Danubio

Di

Editore: Garzanti (Saggi blu)

4.0
(498)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 440 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Tedesco , Portoghese , Catalano , Francese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
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  • 5

    Traveller's Trip - 20 mar 16

    Non è un libro “sempre” eccezionale, ma data la penuria di buone letture del panorama attuale, questo libro di Claudio Magris si erge in tutta la sua bellezza, meritando un en plein di encomi, e, come ...continua

    Non è un libro “sempre” eccezionale, ma data la penuria di buone letture del panorama attuale, questo libro di Claudio Magris si erge in tutta la sua bellezza, meritando un en plein di encomi, e, come vedrete, di citazioni. Rovesciando poi l’uso delle buone maniere che mi insegnò la cara Maria Luisa, dico subito i due elementi che mi hanno impedito di raggiungere la vetta di 6 libricini (meta pressoché irraggiungibile). Il primo, indipendente dalla volontà dell’autore, è l’età del libro. Scritto or sono trenta anni, ne risente in alcuni punti, quelli, in particolare, dove si parla di nazioni “oltre cortina”, dove si elaborano discorsi su Tito (su cui torno) e su Ceausescu. Certo, ogni libro è figlio del suo tempo, e questo era il mondo del 1986, tuttavia mi avrebbe fatto piacere una serie di note a margine, che potessero chiamarsi “Danubio, trent’anni dopo”. Il secondo, dove invece l’autore sarebbe potuto entrare, è la mancanza di un indice analitico di nomi e di luoghi. Tanti sono i personaggi che scorrono insieme alle pagine ed insieme al Danubio. Tanti che a volte se ne dimenticano i nomi. O se ne vorrebbe ricordare qualcosa, ma che si va perdendo dopo aver girato qualche decina di pagine. L’operazione “Danubio” comunque prende subito, sin dalle prime righe. Magris fa un lungo viaggio, dalle sorgenti alle foci del grande fiume mitteleuropeo, scrive taccuini sul viaggio, e poi li rielabora, in un’opera che non è un saggio, né un romanzo, ma un lungo viaggio con lui, con impressioni, idee. Ed alla fine, una ricostruzione di un mondo, di uno spazio. L’ho trovato un modo che mi ha affascinato di collegare storia, geografia, filosofia e brandelli di vita. Ogni pagina ci rimanda elementi di pensiero, storie, momenti. Dalla discussione su dove fossero le sorgenti o la sorgente del grande fiume. Per poi passare al lungo cosso tedesco, dove prima incontriamo anche altre città. Prima cioè di quelle eponime che tutti sanno. Vediamo Ulma, Passau, e la mitica Ratisbona (oh, amici fools). Ci caliamo nei valli che dai teutonici passi, sfiorando Mauthausen, ci conducono felici ai caffè viennesi. Mi ricordo l'hotel Sacher, ma anche la cripta dei Cappuccini. La piazza davanti a Santo Stefano, il ring, e, certo, anche il grande fiume certo non blu. Sfioriamo la repubblica ceca, per giungere in un soffio in Slovacchia ed alla sua Bratislava. Ci aspetta l’altra grande città danubiana, la da me poco amata Budapest. Con la sua grande isola, la sua parlata incomprensibile. Io qui mi fermo poco, anche se Magris a lungo ci ricama. Preferisco proseguire, sfiorando, il Banato, per giungere in Transilvania, entrare nella a me ignota Bulgaria, cercando alla fine il grande delta romeno. Quanta gente abbiamo incontrato in questi quasi 3000 km. Anche non legata ai posti che attraversiamo, ma di cui Magris ci rimanda pensieri ed azioni. Celine ci inizia al viaggio, incontriamo teutonici in Pannonia. Ma soprattutto ci appassioniamo a Maria Vetsera ed i fatti di Mayerling. E come dimenticare Romy Schneider e la sua principessa Sissi? La grande figura di Lukacs e le sue considerazioni su letteratura e politica, che ci fanno consegnare