Dalle nove alle nove

Di

Editore: Adelphi

3.9
(267)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8845918033 | Isbn-13: 9788845918032 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Marco Consolati

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Che cosa nasconde il bizzarro e concitato comportamento di Stanislaus Demba nelle dodici ore di una fatale giornata di inizio secolo? Quale colpa, quale paura lo mette in fuga attraverso le stazioni di un itinerario tormentoso e funambolico per le strade di Vienna? Fra i nove rintocchi del mattino e i nove battuti dalla campana della sera si consuma l'odissea dell'uomo braccato nel labirinto della città e delle proprie paure. "Dalle nove alle nove" è stato pubblicato per la prima volta nel 1918.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un travaglio di dodici ore

    Opera non semplicissima da inquadrare, su molti livelli.
    Opera ricca di spunti di riflessione, su molti livelli.

    Dodici travagliate ore di Stanislaus Demba, impegnato nell'impossibile compito di trova ...continua

    Opera non semplicissima da inquadrare, su molti livelli.
    Opera ricca di spunti di riflessione, su molti livelli.

    Dodici travagliate ore di Stanislaus Demba, impegnato nell'impossibile compito di trovare il denaro sufficiente a riconquistare ( non tanto per amore, quanto per principio ) la donna appena "persa".

    Dodici travagliate ore in cui il protagonista - e possibilmente il lettore con lui - comprende come la libertà sia basata su piccoli, insignificanti dettagli dell'esistenza che si tende a dare per scontati. Un cambiamento, anche il più piccolo, può segnare l'andamento di una giornata, ma anche di una intera vita. [ da questo punto di vista, a seconda della propria personale biografia, il lettore potrebbe sentirsi più o meno toccato... ]

    Interessante anche la gestione assai moderna dello svolgersi della trama: Perutz parte da una situazione anomala di cui ben presto il lettore capisce la causa immediata ( ben presto si giunge alla conclusione che il protagonista è ammanettato ), per risalire poco alla volta alle origini della stessa. Fino ad un colpo di scena finale che idealmente mi ha ricordato - eresia! - i migliori film di Nolan o Shyamalan.

    ha scritto il 

  • 5

    RILETTO!! MA SEMPRE................

    Che sollievo togliersi le scarpe e stravaccarsi sul divano dopo dodici ore di frenetico girovagare per la città......
    ma con Leo andrei in capo al mondo.
    FATICOSAMENTE PERFETTO!!

    ha scritto il 

  • 4

    Gran finale

    Comincia come uno slapstick show. Prosegue come una fuga folle e concitata. Piu’ volte mi sono chiesta dove volesse andare a parare e se fosse un libro che potesse piacere e suscitare entusiasmo.
    Il f ...continua

    Comincia come uno slapstick show. Prosegue come una fuga folle e concitata. Piu’ volte mi sono chiesta dove volesse andare a parare e se fosse un libro che potesse piacere e suscitare entusiasmo.
    Il finale e’ una rivelazione che toglie ogni condizionalita’.

    ha scritto il 

  • 3

    Stanislaus Demba ha un problema e 12 ore per risolverlo.

    Mettiamo che il nostro eroe ha uno scopo da raggiungere. Mettiamo che deve raggiungerlo in 12 ore. Mettiamo che ha anche un impedimento....
    Semplici presupposti che mettono in moto il romanzo vincolan ...continua

    Mettiamo che il nostro eroe ha uno scopo da raggiungere. Mettiamo che deve raggiungerlo in 12 ore. Mettiamo che ha anche un impedimento....
    Semplici presupposti che mettono in moto il romanzo vincolando autore e personaggio ad una sequela di microavventure tragicomiche pur di restare nelle regole del gioco. Un divertissement quasi alla Raymond Roussel ma con un sottofondo di angoscia, un' odissea di dodici ore su e giù per Vienna durante la quale il nostro Demba, novello Houdini, tenta di fuggire dalla gabbia che si porta sempre dietro.
    Un personaggio che si fa amare ed odiare, sconclusionato ed irritante, a metà strada tra Kafka e Stan Laurel. Dalle Nove alle nove è una slapstick comedy che precipita nell'incubo e al contempo una riflessione sulla privazione, sulla libertà e sul possesso.
    La prosa di Perutz ha quel sapere rotondo della letteratura mitteleuropea che personalmente amo molto, il romanzo procede veloce tra alti e bassi ma senza mai perdere l'attenzione del lettore che vuole sapere come finirà la vicenda fino alla sorpresa finale. Sorpresa fino ad un certo punto però, perché a dirla tutta Perutz ci aveva già detto come stavano le cose durante il primo incontro tra Demba e Steffi. Perché Perutz ci ha dato la soluzione a metà romanzo? Forse solo perché sperava che restasse celata tra le innumerevoli frasi bizzarre di Demba? Forse perché in fin dei conti in un romanzo così fortemente vincolato alla sua struttura voleva offrirci una via di fuga per permetterci di riflettere sui temi del romanzo? Chissà...
    Consiglio il romanzo a chi ama l'odore acre di fumo e cucina, le luci del Prater, i personaggi goffi e un po' di mistero, e a tutti quelli che si affannano tutto il giorno fino allo stremo per ritrovarsi poi, di nuovo, alle nove.
    Voto:7

    ha scritto il 

  • 3

    Discontinuo: inizia con l'andamento di un romanzo umoristico, veloce, brillante, imprevedibile; poi attorno alla metà ci sono le prime spiegazioni del comportamento di Stanislaus e da lì il ritmo rall ...continua

