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Dance, Dance, Dance

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Publisher: Vintage

4.1
(5577)

Language:English | Number of Pages: 400 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi simplified , Portuguese , Italian , French , German , Russian , Dutch , Czech , Spanish , Catalan

Isbn-10: 0099448769 | Isbn-13: 9780099448761 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio CD , Softcover and Stapled , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
High-class call girls billed to Mastercard. A psychic 13-year-old dropout with a passion for Talking Heads. A hunky matinee idol doomed to play dentists and teachers. A one-armed beach-combing poet, an uptight hotel clerk and one very bemused narrator caught in the web of advanced capitalist mayhem. Combine this offbeat cast of characters with Murakami's idiosyncratic prose and out comes Dance Dance Dance. It is an assault on the sense, part murder mystery, part metaphysical speculation; a fable for our times as catchy as a rock song blasting from the window of a sports car.
Sorting by
  • 5

    Un folgorante noir giapponese

    Il romanzo per eccellenza. Murakami è un maestro nel creare mondi onirici e qui da il meglio di se.


    Ci si trova catapultati nella vita del protagonista, nel suo vuoto esistenziale e l'unico modo per dare un senso a "tutto" è danzare; attraverso un percorso fatto di scheletri, sogni, celle ...continue

    Il romanzo per eccellenza. Murakami è un maestro nel creare mondi onirici e qui da il meglio di se.

    Ci si trova catapultati nella vita del protagonista, nel suo vuoto esistenziale e l'unico modo per dare un senso a "tutto" è danzare; attraverso un percorso fatto di scheletri, sogni, celle di prigioni, ragazzine veggenti, attori famosi, prostitute di lusso... dal clima tropicale delle Hawaii a quello rigido di Hokkaido in un viaggio tra realtà e fantasia.

    Scritto divinamente non c'è una riga fuori posto, ogni pagina è emozionante e deliziosa al punto giusto, i personaggi sono memorabili (Yuki su tutti) e il finale è compiuto (cosa rara nei romanzi di Murakami).

    said on 

  • 5

    Ero pronta ad abbandonarlo a metà, ero talmente legata a norwegian wood, ma fortunatamente sono andata avanti e mi sono trovata in un bellissimo vortice di personaggi particolarissimi e in una storia che mi ha fatto danzare con i pensieri, proprio come suggerisce il titolo. Ti amo Murakami

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  • 5

    Ero pronta ad abbandonarlo a metà, ero talmente legata a norwegian wood, ma fortunatamente sono andata avanti e mi sono trovata in un bellissimo vortice di personaggi particolarissimi e in una storia che mi ha fatto danzare con i pensieri, proprio come suggerisce il titolo. Ti amo Murakami

    said on 

  • 3

    Un bel romanzo, molto scorrevole, abbastanza avvincente. Avevo altissime aspettative e seppure all'inizio mi sono sentita un po' delusa, nel corso della storia ha recuperato.
    Un interessante parallelismo tra il mondo "reale" e il monto interno, dei significati e delle sensazioni. Murakami t ...continue

    Un bel romanzo, molto scorrevole, abbastanza avvincente. Avevo altissime aspettative e seppure all'inizio mi sono sentita un po' delusa, nel corso della storia ha recuperato.
    Un interessante parallelismo tra il mondo "reale" e il monto interno, dei significati e delle sensazioni. Murakami ti conduce a condividere la stessa ansia e le stesse riflessioni del protagonista.

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  • 4

    Ormai un salvagente quando la voglia di leggere latita.
    Anche se questa volta c'è meno sogno, più realtà e il titolo non l'ho trovato calzante, per questo non ho dato 5 stelle ma 4.
    Resta comunque il piacere di andare all'Albergo Delfino, di cercare Kiki, di conoscere la ragazzina, Yu ...continue

    Ormai un salvagente quando la voglia di leggere latita.
    Anche se questa volta c'è meno sogno, più realtà e il titolo non l'ho trovato calzante, per questo non ho dato 5 stelle ma 4.
    Resta comunque il piacere di andare all'Albergo Delfino, di cercare Kiki, di conoscere la ragazzina, Yuki. Questo vagare e perdere tempo come danzare.
    Una discografia da riscoprire in ogni romanzo di Murakami.

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  • 3

    dubbi

    Sono un po' stufo di finire i libri e chiedermi che cosa ho capito. Di solito non capisco niente. Per esempio, quando ho letto la peste di Camus, io ho capito che a Orano c'era la peste e siccome i racconti di malattie epidemiche mi piacciono un sacco, mi ero gustato anche la Peste. Solo dopo, va ...continue

    Sono un po' stufo di finire i libri e chiedermi che cosa ho capito. Di solito non capisco niente. Per esempio, quando ho letto la peste di Camus, io ho capito che a Orano c'era la peste e siccome i racconti di malattie epidemiche mi piacciono un sacco, mi ero gustato anche la Peste. Solo dopo, vado a leggere i commenti e scopro che la peste è tutta una metafora per parlare del totalitarismo. Gesù. E io non me ne sono accorto? E' come quando sei cornuto e sei l'ultimo a saperlo.
    Murakami mi mette in crisi più di Camus, perché qui è evidente che c'è qualcosa da capire, un secondo significato da individuare. Il mio problema è che oltre a non trovare questo secondo significato nascosto, non mi è chiaro nemmeno il primo. Preferisco di gran lunga il corvo parlante: con un po' di pazienza si riesce a ricostruire la sua frase e anche a trovare l'oggetto nascosto. Qui è un casino: chi è l'uomo pecora? Esiste davvero? Chi ha ucciso Mei? E che cosa rappresenta quel poveraccio con un braccio solo che esiste solo per morire investito? Potrei andare avanti con i miei dubbi che sono più di mille, ma non vorrei farne venire a chi non ne ha. E quindi mi fermo. Anche con Murakami.

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  • 0

    Stavolta è stato più bizzarro e incontrollato del solito. E se si parla di Murakami, beh. Perché bisogna danzare stavolta. Mentre ne La fine del mondo" e in parte anche in Tazaki Tsukuru (ma in modo diverso, e comunque il discorso potrebbe valere anche per altri libri, ma in questi è quasi palese ...continue

    Stavolta è stato più bizzarro e incontrollato del solito. E se si parla di Murakami, beh. Perché bisogna danzare stavolta. Mentre ne La fine del mondo" e in parte anche in Tazaki Tsukuru (ma in modo diverso, e comunque il discorso potrebbe valere anche per altri libri, ma in questi è quasi palese) il percorso era in un certo modo segnato, stavolta è un gioco dove non ci sono ingranaggi specifici se non quelli fin troppo umani. Questo danzare è quasi rilassante, ma di sicuro appagante. E proprio perché si danza la fine non è mai stata così "non definitiva", per niente straniante. Bello bello.

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