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Danubio

Di

Editore: Garzanti (Saggi blu)

4.1
(455)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 440 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Tedesco , Portoghese , Catalano , Francese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Travel

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Descrizione del libro
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  • 4

    Ho finito Danubio e un pensiero mi si è affacciato alla mente: quale differenza c'è fra Imperi dell'Indo, di Alice Albinia, e questo Danubio di Claudio Magris? Potrei parlarne per ore delle cose interessanti scoperte leggendo le storie raccontate dai due autori percorrendo i due grandi fiumi l'un ...continua

    Ho finito Danubio e un pensiero mi si è affacciato alla mente: quale differenza c'è fra Imperi dell'Indo, di Alice Albinia, e questo Danubio di Claudio Magris? Potrei parlarne per ore delle cose interessanti scoperte leggendo le storie raccontate dai due autori percorrendo i due grandi fiumi l'una partendo dalla foce e risalendolo fino alla sorgente e l'altro, al contrario, partendo da un'incerta sorgente per arrivare a un delta che si disperde in mare dividendosi prima in altri fiumi e fiumiciattoli tutti ugualmente lo stesso fiume e ognuno con una distinta identità. La bellezza di Danubio è esaltata dall'enciclopedica e stimolante conoscenza di Magris dei tanti autori e letterati che vivono o hanno vissuto nei diversi paesi che il fiume attraversa, e di cui si serve per raccontare le storie delle tante città e culture danubiane e balcaniche. Altro grande pergio di Danubio è la incredibile scrittura di Magris, che non conoscevo: superba. Mi rimane ora la sensazione di una specie di comunanza di storie, pur se diversissime, fra l'Indo e il Danubio, e mi chiedo da sola quale dei due libri/autori mi sia piaciuto di più. Durissima scelta, trattandosi di autori eccellenti e di fiumi molto diversi fra loro, ma temo vinca alla fine Alice Albinia con Imperi dell'Indo. Ma, forse, è solo per un esotismo inguaribile che mi fa sentire paradossalmente più familiare ciò che mi sta lontano (l'Indo) di ciò che mi sta vicino (il Danubio).

    ha scritto il 

  • 0

    Troppa erudizione

    Libro interessante sicuramente; la mia lettura è stata estremamente lenta: il testo è appesantito, a mio modesto avviso, da eccessiva erudizione.

    ha scritto il 

  • 4

    ‘Danubio’ è un romanzo che si colloca ai confini del saggio; anzi, per molti versi è più un saggio che un romanzo, dato il grande impegno scientifico che ne sta alla base; ma tanta e tale è la gradevolezza che lo scrittore ha saputo instillare in questo “viaggio europeo” lungo il fiume, che il va ...continua

    ‘Danubio’ è un romanzo che si colloca ai confini del saggio; anzi, per molti versi è più un saggio che un romanzo, dato il grande impegno scientifico che ne sta alla base; ma tanta e tale è la gradevolezza che lo scrittore ha saputo instillare in questo “viaggio europeo” lungo il fiume, che il valore narrativo travalica inevitabilmente quello monografico. Opera godibile, quindi, interessante, in alcuni punti addirittura divertente: memorabile ad esempio la supposta origine del maestoso fiume da un modestissimo rubinetto allentato!

    ha scritto il 

  • 4

    Una lettura faticosa. Un libro dotto, interessante, difficile da seguire per che non ha una cultura germanista. Un lungo viaggio attraverso la letteratura mitteleuropea, la storia e, naturalmente, la geografia. Un libro strano, non di viaggi, non solo letterario, non storico.

    ha scritto il 

  • 3

    Magris si propone come conoscitore di tutto, cioè della geografia della storia degli uomini e degli eventi.


    Tutta questa valanga di informazioni, certamente interessanti ma altrettanto certamente non verificate, viene filtrata da una visione ideologica marcata, e da un sentimento di appart ...continua

    Magris si propone come conoscitore di tutto, cioè della geografia della storia degli uomini e degli eventi.

    Tutta questa valanga di informazioni, certamente interessanti ma altrettanto certamente non verificate, viene filtrata da una visione ideologica marcata, e da un sentimento di appartenenza a quella mitteleuropa raccontata che rende l'analisi storica ancor meno rigorosa.

