Dietro ogni terzina di versi si nasconde uno spunto manageriale.
Tutto sta a scoprirlo, con la mente ben aperta e la volontà di
ritrovare nelle aziende del XXI secolo il piacere di quel viaggio
verso l’alto compiuto sette secoli fa da Dante Alighieri.
Ed ecco che Stephen Covey, Gary Hamel, Michael Continue
Dietro ogni terzina di versi si nasconde uno spunto manageriale.
Tutto sta a scoprirlo, con la mente ben aperta e la volontà di
ritrovare nelle aziende del XXI secolo il piacere di quel viaggio
verso l’alto compiuto sette secoli fa da Dante Alighieri.
Ed ecco che Stephen Covey, Gary Hamel, Michael Porter, Henry Mintzberg, Howard
Gardner e altri pensatori di management contemporaneo
fanno capolino accanto a Ulisse, a Paolo e Francesca, al conte Ugolino: indicano sulla mappa dantesca gli itinerari possibili e
l’equipaggiamento utile per gestire persone e risorse.
Il traghettatore Caronte diventa così metafora del leader dallo
stile direttivo e autoritario, Minosse è un arcigno recruiting
manager mentre Virgilio e Beatrice vestono i panni del mentor,
il Purgatorio si rivela il regno degli interinali, dove le anime “a
tempo” scontano le loro pene e dove la superbia diventa autoesaltazione,
l’accidia si trasforma in demotivazione e la gola è
analizzata come fame di incarichi. Meta finale resta il Paradiso, il
regno delle virtù aziendali e delle anime dei beati che sono indicati
quali modelli di comportamento, medievale e contemporaneo.
Un manuale per manager e imprenditori: spumeggiante nello stile, approfondito nell’analisi, in alcuni passaggi divertente, in ogni pagina stimolante. E chissà che possa tornare utile anche per rileggere Dante e la Divina Commedia per quei manager che l’avessero dimenticata.