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Dance, Dance, Dance

By Haruki Murakami

(905)

| Paperback | 9780099448761

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Book Description

High-class call girls billed to Mastercard. A psychic 13-year-old dropout with a passion for Talking Heads. A hunky matinee idol doomed to play dentists and teachers. A one-armed beach-combing poet, an uptight hotel clerk and one very bemused narrato Continue

High-class call girls billed to Mastercard. A psychic 13-year-old dropout with a passion for Talking Heads. A hunky matinee idol doomed to play dentists and teachers. A one-armed beach-combing poet, an uptight hotel clerk and one very bemused narrator caught in the web of advanced capitalist mayhem. Combine this offbeat cast of characters with Murakami's idiosyncratic prose and out comes Dance Dance Dance. It is an assault on the sense, part murder mystery, part metaphysical speculation; a fable for our times as catchy as a rock song blasting from the window of a sports car.

889 Reviews

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  • 8 people find this helpful

    Più leggo Murakami e più mi rendo conto di come costringa i lettori ad una divisione quasi manichea tra chi non lo sopporta e chi lo segue ammaliato.

    Credo di comprendere anche la differenza tra bellezza e fascino: la prima è più immediata, ti colpi ...(continue)

    Più leggo Murakami e più mi rendo conto di come costringa i lettori ad una divisione quasi manichea tra chi non lo sopporta e chi lo segue ammaliato.

    Credo di comprendere anche la differenza tra bellezza e fascino: la prima è più immediata, ti colpisce all’improvviso, il fascino è più sottile, s’insinua quasi sottopelle e ti lega; Haruki di fascino ne possiede cesti pieni.

    A volte l’effetto che sortisce è quello del “letto uno, letti tutti” perché i temi a lui cari sono ricorrenti, i personaggi paiono sempre gli stessi, semplicemente saltano da un romanzo all’altro, dandoci l’impressione di continuare a leggere la medesima storia.
    Al centro c’è sempre l’identità dell’uomo, o meglio, la ricerca di un’identità che a volte è afferrata per i capelli, a volte rimane sospesa nell’etere, ma l’uomo che Murakami ci propone è sempre scosso da una profonda crisi esistenziale.

    Non ha veramente senso cercare di raccontare la trama di questo come degli altri suoi romanzi, perché come suggerisce bene il titolo, dobbiamo lasciare che il nostro corpo, il nostro essere danzi nel susseguirsi degli eventi per cercare una strada, quella giusta per noi, quella che ci condurrà non alle risposte ma a delle risposte.

    A noi trovarle in questo intrico di situazioni sempre surreali, dove inciampiamo in tutti gli elementi caratteristici del suo stile narrativo.

    Il principale: uomini annoiati, spesso mediocri, impossibilitati e forse poco interessati a trovare un lavoro in qualche modo gratificante e in difficoltà quando si tratta di instaurare un rapporto duraturo con una donna. A corona tutti gli altri: l’amicizia, le donne spesso misteriose, il feticismo per le orecchie, la corruzione della classe politica giapponese, il cibo accompagnato da fumo, alcool e sesso, i gatti (Murakami, della cui vita privata si sa pochissimo, ha gestito un bar a Tokyo negli anni settanta, il Peter Cat, incentrato sugli amatissimi felini), la musica (di cui è collezionista ed amante sfegatato), le ragazzine adolescenti sveglie e precoci ma spesso sole e in balia di se stesse, i nomi propri inusuali (qui ci sono Ame e Yuki – pioggia e neve).

    Murakami trasmette sempre nelle sue letture la coscienza che della vita ci sfugge il senso, e questo lui ben lo rappresenta con la metafora di qualcuno che sparisce, che svanisce nel nulla spesso per farsi ritrovare in un mondo parallelo dove basta andare senza essere dotati di poteri soprannaturali, ma semplicemente attraversando un muro con decisione, infilandosi in un corridoio buio, parlando con qualcuno che apre la strada o come accaduto ne "L'uccello che girava le viti del mondo", calandosi in un pozzo.

    Anche il tema della morte torna e ritorna: a volte è una morte violenta, spesso è un suicidio, in altri casi un evento naturale, ma ci indica sempre una via d’uscita, una via di fuga dalla realtà apparentemente leggera ma sempre pesantissima da affrontare.

    Nonostante “La fine del mondo e il paese delle meraviglie” rimanga il “mio” Murakami, perché è lì che ho trovato le “mie” risposte, questo romanzo mi ha appassionata perché sono riuscita a danzare, ho seguito il ritmo di un ballo di cui, come nella vita, forse non ho ancora colto il senso profondo magari perché semplicemente non c'è...

