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  • 5

    Che sollievo togliersi le scarpe e stravaccarsi sul divano dopo dodici ore di frenetico girovagare per la città...... ma con Leo andrei in capo al mondo. FATICOSAMENTE PERFETTO!!

    ha scritto il 

  • 3

    I punti a favore di questo libro: è ben scritto, e ha la giusta dose di suspance. Racconta la giornata (dalle nove di mattina alle nove di sera) di Stanislau Dembra, Vienna. Conoscendo la trama, si leggono i primi capitoli con un po’ di disappunto, pensando che sarebbe molto meglio non conoscere ...continua

    I punti a favore di questo libro: è ben scritto, e ha la giusta dose di suspance. Racconta la giornata (dalle nove di mattina alle nove di sera) di Stanislau Dembra, Vienna. Conoscendo la trama, si leggono i primi capitoli con un po’ di disappunto, pensando che sarebbe molto meglio non conoscere nulla per apprezzare maggiormente la storia. Ma dopo poco non è più come si credeva…e i colpi di scena non mancano. A sfavore c’è un personaggio (per me) antipatico, a volte dalle reazioni improbabili.

    ha scritto il 

  • 5

    Sorprendente e beffardo

    Vienna, inizio Novecento. Muovendoci tra negozi, panchine del parco, bar, seguiamo per dodici ore le vicende (assurde, tragicomiche, grottesche) di Stanislaus Demba, uno studente dal comportamento molto strano: cosa si nasconde dietro le sue stramberie?
    Dapprima prevale la curiosità, che poi – ne ...continua

    Vienna, inizio Novecento. Muovendoci tra negozi, panchine del parco, bar, seguiamo per dodici ore le vicende (assurde, tragicomiche, grottesche) di Stanislaus Demba, uno studente dal comportamento molto strano: cosa si nasconde dietro le sue stramberie? Dapprima prevale la curiosità, che poi – nel crescendo incalzante della narrazione – si trasforma in impaziente agitazione; e quando a un certo punto il mistero si chiarisce e scopriamo la causa del suo comportamento, allora assistiamo, con una vaga sensazione di impotenza, al progressivo sgretolarsi di amori, amicizie e della stessa sua identità in un finale sorprendente e beffardo.

    Dice Marino Freschi nella Prefazione a un altro romanzo di Perutz, La neve di San Pietro:

    "Perutz ha elaborato paradigmi di insicurezza, ha sviluppato sapientemente modelli di probabilità, ha rappresentato sistemi di destrutturazione della realtà, ha reso meno perentoria e ottusa la certezza dei dati di fatto, troppo ottusamente accettati e ha anche fornito difese minute per la guerriglia quotidiana".

    ha scritto il 

  • 3

    Cosa può mai lasciare un libro così ad una lettrice come me? senso di affanno (la giornata di Stanislaus sembra durare il doppio da quanto lui sia di corsa), sensazione di impotenza (come si può raggiungere i proprio obbiettivi senza.. mani?)consapevolezza di una voglia di riscatto (lotta per Son ...continua

    Cosa può mai lasciare un libro così ad una lettrice come me? senso di affanno (la giornata di Stanislaus sembra durare il doppio da quanto lui sia di corsa), sensazione di impotenza (come si può raggiungere i proprio obbiettivi senza.. mani?)consapevolezza di una voglia di riscatto (lotta per Sonia o per dimostrare a se stesso che può farcela?)... sicuramente non è una lettura banale.

    ha scritto il 

  • 4

    “Con le mani sbucci le cipolle…. Con le mani tu puoi dire di sì….”

    Mi si scusi la blasfemia dell’accoppiamento di Perutz con la canzone di Zucchero, ma nel corso della lettura quante volte ho riflettuto sull’importanza dell’uso delle mani per gli esseri umani; senza che ce ne rendiamo conto, la nostra esistenza si svolge “normalmente” attraverso la manualità, pe ...continua

