Danny l'eletto

Di

Editore: Garzanti (Gli elefanti)

4.2
(939)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 357 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Ceco , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: 8811685222 | Isbn-13: 9788811685227 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Traduttore: Marcella Bonsanti

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
A Brooklyn, negli anni della seconda guerra mondiale, due ragazzi, Reuven Malter e Danny Saunders, s'incontrano sul campo di baseball nel corso di una partita che presto assume i connotati di una guerra santa. Entrambi ebrei, Danny e Reuven appartengono a due diverse comunità religiose, che da sempre si guardano con sospetto e diffidenza.
Reuven, figlio di uno studioso del Talmud, è quello che Danny, chassid intransigente, definisce sprezzantemente un «apicoros», cioè un eretico, che ha l'ardire di profanare la lingua sacra studiando le materie scolastiche in ebraico anziché in yiddish. La ferita che Danny infligge a Reuven durante la partita è anche una ferita simbolica, di sfregio e di sfida, e insieme la cerniera narrativa che consente a Potok di mettere a confronto due modi di concepire la fedeltà alla tradizione e di vivere l'esistenza.
La scrittura di Potok riluce soprattutto nell'ascolto che riesce a prestare a quegli immensi silenzi familiari, gonfi di tensione, che legano biologicamente i padri ai figli; antichi linguaggi muti che «dicono più col silenzio che con le parole di una vita intera», perché «le parole sono crudeli, nascondono il cuore, il cuore che parla per tramite del silenzio».
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  • 3

    Una scrittura incantevole, meritevole certamente di tutte le stelle a disposizione, solo che per me la lettura è stata ostica, prima il baseball poi le differenze all'interno della cultura ebraica mi ...continua

    Una scrittura incantevole, meritevole certamente di tutte le stelle a disposizione, solo che per me la lettura è stata ostica, prima il baseball poi le differenze all'interno della cultura ebraica mi hanno reso questo libro difficile da seguire

    ha scritto il 

  • 3

    Pedante!

    Mi ha molto delusa questo libro di cui avevo letto entusiastiche recensioni. Non mi è affatto piaciuto lo stile: il protagonista Reuven, che parla in prima persona, scrive come potrebbe farlo uno scol ...continua

    Mi ha molto delusa questo libro di cui avevo letto entusiastiche recensioni. Non mi è affatto piaciuto lo stile: il protagonista Reuven, che parla in prima persona, scrive come potrebbe farlo uno scolaretto modello che voglia stupire l'insegnante e prendere un bel voto. Non mi è piaciuta la trama: assurda e decisamente esagerata, stento a credere che possano verificarsi simili situazioni anche in quel particolare contesto di famiglie ebree "chassidiche". Non ho neanche gradito i dialoghi: elementari e di livello molto basso rispetto a quello della narrazione. L'ho trovato di una noia mortale: i due ragazzini di differenti fazioni ebraiche (una integralista, l'altra più aperta e moderna), che dissertano sul Talmud, su Frued, sull'analisi matematica, ecc. come fossero eminenti professori universitari (Danny addirittura già a 4 anni leggeva e imparava a memoria libri di storia ebraica, neanche fossero le fiabe di Perrault...). Più volte mi sono chiesta "ma qual è il tema che l'autore intende trattare": quello del "silenzio" (che spesso vale più delle parole, ma che qui rende infelice un figlio che non riesce a comunicare con il padre), quello dell'educazione dei figli (ma in un simile contesto, le implicazioni religiose ne stravolgono anche il concetto), quello dell'amicizia? Tutte domande rimaste senza risposta. Unica cosa che ho apprezzato: sapere qualcosa di più sull'Ebraismo, la sua storia e il perché della divisione in fazioni (fa sempre piacere arricchirsi di informazioni). Ho però davvero faticato a finirlo, infastidita da questi personaggi saccenti, e non lo consiglio affatto, non perché sia pesante, ma perché è...PEDANTE!

    ha scritto il 

  • 4

    Conflitto padre-figlio

    Un romanzo basato su una grande storia di amicizia, al centro di un piccolo universo nel quale gli elementi cercano di orbitare immutabilmente intorno alla propria fonte di verità, ovvero la stella. ...continua

