Dalle nove alle nove

Di

Editore: Adelphi

3.9
(226)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8845918033 | Isbn-13: 9788845918032 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Marco Consolati

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Che cosa nasconde il bizzarro e concitato comportamento di Stanislaus Demba nelle dodici ore di una fatale giornata di inizio secolo? Quale colpa, quale paura lo mette in fuga attraverso le stazioni di un itinerario tormentoso e funambolico per le strade di Vienna? Fra i nove rintocchi del mattino e i nove battuti dalla campana della sera si consuma l'odissea dell'uomo braccato nel labirinto della città e delle proprie paure. "Dalle nove alle nove" è stato pubblicato per la prima volta nel 1918.
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  • 4

    Originale

    Non avevo mai letto nulla di Leo Perutz e questo libro mi è stato prestato, dicendomi che era la storia di una giornata di un uomo e che aveva un finale sorprendente.
    Mi ci sono avvicinata, quindi, co ...continua

    Non avevo mai letto nulla di Leo Perutz e questo libro mi è stato prestato, dicendomi che era la storia di una giornata di un uomo e che aveva un finale sorprendente.
    Mi ci sono avvicinata, quindi, con curiosità e pregustando la lettura promessa.
    Il protagonista è Stanislaus Demba, uno studente innamorato di una ragazza che non lo vuole più e che sta per partire in viaggio con un...

    (il seguito qui:)
    https://morenafanti.wordpress.com/2016/02/05/dalle-nove-alle-nove-leo-perutz/

    ha scritto il 

  • 4

    "Una donna non dovrebbe frequentare i caffè.
    Per incontrare una donna, uno deve salire quattro rampe di scale e suonare col batticuore alla sua porta. Inoltre, non dovrà trovarla in casa, dovrà essere ...continua

    "Una donna non dovrebbe frequentare i caffè.
    Per incontrare una donna, uno deve salire quattro rampe di scale e suonare col batticuore alla sua porta. Inoltre, non dovrà trovarla in casa, dovrà essere venuto per niente. Quando poi, deluso, ridiscenderà, si renderà conto di amarla. Ma la donna che, ogni qualvolta si abbia desiderio di vederla, si fa trovare al caffè, immancabile come il Simplizissimus o il Tagblatt, perde di valore e diventa consuetudine. "

    Non è sicuramente questo una considerazione saliente del romanzo, ma la me di questi tempi ne è rimasta intenerita.
    Più significativo è invece questo passaggio :
    "In quell'istante mi balenarono in testa progetti che per anni m'ero tenuto dentro e che mai avevo realizzati. Cose senza senso né importanza : il non avere ancora mai bevuto un bicchiere di birra con una cannuccia mi apparve come un grave peccato ; dicono che ci si ubriaca, e io non l'avevo mai provato. Oppure, un'idea che avevo in mente da tempo, seguire passo dopo passo uno sconosciuto per vedere che combina, come si guadagna il pane e come trascorre la giornata. Oggi avrei potuto sedermi su una panchina dello Stadpark, in cerca di qualche avventura o spaventare una ragazza con una folle storia inventata... tutto questo mi passò per la testa, tutto questo ieri avrei ancora potuto farlo, cose insignificanti, certo, ridicole, ma era la libertà. E mi resi conto di quanto, nonostante tutta la mia povertà, fossi ricco, perché ero padrone del mio tempo. "

    Passo passo e sotto diversi punti di vista, nella Vienna dei primi del Novecento, seguiamo il racconto di vita di 12 ore dello studente e precettore Stanislaus Demba.
    Con gli occhi di chi lo incontra osserviamo i suoi comportamenti bizzarri e misteriosi, in un crescendo di curiosità e adrenalina.
    Ritmo e scrittura sono incantevoli e tante sono le considerazioni più intime che mi ha suscitato la lettura del racconto, soprattutto verso il finale.
    Merita tantissimo e ringrazio la mia dolce vicina anobiana, ama, del suggerimento.

    ha scritto il 

  • 4

    Una parabola a forma di pallottola

    Grande racconto dove l'eleganza della scrittura tornita, accurata, leggermente rétro si sposa con il ritmo moderno del suspense. Messo di fronte ad una scadenza 12 ore (seguendo l' unità di tempo del ...continua

