"Non so che mai sia l'inferno; io soggiorno da sempre in questo nonluogo; diciamo che sono un socio fondatore. Se è l'inferno, e non posso escluderlo, io sono un dèmone; ma se sono un dèmone, sono io che faccio sì che l'inferno sia tale; se, pur essendo dèmone, io mi dichiaro sprovvisto di poteri loContinue
"Non so che mai sia l'inferno; io soggiorno da sempre in questo nonluogo; diciamo che sono un socio fondatore. Se è l'inferno, e non posso escluderlo, io sono un dèmone; ma se sono un dèmone, sono io che faccio sì che l'inferno sia tale; se, pur essendo dèmone, io mi dichiaro sprovvisto di poteri locali, o avendoli mi impegno a non esercitarli, l'inferno cade, se mi capisci, nell'inferno di se stesso. Giacchè tu puoi aver ragione quando dici che questo è l'inferno, ma non spieghi quel che è essenziale a intendere la nostra collocazione, la tua non meno della mia; cioè, se l'inferno sia o meno all'inferno. Ma se possiamo collocare l'inferno all'inferno, o vedervelo precipitare, forse quella che tu chiami "la gioia dell'inferno" diventa intellegibile. Giacchè è certo che una qualche gioia dell'inferno tu hai conseguito".
Insieme incuriosito e angosciato dalla supposizione di essere morto ("per estenuazione" o "per un cedimento dell'anima"), il consueto, metamorfico Soggetto dei libri di Manganelli si trova questa volta nel luogo estremo per definizione: in un inferno o meglio in un aldilà dai tratti sfuggenti e contraddittori, un universo dal "tepore malato e torbido" ove un frastornante alternarsi di tenebre assolute e di luci gelide da sala operatoria riveste il laborioso, incessante trasmutarsi di città inospitali e di spazi indecrittabili. Nella sua corsa ossessiva, tale Soggetto è guidato non da un rassicurante Virgilio ma da un cerretano logorroico, petulante e sottilmente sadico; non dal sorriso di Beatrice ma da una bambola-parassita che lo stesso cerretano ha inoculato nel suo corpo; e nelle sue peregrinazioni si imbatte non già in dannati afflitti da pene esemplari ma in creature ibride, sottocreature o brandelli di creature prigioniere di un'oscura malìa metafisica, come fantocci smembrati il cui sguardo esprime un "orrore afono" o "minuti esseri" - dalla forma di nasi, orecchie, testicoli, labbra, piedi - che fuggono "come insetti per ogni dove".
Fra i romanzi di Manganelli "Dall'inferno" è forse il più audace, poichè si addentra profondamente in quella terra al di là di Beckett da cui ben pochi sono tornati a narrare - e raggiunge così punte acuminate di comicità e angosciosità che si alternano con equanime ritmo e talora persino coincidono.