Dance, Dance, Dance

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Publisher: Vintage

4.1
(6068)

Language: English | Number of Pages: 400 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi simplified , Portuguese , Italian , French , German , Russian , Dutch , Czech , Spanish , Catalan

Isbn-10: 0099448769 | Isbn-13: 9780099448761 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio CD , Softcover and Stapled , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
High-class call girls billed to Mastercard. A psychic 13-year-old dropout with a passion for Talking Heads. A hunky matinee idol doomed to play dentists and teachers. A one-armed beach-combing poet, an uptight hotel clerk and one very bemused narrator caught in the web of advanced capitalist mayhem. Combine this offbeat cast of characters with Murakami's idiosyncratic prose and out comes Dance Dance Dance. It is an assault on the sense, part murder mystery, part metaphysical speculation; a fable for our times as catchy as a rock song blasting from the window of a sports car.
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  • 5

    Meraviglioso.

    “Yumiyoshi, - sussurai. – E’ mattina.”
    Si conclude così, nella maniera più semplice e più intelligente un viaggio introspettivo meraviglioso di un giovane uomo di 34 anni colto da una crisi esistenzia ...continue

    “Yumiyoshi, - sussurai. – E’ mattina.”
    Si conclude così, nella maniera più semplice e più intelligente un viaggio introspettivo meraviglioso di un giovane uomo di 34 anni colto da una crisi esistenziale. Un percorso a cavallo tra la realtà e il sogno, tra la fatica di trovare un nesso e un senso a tutto quello che gli accade e i mille pensieri, i dubbi, i dolori, le paure di continuare a vivere, con l’unico obiettivo sensato di trovare una vera buona ragione per andare avanti. Un libro (finalmente) meraviglioso, pieno di speranza costruttiva e costruita che ci accompagna in questo percorso, impregnato fino alla fine nel dubbio dell’incertezza ma che ci indica (perché così la pensa il suo autore) che ad un certo punto, dopo aver fatto i conti con tutto quello che si è perso e con tutto quello che si perderà ancora, col fatto che niente è per sempre perché tutto cambia (ma che anche si trasforma), che bisogna accettare di abbracciare i cambiamenti, perché non si può fare altrimenti, ecco ad un certo punto, ci dice il protagonista portavoce di Murakami, bisogna saltare, passare (letteralmente) attraverso un muro, per quanto assurdo e spaventoso questo possa sembrare perché è solo così che ci si ritrova, non solo a livello personale ma anche nella dimensione della realtà che è poi l’unica dimensione che possa dare un senso alle nostre vite. Perché si arriva ad un punto in cui quello che è diventata la nostra realtà è così oberata da tanti pensieri negativi che diventa una cortina di fantasmi che la rendono irreale. E certo, quello che si trova al di là del salto è un nuovo germoglio d’amore. Lo sappiamo tutti, ma non ci piace dirlo. Ci sentiamo in imbarazzo. Lo troviamo semplicistico, sdolcinato. Oppure semplicemente non ci crediamo più. La grandezza di Murakami e di questo libro sta esattamente nel dare questa sua risposta, questa sua soluzione a questo viaggio introspettivo in maniera splendidamente intelligente: ad un certo punto, dicevo, dopo aver esaminato tutto, dopo aver attentamente valutato, dopo aver riflettuto a lungo, non resta che saltare, sapendo che non ci sono certezze ma che tanto è inutile cercarle mentre vale sempre e comunque la pena provare a buttare un semino per qualcosa di nuovo e di costruttivo.

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  • 3

    Tutto l'amore del mondo (non ci salverà?)

    E' uno dei libri più difficili da recensire che io abbia mai letto.

    Premetto: è la prima volta che leggo Murakami.

    Postilla: l'autore sa assolutamente scrivere. Constatazione innegabile e cristallina. ...continue

    E' uno dei libri più difficili da recensire che io abbia mai letto.

    Premetto: è la prima volta che leggo Murakami.

    Postilla: l'autore sa assolutamente scrivere. Constatazione innegabile e cristallina.