    Mi si scusi la blasfemia dell’accoppiamento di Perutz con la canzone di Zucchero, ma nel corso della lettura quante volte ho riflettuto sull’importanza dell’uso delle mani per gli esseri umani; senza che ce ne rendiamo conto, la nostra esistenza si svolge “normalmente” attraverso la manualità, per mangiare, per bere, per pregare, per salutare, per vestirsi, per lavorare, per accarezzare il nostro amore…. Eppure Stanislaus Demba, studente di lettere viennese, senza un soldo e con il solo desiderio di trascorrere una vacanza a Venezia con Sonia, che invece lo preferisce ad un altro più ricco di lui che le paga il viaggio (disinteressata la ragazza!), nelle sue disavventure tragicomiche di una giornata in giro per la città alla ricerca del denaro per il viaggio, piene di malintesi e fraintendimenti esilaranti ma dall’esito drammatico, ha capito una cosa: “Per entrare in possesso di denaro non servono le mani!” Chi ci aveva mai pensato? Una sola attività, quella più pragmatica ma anche quella che da semplice attività per la sopravvivenza si può trasforma in un’avida scalata al successo con aspetti anche patologici, quell’attività che contraddistingue l’uomo sia quale onesto lavoratore sia come criminale, è l’unica attività per la quale non sono necessarie le mani, rivelandosi quella meno “umana” e più artificiosa che vi sia. Ci sono altri aspetti che emergono da questo libro davvero incantevole, frizzante e malinconico insieme, con un epilogo tragico e bellissimo che sempre riguarda le mani di Stanislaus Demba, e in verità la vita e la morte di ogni essere umano. Non posso esimermi dal consigliarne la lettura, credetemi.

    http://www.youtube.com/watch?v=I6HnHNtCY8o

    ha scritto il 

  • 3

    la trovata del libro è stata ripresa molte volte e quindi potrebbe apparire banale, ma uno dei pregi è che il libro non si basa sulla trovata, è bello anche senza. parte tragicomico ma a un tratto diventa inaspettatamente cupo, come un sogno d'angoscia. però c'è una lentezza, un indugio che potre ...continua

    la trovata del libro è stata ripresa molte volte e quindi potrebbe apparire banale, ma uno dei pregi è che il libro non si basa sulla trovata, è bello anche senza. parte tragicomico ma a un tratto diventa inaspettatamente cupo, come un sogno d'angoscia. però c'è una lentezza, un indugio che potrebbe dipendere dal fatto che è stato inizialmente pubblicato a puntate su un giornale: i venti capitoli sembrano tirati un po' per le lunghe, o ripetono la stessa struttura. riguardo a perutz, dopo aver letto 4 o 5 libri sono ancora in dubbio: in tutti c'è del bello e di sicuro sono scritti meglio (e con più abilità e consapevolezza) di tanti altri, ma c'è anche una pedanteria, una specie di puerilità che mi trattiene da un giudizio entusiastico.

    (scarsa l'edizione, con diversi errori)

    ha scritto il 

  • 4

    Stanislaus Demba, il protagonista di quest'altra perla di Leo Perutz, è un gran bel personaggio, un po' kafkiano e irresistibilmente tragicomico. Dalle nove alle nove di un fatidico giorno riesce a combinarne di cotte e di crude, e noi lettori ne seguiamo i movimenti con una tensione crescente. I ...continua

    Stanislaus Demba, il protagonista di quest'altra perla di Leo Perutz, è un gran bel personaggio, un po' kafkiano e irresistibilmente tragicomico. Dalle nove alle nove di un fatidico giorno riesce a combinarne di cotte e di crude, e noi lettori ne seguiamo i movimenti con una tensione crescente. In effetti questo libro mette in affanno: su e giù per le vie di Vienna, per "scalinate, attraverso stanze e spelonche", nei bar, negli uffici, dai pizzicagnoli... sempre di corsa, seguendo i battiti dell'orologio e quelli, sempre più accelerati, del proprio cuore. Sentirsi braccati! E' un po' come in certi incubi, quando si cerca disperatamente di uscire da un labirinto in cui una serie di mosse sbagliate ci ha rinchiusi, ma non si riesce ad "alzare un dito". La tensione perciò aumenta pagina dopo pagina, e anche il nostro coinvolgimento emotivo, fino al colpo di scena finale. Perutz è talmente bravo in questo giochino che è riuscito ad affascinare anche un maestro del genere come Alfred Hitchcock.

    ha scritto il 

  • 3

    Stile molto piacevole e scorrevole. La storia invece mi ha piuttosto annoiato. Dopo aver letto il riassunto in quarta mi aspettavo un altro tipo di storia. Ci ho messo un sacco di tempo a finirlo, preferendovi altre letture.

    ha scritto il