    Grande racconto dove l'eleganza della scrittura tornita, accurata, leggermente rétro si sposa con il ritmo moderno del suspense. Messo di fronte ad una scadenza 12 ore (seguendo l' unità di tempo del teatro classico che coglie il protagonista al momento culminante della sua crisi) il disperato Stanislau Demba si agita per liberarsi da una condizione nella quale sprofonda sempre di più, ad ogni tentativo, con una scansione metronomica di fatti, incontri, personaggi, siparietti, situazioni perfettamente incastrate nello loro svolgersi dove incontriamo una bella varietà umana dal commerciante generoso, al pensatore distratto, al giocatore accanito, in una successione sempre rinnovata.
    Così, il lettore dapprima è sgomento, chiedendosi che diavolo avrà mai quell'uomo dal comportamento strambo, poi, dopo una sequenza di indizi, Perutz svela lo stretto necessario per poter continuare a trascinarci, insonni, da un capitolo all'altro, perché non possiamo aspettare oltre, vogliamo sapere, vogliamo capire, e, quando capiremo, sarà ancora una sorpresa...
    Vi è ,sì, sentore di Kafka nelle torbide atmosfere, vi è l'assurdo, quello che non ci fa sorridere, quello di alcuni dialoghi beckettiani, vi è l'impotenza, vi è un bel briciolo dell'ironia mittleeuropea, vi è la maestria di un Edgar Allan Poe, e mettiamoci anche la concezione dell’amore alla Proust, quello che dopo i tormenti della gelosia e le pazzie della passione, al risveglio dall’ubriacatura d’amore, ci fa dire: “ non era nemmeno il mio genere…”,un cocktail davvero prezioso.
    Nulla si può svelare di questo testo ai futuri lettori, sarebbe un crimine; ma se è una parabola, allora, quale miglior immagine di privazione della libertà?

    Grazie, Gil, per il commento che mi ha fatto scoprire Perutz!

    ha scritto il 

  • 4

    E' un maestro nel costruire incastri Perutz. Incastri narrativi micidiali. Ci si trova impelagati dentro meccanismi inesorabili che scattano uno dietro l'altro. Si girano le pagine quasi con la lun ...continua

    E' un maestro nel costruire incastri Perutz. Incastri narrativi micidiali. Ci si trova impelagati dentro meccanismi inesorabili che scattano uno dietro l'altro. Si girano le pagine quasi con la lunghezza del respiro dimezzata, come si tentasse di girare la manopola di una bombola d'ossigeno o la maniglia di una finestra per far entrare aria nei polmoni. È tutto logico. Tutto chiaro. Eppure è tutto surreale, tutto un po' pazzesco. E un modo per uscirne non si vede. Chi ha parlato di una miscela tra Borges e Kafka avrà anche esagerato, ma ha reso bene l'idea.

    Il ritmo del racconto poi tende a non lasciare lo spazio mentale che serve per decidere di fermarsi a decifrare simboli, significati, metafore di cui pure il testo è zeppo. Forse neppure per decidere se il protagonista è un cretino, un pazzo o semplicemente un uomo che non riesce a trovare una maniera per usare il suo libero arbitrio che gli consenta di rientrare in sincrono col mondo, di ritrovare un ruolo dignitoso, di cavarne un profitto.

    Pochi autori sono riusciti a rendere così bene nello stile e nella trama il sentimento di sconcerto, di sbandamento, di lucida e disperata impotenza degli uomini del finis Austriae, dell'età del trapasso dall'impero asburgico al mondo che uscirà dalla prima grande guerra. Lo stesso sentimento che portò al suicidio Zweig, tanto per fare un altro rimando.

    Solo alla fine quando gli enigmi si sciolgono e si esce dalla lettura, all'aria aperta, si riesce a realizzare che gli incastri di cui parla hanno un valore universale, che somigliano tanto a quelli in cui ad un certo punto della vita, per una combinazione di impulsi, scelte, circostanze e casualità ci troviamo tutti costretti. Che la libertà a cui pensavamo di essere arrivati è in realtà solo un miraggio.

    ha scritto il 

  • 5

    Vicende rocambolesche, ai limiti della schizofrenia, costituiscono il fulcro di questo piccolo capolavoro. Nelle dodici ore riportate dal titolo, in una tensione altamente palpabile e coinvolgente, D ...continua