    La recensione è un grosso punto interrogativo. L'inizio mi ha sconcertato, non in positivo. Il racconta oscillava fra un buon terzo di narrazione - tutto sommato ben scritta, anche se non particolarmente interessante; un altro terzo consistente di cazzeggio pop, nel quale il protagonista, che mi figuravo sempre più come un hipster ante litteram, affetto da bananismo all'ultimo stadio, si raccontava come figura irrisolta, persa negli sfavillanti anni '80, accompagnandosi da quelle critiche tanto al kilo alla società capitalista che fanno tanto alternativo/intellettuale e - come detto - da quel garulo cazzeggio pop in stile Andrea Scanzi, con ostentazione di marche (o brand, come dicono gli hipster) e, soprattutto, di cultura musicale prettamente pop-rock, entrambe fini a sé stesse; l'ultimo terzo constava del delirio più assoluto, un incomprensibile patchwork di allucinazioni sospeso fra reale e irreale, senza limiti ben definiti fra l'uno e l'altro, con invenzioni narrative apparentemente incomprensibili e quasi imbarazzanti (l'uomo pecora??????).

    A un quinto - circa - del libro, mi sono detto: "Ammazza, che porcheria".
    La trama non progrediva, le allucinazioni crescevano, il protagonista diventava sempre più uno strano ibrido fra Banana Yoshimoto Andrea Scanzi e Paulo Coelho, affetto da allucinazioni senza senso e da vittimismo insopportabile.

    Ecco, era il paulocoelismo incipiente che mi sconcertava. Il protagonista come distributore di frasi da baci Perugina. Mi sembrava tutto molto banale, molto costruito, molto adolescenzialmente fantasy. Non che nell'ibrido mostruoso di cui sopra, le altre due teste della chimera, fossero meglio. Un incredibile e spaventevole accrocchio con la testa demente ma molto pop di Andreascanzi, l'anima bovina - banale e insulsa - di Paulocoeglio (o di Fabiovolo, che è più o meno lo stesso), gli arti inconsistenti e evanescenti della Banana, di quella sua sospensione fra reale e irreale che non porta da nessuna parte e che non dice nulla.

    Tuttavia, incredibilmente, lentamente, misteriosamente la macchina narrativa ha cominciato a ingranare. I deliri allucinatori sono diventati - per così dire - più reali, più sensati, con evidente richiami onirici e psicologici; la trama ha cominciato a correre in maniera potente; i personaggi hanno cominciato a uscire dall'evanescenza della caricatura tipo-scanziano-bananesca e a assumere carne e ossa, ossia sostanza e realtà, nonché notevole profondità; l'ostentazione pop ha finito per stemperarsi e ridimensionarsi rispetto alle riflessioni - notevoli - contenute nelle pagine.

    In poche parole, sono stato rapito dalla narrazione, fino praticamente alla fine. Un passaggio stupefacente, mai provato - credo - prima, dal disgusto iniziale all'immersione completa nel racconto. Rapendomi tutta la domenica, Murakami ha sicuramente toccato qualche corda interna della mia anima. Non capita tutti i giorni e gliene devo dare atto.

    Nel clima opprimente e cupo in cui si snoda gran parte del racconto - almeno e soprattutto i quattro quinti finali - stona forse un pò il finale, consolatorio e positivo.

    Non dico banale: il concetto che solo l'amore ci salverà è un bel concetto. Ma forse è un concetto che mal si conforma al senso e all'atmosfera generale del libro, che dietro una patina pop-glam nasconde un'anima estremamente cupa, oscura e pessimista. Anche quel genio di Corrado Guzzanti - forse - sarebbe d'accordo con me a riguardo (https://www.youtube.com/watch?v=u0wXarrEnOQ).

    In definitiva, non ci ho visto la grandiosità d'insieme che mi aspettavo. La parte onirica è obbiettivamente eccessivamente surreale; alcuni personaggi sono più macchiette che altro (penso alla ragazza della reception e soprattutto alle stereotipate figure della madre e della figlia); il senso finale e totale del romanzo sfugge, o dice poco. Eppure Murakami mi incuriosisce molto e da parte mia merita un'altra lettura.