    “Anche se tu ricominci da capo, e riesci a rimettere a posto la tua vita, è probabile che tu rifaccia le stesse cose. E’ una tendenza. E quando si supera un certo punto, non si può più tornare indietro. E’ troppo tardi. Anch’io non posso più aiutarti. Io posso fare solo il custode di questo posto e collegare le cose. Non ho altri poteri.
    - Che cosa devo fare? – ripetei di nuovo.
    - Come ti ho già spiegato, io farò di tutto per collegarti – disse l’uomo pecora. – ma questo solo non basta. Anche tu devi fare la tua parte. Non puoi startene seduto a pensare. Se no non arriverai a niente. Capisci?
    - Capisco – dissi. - Ma cosa devo fare, allora?
    - Danzare, - rispose. – Continuare a danzare, finché ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? Devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che si saranno bloccati, io non potrò fare più niente per te. Tuti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra tutto sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano. Danzare è la tua unica possibilità, - continuò. – Devi danzare e danzare bene. Finché c’è musica devi danzare!”

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    ☺ Ale ☺ said on Sep 8, 2014 | 6 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    un passo dopo l'altro

    Il giudizio favorevole di un lettore speciale mi ha fatto incontrare la scrittura di Murakami e per me è stata una piacevole scoperta. I motivi sono due: lo stile diretto, senza fronzoli, senza ricercatezze virtuosistiche e la capacità introspettiva ...(continue)

    Il giudizio favorevole di un lettore speciale mi ha fatto incontrare la scrittura di Murakami e per me è stata una piacevole scoperta. I motivi sono due: lo stile diretto, senza fronzoli, senza ricercatezze virtuosistiche e la capacità introspettiva dell'autore. Mi è sembrato di seguire il protagonista nel suo viaggio alla ricerca ossessiva di Kiki, una squillo con la quale lui ha avuto una relazione prima che la donna scomparisse nel nulla.
    È un viaggio che procede a passi lenti come una danza orientale per ritrovare più che altro se stessi...

    "anch'io, come te, sento che mi manca qualcosa. Perciò non riesco a vivere una vita normale. Danzo. Siccome mi ricordo i passi, continuo a danzare."

    Mi riservo una stelletta solo perché non sono stata sempre coinvolta o non sono stata attenta nel seguire tutti " i passi di danza".

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    Dorica said on Aug 25, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una compagnia piacevolissima

    Cinquecento pagine senza mai avvertire stanchezza o cali d'attenzione, grazie ad una prosa fresca e scorrevole, una molteplicità d'ambienti e personaggi, un protagonista solitario - mai asociale - con il quale scatta una complicità ed empatia immedia ...(continue)

    Cinquecento pagine senza mai avvertire stanchezza o cali d'attenzione, grazie ad una prosa fresca e scorrevole, una molteplicità d'ambienti e personaggi, un protagonista solitario - mai asociale - con il quale scatta una complicità ed empatia immediata. L'epilogo può lasciare un po' perplessi, ma, come si suol dire, spesso conta più il viaggio della destinazione. Sul piano tematico prevalgono le contraddizioni della contemporaneità e la ricerca di uno scopo che dia un senso al vivere. Non manca nulla. Musica, viaggi, amicizia, strade, solitudine, cibo, luci, alberghi, polizia, tenerezza, automobili, rumori, neon, sogni, amore, ristoranti, silenzio, passioni, buio, esotismo, morte, tradizione, incubo, mare, neve, arte, condivisione. Non un capolavoro letterario, bensì una compagnia davvero piacevolissima. (p.s. Non è necessario leggere "Nel segno della pecora" - di cui "Dance dance dance" è considerato un sequel - per comprendere i fatti narrati)

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    the Passenger said on Aug 24, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    raccontare il dolore del proprio vissuto attraverso delle lettere indirizzate ad una bambina

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    Barbara Bagnini said on Aug 21, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Classico romanzo alla Murakami.
    Oltretutto, la descrizione del libro non lo indica, ma è la continuazione di "Nel segno della pecora".
    Apprezzato, strambo e onirico come al solito, ma godibile e intrigante.
    Ma dove prenda poi certe idee... ancora non ...(continue)

    Classico romanzo alla Murakami.
    Oltretutto, la descrizione del libro non lo indica, ma è la continuazione di "Nel segno della pecora".
    Apprezzato, strambo e onirico come al solito, ma godibile e intrigante.
    Ma dove prenda poi certe idee... ancora non me lo spiego :)

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    AngieLibreria said on Aug 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    in meno di dieci secondi si riesce a capire se quello che si sta guardando è un film francese, lo stesso dicasi per i romanzi giapponesi.
    Onirico, emotivo, prolisso a tratti, ricco di personaggi "strambi". giapponese insomma. Però non mi è dispiaciut ...(continue)

    in meno di dieci secondi si riesce a capire se quello che si sta guardando è un film francese, lo stesso dicasi per i romanzi giapponesi.
    Onirico, emotivo, prolisso a tratti, ricco di personaggi "strambi". giapponese insomma. Però non mi è dispiaciuto affatto.

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    Iltiro said on Aug 18, 2014 | Add your feedback

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