il testimone a Elias Canetti, rumeno apolide. Politica e filosofia s’intrecciano ben presto tra i campi di concentramento ed i ricordi del passato austro-ungarico. E non è un caso che ne parli il triestino Magris. Prima di lasciarlo, e di lasciarvi alle lunghe citazioni, ci sono spunti che qui e là mi hanno preso e che riporto per discuterne ancora. Ed anche per polemizzare con Magris. A pagina 100, la frase “si viaggia non per arrivare ma per viaggiare”, avrebbe meritato la citazione della fonte, il grande Robert Louis Stevenson. La favola della bambina intitolato “Rosa”, ve la riporto in finale, dedicandola alla mia amica Rosa. Non posso dimenticare le dieci righe appassionate dedicate ad Herta Muller a pagina 361, ventitré anni prima che lei ricevesse il Premio Nobel. La succinta descrizione di pagina 382 su Novi Sad, l’Atene serba. E come passare in silenzio che sempre nel 1986, prima dei disastri degli anni ’90, Magris scriveva “la solidità [del mosaico jugoslavo] è necessaria all’equilibrio europeo e la sua eventuale disgregazione sarebbe rovinosa per quest’ultimo, come quella della duplice monarchia [asburgica] lo è stata per il mondo di ieri.” Finisco con solo un memento, quello dei graffiti che Lord Byron fece al tempio di Poseidone a Capo Sunion. Lo avevo scordato, come tante cose che invece Magris ricorda, appunta e ci rimanda. Come ha detto qualcuno, è alla fine un grande libro in equilibrio tra cuore e ragione. Ed in particolare, un libro che non si deve lasciar passare pagina dopo pagina, ma dove ogni riga ci rimanda ad un tutto diverso essere, ad un approfondimento che, noi curiosi ed appassionati lettori, abbiamo preso al volo. Non lo lasciamo finire così.
    “[si parla di un convegno intitolato “L’architettura del viaggio: storia ed utopia degli alberghi” e dello schema di intervento previsto] Lo schema è la bozza di uno statuto della vita, se è vero che l’esistenza è un viaggio, come si suol dire, e che passiamo sulla terra come ospiti.” (11)
    “Scrivere significa colmare gli spazi bianchi dell’esistenza.” (36)
    “Non [è] la successione di quegli attimi senza storia [che] crea la storia. La vita, diceva Kierkegaard, può essere compresa solo guardando indietro, anche se dev’essere vissuta guardando avanti.” (43)
    “Lo spirito soffia dove vuole e nessuno può essere permanentemente sicura del proprio genio o della propria pochezza.” (74)
    “Il viaggio è … sempre un cammino verso quelle lontananze che splendono rosse e viola nel cielo della sera … nei paesi sui quali sorge il sole che da noi tramonta.” (97)
    “Favola di Monica Favaretto: La Rosa era felice. Andava d’accordo con gli altri fiori. Un giorno la Rosa si sentì appassita e stava per morire. Vide un fiore di carta e gli disse: ‘Che bella rosa sei!’ – ‘Ma io sono un fiore di carta’. – ‘Ma lo sai che sto per morire?’ La Rosa ormai era morta e non parlò più.” (116)
    “La vera letteratura non è quella che lusinga il lettore, confermandolo nei suoi pregiudizi e nelle sue sicurezze, bensì quella che lo incalza e lo pone in difficoltà, che lo costringe a rifare i conti col suo mondo e con le sue certezze.” (183)
    “La forza, l’intelligenza, la stupidaggine, la bellezza, la viltà, la debolezza sono situazioni … che, prima o dopo, capitano a tutti.” (270)
    “Se c’è una cosa che non posso sopportare, diceva Victor Hugo quando assisteva a qualcosa di particolarmente stupido o cattivo, è pensare che tutto questo domani sarà storia.” (418)

    ha scritto il 

  • 5

    Saggio, reportage o romanzo, il dibattito su come etichettare questo oggetto libro francamente poco mi appassiona. Quello che so per certo è che davvero notevole, molto più degli oggetti libro di tant ...continua