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  • 4

    Imperturbabile protagonista alla ricerca di qualcuno o forse qualcosa o forse sè stesso

    Il protagonista è lo stesso giornalista incontrato nel libro "Nel segno della pecora" sempre di Murakami. Tuttavia non è un sequel, può essere benissimo inteso come romanzo a sè. Narrato in prima pers ...continue

    Il protagonista è lo stesso giornalista incontrato nel libro "Nel segno della pecora" sempre di Murakami. Tuttavia non è un sequel, può essere benissimo inteso come romanzo a sè. Narrato in prima persona, il racconto ci porta ad assistere alla vita di questo uomo un po' particolare, a detta di tutti coloro che lo incontrano.
    Il suo ritorno all'hotel dove aveva passato un periodo falice con una ragazza di cui non conosce il nome e da cui si sente chiamato a tornare, gli farà incontrare e rivedere tante persone che influenzeranno in modo indelebile la sua esistenza.
    L'atmosfera ovattata e la calma del protagonista, imperturbabile dinanzi a tutte le difficoltà piccole o grandi che siano, la sua convinzione che a tutto c'è sempre un rimedio e che affronterà i problemi quando ne verrà il momento, lo stile di vita semplice, senza inutili fronzoli nè eccessive pretese e la sincerità e il modo diretto con cui si esprime sempre con tutti indipendentemente da sesso ed età, fanno di lui qualcuno da prendere come esempio, come se fosse un guru della vita, come qualcuno che continuando a danzare non si fermerà mai e danzerà sempre al meglio delle proprie capacità. Tuttavia anche lui fa i suoi errori, ma sempre in buona fede, sempre animato dal desiderio di fare la cosa giusta e di rispettare comunque gli altri. Se tutti vivessimo con questi principi, il nostro mondo sarebbe un posto diverso e probabilmente migliore.
    Indipendentemente dalla trama, i romanzi di Murakami sono pervasi da perle di saggezza, poesia fra le righe e massime sulla vita e sulla spiritualità, il tutto collegato al cibo, alla birra e alla musica. Il modo in cui il protagonista prepara i pasti per se e per gli altri, l'attenzione posta in ogni piccolo ingrediente e i passaggi necessari per prepararlo al meglio, potrebbero essere intesi come inutili intramezzi al fine del dipanarsi della trama, ma che fanno invece capire meglio quest'uomo e che ci proiettano nella sua stessa dimensione.
    Mi mette tranquillità leggere le parole di Murakami, mi rilassa e mi fa venire voglia di imparare dai suoi personaggi.

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  • 4

    Tutti i personaggi di questo romanzo sembrano danzare sulle nuvole, evanescenti, talvolta reali o iperreali o surreali, danzano intorno al protagonista che sembra rimanere interrogativo di fronte ai v ...continue

    Tutti i personaggi di questo romanzo sembrano danzare sulle nuvole, evanescenti, talvolta reali o iperreali o surreali, danzano intorno al protagonista che sembra rimanere interrogativo di fronte ai volteggi che essi fanno intorno a se stessi o attorno a colui che racconta ma che rimane, per sempre, senza un nome.
    Volteggiano leggeri, passano e trapassano i muri, entrano ed escono e poi ancora rientrano nelle menti e nei sogni.
    E' solo alla fine che il protagonista sceglie, finalmente, si posa, chiude le ali e decide:
    “E' la realtà – pensai – ed è qui che resterò”

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  • 5

    La rinascita psicologica di un giornalista giapponese

    È un giorno di marzo, al Dolphin Hotel di Sapporo, a.d. 1983. Alla radio suonano gli Human League. E poi Fleetwood Mac, Abba, Bee Gees ecc. Uno strano mondo, questo, dove tutto - o quasi - si può comp ...continue