    Discontinuo: inizia con l'andamento di un romanzo umoristico, veloce, brillante, imprevedibile; poi attorno alla metà ci sono le prime spiegazioni del comportamento di Stanislaus e da lì il ritmo rallenta con una sequenza di episodi surreali (alcuni carini, altri un po' noiosi) accomunati dalla sua ricerca di denaro.
    Il finale è certamente inaspettato e inaspettatamente triste rispetto a tutto quello che è stato raccontato fino a quel momento e dà ragione di tutte le stranezze della storia, però complessivamente non mi ha convinta del tutto. Soprattutto la parte centrale mi è risultata un po' ostica. Mi fermo a 3*

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Stanislaus Demba vaga per la città: ha bisogno di denaro, ma come poterlo ottenere quando si hanno letteralmente le mani legate? Servono astuzia e ingegno, ma è davvero possibile fingere di essere lib ...continua

    Stanislaus Demba vaga per la città: ha bisogno di denaro, ma come poterlo ottenere quando si hanno letteralmente le mani legate? Servono astuzia e ingegno, ma è davvero possibile fingere di essere liberi quando non lo si è davvero? Il bisogno riesce a spezzare il ferro che ostacola le mani?
    Gli altri non conoscono il segreto di Demba che, nel tentativo di raggiungere il suo obiettivo, tenta di ingannarli e spingerli a compiere la sua volontà; ma, paradossalmente, è proprio Demba che alla fine viene beffato. E neanche quando sopraggiunge la morte, il destino smette di schernirlo:

    “Solo i suoi occhi si muovevano. I suoi occhi vivevano. Quegli occhi erravano senza sosta per le strade della città, vagavano sopra giardini e piazze, si immergevano nel fragoroso tumulto dell’esistenza, si precipitavano su e giù per scalinate, scivolavano attraverso stanze e spelonche, si aggrappavano ancora una volta all’instancabile vita del giorno mai fermo, giocavano, mendicavano, lottavano per denaro e amore, assaporavano per l’ultima volta la felicità e il dolore, l’esultanza e la delusione, furono infine vinti dalla stanchezza e si chiusero.
    Per la violenza della caduta le manette si erano spezzate e le mani di Demba, quelle mani che nella paura si erano nascoste, nel rancore erano insorte, nella rabbia si erano strette a pugno e nel lamento impennate, disperate avevano lottato con il destino e sfidato caparbie le catene – le mani di Stanislaus Demba finalmente erano libere”.

    ha scritto il 

  • 4

    Perutz costruisce un racconto perfetto per semplicità narrativa e per un meccanismo frenetico con cui sviluppa la trama della vicenda. Le 12 ore di Stanilaus Demba e la sua folle corsa nella città son ...continua

    Perutz costruisce un racconto perfetto per semplicità narrativa e per un meccanismo frenetico con cui sviluppa la trama della vicenda. Le 12 ore di Stanilaus Demba e la sua folle corsa nella città sono uno splendido trattato di sociologia "urbana" e di psicologia caratteriale delle persone. Una immagine costruita sulla Vienna dei primi del '900, ma sicuramente valida anche ai giorni nostri. Il tutto venato da una ironia sottile e graffiante, talora immaginifica e assolutamente comica come quando il lettore scopre che Demba, pur di salvare la propria coerenza racconta che "a Baghdad e a Damasco...a ogni angolo di strada e davanti alle moschee, dozzine di arabi bevono la loro birra con la cannuccia"(!!!).
    Un romanzo, però, solo apparentemente leggero e svolazzante, perché è, in realtà, una poetica e drammatica metafora sul significato più alto e nobile del concetto di libertà individuale. La libertà che da una parte può essere fonte di felicità, ma dall'altra anche l'immagine di un nulla come ricorda Demba nelle ultime pagine del racconto: "Ci sono persone che la libertà non rende felici. Solo stanche".