    Un romanzo basato su una grande storia di amicizia, al centro di un piccolo universo nel quale gli elementi cercano di orbitare immutabilmente intorno alla propria fonte di verità, ovvero la stella. Danny e Reuven sono due ragazzi quindicenni, entrambi ebrei, che vivono nel quartiere di Brooklyn negli anni che attraversano la seconda guerra mondiale, inseriti nel microcosmo della comunità ebraica. Ma l’apparenza di una identità culturale comune viene solcata in due dalle profonde differenze esistenti tra la comunità chassidica, alla quale appartiene Danny Saunders, e quella degli “apicorsim”, termine utilizzato dai primi per definire sprezzantemente gli ebrei progressisti, alla quale invece appartiene Reuven Malter. La rivalità esplode subito all’inizio del libro, durante l’incontro di baseball che oppone la squadra liceale dei chassidici contro quella di Reuven, e culmina con l’infortunio all’occhio di quest’ultimo, colpito con volontaria violenza dalla palla lanciata da Danny. Eppure sarà questo grave episodio a fornire la scintilla che accenderà la fiamma della loro amicizia. Due mondi all’apparenza così simili e invece diametralmente opposti, troveranno un punto di incontro nel momento in cui si renderanno conto di essere due piccoli ingranaggi inseriti in un meccanismo che ha già scelto quale dovrà essere la loro funzione. La tradizione chassidica vuole che il figlio del rabbino, in questo caso Danny, debba seguire per reditarietà le orme del padre, ma questa usanza secolare si scontra con la mente del ragazzo, predisposta ad un futuro ben diverso e molto lontano dalle aspirazioni paterne. IL romanzo si snoderà attaverso il conflitto interiore di Danny che,passo dopo passo, si renderà conto della voce interiore che prima sussurra e poi urla con disperazione il desiderio di percorrere il cammino della propria vita su un percorso nuovo. E purtroppo anche attaverso il conflitto esteriore con il padre che all’apparenza ripudia ogni cosa che non sia espressione dell’ortodossia chassidica.
    Il protagonista del romanzo è indubbiamente Danny, ma la narrazione è improntata dal punto di vista dell’amico, Reuven, un espediente che permette di osservare e comprendere la crescita di un carattere attraverso l’alterità, senza mai far trapelare emozioni e pensieri di Danny.
    Molto interessante l’ambientazione storica, dato che il romanzo si sviluppa tra il 1940 e il 1948, anni importantissimi per il giudaismo mondiale culminati con la sofferta creazione dello stato di Israele. Evento, quest’ultimo, che ovviamente creerà un’altra profonda divisione all’interno delle comunità ebraiche Newyorchesi, e sarà terreno di scontro per le figure altamente eurdite dei padri di Reuven e Danny.
    Un romanzo che si basa su una storia di amicizia ma che, durante lo svolgimento, introduce molti altri temi interessanti oltre a quelli storici, e personalmente ho trovato di una profondità immensa l’analisi del conflitto tra le aspettative dei padri per i figli e le aspirazioni di questi ultimi per la propria vita. Un conflitto che durerà tutto il romanzo e si risolverà in una maniera inaspettata, cambiando il senso della storia nell eultime trenta pagine.
    Una nota positiva la merita anche la prosa di Potok, molto scorrevole pur cimentandosi con dialoghi contenenti termini strettamente Yiddish, tenendo sempre alta l’attenzione del lettore e il desiderio di proseguire pagina dopo pagina. Un libro molto profondo, ma che si divora come una bella avventura.

    ha scritto il 

  • 0

    Suggerito al Gruppo di Lettura da mio marito (che però non ne fa parte).
    Trovo che le digressioni storiche e religiose non risultino organiche alla narrazione, spezzandone il ritmo altrimenti ben cong ...continua

    Suggerito al Gruppo di Lettura da mio marito (che però non ne fa parte).
    Trovo che le digressioni storiche e religiose non risultino organiche alla narrazione, spezzandone il ritmo altrimenti ben congegnato; il finale, però, val bene un pacco di dispute sul Talmud: arriva inaspettato e mi ha fatto piangere come una fontana. Vedo ancora la testa di Danny china, le sue spalle sussultare...

    ha scritto il 

  • 4

    Superato lo scoglio della partita di baseball (almeno per me che non conosco molto questo sport), il libro è affascinante nel descrivere la comunità ebraica di Brooklyn negli anni '40. L'amicizia tra ...continua

    Superato lo scoglio della partita di baseball (almeno per me che non conosco molto questo sport), il libro è affascinante nel descrivere la comunità ebraica di Brooklyn negli anni '40. L'amicizia tra Reuven e Danny è un ponte tra due mondi diversi dell'ebraismo, da un lato gli intransigenti chassid, dall'altra gli "apicors". Sullo sfondo gli avvenimenti dell'epoca, dal D-day alla fine della guerra, dalla scoperta dell'olocausto alla nascita dello stato di Israele.

    ha scritto il 

  • 5

    Comunque amici

    "Se devi chiamarmi in qualche modo, chiamami Reuven";
    "Tu allora chiamami Danny".