    Saggio, reportage o romanzo, il dibattito su come etichettare questo oggetto libro francamente poco mi appassiona. Quello che so per certo è che davvero notevole, molto più degli oggetti libro di tanti "epigoni", David Foster Wallace compreso. E il Claudio Magris successivo pure.

    ha scritto il 

  • 4

    Taccuino di viaggio a cui lo scrittore consegna pensieri, impressioni ed osservazioni percorrendo il corso del Danubio dalla fonte alla foce, dalla Foresta Nera al Mar Nero.
    Le regioni più interessant ...continua

    Taccuino di viaggio a cui lo scrittore consegna pensieri, impressioni ed osservazioni percorrendo il corso del Danubio dalla fonte alla foce, dalla Foresta Nera al Mar Nero.
    Le regioni più interessanti sono quelle del Banato e della Transilvania, vero mosaico di culture (rumena-tedesca-magiara e non solo) consolidate da micro-nazionalismi mitteleuropei in giusta contrapposizione al pangermanesimo, eredità del Sacro Romano Impero e ancor più dell’Impero asburgico.
    Il racconto celebra il grande fiume, che attraversa dieci paesi, insieme alle culture danubiane in dialogo, come nella regione storica rumena del Banato, o in crisi d’identità, come nella Macedonia e nella Tracia bulgare o nella Transilvania rumena. L’attenzione dell’autore è posta ai fenomeni dell’interculturalità e del multilinguismo presenti all’interno delle aree geografiche di confine piuttosto che ai contrasti basati sulle distinzioni nazionali, come dimostra il capitolo su nonna Anka. Trovo che il concetto di “Europa di mezzo” si disperda in un mosaico nazional-etnico di cui è difficile definire i contorni e che ogni lettore possa recepire le proprie impressioni in modo diverso dagli altri senza doverle smentire o essere d’accordo con tutti.
    Il testo è ricco di riferimenti letterari e di digressioni sentimentali che rendono la narrazione leggera pur contorcendone la forma: il libro convince, anche se di non scorrevole lettura; l’autore guarda ai Balcani da una prospettiva esterna e personale dando l’emozione di trovarsi sul luogo, ma senza scendere nei dettagli geografici, storici e politici per completarne il quadro di riferimento.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro importante, per le tematiche affrontate, per la contaminazione di generi, dal reportage di viaggio al saggio storico, dal racconto sociale alle reminiscenze letterarie, abbastanza generoso ne ...continua

    Un libro importante, per le tematiche affrontate, per la contaminazione di generi, dal reportage di viaggio al saggio storico, dal racconto sociale alle reminiscenze letterarie, abbastanza generoso nelle dimensioni e di respiro molto ampio...forse troppo.
    Personalmente ho apprezzato più di tutto la descrizione della varia umanità incontrata lungo il percorso e le annotazioni di carattere geografico che aiutano a calarsi nella narrazione, mentre ho fatto fatica a seguirlo quando (spesso) si discosta dalla realtà viva per inseguire figure storiche o resoconti certo non avulsi dal filo conduttore, ma forse un po troppo didattici fino a rendere in alcuni punti la lettura un po affannosa.
    In sintesi un libro che a tratti è riuscito a coinvolgermi e a trascinarmi nella corrente, ma che forse avrei preferito più fluido come le acque di quel fiume che è il vero protagonista.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho finito Danubio e un pensiero mi si è affacciato alla mente: quale differenza c'è fra Imperi dell'Indo, di Alice Albinia, e questo Danubio di Claudio Magris? Potrei parlarne per ore delle cose inter ...continua