    È un giorno di marzo, al Dolphin Hotel di Sapporo, a.d. 1983. Alla radio suonano gli Human League. E poi Fleetwood Mac, Abba, Bee Gees ecc. Uno strano mondo, questo, dove tutto - o quasi - si può comprare. C'è un giornalista free lance che ha perso molte cose nella vita e ogni volta una parte di sé. Cammina controvento senza perdere lo slancio: forse, per mantenere la rotta, non gli interessa che lasciarsi andare alla deriva. C'è una ragazzina di tredici anni seduta da sola in bar. Ci sono una receptionist troppo nervosa, un attore dal fascino irresistibile, un poeta con un braccio solo; e un salotto a Honolulu dove sei scheletri guardano la TV. Esiste un collegamento fra queste cose, un senso anche per chi ha perso l'orientamento, basta continuare a danzare.
    "...se si fanno le cose mettendoci amore, quell'amore ti ritorna. Se hai un atteggiamento positivo verso la vita, la tua vita sarà più piacevole. "
    Il protagonista, giornalista free lance, vive in una fase psicologica di blocco: lasciato senza un valido motivo dalla moglie, mortagli anche la gattina Sardina, si sente solo e pieno di pensieri di morte... Ma un giorno decide di rivedere una ragazza, Kiki, conosciuta e frequentata per un breve periodo a Sapporo, al Dolphin Hotel, e qui inizierà a collegare la sua vita, conoscendo una stressata receptionist, una ragazzina con una famiglia particolare, un suo ex compagno di scuola ora attore affermato... E noi, assieme a lui, vedremo e vivremo il suo costante progresso psicologico, una vera e propria rinascita a vita nuova, con, come sottofondo, un'incessante colonna sonora, che in un certo senso è il filo rosso dell'intera vicenda, tanto che, ad un certo punto, il protagonista dovrà "danzare, finché ci sarà musica. Un passo dopo l'altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi."

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  • 5

    “- Finora tu hai perso molte cose. Molte cose preziose. Il problema non è sapere di chi è la colpa. Il problema è che tu attaccavi sempre qualcosa di te a tutte le cose che perdevi. Non avresti dovuto ...continue

    “- Finora tu hai perso molte cose. Molte cose preziose. Il problema non è sapere di chi è la colpa. Il problema è che tu attaccavi sempre qualcosa di te a tutte le cose che perdevi. Non avresti dovuto. Avresti dovuto tenere qualcosa da parte per te, invece di lasciarla andare via con il resto. Così ti sei consumato a poco a poco. Perché? Perché lo hai fatto?-
    - Ma cosa devo fare, allora? –
    - Danzare. Continuare a danzare, finché ci sarà musica. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. Finché c’è musica devi danzare!- “

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  • 4

    Il Murakami di Dance Dance Dance ritorna nel mondo surreale che in un certo qual modo aveva distinto Kfka sulla spiaggia. E' un romanzo “particolare” in cui tutti i personaggi, più o meno strani, son ...continue

    Il Murakami di Dance Dance Dance ritorna nel mondo surreale che in un certo qual modo aveva distinto Kfka sulla spiaggia. E' un romanzo “particolare” in cui tutti i personaggi, più o meno strani, sono connessi da un filo invisibile. E benchè non si capisca dove finisce la finzione e comincia la realtà, le emozioni e i senti menti provati da queste figure che si muovono in un “labirinto di ghiaccio”, per citare l'autore, sono tangibili. Il protagonista è un giornalista freelance che tesserà relazioni alquanto assurde con i vari personaggi, alla ricerca di sé stesso, “ballando” al meglio delle sue possibilità. Si lascia perfino vivere passivamente, delle volte, attraversare da questa vita che non capisce in che direzione lo sta portando. Yuki, è una ragazzina di 13 anni con poteri paranormali e con due genitori troppo egocentrici per poter mettere un'altra vita dinanzi alla loro. Per puro caso incrocerà il giornalista in questione e il loro rapporto diventerà sempre più forte, quasi simbiotico. Sarà un'amcizia fraterna, talvolta difficile e altre volte ancora fin troppo semplice, considerata la differenza d'età. Una relazione di due anime che comunicano attraverso la musica i sentimenti che a parole hanno difficoltà ad esternare.
    Ame e Makimura, fotografa di successo lei, scrittore finito lui. Genitori di una ragazzina forse troppo complicata da capire, egocentrici al punto da lasciarla sola in balia delle sue sensazioni.
    Gotanda è un attore di successo, che dalla vita ha avuto tutto, sempre. Tuttavia la sua è una felicità di facciata, in quanto gli mancano le vere basi per essere una persona libera e soddisfatta di sé. Compagno di scuola del protagonista, prima; amico e confidente poi, si ritroverà immischiato in una faccenda poco chiara, della quale anche lui avrà seri dubbi sulla veridicità.
    Kiki e Mei, nomi inventati per prostitute di alto borgo, vittime di una società precostituita e poco incline alla verità. Rappresentano la “Nemesi” del romanzo.
    Yumiyoshi è una giovane segretaria di un albergo, l'albergo che racchude la chiave del libro, dei segreti e delle angosce del protagonista. Personaggio secondario solo a Yuki e a Gotanda, dato che la sua presenza, anche se non marcata è sempre presente nel libro.
    “ Dance dance dance “ è un romanzo che tiene incollati fino alla fine, che ti lascia la certezza che siamo tutti connessi da un filo invisibile e l'unica cosa che possiamo fare è seguire il nostro destino, ballare, appunto.
    “Danzare è la tua unica possibilità" continuò "devi danzare, e danzare bene. tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch'io potrò darti una mano. Finchè c'è musica, devi danzare!"