    Va bene come saggio, o come versione moderna di resoconto del grand-tour che gli eruditi nel secolo XIX si concedevano una volta nella vita, come narrazione malinconica e romantica di un tempo passato, e dei luoghi che lo ricordano.

    A questo sono dovute le tre stelline (con tentazione di due per la spocchia dell'autore, che si sopravvaluta soprattutto quanto a qualità letterarie).

    ha scritto il 

  • 5

    Cinque stelline non bastano.

    Cinque stelline non bastano per esprimere quanto io abbia apprezzato, amato questo libro. Sebbene avessi giurato di non leggere mai più nulla di questo eccelso studioso ed appassionato germanista perchè decisamente ad un livello troppo alto (persino) per me, non appena ho cominciato a leggere le ...continua

    Cinque stelline non bastano per esprimere quanto io abbia apprezzato, amato questo libro. Sebbene avessi giurato di non leggere mai più nulla di questo eccelso studioso ed appassionato germanista perchè decisamente ad un livello troppo alto (persino) per me, non appena ho cominciato a leggere le prime pagine di Danubio non sono più riuscita a smettere. Un libro meraviglioso di pensieri, riflessioni sull'uomo, sulla vista, sulla storia. Un viaggio dentro di noi (banale, lo so, ma è così). Un uomo dalla cultura vastissima che, in questo caso riesce a renderla accessibile (anche se per apprezzare veramente questo libro bisogna: a) essere degli appassionati germanisti, b) aver letto tanto, ma tanto dei grossi nomi - e ancora non basta. L'apice dell'ammirazione l'ha raggiunta quando descrivendo Bulgaria e Romania, per tacere della Transilvania e dei Siebenbuerger, è riuscito a snocciolare una quantità di informazioni, riferimenti culturali (da Canetti a Jonesco, tanto per dire i primi due) che mi hanno fatto ammirare Magris ancora di più. E la pagina che ha scritto per Canetti? Non trovo più parole per descrivere quello che ho provato, anche perchè è tutto un crescendo fino a quando descrive la foce del Danubio. La fine. Non trovo più parole perchè non sono Magris. Grande, grandissimo libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Appena pochi giorni fa riportavo, nel commento a Brodskij, la bella metafora dell’acqua come immagine del tempo. Anche il Danubio di Magris è un veicolo per viaggiare nel tempo, più che nello spazio. Le mille identità fisiche e etniche traversate dal grande fiume sono come i muscoli che si dipart ...continua

    Appena pochi giorni fa riportavo, nel commento a Brodskij, la bella metafora dell’acqua come immagine del tempo. Anche il Danubio di Magris è un veicolo per viaggiare nel tempo, più che nello spazio. Le mille identità fisiche e etniche traversate dal grande fiume sono come i muscoli che si dipartono da una spina dorsale, le membra dell’Europa centrale. Qualcosa di analogo vale per le genti e le terre mediterranee, la cui diversità si raccoglie a fattor comune entro il Mare Nostrum. Ma il Danubio che Magris percorre vent’anni fa è anche quello dove l’assetto postbellico dell’Europa comincia a scricchiolare: il declino del cosmopolitismo occidentale, così come il degrado delle repubbliche sovietiche morenti annunciano l’Europa che conosciamo oggi, dove un burocratico centralismo tenta di mascherare lo sgretolamento centrifugo dei mille particolarismi. Magris parla a un certo punto della relatività del concetto di contemporaneo, e ne parla dal punto di vista degli anni ’80 del Novecento. Seguendo questa strada, oggi siamo forse più contemporanei della Mitteleuropa esplosa dopo il primo conflitto mondiale che di quella ibernata nei blocchi della Guerra Fredda. Per questo, credo, leggere oggi questo libro è come compiere un viaggio straniante, confondere il filo dritto della storia nelle anse e nei capricci delle volute del fiume. E per questo, dopo tante storie legate alla vita millenaria del corso d’acqua, non resta, al termine, che la cruda natura. Il paesaggio del delta, la sua ricca fauna e la sua lussureggiante flora, parlano una lingua che il fine germanista – così come il suo lettore – non sanno più capire. Il termine del viaggio nello spazio, e nel tempo, è allora solo un attonito sguardo di meraviglia.

