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Dance, Dance, Dance

By

Publisher: Vintage

4.1
(5539)

Language:English | Number of Pages: 400 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi simplified , Portuguese , Italian , French , German , Russian , Dutch , Czech , Spanish , Catalan

Isbn-10: 0099448769 | Isbn-13: 9780099448761 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio CD , Softcover and Stapled , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
High-class call girls billed to Mastercard. A psychic 13-year-old dropout with a passion for Talking Heads. A hunky matinee idol doomed to play dentists and teachers. A one-armed beach-combing poet, an uptight hotel clerk and one very bemused narrator caught in the web of advanced capitalist mayhem. Combine this offbeat cast of characters with Murakami's idiosyncratic prose and out comes Dance Dance Dance. It is an assault on the sense, part murder mystery, part metaphysical speculation; a fable for our times as catchy as a rock song blasting from the window of a sports car.
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  • 3

    dubbi

    Sono un po' stufo di finire i libri e chiedermi che cosa ho capito. Di solito non capisco niente. Per esempio, quando ho letto la peste di Camus, io ho capito che a Orano c'era la peste e siccome i racconti di malattie epidemiche mi piacciono un sacco, mi ero gustato anche la Peste. Solo dopo, va ...continue

    Sono un po' stufo di finire i libri e chiedermi che cosa ho capito. Di solito non capisco niente. Per esempio, quando ho letto la peste di Camus, io ho capito che a Orano c'era la peste e siccome i racconti di malattie epidemiche mi piacciono un sacco, mi ero gustato anche la Peste. Solo dopo, vado a leggere i commenti e scopro che la peste è tutta una metafora per parlare del totalitarismo. Gesù. E io non me ne sono accorto? E' come quando sei cornuto e sei l'ultimo a saperlo.
    Murakami mi mette in crisi più di Camus, perché qui è evidente che c'è qualcosa da capire, un secondo significato da individuare. Il mio problema è che oltre a non trovare questo secondo significato nascosto, non mi è chiaro nemmeno il primo. Preferisco di gran lunga il corvo parlante: con un po' di pazienza si riesce a ricostruire la sua frase e anche a trovare l'oggetto nascosto. Qui è un casino: chi è l'uomo pecora? Esiste davvero? Chi ha ucciso Mei? E che cosa rappresenta quel poveraccio con un braccio solo che esiste solo per morire investito? Potrei andare avanti con i miei dubbi che sono più di mille, ma non vorrei farne venire a chi non ne ha. E quindi mi fermo. Anche con Murakami.

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  • 0

    Stavolta è stato più bizzarro e incontrollato del solito. E se si parla di Murakami, beh. Perché bisogna danzare stavolta. Mentre ne La fine del mondo" e in parte anche in Tazaki Tsukuru (ma in modo diverso, e comunque il discorso potrebbe valere anche per altri libri, ma in questi è quasi palese ...continue

    Stavolta è stato più bizzarro e incontrollato del solito. E se si parla di Murakami, beh. Perché bisogna danzare stavolta. Mentre ne La fine del mondo" e in parte anche in Tazaki Tsukuru (ma in modo diverso, e comunque il discorso potrebbe valere anche per altri libri, ma in questi è quasi palese) il percorso era in un certo modo segnato, stavolta è un gioco dove non ci sono ingranaggi specifici se non quelli fin troppo umani. Questo danzare è quasi rilassante, ma di sicuro appagante. E proprio perché si danza la fine non è mai stata così "non definitiva", per niente straniante. Bello bello.

    said on 

  • 3

    e mezzo

    Tra i primi lavori di Murakami, anche qui troviamo il realismo magico in salsa nipponico-onirica, protagonisti malicnonici alla ricerca del senso della loro vita, situazioni paradossali accostate con la massima naturalezza ad accurate descrizioni della vita di tutti i giorni; il tutto condito da ...continue

    Tra i primi lavori di Murakami, anche qui troviamo il realismo magico in salsa nipponico-onirica, protagonisti malicnonici alla ricerca del senso della loro vita, situazioni paradossali accostate con la massima naturalezza ad accurate descrizioni della vita di tutti i giorni; il tutto condito da un'imponente colonna sonora che spazia dagli anni sessanta agli ottanta (E Murakami mette in gioco come sempre tutta la sua cultura in questo campo). Non raggiunge ancora le vette che toccherà con Kafka sulla spiaggia (che a mio parere resta il suo capolavoro) ma resta comunque un romanzo godibilissimo.