    Questo bellissimo romanzo di C. Potok è sicuramente la storia di un'amicizia adolescenziale; ma vi è molto di più: il ...continua

    "Se devi chiamarmi in qualche modo, chiamami Reuven";
    "Tu allora chiamami Danny".

    Questo bellissimo romanzo di C. Potok è sicuramente la storia di un'amicizia adolescenziale; ma vi è molto di più: il rapporto di due figli coi rispettivi padri; il fronteggiarsi di due concezioni e tradizioni all'interno della religione ebraica...
    Le vicende si svolgono a New York, nel quartiere dove gli ebrei, immigrati dall'Europa, hanno ricostituito le loro comunità. Il periodo è compreso tra gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale e i fatti successivi alla proclamazione dello Stato d'Israele nel '48.
    Il momento storico è cruciale: l'olocausto in Europa; l'estesa, talvolta ricca e influente, comunità ebraica in America che si avverte come l'unica rimasta al mondo, quindi responsabile anche nei confronti di chi non c'è più. Poi il Movimento sionista per l'edificazione dello Stato d'Israele, con le dolorose contrapposizioni fra chi agisce in favore del progetto e chi vi si contrappone per il timore, nel caso esso riesca, di una gestione ormai non in linea con le tradizioni originarie e protesa ad una mentalità sostanzialmente laica, 'americanizzata' .
    Per chi, come me, ha una conoscenza piuttosto superficiale e un po' stereotipata del mondo ebraico, trova nel libro anche una fonte di informazioni, mai pedanti, relative al Chassedismo, incline all'rtodossia più severa, e all'Illuminismo ebraico, portatore di apertura e confronto verso la cultura occidentale di stampo laico: due modalità a cui aderiscono le due famiglie protagoniste.
    La parte preponderante del libro, e comunque sempre presente, riguarda però l'aspetto relazionale/affettivo: Potok delinea grandi figure di padri, per i quali l'educazione dei figli è questione di rilevantissima importanza.
    Aleggia, poi, fra le pagine un grande senso di rispetto per le opinioni altrui, e ancor più per chi le esprime. Si vive con forti valori, per cui "l'uomo deve colmare la sua vita di significato"; c'è inoltre una tensione all'approfondimento capace di sorprendere chi mentalmente tendesse ad emettere giudizi stando alla superficie delle questioni.
    Il libro presenta una struttura a cui solo le opere grandissime possono aspirare: nulla di troppo, nulla di troppo poco. In più si respira un'atmosfera di accoglienza, che consola e dà speranza: anche il dolore può essere un percorso necessario di crescita.
    La scrittura, senza alcuna caduta di stile, è piana, senza fronzoli e senza enfasi, totalmente coerente al contenuto. Il capitolo finale è di sconvolgente bellezza e significato.
    Si tratta di un libro per certi aspetti sapienziale, dalla cui lettura si esce arricchiti e maggiormente riconciliati con se stessi e con gli altri.
    N.B. La storia narrata prosegue in un successivo romanzo: "La scelta di Reuven".

    ha scritto il 

  • 0

    È' da leggere: cattura, confermando come possa essere difficile il dialogo con chi vive sentendosi diverso nel mondo. Istruttivo. Ho cercato di convincere più conoscenti a leggerlo, ...la cultura ebra ...continua

    È' da leggere: cattura, confermando come possa essere difficile il dialogo con chi vive sentendosi diverso nel mondo. Istruttivo. Ho cercato di convincere più conoscenti a leggerlo, ...la cultura ebraica, affascinante ed estraniante,

    ha scritto il 

  • 5

    New York, 1945. La cultura ebraica è raccontata in modo chiaro ed appassionante, il loro ambiente è rassicurante, l'educazione delicata. Un libro straordinario, con personaggi straordinari.

    ha scritto il 

  • 5

    Letto grazie alle recensioni degli "anobiani ". Bello, scorrevole, istruttivo. Un mondo che mi ha sempre affascinato e che continuo a scoprire libro dopo libro. Bellissimo l'elogio del silenzio in un ...continua

    Letto grazie alle recensioni degli "anobiani ". Bello, scorrevole, istruttivo. Un mondo che mi ha sempre affascinato e che continuo a scoprire libro dopo libro. Bellissimo l'elogio del silenzio in un mondo in cui tutti parlano e non dicono niente!

    ha scritto il 

  • 5

    Difficile non appassionarsi al divenire, a volte misterioso e scostante, di queste relazioni. Difficile non essere presi dalla fascinazione di questo mondo così complesso, sullo sfondo di una religios ...continua

    Difficile non appassionarsi al divenire, a volte misterioso e scostante, di queste relazioni. Difficile non essere presi dalla fascinazione di questo mondo così complesso, sullo sfondo di una religiosità così totalizzante.

    ha scritto il 

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