    ha scritto il 

  • 5

    ne dicono di tutto. che è permeato di spocchia, che si liscia i baffi su argomenti che noi non sappiamo neppure dove stiano di casa, che è troppo colto, troppo accademico. mi pare la storia della volpe e l'uva; ma l'uva non è affatto acerba. è sufficiente, nel caso non ci si arrivi col braccio, a ...continua

    ne dicono di tutto. che è permeato di spocchia, che si liscia i baffi su argomenti che noi non sappiamo neppure dove stiano di casa, che è troppo colto, troppo accademico. mi pare la storia della volpe e l'uva; ma l'uva non è affatto acerba. è sufficiente, nel caso non ci si arrivi col braccio, ammirarla, matura e piena, la sua figura stagliata contro un cielo di colori pazzeschi, comprenderla con il cuore e con gli occhi. poi nemmeno io possiedo tutte le nozioni per collocare tutte queste informazioni, questa storia complicatissima e incredibilmente approfondita. farò come il fiume, che scorre senza sapere, riflettendo quanto passa solo per pochi istanti, continuando imperterrito, immemore e maestoso ad attraversare. è un libro incantevole. un'alluvione violentissima e piena di poesia, e mi lascia detriti che amerò a lungo, molto a lungo.

    ha scritto il 

  • 4

    Corposo e succulento stradario – sì, voglio definirlo così, essendo soprattutto il resoconto di un lungo viaggio – del territorio danubiano, scritto con eleganza e malinconico spirito da un sincero intellettuale, che crede nel verbo e, bontà sua, non dispregia l'uomo. Per leggere questo, si devon ...continua

    Corposo e succulento stradario – sì, voglio definirlo così, essendo soprattutto il resoconto di un lungo viaggio – del territorio danubiano, scritto con eleganza e malinconico spirito da un sincero intellettuale, che crede nel verbo e, bontà sua, non dispregia l'uomo. Per leggere questo, si devono aver letti molti altri libri, è il pegno della profondità, la quale aborrisce l'improvvisazione. Chi giudica professorale o “pesante” il tono di certi passaggi, fa invero una scoperta banale. Perché, d'altronde, tutti dovrebbero leggerlo senza faticare, come se si trattasse di un romanzo da classifica? Dirò una cosa snob, ma penso che si debbano alzare i lettori, non abbassare i libri. Di cose fra loro diverse, pure accomunate dal destino fluviale, si occupa il narratore: geografia, urbanistica, scultura, campagne militari, imperatori, rivoluzionari, insomma di ogni aspetto del grande bacino – il meglio di sé, però, lo dà quando volge la propria attenzione altrove, su ciò che gli è più consono. Si apprende, in sostanza, quanto la letteratura danubiana fuoriesca per alcuni versi dal canone occidentale; basta spostare l'asse stereotipo intorno al quale consideriamo ruotare l'universo delle lettere, per accorgerci del relativismo dell'epos; qualche uomo, nessuno saprà mai dirne il motivo, si lascia ghermire dal sortilegio della scrittura e crea nuove malie che catturano nuovi uomini, in un vortice, meglio: in un gorgo, che vince le epoche, resiste all'oblio. Altro insegnamento prezioso, magari prevedibile, nondimeno ribadito in sostrato: ignorare la storia, quella interstiziale in specie, va a tutto danno delle relazioni fra popoli dissomiglianti, oggi in verità avversi a causa di beghe borsistiche (esiste niente di più sterile e transeunte, messo al cospetto della maestà naturale?). Muoverei due sole critiche al volume, una oggettiva, una soggettiva. In primo luogo, la validità del discorso si limita al tempo medesimo del viaggio magrisiano (si pensi al 1989 e alle conseguenze storico-politiche; il piano letterario, poi, si dimostra al solito magmatico). In secondo luogo, avrei gradito un maggior indugio nel finis Austriae, diciamo così.

    ha scritto il 

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