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  • 5

    Come al solito, se è facile immergersi nel mondo onirico creato da Murakami, molto più difficile è uscirne.
    Anche questa volta mi sono lasciata travolgere ed ho sofferto quando mi sono resa conto di aver finito il libro.

    said on 

  • 3

    ½

    Dance Dance Dance è un romanzo dello scrittore giapponese Haruki Murakami.
    È un giorno di marzo, al Dolphin Hotel di Sapporo, a.d. 1983. Alla radio suonano gli Human League. E poi Fleetwood Mac, Abba, Bee Gees ecc. Uno strano mondo, questo, dove tutto - o quasi - si può comprare. C'è un gio ...continue

    Dance Dance Dance è un romanzo dello scrittore giapponese Haruki Murakami.
    È un giorno di marzo, al Dolphin Hotel di Sapporo, a.d. 1983. Alla radio suonano gli Human League. E poi Fleetwood Mac, Abba, Bee Gees ecc. Uno strano mondo, questo, dove tutto - o quasi - si può comprare. C'è un giornalista free lance che ha perso molte cose nella vita e ogni volta una parte di sé. Cammina controvento senza perdere lo slancio: forse, per mantenere la rotta, non gli interessa che lasciarsi andare alla deriva. C'è una ragazzina di tredici anni seduta da sola in bar. Ci sono una receptionist troppo nervosa, un attore dal fascino irresistibile, un poeta con un braccio solo; e un salotto a Honolulu dove sei scheletri guardano la TV. Esiste un collegamento fra queste cose, un senso anche per chi ha perso l'orientamento, basta continuare a danzare.
    Una protagonista senza nome – che fa da narrazione a tutta la storia – che è stanco della sua normalità, con un divorzio alle spalle, che non riesce più a trovare motivi per rendere la sua esistenza meritevole di essere vissuta.
    In un sogno – che lo sveglia da questo torpore – gli si fa davanti una donna, ormai scomparsa. Ed è da qui che il libro parte, da questa ricerca – che non è nient’altro che un viaggio – interiore, ed esteriore, che sul suo cammino vedrà incrociarsi personaggi bizzarri, ma anche surreali.
    Il lettore segue le vicende di questo uomo senza nome, quasi intristendosi e rallegrandosi insieme a lui, attraverso il suo raccontarsi, prima solo da punto di vista personale, poi ponendo nel quadro dei personaggi anche le altre rispettive personalità. Questo percorso è una continua evoluzione, che muta anche l’animo del protagonista, prima arido e ormai rassegnato ad una vita ormai segnata dalla routine, poi come un uomo che riscopre sé stesso, gli altri, la vita. Le sue bellezze nascoste. Quegli attimi di labile percepibilità in cui sono racchiusi i mutamenti, le nuove gioie. La linfa dell’uomo moderno.
    Dance dance dance non è nient’altro che un messaggio, un’esortazione che Murakami ci dona: ovverosia quella di lasciarsi travolgere dagli eventi della vita, come una danza, con fluidità, senza opporre resistenza, andando a tempo, in continuità con il tempo della vita, ed è da ogni disarmonia che diviene disincronia con la vita che si entra in conflitto, e tutto diviene negatività.
    Uno stile lento, caratteristico dell’autore, con una forte caratterizzazione dei personaggi, a discapito della storia in sé, che non me l’ha fatto apprezzare completamente.
    Diciamo che se dovrei considerare il messaggio sotteso al testo, darei il massimo dei voti, ma invece, mi ritrovo a dare 3 stelline e mezzo.