    Vicende rocambolesche, ai limiti della schizofrenia, costituiscono il fulcro di questo piccolo capolavoro. Nelle dodici ore riportate dal titolo, in una tensione altamente palpabile e coinvolgente, Demba, il protagonista sembra compiere azioni illogiche , compulsive che lasciano sorpresi, magari anche impauriti, i personaggi che gli stanno intorno ma, anche e soprattutto, il lettore. Braccato, angosciato Demba si agita nei grovigli della vita e della città, in mezzo alle sue paure e alle sue frustrazioni, consapevole di avere un animo nobile ma di essere un emarginato di quella società viennese del primo Novecento, tutta presa dal culto del soldi e dell’apparenza. Il protagonista, quasi in simbiosi con l’autore, posa il suo sguardo, amaro e ironico sui vari personaggi, sul vanificarsi delle sue azioni e sul dissolversi di ogni certezza: amore, amicizia, individualità. Attraverso un ritmo incalzante e coinvolgente e un impianto narrativo perfetto si giunge ad un finale certamente inaspettato.

    ha scritto il 

  • 3

    Sì che mi è piaciuto. No che non è bello.
    La coerenza qui difetta perché il racconto è costruito intorno a un'idea notevole e originale (che costituisce la sua forza) ma la storia è proprio brutta. Il ...continua

    Sì che mi è piaciuto. No che non è bello.
    La coerenza qui difetta perché il racconto è costruito intorno a un'idea notevole e originale (che costituisce la sua forza) ma la storia è proprio brutta. Il personaggio fa perdere la pazienza. Si comporta come uno dei Cesaroni, (non vorrei che sembrasse che me la tiro con le citazioni dotte) i quali rendono assurde e complicate situazioni che si potrebbero risolvere in modo molto semplice. Riesce impossibile immedesimarsi e questo è un guaio in un racconto. Riesco a immedesimarmi totalmente persino coi personaggi di Piperno, che sono delle vere merde. Qui, non ci riesco proprio, perché Demba è troppo coglione.
    Però, alla fine si scopre che non è affatto così. C'era un perché. Si palesa l'idea di cui parlavo all'inizio. Allora perché non fare marcia indietro e rivedere il proprio giudizio? Perché il gioco è durato troppo e il sentimento anti Demba ormai è bello e consolidato. Sarebbe come ricredersi su Renzi, la Boschi e pensar bene del PD. Non so voi. A me pare impossibile.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo perfetto con un grande Perutz che accompagna il lettore pagina dopo pagina con richiami a un mondo che stava facendo della psicanalisi il suo essere nella cornice di Vienna alle soglie del g ...continua

    Romanzo perfetto con un grande Perutz che accompagna il lettore pagina dopo pagina con richiami a un mondo che stava facendo della psicanalisi il suo essere nella cornice di Vienna alle soglie del grande dramma. Imperdibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Mette un po' di ansia, confesso che ho sbirciato le ultime pagine......dopodiché l'ho gustato molto di più! Completamente diverso da "Di notte sotto un ponte di pietra " ma comunque molto molto bello. ...continua

    Mette un po' di ansia, confesso che ho sbirciato le ultime pagine......dopodiché l'ho gustato molto di più! Completamente diverso da "Di notte sotto un ponte di pietra " ma comunque molto molto bello. Ancora di più per me che conosco e adoro Vienna.

    ha scritto il 

  • 5

    Vienna, inizio Novecento. Muovendoci tra negozi, panchine del parco e bar, assistiamo per dodici ore alle vicende (assurde, tragicomiche, grottesche) di Stanislaus Demba, uno studente dai comportament ...continua

    Vienna, inizio Novecento. Muovendoci tra negozi, panchine del parco e bar, assistiamo per dodici ore alle vicende (assurde, tragicomiche, grottesche) di Stanislaus Demba, uno studente dai comportamenti sospetti: cosa si nasconde dietro le sue stramberie?
    Dapprima prevale la curiosità, che poi – nel crescendo incalzante della narrazione – diventa impaziente agitazione. E quando a un certo punto il mistero si chiarisce e scopriamo la causa del suo comportamento, allora assistiamo, con una vaga sensazione di impotenza, al progressivo sgretolarsi di amori, amicizie e della stessa sua identità in un finale sorprendente e beffardo.

    Peccato che Perutz sia uno scrittore poco conosciuto. Meriterebbe maggior fortuna.

    ha scritto il 

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