    Ho finito Danubio e un pensiero mi si è affacciato alla mente: quale differenza c'è fra Imperi dell'Indo, di Alice Albinia, e questo Danubio di Claudio Magris? Potrei parlarne per ore delle cose interessanti scoperte leggendo le storie raccontate dai due autori percorrendo i due grandi fiumi l'una partendo dalla foce e risalendolo fino alla sorgente e l'altro, al contrario, partendo da un'incerta sorgente per arrivare a un delta che si disperde in mare dividendosi prima in altri fiumi e fiumiciattoli tutti ugualmente lo stesso fiume e ognuno con una distinta identità.
    La bellezza di Danubio è esaltata dall'enciclopedica e stimolante conoscenza di Magris dei tanti autori e letterati che vivono o hanno vissuto nei diversi paesi che il fiume attraversa, e di cui si serve per raccontare le storie delle tante città e culture danubiane e balcaniche.
    Altro grande pergio di Danubio è la incredibile scrittura di Magris, che non conoscevo: superba.
    Mi rimane ora la sensazione di una specie di comunanza di storie, pur se diversissime, fra l'Indo e il Danubio, e mi chiedo da sola quale dei due libri/autori mi sia piaciuto di più.
    Durissima scelta, trattandosi di autori eccellenti e di fiumi molto diversi fra loro, ma temo vinca alla fine Alice Albinia con Imperi dell'Indo.
    Ma, forse, è solo per un esotismo inguaribile che mi fa sentire paradossalmente più familiare ciò che mi sta lontano (l'Indo) di ciò che mi sta vicino (il Danubio).

    ha scritto il 

  • 0

    Troppa erudizione

    Libro interessante sicuramente; la mia lettura è stata estremamente lenta: il testo è appesantito, a mio modesto avviso, da eccessiva erudizione.

    ha scritto il 

  • 4

    ‘Danubio’ è un romanzo che si colloca ai confini del saggio; anzi, per molti versi è più un saggio che un romanzo, dato il grande impegno scientifico che ne sta alla base; ma tanta e tale è la gradevo ...continua

    ‘Danubio’ è un romanzo che si colloca ai confini del saggio; anzi, per molti versi è più un saggio che un romanzo, dato il grande impegno scientifico che ne sta alla base; ma tanta e tale è la gradevolezza che lo scrittore ha saputo instillare in questo “viaggio europeo” lungo il fiume, che il valore narrativo travalica inevitabilmente quello monografico. Opera godibile, quindi, interessante, in alcuni punti addirittura divertente: memorabile ad esempio la supposta origine del maestoso fiume da un modestissimo rubinetto allentato!

    ha scritto il 

  • 4

    Una lettura faticosa. Un libro dotto, interessante, difficile da seguire per che non ha una cultura germanista. Un lungo viaggio attraverso la letteratura mitteleuropea, la storia e, naturalmente, la ...continua

    Una lettura faticosa. Un libro dotto, interessante, difficile da seguire per che non ha una cultura germanista. Un lungo viaggio attraverso la letteratura mitteleuropea, la storia e, naturalmente, la geografia. Un libro strano, non di viaggi, non solo letterario, non storico.

    ha scritto il 

  • 3

    Magris si propone come conoscitore di tutto, cioè della geografia della storia degli uomini e degli eventi.

    Tutta questa valanga di informazioni, certamente interessanti ma altrettanto certamente non ...continua

    Magris si propone come conoscitore di tutto, cioè della geografia della storia degli uomini e degli eventi.

    Tutta questa valanga di informazioni, certamente interessanti ma altrettanto certamente non verificate, viene filtrata da una visione ideologica marcata, e da un sentimento di appartenenza a quella mitteleuropa raccontata che rende l'analisi storica ancor meno rigorosa.

    Va bene come saggio, o come versione moderna di resoconto del grand-tour che gli eruditi nel secolo XIX si concedevano una volta nella vita, come narrazione malinconica e romantica di un tempo passato, e dei luoghi che lo ricordano.

    A questo sono dovute le tre stelline (con tentazione di due per la spocchia dell'autore, che si sopravvaluta soprattutto quanto a qualità letterarie).

    ha scritto il 

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