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  • 5

    Otra genialidad de Murakami, es mi segundo encuentro con él y en esta ocasión ha sido mucho mas magnifico que en la primera, cosa que no creía posible. Pero una vez mas me deja con ese sabor agridulce con el final...pero eso no quita que esta no sea otra obra maestra mas.

    said on 

  • 5

    capolavoro!

    considerando che la dimensione onirica nelle storie di Murakami non è la mia prediletta, non posso dire altro che questo è un capolavoro del genere!!! sconvolgente e scritto benissimo

    said on 

  • 1

    Un libro demenziale. A distanza di mesi, non mi ha lasciato niente: se non l'immagine dell'uomo pecora (?!?) che vive in una dimensione parallela, in un hotel, e che perseguita il protagonista, il quale va a prostitute d'alto borgo malinconiche e si fa amica una teen ager che ha metà dei suoi ann ...continue

    Un libro demenziale. A distanza di mesi, non mi ha lasciato niente: se non l'immagine dell'uomo pecora (?!?) che vive in una dimensione parallela, in un hotel, e che perseguita il protagonista, il quale va a prostitute d'alto borgo malinconiche e si fa amica una teen ager che ha metà dei suoi anni. L'uomo pecora mi ha reso KO. Le descrizioni dei coiti con le prostitute, mi hanno steso. Povero Manzoni, povero Verga, povero Balzac, povera Morante, se sapessero cosa è diventata la letteratura moderna creperebbero una seconda volta.

    AGGIORNAMENTO: ho scoperto che Murakami è candidato al Nobel 2014. No comment. Siamo davvero alla frutta.

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  • 4

    La premessa a quanto dirò è che questo libro è uscito in Giappone nel 1988 ed è stato tradotto e pubblicato in italiano nel 1998, dieci anni dopo.
    La freschezza e la spontaneità che ho amato in questo libro chiaramente derivano dal fatto che sia così datato.
    Ritroviamo già in esso tut ...continue

    La premessa a quanto dirò è che questo libro è uscito in Giappone nel 1988 ed è stato tradotto e pubblicato in italiano nel 1998, dieci anni dopo.
    La freschezza e la spontaneità che ho amato in questo libro chiaramente derivano dal fatto che sia così datato.
    Ritroviamo già in esso tutti i temi che Murakami svilupperà in ogni sua opera e i suoi personaggi tipici: il protagonista è il solito trentenne solo, con una vita monotona e ripetitiva che, casualmente, si imbatte in qualcuno o qualcosa che gli appare e poi gli sfugge costringendolo ad una ricerca che lo porterà ad esplorare la sua esistenza anche attraverso un'altra dimensione.
    C'è il tema del destino che si rivela attraverso il sogno o la realtà parallela, ci sono donne di cui il protagonista si innamora ma solo un po'.
    Insomma già allora si dispiegava ai nostri occhi tutta l'opera di Murakami.
    La marcia in più che ho trovato qui è la freschezza e l'ottimismo che nei suoi romanzi successivi si sono persi per lasciare spazio a visioni più cupe.

    said on 

  • 4

    Più leggo Murakami e più mi rendo conto di come costringa i lettori ad una divisione quasi manichea tra chi non lo sopporta e chi lo segue ammaliato.


    Credo di comprendere anche la differenza tra bellezza e fascino: la prima è più immediata, ti colpisce all’improvviso, il fascino è più sott ...continue

    Più leggo Murakami e più mi rendo conto di come costringa i lettori ad una divisione quasi manichea tra chi non lo sopporta e chi lo segue ammaliato.

    Credo di comprendere anche la differenza tra bellezza e fascino: la prima è più immediata, ti colpisce all’improvviso, il fascino è più sottile, s’insinua quasi sottopelle e ti lega; Haruki di fascino ne possiede cesti pieni.