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    non buono,,, un po' meno

    Se ho capito bene il libro è stato pubblicato nel 1918: In Italia era periodo di Inetti: di lì a poco doveva venir fuori la figura carismatica di Zeno Cosini, l'inetto per eccellenza. Anche in questo ...continua

    Se ho capito bene il libro è stato pubblicato nel 1918: In Italia era periodo di Inetti: di lì a poco doveva venir fuori la figura carismatica di Zeno Cosini, l'inetto per eccellenza. Anche in questo libro la componente dell'inettitudine regna sovrana su tutta la storia: Stanislaus inanella una serie di situazioni tra il grottesco ed il drammatico che danno al lettore la possibilità di ridere e di riflettere allo stesso tempo (puro spirito umoristico). Il crescendo è tangibile e le situazioni permettono al lettore di mettersi 'dalla parte' del protagonista. Ma, forse, troppo abituato a come il buon Svevo faceva terminare l'epopea dei suoi inetti, ho trovato il finale un po' troppo roboante e non in linea con il resto del libro...

    ha scritto il 

  • 3

    Una simpatica suspence... e basta

    Avevo letto "Il cavaliere svedese" e mi aspettavo decisamente di più da questa mia seconda lettura di Leo Perutz. Alla fin fine ogni capitolo è un simpatico quadretto, un tassello che nella prima metà ...continua

    Avevo letto "Il cavaliere svedese" e mi aspettavo decisamente di più da questa mia seconda lettura di Leo Perutz. Alla fin fine ogni capitolo è un simpatico quadretto, un tassello che nella prima metà del libro ci fa chiedere "ma qual è il segreto di questa storia?" e che nella seconda parte ci fa pensare "se la caverà?". Ma a parte la simpatia narrativa e questa strana suspence, non ho trovato altro di più sostanzioso e profondo, che invece ricordo ben presente ne Il cavaliere svedese.
    Tre stelle per dire che alla fin fine si, è anche carino, ma resta la delusione... e poi sicuramente ci sono piccole perle qui e là che mi son passate sotto al naso strappandomi un sorriso o un'idea rapida, ma senza lasciar traccia, come invece è capitato ad altri lettori.

    ha scritto il 

  • 4

    Dalle nove alle nove è una storia che in sé per sé ha poco di speciale. Sfiziosa, certo, originale, anche, ma lontana dal tentare l'orecchio distratto che ne senta parlare in libreria alla ricerca di ...continua

    Dalle nove alle nove è una storia che in sé per sé ha poco di speciale. Sfiziosa, certo, originale, anche, ma lontana dal tentare l'orecchio distratto che ne senta parlare in libreria alla ricerca di allettanti acquisti. Ciò che la distingue, qui credo stia il succo di ogni buona storia, è che è raccontata maledettamente bene.
    Demba Stanislaus, col suo nome bislacco, la figura allampanata avvolta nella vecchia mantella sotto cui cova e trascina il proprio indicibile segreto per le vie di Vienna, irascibile e sfigato abbastanza da rivaleggiare con Paperino, possiede tutti i requisiti per prendere posto in un cantuccio dell'immaginario comune.
    Leo Perutz ci sfida a comporre un puzzle di cui ignoriamo l'immagine compiuta. Un pezzo alla volta, capitolo dopo capitolo, si incastrano l'uno nell'altro, a tentoni, e sbaglio dopo inganno aggiustati, fino ad ottenere per addizione, a metà del libro (quando, purtroppo, il mistero viene già svelato), la somma delle testimonianze incredule e fuorvianti della turba passeggera di individui altrettanto strampalati e, con pochi agili tratti di penna, di immediata riconoscibilità.

    Ero convinto di avere fra le mani un pregiato divertissement, finché non sono arrivate le ultime due pagine.

    La platea rumoreggia divertita e ridente. L'esibizione del prestigiatore è stata uno spasso: prima la sparizione dalla cassa sigillata della signorina bionda e la sua riapparizione nel palco lassù, poi la supina levitazione della signora della terza fila col pappagallo impagliato ad ornamento del cappello, infine il coniglio paffuto cavato dal cilindro e riposto nello stesso per essere schiacciato da un blocco di cemento per poi spuntare sano e salvo dal mantello di Perutz.
    Di colpo si è fatto serio, cessa la musica circense, con gesto imperioso impone il silenzio. Un ultimo trucco. Senza profferir parola la signorina bionda viene raggiunta dalla sua sorella gemella, la complice signora dal cappello col pappagallo impagliato mostra il gioco di specchi che la tenevano illusoriamente sospesa sull'impiantito, il prestigiatore sfila di sotto il blocco di cemento il disco sanguinolento a cui si è ridotto il cilindro col coniglio paffuto. Muta la protesta del pubblico agghiacciato, nessuno ha chiesto di essere disingannato dopo tanto divertimento.
    Nemmeno un cenno di saluto di congedo o di sorriso dal prestigiatore. Il sipario cala di schianto lasciando la sala nel buio totale. Si stenta a lasciare il sedile e ad emettere fiato. Ma non è un male, ché lasciare lo spettatore di sasso reca maggior onore di un facile applauso. Dopotutto faceva parte dello spettacolo. Saggio stratega il prestigiatore. E chi se lo scorda più un finale così.

    p.s. Prima di iscrivermi ad Anobii non avevo nemmeno mai sentito nominare Leo Perutz. Il mio ringraziamento va soprattutto a Daniele(ero il più stucchevole assaggiatore di libri)che vi ha speso belle parole.

    Voto: 4 e 1/2

    ha scritto il 

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