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  • 2

    Dansu Dansu Dansu

    A mystery thriller novel written by the famous contemporary Japanese writer Haruki Murakami and first published in 1988. The plot follows the surreal misadventures of the protagonist, a commercial fre ...continue

    A mystery thriller novel written by the famous contemporary Japanese writer Haruki Murakami and first published in 1988. The plot follows the surreal misadventures of the protagonist, a commercial freelance writer, that returns to the Dolphin Hotel, an establishment in Sapporo where once he lived with a woman he loved, trying to get again in connection with her. When he finally gets there, he discovers that the place has radically changed. So it was his life. In the meanwhile he tries to follow all the signals that he pretended the woman, Kiki, was trying to send him, he makes a lot of consideration about the society in which he actually is living and about himself. The most painful thing to realize it's that everything changes and that time is always going on and on and you could only 'dance', move yourself harmoniously, to not feel on your shoulder the weight of all these things.

    http://machchapuchchare.blogspot.it/

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  • 1

    non sempre le buone recensioni anobiane fanno un buon libro. molti "murakamiani" hanno steso lodi e acceso stelle su questo libro, ma devo confessare che di tutte queste 470 pagine non mi rimarra' nie ...continue

    non sempre le buone recensioni anobiane fanno un buon libro. molti "murakamiani" hanno steso lodi e acceso stelle su questo libro, ma devo confessare che di tutte queste 470 pagine non mi rimarra' niente.
    non so neanche quale forza mi abbia sorretto per leggerlo fino in fondo, probabilmente lo stile di murakami, la sua musica di sottofondo, e l'aspettare qualcosa che giustificasse il tutto.......
    murakami ha una sua lentezza che talvolta riesce a cullarti, ma il rischio di dormire stavolta l'ho corso troppe volte.
    non avro' il coraggio per leggere un'altro murakami.

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  • 5

    Una piccola perla rara tra gli innumerevoli capolavori di Murakami.
    Un libro profondamente collegato allo stile onirico, sospeso tra due mondi, di murakami, un libro "tipico" suo...ma sostanzialmente ...continue

    Una piccola perla rara tra gli innumerevoli capolavori di Murakami.
    Un libro profondamente collegato allo stile onirico, sospeso tra due mondi, di murakami, un libro "tipico" suo...ma sostanzialmente differente per l'introspezione e l'emotività del suo personaggio. Un viaggio nella contorta psicologia di un uomo, che dovrà danzare, danzare meglio che può e non fermarsi mai, per trovare il suo posto nel mondo, per trovare la sua anima reale. Pochi sanno che Dance Dance Dance è preceduto da "nel segno della pecora". Un capolavoro che, oltre a rimanermi nella testa come 1Q84 e "la fine del mondo ed il paese delle meraviglie", mi rimarrà radicato nel cuore. Meraviglioso.

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