    A volte l’effetto che sortisce è quello del “letto uno, letti tutti” perché i temi a lui cari sono ricorrenti, i personaggi paiono sempre gli stessi, semplicemente saltano da un romanzo all’altro, dandoci l’impressione di continuare a leggere la medesima storia.
    Al centro c’è sempre l’identità dell’uomo, o meglio, la ricerca di un’identità che a volte è afferrata per i capelli, a volte rimane sospesa nell’etere, ma l’uomo che Murakami ci propone è sempre scosso da una profonda crisi esistenziale.

    Non ha veramente senso cercare di raccontare la trama di questo come degli altri suoi romanzi, perché come suggerisce bene il titolo, dobbiamo lasciare che il nostro corpo, il nostro essere danzi nel susseguirsi degli eventi per cercare una strada, quella giusta per noi, quella che ci condurrà non alle risposte ma a delle risposte.

    A noi trovarle in questo intrico di situazioni sempre surreali, dove inciampiamo in tutti gli elementi caratteristici del suo stile narrativo.

    Il principale: uomini annoiati, spesso mediocri, impossibilitati e forse poco interessati a trovare un lavoro in qualche modo gratificante e in difficoltà quando si tratta di instaurare un rapporto duraturo con una donna. A corona tutti gli altri: l’amicizia, le donne spesso misteriose, il feticismo per le orecchie, la corruzione della classe politica giapponese, il cibo accompagnato da fumo, alcool e sesso, i gatti (Murakami, della cui vita privata si sa pochissimo, ha gestito un bar a Tokyo negli anni settanta, il Peter Cat, incentrato sugli amatissimi felini), la musica (di cui è collezionista ed amante sfegatato), le ragazzine adolescenti sveglie e precoci ma spesso sole e in balia di se stesse, i nomi propri inusuali (qui ci sono Ame e Yuki – pioggia e neve).

    Murakami trasmette sempre nelle sue letture la coscienza che della vita ci sfugge il senso, e questo lui ben lo rappresenta con la metafora di qualcuno che sparisce, che svanisce nel nulla spesso per farsi ritrovare in un mondo parallelo dove basta andare senza essere dotati di poteri soprannaturali, ma semplicemente attraversando un muro con decisione, infilandosi in un corridoio buio, parlando con qualcuno che apre la strada o come accaduto ne "L'uccello che girava le viti del mondo", calandosi in un pozzo.

    Anche il tema della morte torna e ritorna: a volte è una morte violenta, spesso è un suicidio, in altri casi un evento naturale, ma ci indica sempre una via d’uscita, una via di fuga dalla realtà apparentemente leggera ma sempre pesantissima da affrontare.

    Nonostante “La fine del mondo e il paese delle meraviglie” rimanga il “mio” Murakami, perché è lì che ho trovato le “mie” risposte, questo romanzo mi ha appassionata perché sono riuscita a danzare, ho seguito il ritmo di un ballo di cui, come nella vita, forse non ho ancora colto il senso profondo magari perché semplicemente non c'è...

    “Anche se tu ricominci da capo, e riesci a rimettere a posto la tua vita, è probabile che tu rifaccia le stesse cose. E’ una tendenza. E quando si supera un certo punto, non si può più tornare indietro. E’ troppo tardi. Anch’io non posso più aiutarti. Io posso fare solo il custode di questo posto e collegare le cose. Non ho altri poteri.
    - Che cosa devo fare? – ripetei di nuovo.
    - Come ti ho già spiegato, io farò di tutto per collegarti – disse l’uomo pecora. – ma questo solo non basta. Anche tu devi fare la tua parte. Non puoi startene seduto a pensare. Se no non arriverai a niente. Capisci?
    - Capisco – dissi. - Ma cosa devo fare, allora?
    - Danzare, - rispose. – Continuare a danzare, finché ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? Devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che si saranno bloccati, io non potrò fare più niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra tutto sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano. Danzare è la tua unica possibilità, - continuò. – Devi danzare e danzare bene. Finché c’è musica devi danzare!”

    said on 

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